alcune parrocchie lucchesi contro la politica disumana di Salvini

parrocchie lucchesi contro il decreto sicurezza e la Lega si arrabbia

Dura presa di posizione dell’Unità pastorale: “Effetti della legge peggiori del ‘male’, accelerazione di barbarie nel nostro Paese”.

I dirigenti toscani del Carroccio: “Pensate alle anime, non fate politica

“Una certa parte dei cristiani e delle loro comunità, più che seguire il vangelo ‘secondo’ Matteo, ‘assecondano’ l’altro Matteo, difendendone le idee e l’operato”
Ad ammonire i propri fedeli, contro i provvedimenti su immigrazione e sicurezza del ministro dell’Interno, sono un gruppo di parrocchie toscane del Lucchese: un avvertimento contro i consensi nei confronti delle politiche di Matteo Salvini e che senza mezzi termini – in linea con molti esponenti del mondo cattolico – condanna la nuova legge sulla sicurezza. E la Lega Toscana reagisce invitando “i pastori di Dio a limitarsi al compito di curare le anime e non di fare dichiarazioni politiche”.
Nuove polemiche, dunque, che seguono quelle degli ultimi giorni sul presepe, in particolare dopo l’appello del prete padovano Don Luca Favarin, affinché “non si faccia il presepio quest’anno”, scelta “evangelica”  per evitare “ipocrisie” (visto che “Gesù era un migrante e noi li lasciamo per strada”).
Stavolta a manifestare aspre critiche nei confronti del nuovo provvedimento, approvato da qualche giorno, sono le parrocchie di Massarosa, Bozzano, Pieve a Elici, Gualdo e Montigiano, le quali hanno uno dei loro punti di riferimento in don Virginio Colmegna, il presidente della Casa della Carità di Milano che ha invitato i cristiani a mettere in atto “atti di disobbedienza civile”. Le parrocchie sottolineano citazioni del mondo cattolico secondo cui gli effetti della legge sicurezza “saranno peggiori del ‘male’ che si vuole curare. Ma poco importa a chi bada più ai consensi elettorali che al bene comune e all’affermazione dei diritti e dei valori”.
Per l’Unità Pastorale delle comunità del Lucchese, che scrive sul suo blog ai fedeli,
“la gran parte dei cittadini attende indolente in una sorte di ‘letargo di civiltà’, spettatori passivi di un continuo regredire dell’Italia nell’ambito dei diritti umani e civili” ma “in alcune città qualche segno di risveglio si è manifestato, tentando di rallentare un’accelerazione di barbarie che corrode il Paese”.
Altrettanto dura è  la reazione dei leader locali del Carroccio:
“Uno dei problemi che affligge la Chiesa di oggi  la ‘fuga’ dei fedeli dai luoghi sacri, con messe sempre meno partecipate. E dichiarazioni politiche come queste, certo, non aiutano a tornare a frequentare, come noi auspichiamo, i nostri luoghi di culto”,
spiegano Elisa Montemagni e Andrea Recaldin, rispettivamente capogruppo in Consiglio regionale Toscana e commissario provinciale della Lega. 

E anche il ministro dell’interno Matteo Salvini in una diretta Facebook è tornato a rispondere a quella parte di mondo cattolico che critica la legge sicurezza sottolineando che ci sono molti

“parroci, suore, missionari, vescovi, cardinali che privatamente e pubblicamente mi dicono di andare avanti perché c’è bisogno di regole”.

“e noi quanto stiamo diventando cattivi?” lo sgomento di Ascanio Celestini

Il PARTITO DELLA RUSPA
con lo sgombero dei poveri cristi del Baobab 
una ferita per la città perché era una risorsa vera per i disperati di Roma 

s’è toccato un fondo che non era facile toccare

mentre il mostro conta i voti parliamo di noi

di Ascanio Celestini

Quanto stiamo diventando cattivi? Come quelli che prendevano il caffè alla stazione quando partivano i treni pieni di ebrei e zingari? Come quelli che erano contenti dell’impero. Quando l’Amba Aradam era sinonimo di confusione?
Ecco, noi siamo cattivi come Salvini. Un signore che ci parla dal suo telefonino. Si riprende. Dice che è un papà. Vuole un po’ di ordine nelle nostre città. Conta i “like” sulla sua pagina facebook e imposta la politica del suo partito seguendo le indicazioni dei followers. Non è un politico. No. È un contatore.
Più ci penso e più credo che non serve molto parlare di immigrati, di stranieri. Dobbiamo parlare di noi. Dell’umanità che ci stiamo perdendo per strada.
Con lo sgombero dei poveri cristi del Baobab – una ferita per la città perché era una risorsa vera per i disperati di Roma – s’è toccato un fondo che non era facile toccare. Solo con questi personaggi disumani potevamo toccarlo.
Con questi che si circondano di mostri per essere sempre più mostruosi. Quanti like mi mettono se porto un mazzo di fiori per una sedicenne stuprata? E se ce ne aveva tredici?
Viviamo in una città nella quale bisognerebbe riparare le strade piene di buche, dare un alloggio a chi non lo ha, migliorare il trasposto pubblico e le scuole, la sanità, eccetera. Ma si prendono voti con questi argomenti? No, cari elettori.
Allora arrivano i blindati «l’avevamo promesso, lo stiamo facendo.
E non è finita qui. Dalle parole ai fatti» dice il mostro di Riace, quello che ha trattato come un malfattore il sindaco Mimmo Lucano che ha dato una casa ai migranti e un paese ai suoi paesani.
Il ministro che sta facendo a pezzi le nostre barricate di civiltà.
E noi?

caro Salvini, la morte dei migranti è un omicidio collettivo

SALVINI, SALVE!


