la ‘cattiva’ intervista al vescovo di Lucca e le franche risposte del vescovo Paolo

il vescovo di Lucca Paolo Giulietti

“I dubbi su Bergoglio? Tutta colpa dei giornalisti”

(il titolo che viene dato all’intervista la dice lunga sulla ‘cattiveria’ e faziosità dell’intervistatore)

di aldo grandi

Monsignor Paolo Giulietti, una prima impressione dell’universo lucchese.

Io distinguerei. Della chiesa di Lucca ho avuto e sto avendo un riscontro abbastanza oggettivo perché ho incontrato tutti i preti e i diaconi e quasi tutti gli operatori pastorali in una quindicina di incontri. L’impressione che ne ho ricavato è quella di una Chiesa che ha imboccato un cammino di rinnovamento e di crescita sulle linee del Concilio e del magistero di Papa Francesco e che ha bisogno di dare concretezza alle scelte fatte. Questo per la Chiesa di Lucca. Peraltro una Chiesa ricca di risorse umane e spirituali. Per quanto riguarda la società lucchese chiaramente è una impressione superficiale e occasionale, ma caratterizzata dal calore dell’accoglienza e anche dal piacere della scoperta di tanti aspetti interessanti, per me che vengo da un’altra realtà, di questa società.

Non sono pochi i fedeli che si domandano dove stia andando la Chiesa. Certe posizioni di Papa Francesco destano non poche perplessità.

La Chiesa sta andando nella direzione del Concilio, quindi verso un modo nuovo di vivere e operare, caratterizzato dal primato dell’annuncio del Vangelo e del servizio al mondo. Papa Francesco porta avanti questa linea con l’originalità che gli viene dal punto di vista che la sua storia gli dà per guardare le vicende della Chiesa e del mondo. Nessun papa accontenta tutti e, quindi, è normale che alcune delle cose che dice e che fa incontrino delle resistenze. E’ sempre accaduto.

Lei riduce il tutto a una semplice ripetizione di cose già avvenute in passato, ma, a pensarci bene, mai come durante questo pontificato si assiste ad un impegno decisamente concreto della Chiesa nella vita politica e sociale del Paese.

Ma vuole scherzare? Ci siamo dimenticati la Democrazia Cristiana, i referendum…? Mai come oggi il Vaticano si è disinteressato della politica in Italia, è proprio l’opposto. E’ che oggi il papa mette in evidenza, in continuità con tutto il magistero sociale dei suoi predecessori, il nesso che esiste tra professione della fede e impegno fattivo per il regno di Dio cioè per la giustizia e per la pace e per la salvaguardia del creato. Quest’ultimo, casomai, è un apporto particolarmente legato all’insegnamento di papa Francesco.

Prendiamo ad esempio l’immigrazione. Non le sembra che il papa parli spesso e soprattutto di migranti nemmeno si trattasse di una questione fondamentale per il futuro della nostra società?

E’ una questione fondamentale perché il fenomeno migratorio di cui noi in Italia viviamo una parte microscopica sposta nel mondo ogni anno, tra migrazioni interne ed esterne dovute a cause di natura diverse, decine di milioni di persone e, quindi, si tratta di una delle questioni sociali ed economiche fondamentali del nostro pianeta.

Non è che noi possiamo farci carico di tutte le disavventure che colpiscono l’umanità.

Infatti noi ne stiamo gestendo una modestissima parte; torno da Antiochia di Siria (che si trova in Turchia), dove una città di 500 mila abitanti ospita 150 mila rifugiati.

E secondo lei dovremmo essere tutti così?

Secondo me ciascuno, avendo ben presente la complessità e la globalità del fenomeno, dovrebbe fare la sua parte con intelligenza, ma senza nascondere la testa sotto la sabbia.

Non crede che questa migrazione epocale di individui che si spostano verso l’Europa occidentale, con usi, costumi e principi spesso in contrasto con le realtà che li ospitano, possa in qualche modo portare a una perdita di identità religiosa, storica, nazionale?