Permettimi di darti del tu, come faccio con Dio.

Ho letto sui giornali che vorresti che il tuo partito governasse per 30 anni. Hai appena iniziato e già sogni una dittatura! Per ora non hai governato. Hai urlato slogan e parole che la tua gente vuole ascoltare. Hai solo pensato a come sbarazzarti di quei condannati che scappano dalla morte in cerca di vita. 


Diciamo subito che la morte dei migranti è un omicidio collettivo: tutti uccidono e nessuno si sente colpevole. Vari governi europei hanno contribuito a questo omicidio collettivo. Anche quell’Italia che credi di governare. 

E su quel vangelo, che hai tenuto in mano per la foto, l’altro Matteo, l’evangelista, al capitolo 5, ha scritto: “Non uccidere e non insultare tuo fratello”. Onorevole Salvini, governare è ascoltare tutti e tutte, perché, come ministro, rappresenti tutti e tutte. Il vero governatore non ascolta solo le canzonette che piacciono a lui. Ascolta tutti per cercare, nella verità, il bene del popolo. 


TALENTI 
Salvini, tu sei molto intelligente. L’intelligenza è un talento. E sempre su quel vangelo, che hai tenuto in mano per la foto, c’è scritto di non sprecare i talenti. Chi usa male l’intelligenza si mette nel cammino di fare male il bene e bene il male. Sei intelligente e non sei ignorante, ma fai finta di essere ignorante. Sai le cose, sei informato ma è meglio fare l’ignorante, nascondere la verità dei fatti per avere qualche applauso in più dalla platea..


Nascondendo la verità, continui a farti grande e importante usando una tragedia umana a tuo vantaggio. E’ più facile ricevere applausi e fare dei selfie al palio di Siena, mentre decine di migranti annegano nel cimitero mediterraneo. Le cose le sai ma non le dici per non perdere consensi. Mascherare la verità è tentare di prendere in giro il tuo popolo. Anche molti preti la pensano come te. Sono preti che seguono il tuo vangelo, non quello di Cristo, loro maestro. Anche i preti dimenticano che sono stati chiamati per essere pescatori di uomini e donne. 
Nel Mediterraneo c’è tanto lavoro solo nel tentare di pescare uomini, donne, bambini, poveri cristi di tutte le razze e colori. È più facile predicare quel vangelo dolce che, col tempo, addormenta i cuori e avvelena le menti con l’indifferenza. È proprio vero che il diavolo è tornato tra noi travestito da politico e da prete. 

NON SBAGLIARE BERSAGLIO 
Sono d’accordo con te sul bloccare le navi. Ma, attenzione: non le navi di quei disgraziati che rischiano la vita cercando la vita. Blocca quelle navi che attraversano le nostre acque con carichi di armi o di droghe. Salvini, blocca le armi che uccidono o che creano masse di migranti. Blocca anche le navi o gli aerei con carichi di ricchezze, come il coltan, frutto di sudore di gente schiavizzata in Africa. 


Ho letto che vuoi pulire le strade italiane. Sono d’accordo con te. Pulisci bene e tutto. Vai per le strade di notte, come faceva un certo Don Benzi, e guarda le nuove schiave… Metti in prigione tutte quelle persone che cercano sesso schiavizzando centinaia di ragazze straniere. Metti in galera chi si arricchisce con le lacrime e le sofferenze delle nuove schiave. 


Hai sempre detto: aiutiamoli nel loro paese. Sono d’accordo con te: comincia con una politica tutta tua, contro le guerre in Africa e in ogni angolo della terra. Controlla la vendita di armi. Ritira tutte le nostre truppe da quei mattatoi creati da motivi e alleanze fasulle o sbagliate. 
Lo sai bene che le nostre missioni di pace hanno allungato le guerre. Sono d’accordo con te che tutte le nazioni europee devono aiutare. Aiutare, non escludere o perseguitare. Soprattutto quelle nazioni che col colonialismo, di ogni tempo e di ogni forma, hanno incatenato terre meravigliose. 


IL COLOR NERO
Mi sembra che sia il colore nero a dare fastidio. In un dialogo tra studenti, tempo fa, uno buttò là una domanda ai suoi compagni: «Come mai certi politici hanno paura di chi arriva con i gommoni, in maggior parte con pelle scura, e non si spaventano di quei popoli con gli occhi a mandorla, che arrivano in silenzio, comprano in silenzio, vendono in silenzio, occupano in silenzio, vivono isolati in silenzio e conquistano territori in silenzio? Perché sono da preferire loro a quei poveracci che aspettano un documento o un lavoro umile per poter vivere?». Forse la risposta, come sempre, è: “ Benvenuto tra noi chi ha soldi”! 



ANCORA QUALCHE PAROLA 
È estate e so che ti piace il mare. Onorevole, attenzione quando nuoti: potresti scontrarti con il corpicino di qualche bambino che non è riuscito ad arrivare sulle nostre coste, annegando nelle nostre acque. E quando mangi pesce, rifletti. Come ci diceva un pescatore siciliano, prima di mangiare quel pesce è bene pensare con che cibo si è ingrassato nelle acque mediterranee. 


E dopo le tue vacanze, fatti un bel giretto e visita i veri campi dei profughi non lontani dall’Italia o dai “cavalieri di Malta”; visita anche gli schiavi nascosti in America Latina; oppure gli schiavi che in Repubblica democratica del Congo scavano ore e ore per trovare il preziosissimo coltan, elemento necessario anche per i cellulari. 


Salvini, ancora non abbiamo sentito una proposta soddisfacente sui veri problemi dell’Italia. Comincia a fare politica, comincia a preoccuparti dei veri problemi dell’Italia, quell’Italia per la quale, 150 anni fa, veri politici e patrioti, uomini e donne, hanno lottato e dato la vita per vederla unita. I problemi non sono solo i migranti. Sono anche la mafia e le sue ramificazioni, e lo sai. Sono la corruzione e i ladri che svuotano gentilmente le tasche degli italiani, e lo sai. Sono anche le evasioni fiscali.

Tu queste cose le sai più di me e le hai anche dette. Parlane ancora e agisci. Gli italiani aspettano. Sii italiano vero. Vorrei che gli italiani ti ricordassero nella storia non perché hai chiuso i porti, non perché hai fermato navi cariche di essere umani, ma perché hai fatto il vero politico, analizzando la realtà, ascoltando tutti e promuovendo un piano italiano ed europeo, che affronti i veri problemi e dia speranza a un popolo stanco di sentire gli stessi slogan cantati con diversa musica.

Teresino Serra

(comboniano, ex-superiore generale)

 

la scortesia di Salvini verso i rom che gli danno il benvenuto

 

cartelli di benvenuto per Salvini al campo rom

e lui: “compratevi una casa e pagate le tasse”


SALVINI

 Tor Sapienza
Per chi non lo ricordasse si tratta del quartiere alla periferia di Roma dove nel marzo scorso i cittadini hanno dato alle fiamme cassonetti e lanciato sassi contro le finestre di un centro di accoglienza per immigrati. È da qui che il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ha iniziato la campagna di ascolto in vista delle amministrative romane e della consultazione di sabato e domenica per decidere se appoggiare o meno il candidato sindaco Guido Bertolaso, secondo il quale “con i rom non vanno utilizzate le ruspe perché sono una categoria vessata”. Invece il leader del Carroccio è stato accolto dai cittadini di Tor Sapienza all’urlo di “ruspe, ruspe. Forza Matteo!”, con tanto di ruspa giocattolo in regalo. “I veri vessati – ha esordito Salvini – sono i romani non i rom. Chi vuole governare con la Lega deve chiudere i campi rom”

Salvini dalla piazza del quartiere, dove ha parlato con i comitati e con le truppe romane organizzate pro Lega Nord (“Qui c’è la prostituzione”, “A mio figlio hanno rubato le scarpe dal passeggino, ci fidiamo solo di te”), si è spostato in via Salviati dove si trova uno dei campi rom più grandi della Capitale. Qui va in scena l’accoglienza che non ti aspetti, alla quale l’esponente del Carroccio replica con toni provocatori. All’ingresso appare una tavola di compensato gigante con scritto in giallo: “Benvenuto a Roma, Matteo”. E una bambina gli urla: “Salvini, ti voglio bene”.

salvini rom

Le contraddizioni si susseguono una dopo l’altra. Disgustato da tutto ciò che vede attorno lui, il leader del Carroccio passa in mezzo alle roulotte, alle case costruite con plastica e legno, scavalca i ferri vecchi che ci sono per terra e fotografa la spazzatura accumulata per poi twittare. Ecco però che appare un lenzuolo bianco con scritto: “Matteo Salvini, prima gli italiani. Pace e amore”. Il concetto che gli abitanti del campo rom vorrebbero far percepire al leader leghista è che loro sono italiani come i romani e come tutti gli altri. Ed è il concetto che gli illustrano quando Salvini sale sul palco allestito in mezzo al campo rom per una specie di comizio, il cui incipit è: “Perché i bambini non sono a scuola? Qui c’è tutto meno che la legalità”. “Va bene – dice il capo del campo rom – tu dici ‘prima gli italiani’, ma gli italiani vengono a mangiare con noi alla Caritas, anche loro non hanno soldi. Noi facciamo la domanda per la casa ma non ce la danno, dicono che siamo sporchi. Noi vogliamo lavorare ma non ci danno lavoro. Come dobbiamo fare? Per forza, dobbiamo vivere qui”. Così Salvini chiede: “Ma tu le paghi le tasse”. E lui: “No”. “E allora – conclude l’esponente leghista leghista – di che stiamo parlando?”. Si va avanti così per oltre mezz’ora.

“Noi non siamo criminali, state mettendo i poveri contro i poveri. State esagerando”, incalza ancora il capo del campo rom. “Ma non puoi vivere così, a Milano – illustra Salvini con l’aria di chi sa e arriva da lontano – la stragrande maggioranza dei rom vive nelle case. L’ha comprata, l’ha affittata. E perché a Milano lo fanno e qua no?”.