Innanzitutto dobbiamo essere un pochino più precisi sul fenomeno migratorio che viene spesso considerato in maniera superficiale, non tenendo conto del fatto che la maggioranza dei migranti sono molto più vicini alle nostre tradizioni e religioni di quanto si pensi. A titolo di esempio, solo un terzo dei migranti che si trovano in Italia sono musulmani. Dopodiché non ci dobbiamo dimenticare che la nostra cultura e identità è frutto dell’incontro tra popoli che si sono spostati occupando in epoche successive i nostri territori. Basterebbe pensare a Lucca e ai Longobardi. Il problema non è la migrazione, ma la capacità di un popolo di confrontarsi, trasmettere i propri valori e pervenire a una sintesi nuova. La paura che abbiamo verso questo fenomeno deriva non tanto dalle sue proporzioni, ma dalla percezione che abbiamo di non aver più niente da dire di forte e di significativo sulla base delle nostre radici più autentiche.

Ma lei pensa davvero che ai nuovi migranti che vorrebbero sbarcare a milioni sulle coste europee frega qualcosa delle nostre tradizioni e della nostra identità?

E’ sempre andato così. Dall’indifferenza si passa all’incontro e quindi alla sintesi: basta imparare dalla storia.

Quindi ci faccia capire: per lei chiunque, in Italia, non è favorevole a questa sostituzione etnica o migrazione, è perché ha paura e non perché ritiene che siano in pericolo le fondamenta stesse della nostra società?

E’ un dato di fatto che gli italiani sono tra i peggio informati sul fenomeno migratorio per quello che riguarda i numeri, la qualità e le conseguenze sociali che esso comporta. Non lo dico io, lo dicono esperti del campo culturale e della comunicazione. Questo comporta che la nostra percezione sia distorta e non corrisponda alla realtà dei fatti. Lo stesso concetto che lei usa di “sostituzione etnica” è espressione di questa disinformazione. Dopodiché la paura, comprensibile, va affrontata con una corretta consapevolezza e con scelte che consentano una gestione ordinata e sapiente di questo fenomeno. Certamente questo richiede una governance ampia. E per questo Papa Francesco sollecita la comunità internazionale nel suo complesso a rendersi protagonista di tale processo.

Molti faticano a comprendere tutta questa apertura verso l’Islam. In fondo la storia ha sempre tenuto particolarmente distanti questi due aspetti religiosi.

Noi ricordiamo della storia alcuni episodi, per esempio Lepanto, Vienna.. di scontro violento, ma dimentichiamo i processi secolari di incontro fruttuoso tra questi mondi per i quali l’Occidente si è arricchito di conoscenze, competenze tecniche e scientifiche che hanno dato un apporto significativo alla nostra civiltà. E viceversa. L’esistenza di differenze profonde, pertanto, può generare non solo e non tanto il conflitto, ma l’incontro e lo scambio. Come è già accaduto.

In sostanza lei il crocifisso dalle aule scolastiche o da qualunque altro luogo per non urtare la suscettibilità dei musulmani sempre più numerosi, la accetta o la respinge?

Io credo che il crocifisso nelle aule non urti la suscettibilità dei musulmani, i quali normalmente non hanno alcun problema con i nostri simboli, ma che questo sia un pretesto per chi intende laicizzare in maniera estremistica la nostra società. Ancora una volta il problema non sono loro, ma siamo noi.

Ha notato come, negli ultimi tempi e salvo sporadiche eccezioni, l’operato di papa Francesco vada a braccetto con l’entusiasmo e l’approvazione della sinistra anche più radicale?

Non credo che la sinistra radicale apprezzi tutto il magistero di papa Francesco. Per esempio quando parla in difesa della vita, della famiglia naturale e di altri valori tradizionalmente appartenenti a un’altra visione del mondo e della vita. E’ normale che ciascuno tenda a sottolineare, nel magistero del pontefice, ciò che è più affine al proprio modo di vedere, trascurando il resto. Chi è onesto e scevro da ideologie prende in considerazione il complesso dell’insegnamento del papa, legge i suoi scritti e non si limita a quello che scrivono i giornali e così può riconoscere che il papa non è di nessuno.

A noi sembra che il papa affronti sì molteplici questioni e, a volte, anche in maniera diversa rispetto alle attese delle varie forze in campo, ma che non prenda mai una posizione di netta critica e di netto rifiuto verso quei valori o quelle concezioni della vita che sono lontane, da sempre, anni luce per chi segue e condivide il messaggio cristiano.

Legga.

Quindi la colpa è sempre dei giornalisti?

Tu lo dici.

Ma la gente normale, quella che la mattina si alza e deve andare a lavorare e non ha molto tempo per dedicarsi, la sera, alla lettura dei saggi pontifici o di altri temi analoghi, come può fare per comprendere quando il papa è contro qualcosa?

Suggerirei che si informasse da fonti oggettive e attendibili. Per esempio Avvenire, Toscana Oggi, Tv2000 e altri organi di stampa che hanno tra le proprie finalità quella di restituire in maniera semplice e immediata gli insegnamenti della Chiesa e del papa. Se uno si informa superficialmente, saranno superficiali anche i suoi giudizi.

La Chiesa mai come oggi appare tutt’altro che dogmatica. Non rischia a suo avviso di diventare una sorta di Ong o associazione di mutuo soccorso perdendo di vista quelli che sono stati, da sempre, i suoi fondamenti religiosi inamovibili?

E’ un rischio che ha ben presente anche Papa Francesco, il quale ci invita con insistenza a riscoprire e a tenere ben presenti le motivazioni evangeliche del servizio e dell’impegno accanto ai poveri, proprio per non rischiare di diventare una Ong. Accanto a questo, Papa Francesco ci richiama a rimettere al centro della nostra vita e di persone e di comunità la Parola di Dio e l’impegno per l’evangelizzazione. Il prossimo mese missionario straordinario di ottobre esprime il desiderio del papa che la Chiesa si fondi su ciò che è davvero essenziale e lo annunci al mondo con le parole e le opere.

Sia sincero: in Italia aumentano le conversioni all’Islam. Quest’ultimo non le sembra rappresentare una sorta di punto fermo che, a differenza della Chiesa, rifiuta ogni forma di secolarizzazione?

Innanzitutto i dati sulle conversioni sono discutibili, anche alla luce del fatto che, in molti casi, si tratta di conversioni formali richieste per i matrimoni misti. Bisogna anche aggiungere che ogni anno, nel nostro paese, sono molti coloro che fanno il percorso opposto ricevendo il battesimo; anche nei paesi islamici, spesso sotterraneamente, esiste un importante processo di avvicinamento al cristianesimo da parte di molte persone e famiglie.

Che, ci perdoni l’interruzione, finiscono spesso per essere perseguitate senza che il papa lanci anatemi o si mostri particolarmente ed evidentemente arrabbiato.

Non ovunque e non sempre. Torno ieri dalla Turchia dove ho ascoltato storie di convertiti che non hanno avuto particolari problemi. Va anche detto che non esiste un solo Islam, né tutti i paesi islamici sono uguali, per cui atteggiamenti di apertura e di dialogo e possibilità di conversioni, in alcuni luoghi stanno diventando molto più frequenti che in passato.

Lei ha citato i matrimoni misti. Ricordo che fino ad alcuni lustri fa la Chiesa metteva pubblicamente in guardia le donne italiane e cristiane dal contrarre matrimonio con uomini islamici proprio per la forte differenza di vedute che da sempre caratterizza le due filosofie di vita. Non se ne sente più parlare, ma non ci pare che, nel concreto, le cose siano cambiate. Perché questo silenzio?

Il matrimonio interreligioso continua ad essere sottoposto a particolari procedure per cui va autorizzato dall’ordinario diocesano e caso per caso si valuta la praticabilità delle unioni continuando a rendere consapevole la parte cattolica dei rischi che ci possono essere.

Teoria Gender. Perché il santo padre non tuona e non si sofferma così fortemente e quotidianamente su questa ideologia così difforme dai dettami della Chiesa, come fa, in genere, con la questione dei migranti?