Una risposta ovviamente non c’è. Piuttosto c’è qualcuno che non è rimasto convinto da ciò che ha detto Salvini e chiede: “Ma se le case non le hanno gli italiani, perché dovremmo averle noi? Chi ce le dà?”. Intanto arriva la notizia che la Consulta ha bocciato la legge anti-moschee e il leader leghista non perde l’occasione per dire: “Abbiamo una Consulta islamica”. Il Salvini tour si conclude con un contestatore che dice al leader del Carroccio: “Non hai risposto neanche a una domanda, vattene. Ma non ti vergogni?”. E con gli abitanti di Tor Sapienza che urlano a quelli del campo rom cori da stadio: “A lavorare, andate a lavorare”. E loro: “Daccelo tu il lavoro. Nessuno ce lo dà”.

quale natale? quello di Salvini?

il presepe che Salvini non conosce

di Piergiorgio Cattani
in “Trentino” del 13 dicembre 2015

Salvini1

Natale è ormai una festa globale. La prima festa globale. Da non confondere con un altro Natale, quello religioso cristiano, ormai ricordato da sempre meno persone. Intendiamoci, la ricorrenza cade nello stesso giorno, il 25 dicembre. Una data fissa, circostanza indispensabile per programmare il marketing, per organizzare i pacchetti vacanza, per addobbare i centri commerciali. I due natali si sovrappongono e qualche eco dell’eco dell’antica festa religiosa permane ancora. Tuttavia, sempre di più, l’idolo del Natale, un vecchio nonno ciccione, opulento, vestito di rosso, ricco di regali sfarzosi, spodesta l’inerme, povero, avvolto in fasce neonato Gesù

presepi

Babbo Natale è simbolo della società globalizzata, del consumo globalizzato. Del bene assoluto, ossia la crescita economica, quella misurata tramite il PIL. Anche in Cina si festeggia il Natale del consumo. Ma tra la gente questo giorno di spese in cui si fanno i regali non è ancora molto sentito. Il governo ha cercato di introdurre una “festa dei regali”: in stile americano, i grandi magazzini vorrebbero cogliere l’occasione per moltiplicare gli affari, per dare slancio a quel consumo interno che per ora non mantiene il passo del boom economico del Dragone. Le feste tradizionali, come quella di primavera (in cui si scambiano i regali), resistono; ma tutti scommettono che sarà per poco. Così come Halloween, anche il Natale del consumo comincia a farsi strada. Bene o male, in maniera massiccia o ancora poco presente, Babbo Natale – figura di cui non si possono dimenticare i legami con la Coca Cola – è noto ai quattro angoli del pianeta. In Africa ci sono addirittura monumenti alla Coca cola. E anche in quei due “nuovi continenti” virtuali che sono Google e Facebook.

Salvini ruspaHa sicuramente soppiantato Gesù bambino che un tempo portava qualche povero dono, sempre una cosa utile, un pennino per scrivere, un quaderno, qualche indumento. Eppure si discute ancora intorno al presepe. In Francia, la “cattolica” Marion Le Pen vuole difendere le tradizioni religiose, quando, secondo un recente sondaggio, solo il 4% dei francesi va a Messa la domenica: forse a Natale qualcuno di più ci andrà, ma la percentuale è in costante discesa. Poi arriva Salvini, devoto del presepe solo quando pensa di finire in televisione per difendere le “radici cristiane” dell’Italia. Del presepe, della sua simbologia e del suo inventore, Salvini non sa ovviamente nulla. Non sa nulla di quel San Francesco che ha varcato il mare con grande pericolo per incontrare il sultano d’Egitto Al Malik Al Kamil, nipote del più noto Saladino. E non va d’accordo con un altro Francesco, il vescovo di Roma, che parla di povertà, accoglienza, sobrietà, misericordia, pace. Intanto salta fuori la solita scuola che vuole festeggiare il Natale a modo suo, per non “offendere” i bambini non cristiani, con bizzarrie al limite del ridicolo, anch’esse scaturite da un’ignoranza diffusa. Da anni si ripete il rito leghista, che torna puntuale come l’inverno, nonostante la svolta nazionalista e post fascista impressa dal “giovane” Matteo (non bastava Renzi). Una scuola aveva però pensato a qualcosa di davvero originale: posticipare la festa al ritorno dalle vacanze. Apriti cielo. Ma in fondo l’idea era buona. In questo modo magari il Natale dei consumi, rimasto al 25 dicembre (data super convenzionale per la nascita di Gesù, non certo dedotta dai racconti evangelici, ma scaturita da una antecedente festa pagana del Sol Invictus), non offuscherebbe il Natale religioso. Pensate se venisse spostato al 20 gennaio, o prima, al 20 novembre quando non c’è neppure la neve (artificiale)… Probabilmente lo celebrerebbero soltanto i credenti. È ormai consuetudine che il carnevale si protragga anche in Quaresima. Nessuno dice nulla, non ho mai visto una manifestazione leghista per marcare questa “gravissima” offesa alla religione, o ai tempi liturgici che con tutta evidenza non sono conosciuti dalla maggior parte dei difensori della fede. “Padania cristiana, mai musulmana”. Uno slogan sempre verde, come il simbolo del Carroccio. E così si propaganda la bufala dei musulmani che impedirebbero l’allestimento del presepe, notizia inventata simile a quella degli “zingari che rapiscono i bambini”. Tranquilli però, in Regione Trentino Alto Adige, i segni natalizi non mancheranno. Si dà il caso però che proprio i fedeli musulmani siano più vicini allo spirito del Natale vero, rispetto a tanti occidentali ormai ignari della stessa narrazione biblica della nascita di Gesù. Si dà il caso che proprio gli islamici abbiano una grande devozione per Maria (assente nel presepe leghista). Ma forse proprio questo infastidisce i presunti guardiani della tradizione, essere “sorpassati” da quanti si vogliono dipingere come pericolosi sovvertitori, invasori pronti a “convertirci” con la spada (cioè con i kalashnikov). Magari invece potrebbe accadere che proprio loro ci facciano comprendere quando è davvero il Natale.

a Salvini forse farebbe bene rileggere queste parole di S. Giovanni Crisostomo:

Vuoi onorare il corpo di Cristo?

San Giovanni Crisostomo

Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: “Questo è il mio corpo”, confermando il fatto con la parola, ha detto anche: “Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare” e “ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli fra questi, non l’avete fatto neppure a me”.

Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura. Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. Infatti l’onore più gradito, che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare, è quello che lui stesso vuole, non quello escogitato da noi.

Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l’affamato, e solo in seguito orna l’altare con quello che rimane. Gli offrirai una calice d’oro e non gli darai in bicchiere d’acqua? che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario? che guadagno ne ricava egli? Dimmi: se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d’oro solo la sua mensa, credi che ti ringrazierebbe, o piuttosto non s’infurierebbe contro di te? e se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo, e, trascurando di vestirlo, gli innalzassi colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore, non si riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce?

Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell’edificio sacro. Attacchi catene d’argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. Dico questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offre, insieme a questi, anche il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di quello. Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò, mentre adorni l’ambiente per il culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questo è il tempio vivo più prezioso di quello.

 

la tracotanza di Salvini

la sfida di Salvini a Papa Francesco

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I conflitti tra Chiesa e Carroccio durano da molti anni, ma si sono moltiplicati negli ultimi tempi sul rapporto con “gli altri”. E con le “altre” religioni. Con il leader leghista che si erge a unico difensore degli interessi territoriali. Contro la vocazione universale del cattolicesimo

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di ILVO DIAMANTI

Fra la Lega di Salvini e la Chiesa di Papa Francesco il clima dei rapporti non è propriamente evangelico. Al contrario: volano parole grosse se non proprio insulti. Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha liquidato le critiche leghiste a papa Francesco come “affermazioni insulse di piazzisti da quattro soldi”. Il Pontefice, lo rammentiamo, aveva equiparato la scelta di respingere gli immigrati a un “atto di guerra”. Di più: “violenza omicida”. E, per questo, in precedenza, aveva chiesto “perdono”. Per le persone e le istituzioni che “chiudono la porta ai disperati che fuggono dalla morte e cercano la vita”. Parole gravi, riferite a una platea ampia. Perché è ampio il fronte degli “amplificatori della paura”. Che raccolgono – e alimentano – l’inquietudine sollevata dal flusso dei migranti. Ma Salvini si è affrettato a reagire. Perché si è sentito chiamato in causa, in prima persona. Ma anche perché, così, ha inteso “farsi carico”, in prima persona, di rappresentare le paure. Contro la minaccia dell’invasione. Così, da un lato, ha chiesto: “Quanti rifugiati ci sono in Vaticano?”. Per sottolineare l’atteggiamento “irresponsabile” della Chiesa. Mentre, dall’altro, ha sostenuto che chi difende l’invasione – ancora la Chiesa – “o non capisce o ci guadagna”. Puntando il dito sugli interessi dell’associazionismo cattolico. Sostenuto e finanziato con i fondi pubblici.

Il conflitto fra Lega e Chiesa (tematizzato da Roberto Cartocci in un bel libro di alcuni anni fa) è acceso. Proseguirà a lungo. Non solo perché gli sbarchi continueranno per molto tempo ancora. Ma perché le polemiche fra Lega e Chiesa durano da molto tempo. A partire dalle invettive di Bossi contro “il Papa polacco” e contro “i vescovoni”. I conflitti, però, si sono moltiplicati negli ultimi anni, proprio intorno a questo tema. Il rapporto con gli “altri”. Con le religioni degli “altri”. Con le “altre” religioni. Come nel 2009, quando la Lega di Bossi polemizzò aspramente contro il Cardinale Dionigi Tettamanzi. Arcivescovo di Milano. “Colpevole” di aver sostenuto il diritto di culto e di fede religiosa per tutti. Anche per gli islamici. E, quindi, in contraddizione con le “guerre di religione” contro i minareti e le moschee dichiarate dalla destra. Per prima, dalla Lega. Un tempo separatista, comunque padana e nordista, nel 2009 aveva proposto di inserire la croce nel tricolore. La Lega. Già allora si era “evoluta” in Lega nazionale. A difesa dell’identità cristiana del Paese. Per questo la polemica sollevata da Salvini non costituisce una rottura nella storia leghista. Ma si presenta, al contrario, in continuità con il passato, non solo recente. Soprattutto oggi che la “questione religiosa” incrocia la “questione politica” posta dai rifugiati e dai migranti. Salvini, traduce i messaggi e gli ammonimenti del Papa e di mons. Galantino non in accuse ma in titoli di merito. Che esibisce con orgoglio. La Lega: sta con Bagnasco come ha detto ieri Maroni. E Salvini si erge a difensore della sicurezza e, al tempo stesso,

botta e risposta tra mons. Galantino e Salvini

Galantino (Cei): “Contro i migranti piazzisti da 4 soldi”

Salvini: “Chi difende invasione o non capisce o ci guadagna”

Galantino (Cei): "Contro i  migranti piazzisti da 4 soldi". Salvini: "Chi difende invasione o non capisce o ci guadagna"

E oggi, poco dopo il commento di Galantino, Salvini è tornato sulla questione: “Chi difende questa invasione clandestina, che sta rovinando l’Italia, o non capisce o ci guadagna. Non si tratta di essere cattolici o no, si tratta di buonsenso. Sono felice del sostegno che arriva, a me e alla Lega, da tante donne e uomini di Chiesa senza le fette di salame sugli occhi e le tasche piene!”, ha detto nel corso di un’intervista al quotidiano online Affaritaliani.it.