Il papa ha detto e scritto in maniera chiara il suo pensiero nettamente contrario alla diffusione di questa teoria che nega il valore della differenza sessuale. Probabilmente non tutti i suoi interventi sono rilanciati con eguale evidenza per cui l’impressione che alcuni temi siano prevalenti su altri non è sempre corretta.

Antonio Socci. Una spina nel fianco per papa Bergoglio.

Le spine nel fianco fanno parte della nostra missione. Papa Francesco sa che gli basta la grazia di Dio.

I lucchesi sono sempre stati profondamente vicini alla Chiesa. Oggi, tuttavia, per i motivi che abbiamo affrontato in questa intervista, hanno anche loro dubbi e perplessità. Lei, volendo trasmettere un messaggio all’inizio del suo mandato, cosa si sente di poter promettere a questa comunità in cerca di conferme?

Cosa posso promettere? Che cercheremo insieme le risposte e troveremo insieme la strada per essere una Chiesa nuova in un mondo nuovo.

Lei si definisce un pellegrino e nella sua vita ha percorso in lungo e in largo i cammini classici della fede cristiana. Cosa vuol dire sentirsi pellegrini?

Vuol dire riconoscere che siamo fondamentalmente in cammino in questo mondo tesi verso l’assoluto nella compagnia di altri esseri umani.

un vescovo, quello di Lucca, esempio di chiesa viva – lo dice papa Francesco

papa Francesco:

“Il vescovo di Lucca? Un modello”

papa Francesco, in un’intervista tv, definisce monsignor Giulietti esempio di Chiesa viva

 

Monsignor Paolo Giulietti
monsignor Paolo Giulietti

 «…Ci sono persone più popolari di me nella Chiesa e pastori popolari molto amati dal popolo. E io l’ho visto nella mia patria e altrove. Anche qui in Italia. L’esempio è il nuovo vescovo di Lucca, Giulietti».

“un pastore che non viene in una limousine già tutto ben vestito”

A pronunciare queste parole non è un qualsiasi presule di Santa Romana Chiesa che ammetta i propri limiti di fronte alla comunicativa, all’energia, alla capacità di instaurare un dialogo diretto con la gente come ha fatto il nuovo arcivescovo di Lucca.
No. A pronunciare queste parole è nientemeno che Papa Francesco. Che nel corso di una lunga intervista in lingua spagnola a Valentina Alazraki, per l’emittente messicana Televisa, si è richiamato direttamente all’ingresso nella diocesi di Lucca di monsignor Paolo Giulietti, avvenuto lo scorso 12 maggio, descrivendolo nei dettagli ai telespettatori.

Il Papa ha ricordato che Giulietti aveva promesso:

«Entrerò camminando nella mia diocesi, camminando».

Poi il Papa commenta:

«Un po’ di semi-sport, chiaro, la gente ha visto: “questo nuovo pastore non viene in una limousine già tutto ben vestito. E il popolo gli si è andato raccogliendo attorno e c’erano 2300 giovani con lui. Arrivato alla cattedrale, prima di entrare, si mette la sottana, si veste da vescovo e entra con il suo popolo. È fantastico!».

La domanda della intervistatrice a Francesco riguardava la crisi di contenuti della Chiesa, in contrasto con la popolarità di cui gode il Papa. Il quale, riferendosi all’ingresso a Lucca di Giulietti osserva: «Questa non è una Chiesa in crisi, è una Chiesa in crescita! Ed è solo l’ultimo esempio che è uscito sui giornali. E ce ne sono tanti». A questo punto il Papa paragona la “Chiesa viva” che si rintraccia fuori, al modello vaticano. «La Città del Vaticano come forma di governo, la Curia, quello che è, è l’ultima corte europea di una monarchia assoluta. L’ultima. Le altre sono ormai monarchie costituzionali. La corte si diluisce. Qui ci sono ancora strutture di corte, che sono ciò che deve cadere».