557 milioni dalla Ue. Intanto non si ferma l’emergenza sbarchi. Sono in totale 1552 i migranti salvati oggi a largo delle coste libiche nel corso di sette distinte operazioni di soccorso coordinate dalla centrale operativa della guardia costiera. Per affrontare la situazione l’Ue ha approvato 23 programmi pluriennali fino al 2020 per un totale di 2,4 miliardi di euro (parte dei 7 miliardi stanziati fino al 2020 in materia di sicurezza e immigrazione) a sostegno dei Paesi membri che debbono affrontare in prima linea l’impatto delle ondate di immigrati che sbarcano sul loro territorio. All’Italia sono stati assegnati 557 milioni suddivisi in due programmi: Asylum Migration ed Integration Fund (Amif) e l’Internal Security Fund.

Galantino: “Distinguere ‘il percepire’ dal reale”.  “Come italiani dovremmo un poco di più imparare a distinguere il ‘percepire’ dal reale”, afferma il presule ai microfoni della Radio Vaticana, che lo ha intervistato al rientro del suo viaggio in Giordania, paese che accoglie diversi milioni di richiedenti asilo fuggiti da Siria e Iraq.  “Noi qui – spiega monsignor Galantino sentiamo dire e sentiamo parlare di ‘insopportabilità’ del numero di richiedenti asilo: guardate, questo, secondo me, è un atteggiamento che , in questi giorni, viene purtroppo alimentato da questi quattro piazzisti”.

L’accoglienza. Monsignor Galatino ha parlato di accoglienza, tema sul quale il Vaticano nei giorni scorsi era stato duramente criticato da Salvini. “Lo so che l’accoglienza è faticosa; lo so che è difficile aprire le proprie case, aprire il proprio cuore, aprire le proprie realtà all’accoglienza”, ha detto Salvini. Il segretario della Cei ha indicato all’Italia e all’Europa l’esempio di paesi che sanno accogliere di più. “La Giordania –  ha spiegato – ha una popolazione che è di circa 6 milioni, 6 milioni e mezzo, ma sapete che lì ci sono due milioni e mezzo di profughi che vengono accolti?”. “Quello che distingue la Giordania, il Kurdistan iracheno e le altre zone che stanno accogliendo i profughi in questo momento dall’Italia, da noi è questo: non perchè loro hanno più mezzi, probabilmente hanno solo un cuore un poco più grande”.

Anche il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha messo l’accento sulla questione immigrazione nel corso di un’omelia pronunciata nella cattedrale di Genova – città di cui è arcivescovo -, sottolineando “l’indifferenza pratica di fronte a esodi di disperati costretti da miseria, guerra, persecuzione a cercare fortuna altrove”. Mentre Antonio Satta, componente del direttivo dell’A e segretario dell’Unione popolare cristiana ha dettto: “Salvini sappia che la chiesa, tramite le sue Caritas locali, svolge un ruolo fondamentale nell’accoglienza dei profughi. Tanti comuni sarebbero in seria difficoltà senza l’attività caritativa delle diocesi. Serve maggiore rispetto per la chiesa”.

Sulla polemica in corso interviene anche il deputato del Pd Edoardo Patriarca, vicepresidente della Commissione d’ inchiesta sui migranti.  “Se c’è qualcuno che sulla questione immigrazione ci guadagna è la Lega, che pur di avere qualche voto in più parla di emergenza e di respingimenti – dice – I numeri degli sbarchi sono in sostanza in linea con lo scorso anno, ma la nostra linea è comunque chiara: maggiore aiuto da parte della Ue, redistribuzione a livello europeo degli arrivi, e, laddove non ci sono le condizioni per lo status di rifugiato, rimpatri”. “La Chiesa non guadagna nell’assistere i rifugiati, senza di esse molte comunità locali sarebbero in difficoltà. Ma Salvini fa finta di non sapere”.

Sullo scontro fra Salvini e monsignor Galatino interviene anche Forza Italia.  “Rispettiamo le opinioni di tutti, e anche quella del segretario generale della Cei, monsignor Galantino, ma parlare in modo schietto e sincero del tema dell’immigrazione implica anche esaminare tutti gli elementi in campo, a iniziare da quello della sicurezza dell’Italia e dei cittadini. Se chiudiamo gli occhi e cediamo al buonismo non risolviamo i problemi – attacca  l’onorevole Daniela Santanche’ di Forza Italia – . Non e’ una questione di strumentalizzazione o no: qui si tratta di salvare l’Italia da un’invasione perché di questo si tratta quando in migliaia continuano ad arrivare in modo incontrollato”.