Una chiesa immobile e modellata come corte cui si contrappone la Chiesa di popolo di cui è rappresentante Giulietti con il suo ingresso nella comunità di Lucca. Ecco il pensiero di Francesco. Per tutta la comunità lucchese, non soltanto quella credente e religiosa, uno stimolo senza precedenti. Vedremo come verrà raccolto

 

P. Ceccarelli

a Lucca il ‘museo della follia’

arte e follia

l’umanità nascosta

 il ‘Museo della Follia’ 

a Lucca

Già all’ingresso, dove la luce è soffusa e le pareti che ti circondano riflettono ombre inquietanti, capisci che non sarà una visita facile. La gentilezza e il fare cordiale e disponibile delle ragazze addette alla biglietteria non bastano ad attenuare le scariche di adrenalina che si impossessano di te. Nemmeno la garanzia che il curatore è il Prof. Sgarbi ti aiuta a pensare che percorrerai la via della Bellezza.

Visitare il Museo della Follia di Lucca è un’esperienza unica. Un tuffo nel mare scuro dell’oblio. La voglia di fuggire fuori all’aperto e quella morbosa di continuare la visita si fondono tra loro.  Ormai hai sollevato il sipario nero e sei dentro, appena all’inizio di un arco scenico angosciante. Forse sì, forse sei ancora in tempo a tornare indietro quando leggi il cartello “Entrate ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento”. No! Non c’è più tempo perché altri visitatori sono dietro di te. Oramai è troppo tardi.  Così inizi a guardare, leggere, sentire di quello che è stato in un tempo non molto lontano, un vero e proprio processo di disumanizzazione.

All’ex Cavallerizza di Lucca il filo conduttore delle oltre duecento opere in mostra, dove è stata data particolare attenzione agli artisti toscani, è proprio il legame tra arte e follia. I turbamenti, le angosce, le ansie e le paure di artisti del calibro di Goya, Lega, Bacon, Mancini, Signorini, Pirandello, Ligabue si sono concretizzati diventando opere meravigliose. Come non condividere ciò che il Prof. Sgarbi afferma dicendo «La follia è una forma creativa insuperabile».

All’interno, oltre alle installazioni interattive e multimediali, si trovano anche oggetti e documenti recuperati nell’ex manicomio abbandonato di Teramo dove i malati vivevano in condizioni a dir poco aberranti.  Questi reperti narrano l’umiliazione e il dolore dell’alienazione. Le teche, illuminate ad arte, magistralmente riflettono ombre e intorno a te è il buio. Esse contengono decine e decine di penosi reperti. Lettere di protesta, camice di forza, farmaci con i loro contenitori, siringhe, disegni, giocattoli e tanti altri effetti personali dei pazienti che, scampati alla distruzione, testimoniano una infelice esistenza.

In una sala, al centro, simile a quello originale esposto, fa mostra di sé un gigantesco “apribocca” di legno. È posto in relazione al dipinto “L’adolescente” di Silvestro Lega dove la fanciulla sembra avere lo sguardo assente e distante dal mondo.

Spesso le teche sono circondate da pitture di un cromatismo tale che sovente ricorda le opere dei migliori impressionisti.

Toccanti e commoventi sono le foto/ritratto di novanta pazienti selezionati tra le diverse cartelle cliniche negli ex manicomi d’Italia.  Ci si arriva attraverso un corridoio a specchi dove la luce abbagliante disturba la vista ormai abituata al buio delle altre sale. Una composizione della griglia illuminata a neon di oltre ottanta metri di superfice. I volti raffigurati che esprimono gli innumerevoli atteggiamenti del malato mentale sembrano guardare il visitatore e chiedere aiuto, comprensione, pietà.

Negli spazi della mostra colpisce in maniera particolare la ricostruzione della stanza dello scrittore Mario Tobino, primario del manicomio di Maggiano dal 1942 al 1980. Tutto perfettamente in ordine. Le carte, la macchina Olivetti sul tavolo, il lettino, sono un vero e proprio tuffo nel passato. Questo spazio si può solo osservare come odierni testimoni di qualcosa che appare essenziale, monastico, ridotto, minimalista ma estremamente affascinante. Il ricordo tangibile un uomo che ha dedicato la maggior parte della sua vita alle sofferenze dei malati di mente.