politica delinquenziale e razzista a sostegno di Salvini

svaligiavano ville travestiti da Rom per sostenere la campagna elettorale di Salvini

arrestati

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Rozzo Lombardo – E’ stata ribattezzata ‘Gipsy King’ la clamorosa operazione con la quale i Carabinieri hanno sgominato un’organizzazione criminale che si era resa protagonista di una serie di rapine avvenute in alcune ville (anche in quelle abusive!) della Brianza, seminando panico e rinfocolando l’odio razziale.
I sospetti erano subito caduti sugli zingari del vicino campo di Fregazzate, specie dopo un’esaustiva foto doppia Boldrini/Rom felici con una sobria didascalia “I Rom ringraziano la bOldracca di Roma”, diffusa in paese, ma dopo circa 2 mesi di indagini i militi dell’Arma hanno potuto constatare che in realtà gli autori erano sostenitori della Lega Nord della vicina sezione di Chienge.
Il travestimento adottato dai criminali era quasi da manuale, salvo per un errore che si rivelerà fatale: Audi A5 nera con vetri oscurati e assetto ribassato, barba alla Joaquín Cortés, capelli impomatati, camicia di raso ed un italiano alquanto incerto, particolare che li camuffava perfettamente tra i locali.
A mettere sulla buona strada gli investigatori è stata la deposizione dello stalliere siculo di un noto imprenditore della zona, trovatosi nel bel mezzo della rapina, e ora unico e imprescindibile testimone oculare, che in genere non vede, non sente e non dice niente, tranne quando gli fanno girare lu cugghiuni. L’uomo ha infatti dichiarato: “Quando me li trovai davanti esclamai un sonoro và rumpiti i cuorna zingheru ‘mmierda e per tutta risposta il più giovane, (poi identificato come Benzo Rossi, detto ‘il Torta’) rispose “zingara è tua sorella, terùn, allora lo guardai in bocca e notai che dall’incisivo non proveniva alcun riflesso da brillantino. Così capii che quelli non erano veri rom”.
 
I quattro quasi scaltri padani travestiti da gitani contavano con questo diabolico sotterfugio di prendere due fave con un piccione: rifornire di ‘benzina’ il motore dell’intolleranza avviato nella campagna elettorale di Matteo Salvini per mantenerlo al massimo dei giri ed allo stesso tempo trovare i soldi necessari per finanziare le batterie destinate ad alimentare la nuovissima felpa leghista hi-tech a cristalli liquidi, su cui compare automaticamente il nome della città in cui ci si trova, già collaudata dal segretario del Carroccio e che gli ha regalato una grande ed inaspettata soddisfazione in seguito alla calorosa accoglienza con tanto di standing ovation conquistata durante il comizio nella cittadina umbra di Bastardo.
 
 
 
 Marco Paolini e Vittorio Lattanzi
 

 

le parole feroci di Salvini contro i rom

la politica della ferocia

a proposito di ‘radere al suolo i campi rom’

di Michele Serra
in “la Repubblica” del 9 aprile 2015

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È sperabile e forse probabile che Matteo Salvini, quando dice che bisognerebbe “radere al suolo i campi Rom”, abbia in mente qualcosa di meno insolente e meno violento. Per esempio che, con congruo preavviso, quei campi andrebbero sgomberati. Perché allora, Salvini dice proprio “raderli al suolo”? Lo dice perché è al tempo stesso artefice e vittima di uno dei più funesti equivoci della scena politica italiana degli ultimi anni. L’idea che il “parlare come si mangia” sia un decisivo passo avanti; mentre è un penoso, umiliante passo indietro. La politica è — da sempre — il tentativo di dare una forma, anche verbale, alle pulsioni di massa. Di renderle, diciamo così, presentabili in pubblico, e non per il piacere privato di quattro intellettuali, ma per dare una voce più intellegibile e dunque più autorevole soprattutto a chi voce non ha. Che quella dei campi rom sia una questione sociale rilevante, e lo sia tanto per i rom quanto per chi con quei campi convive, è perfettamente vero. Ma nemmeno il più ottuso e infelice dei politici, a meno che sia un nazista (e Salvini non lo è)

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può dire pubblicamente che quei campi vanno “rasi al suolo” senza attirarsi la dura critica e lo spregio di chi (per esempio la Caritas) la politica la fa sul campo. La fa nelle strade e nelle case, nelle periferie e nei campi nomadi, non nei “salotti del centro” tanto invisi a Salvini: e proprio per questo conosce le difficoltà, la fatica, la povertà, il degrado, le paure, il dolore umano, insomma la maledetta complicazione del problema. E detesta le semplificazioni becere, quelle scodellate in tivù per cercare l’applauso facile. L’urlaccio, il grido minaccioso, il borborigmo che non trova sbocchi non sono politica. Sono, della politica, un ingrediente bruto che chi fa politica ha il dovere di elaborare. Ignorare quegli ingredienti per non sporcarsi le mani è un vizio grave. Ma ficcarcele dentro, le mani, estraendone i peggiori effluvi e le più dolenti frattaglie come trofei, è il vizio opposto. In questo vizio sguazza, fino dalle sue origini, la Lega, che della sua matrice “popolana” si fa un vanto. Non rendendosi conto che il politicamente scorretto, per quanto lucroso (a tratti) e per quanto di facilissimo conio, ha il difetto strutturale di non riuscire a risolvere neanche mezzo problema. Se il politicamente corretto è spesso ipocrita, il politicamente scorretto è sempre impotente, rabbia da parata, smargiassata mediatica, niente che odori di soluzione anche parziale, anche imperfetta dei problemi. Niente che possa diventare governo, egemonia culturale, nuova identità condivisa e operativa. Se non si è Hitler o Tamerlano il politicamente scorretto, la minaccia feroce, le soluzioni finali sono solamente il segno della più fragorosa inettitudine. A questo danno interno, il politicamente scorretto aggiunge i danni inflitti, suo malgrado, alla comunità intera. Come un contagio. La dequalificazione del linguaggio politico, la sua capillare corrosione fa male a tutti indistintamente. Contamina, indebolisce, danneggia, peggiora, incanaglisce: diventa parte integrante del discredito della politica e della classe dirigente. Un personaggio come Razzi, oggi considerato una amabile macchietta, fino a non troppi anni fa sarebbe stato visto come una figura scandalosa o un caso umano da soccorrere. Quando ci si abitua a sdoganare l’insolenza, l’aggressività e l’ignoranza come ragioni identitarie, niente può più sbalordire e niente può più indignare. Fino a vent’anni fa a dire che bisogna “radere al suolo” i campi rom era qualche personaggio da bar. Nei bar si diceva (e si dice) anche molto peggio. Ma trasformare la polis in un bar vuol dire non avere alcun rispetto né della polis, né del bar.