Usciti fuori, dopo la visita, l’aria aperta suscita l’impressione di liberarsi da mille catene e di ritrovare sé stessi. Rimane la sensazione di essere sfuggiti a un girone infernale, dove in quei luoghi chiamati manicomi, carenti di mezzi, spesso gestiti da uomini di scarsa volontà e che assomigliavano molto più a dei lager che a dei luoghi di cura, ci si occupava del malato di mente disprezzandolo fino al punto di considerarlo lo scarto della società.

Via via che ci allontaniamo dal Museo si fa strada, però, la certezza che nel nostro breve peregrinaggio attraverso il dolore ci siamo anche avvicinati ad un altare dove questi individui, sporchi, indifesi, senza voce e senza diritti, nella loro infinita debolezza, non sono rifiuti ma persone e conservano come ogni altro essere umano la propria dignità diventando l’immagine stessa di Dio e della Fede.

Herman Hesse diceva ” Anche un orologio fermo segna l’ora esatta due volte al giorno”

Alessandro Orlando

 

(Il Museo della Follia è un progetto di Contemplazioni a cura di Vittorio Sgarbi. Autori: Cesare Inzerillo, Sara Pallavicini, Giovanni Lettini, Stefano Morelli. La mostra itinerante che ha già toccato molte città italiane rimarrà aperta fino al 18 agosto 2019)

le foto sono state gentilmente concesse da Maurizio Gori

festival del volontariato a Lucca

POVERTÀ, IMMIGRAZIONE E WELFARE
A LUCCA

Festival del Volontariato: povertà, immigrazione e welfare a Lucca

dal 10 al 12 maggio torna l’evento dedicato alla solidarietà che si terrà in piazza Napoleone con tanti ospiti
Sarà una lezione su volontariato e legalità di don Giacomo Panizza, fondatore e presidente della Comunità Progetto Sud ad aprire a Lucca il 10 maggio il Festival del Volontariato, organizzato dal Centro Nazionale per il Volontariato (Cnv) e dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione (Fvp). Tanti i temi sotto la lente del programma culturale i cui convegni saranno ospitati – nella tre giorni dell’evento da venerdì 10 a domenica 12 maggio – da una tensostruttura attrezzata che verrà montata nella centrale Piazza Napoleone.
“Il Festival del Volontariato lancerà un messaggio di speranza – spiega il presidente del Cnv Pier Giorgio Licheri -. Alzeremo il velo sul Paese che ‘ricuce’, che rimette insieme ciò che è ai margini, o rischia di finirci, in un’ottica inclusiva. C’è un filo comune che lega tutti i convegni e le attività di animazione che dipingeranno ancora una volta Lucca dei colori del volontariato: lo sguardo fedele ai valori costitutivi del volontariato che sa interpretare i nuovi bisogni e dare risposte innovative, svolgendo il suo ruolo scomodo nei confronti della politica e del pubblico”. 

Fra i primi nomi di esperti e testimoni che hanno assicurato la loro presenza all’evento ci sono la sociologa Chiara Saraceno, la quale, insieme al responsabile d’area nazionale di Caritas Francesco Marsico e alla statistica sociale Linda Laura Sabbadini, darà un quadro aggiornato sulle risposte alle povertà; sul ruolo insostituibile del terzo settore per costruire comunità parleranno il direttore di Aiccon Paolo Venturi, il presidente di Assifero Felice Scalvini insieme al Direttore del Terzo Settore del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Alessandro Lombardi che porterà nel dibattito anche le più recenti evoluzioni della riforma del terzo settore. Sempre nel corso della prima giornata si parlerà di migrazioni e dei faticosi percorsi di inclusione. Sabato 11 maggio focus sui temi della protezione civile e della comunicazione del rischio, le politiche per la disabilità, il volontariato penitenziario e i giovani, con le esperienze del Corpo Europeo di Solidarietà e del Servizio Civile Universale.

 

esiste anche una Lucca ospitale

a Lucca sempre più famiglie ospitano migranti a cena

grande successo per il progetto ‘Aggiungi un posto a tavola’. Rispetto all’edizione della scorsa estate, quest’anno il numero dei partecipanti è raddoppiato

aggiungi un posto a tavola

Sempre più famiglie ospitano un migrante in famiglia. Lo dimostra il successo ottenuto dalla seconda edizione di “Aggiungi un posto a tavola”, il progetto nato per favorire l’integrazione dei migranti, ideato dalla Cooperativa sociale Odissea (gruppo Co&So) insieme all’Osservatorio per la Pace del Comune di Capannori, alla Caritas della Diocesi di Lucca e alla Cooperazione Missionaria Diocesi di Lucca. In due mesi, sono state 26 le famiglie che hanno chiesto di partecipare invitando a cena un richiedente asilo ospitato nelle strutture di accoglienza gestite da Odissea a Lucca e a Capannori.

Le cene realizzate per il momento sono state 22 (altre saranno organizzate a breve), per un totale di 25 migranti, tra i 17 e i 30 anni. Rispetto all’edizione della scorsa estate, quest’anno il numero dei partecipanti è raddoppiato, e il coinvolgimento ha fatto un decisivo salto di qualità. «Il progetto ha raggiunto anche famiglie che non gravitavano intorno alla nostra cooperativa e che sono venute a sapere dell’opportunità attraverso i social e i volantini che avevamo distribuito. Abbiamo avuto richieste non solo da Capannori, ma anche da Lucca, da Pisa e dalla Versilia» racconta Patricia Barsi di Odissea, che ha curato la parte organizzativa di “Aggiungi un posto a tavola”.

«Tanti i nuclei con figli adolescenti, che grazie al nostro progetto hanno potuto incontrare coetanei con storie molto diverse dalle loro. Inoltre, siamo stati contattati anche da alcune associazioni del territorio che desideravano fare questa esperienza insieme ai loro soci. Inoltre, ci ha fatto piacere scoprire che molte famiglie hanno continuato a coinvolgere i migranti nelle loro attività, a dimostrazione che l’integrazione è possibile e passa attraverso la conoscenza».

anche il vescovo di Lucca contro Salvini

il vescovo di Lucca contro la chiusura dei porti

in occasione della festa di San Paolino il vescovo di Lucca monsignor Italo Castellani ha preso una forte posizione politica per l’apertura dei porti ai clandestini

queste le sue parole:

Il ‘fenomeno migrazioni’

Devo riconoscere che Lucca e il suo territorio nel suo insieme ha risposto bene, rispetto ad altre realtà, nell’accoglienza dei migranti.

Nel ‘fenomeno migrazioni’ vedo simbolicamente e realmente ogni “periferia esistenziale, culturale, educativa” dei nostri giorni, povertà materiali e spirituali che non possiamo far finta di non vedere o voltarci dall’altra parte.

Più volte, in piena sintonia e comunione con Papa Francesco, sono ultimamente intervenuto su questi temi ‘sensibili’ al Vangelo.

A conclusione del Convegno Ecclesiale, che abbiamo celebrato l’11-12 giugno scorso, su un tema di grande attualità –“L’altro: inferno o paradiso?”– feci questo accorato appello che rinnovo in questo momento alto di vita ecclesiale e sociale. Credo che una Chiesa –la nostra Chiesa di Lucca– non possa rimanere muta di fronte a quello che sta avvenendo, con i migranti lasciati in balia del mare e con i porti del Mediterraneo chiusi, mentre coloro che hanno la guida del nostro Paese si rifiutano ostinatamente di accoglierli, aspettando che lo facciano altri. È una decisione che un cristiano non può accettare!

È di spettanza propria di chi governa maturare scelte politiche, reali percorsi d’inclusione sociale dei rifugiati, adulti e soprattutto minori non accompagnati, sino ad oggi svolti per lo più dalla Caritas diocesana e generosamente dalle nostre comunità. Chiedevo e chiedo ancora una volta di dissociarci apertamente da tali scelte e dichiarare che ogni uomo –la Persona– è al primo posto, non è un ‘numero’, a prescindere dalla sua provenienza, appartenenza sociale e culturale.