il cardinale Vegliò le ha definite ‘parole stupide non meritevoli di commento’, il grande Vauro le ha commentate così:

Salvini e i rom

a proposito della provocazione di Salvini: 10 punti intelligenti di S. Bontempelli

 

Matteo Salvini aggredito in campo rom: le immagini da Bologna

Brutta giornata per Matteo Salvini e alcuni militanti della Lega Nord: in visita al campo nomadi di via Erbosa, a Bologna, i leghisti non hanno avuto neppure la possiiblità di entrare all’interno del campo: poco prima dell’arrivo di Salvini, i militanti già giunti sul posto per chiederne la chiusura, sarebbero stati insultati da alcuni giovani appartenenti ai centri sociali – circa cinquanta -, che li avrebbero invitati ad andarsene.

Quando è arrivato Matteo Salvini, l’attuale segretario della Lega Nord, la sua auto sarebbe stata colpita con calci, pugni e sassate. Alcuni giovani dei centri sociali sarebbero anche saliti sul tetto della macchina e si sarebbero vissuti momenti di grande tensione, tanto che il parabrezza del mezzo è stato spaccato del tutto, come si può vedere dalle foto postate da Salvini su Facebook e Twitter.

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Alla fine Salvini e i suoi hanno deciso di allontanarsi e di non entrare nel campo rom mentre alcuni ragazzi dei centri sociali avrebbero dichiarato che l’auto del segretario si sarebbe fatta largo fra di loro, investendoli di proposito. E la denuncia di quanto accaduto arriva proprio sui social: Matteo Salvini non ha risparmiato dettagli – conditi da immagini e commenti molto duri – su quanto accaduto. L’europarlamentare ha poi ringraziato la città di Bologna, ricordando come poche decine di persone non possano rapresentare tutta una comunità. 

 questi più o meno i fatti: mi piace riportare, per un’utile riflessione su questi, i 10 punti, le ‘dieci cose’ che propone intelligentemente S. Bontempelli non appena essi sono uccessi:

Dieci cose a proposito della violenza (e della macchina di Salvini)

domenica 9 novembre 2014

1) Io sono contrario all’uso della violenza perché la giudico un atto egoistico; solitario; in estrema sintesi un atto da imbecilli perché conduce sempre a risultati contrari all’ideale di partenza (quando l’ideale c’è, perché spesso non c’è neppure quello).

2) Si può discutere se accogliere Salvini in quel modo sia stato intelligente oppure no. Secondo me, ad esempio, è stata una stronzata gigantesca.

3) Quella stronzata ha fatto godere Salvini come un riccio in calore, ben sapendo che quel casino gli è valso più di diecimila manifesti elettorali (e due punti percentuali in più).

4) I ragazzi dei centri sociali sono stati coscientemente investiti dalla macchina di Salvini e solo per un miracolo che ancora non mi spiego non ci sono rimasti sotto.

5) Salvini mente quando dice che la macchina ha accelerato perché gli avevano rotto i vetri. I vetri sono stati rotti dopo per la rabbia di essere stati vittime di una manovra pericolosissima.

6) Qui c’è il mio video sulla giornata di ieri e se non l’avete già visto, guardatelo: http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VF5hu-SwH6buFthy.

7) Se la macchina non avesse accelerato cosa sarebbe successo? Questo non si può sapere. Io posso dirvi quello che avrei fatto io: non avrei accelerato. Mai. Neanche se la mia macchina fosse stata circondata da un gruppo di sentinelle in piedi (o di Forza nuova, tanto le due cose spesso coincidono). E non avrei mai accelerato perché la mia automobile, o uno schiaffo che avrei potuto prendere, non valgono la vita di chi mi sta di fronte (neanche se è di un demente di Forza nuova).

8) Io cosa avrei fatto ieri al posto dei ragazzi dei centri sociali? Bella domanda. Forse mi sarei vestito da pagliaccio con le mutande in capo come contraltare a chi davvero è ridicolo ancorché inquietante: Matteo Salvini.
PS. è lo stesso abbigliamento con cui andai al G8 di Genova nel 2001.

9) Spaccare il vetro a una macchina è un atto violento. Essere pagato ventimila euro al mese per fare una passeggiata contro gli ultimi della terra, intorno alle loro baracche, arrivando con un’automobile che costa cinque volte la loro abitazione, è un atto infinitamente più violento. Il secondo non giustifica il primo, per carità, ma avere una scala di valori può essere utile per non trovarsi sempre a dare ragione al più forte solo perché è più facile.

10) Sì, i Rom sono gli ultimi della terra anche se qualcuno di loro ruba oppure si veste strano oppure è insistente, anche molto insistente, nel chiedere l’elemosina. Del resto gli ultimi sono sempre un po’ fastidiosi, come i malati o i bruttissimi, perché ci ricordano l’altra faccia dell’essere umano. Ci ricordano quello che noi non siamo per un caso e quello che loro sono, forse, anche perché noi non facciamo abbastanza perché le cose cambino.

 

 

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