In questa sede –alla luce della Parola di Dio ascoltata– mi sta a cuore ricordare che per noi cristiani il Vangelo è l’unico criterio per le nostre scelte. Esso indica ripetutamente la via dell’accoglienza dello straniero e della condivisione dei beni con i poveri. Dice infatti Gesù: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero straniero e mi avete ospitato” (Mt 25, 35).

Per il suo carattere universale, il Vangelo non può mai essere sottoposto ad un uso strumentale, piegato a fini propagandistici o ancor meno ridotto a segno di “esclusiva” appartenenza etnico-nazionale.

Auspico e invito tutte le nostre comunità –come viene ben sottolineato nel recente Documento Ecumenico delle Chiese cristiane di Viareggio– a vigilare sulla difesa dei diritti umani (in mare e sulla terra ferma) e ad essere aperte all’accoglienza dell’altro/a, aprendo i propri spazi e le proprie strutture per costruire progetti di accoglienza di condivisione e inclusione. Si, questo è il momento, come nelle nostre comunità sta avvenendo, del passaggio dall’accoglienza all’inclusione dei nostri fratelli immigrati, con la possibilità di apprendere la nostra lingua, aprire percorsi di studio e di lavoro, condividere la richiesta e l’incontro tra diverse culture e testimonianze di fede.

 

a Lucca una mostra sullo sterminio dei rom

“Porrajmos”

Lucca

a palazzo Ducale una mostra sullo sterminio di rom e sinti

 E’ stata inaugurata in Sala Accademia, a Palazzo Ducale, a Lucca, la mostra

“Porrajmos, altre tracce sulla strada per Auschwitz”

incentrata sul tema dello sterminio di rom e sinti nel corso della seconda guerra mondiale


L’eposizione è stata realizzata dall’Istituto di Cultura Sinta, dall’Associazione Nevo Drom e dall’Associazione Sinti Italiani di Prato ed è stata curata dal professor Luca Bravi dell’Università di Firenze


La parola Porrajmos significa devastazione ed è il termine con cui le persone appartenenti alla minoranza linguistica rom e sinta indicano lo sterminio del loro popolo ad opera del nazismo. Si calcola che vennero uccise mezzo milione di persone che avevano la sola colpa di essere zingare, come allora venivano chiamate

Una mostra che per gli organizzatori deve farci riflettere anche sul presente e sulle tensioni che oggi ci sono in Italia e in Europa nei confronti delle minoranze di ogni genere

altri nove nuovi comuni di Lucca accolgono i profughi

70 profughi trasferiti dal campo delle Tagliate

migranti-tuttacronaca

 

 la Prefettura di Lucca, con l’ausilio della diocesi, ha coinvolto 9 nuovi comuni della provincia che fino ad ora non avevano ospitato profughi, riuscendo a trasferire 70 migranti ospitati nel campo di prima accoglienza della Croce Rossa in via delle Tagliate

E’ iniziata la fase di alleggerimento del campo di accoglienza per migranti di via delle Tagliate, con il trasferimento di 70 ospiti in strutture comunali sparse in tutta la provincia. La prefettura, come preannunciato nei giorni scorsi, ha coinvolto la quasi totalità dei comuni  trovando, anche grazie all’ausilio della Diocesi di Lucca, 70 posti letto e riuscendo a coinvolgere anche numerosi comuni versiliesi, che in un primo tempo erano stati accusati di  scarsa collaborazione rispetto al tema dell’accoglienza.

Le nuove disponibilità riguardano i comuni di Barga, con 12 posti, Camaiore con 8 Capannori con 5, Massarosa con 11, Pieve Fosciana con 6, così come Porcari. Seguono Vagli di Sotto con 8 posti e Forte dei Marmi e Viareggio con 10.

Restano ancora da sciogliere i nodi dei comuni che ancora non hanno dato disponibilità di posti, primi tra tutti Altopascio, Montecarlo e Pietrasanta, e per i quali la Prefettura sta ancora mediando per riuscire a riportare la struttura di via delle Tagliate ad un massimo di 60 persone smistabili in pochi giorni.

Lucca accoglie i migranti

migranti, ecco la mappa delle nuove strutture per accoglierne altri 192 a Lucca

da ‘la Nazione’ 11 agosto 2015:

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