due ‘dei’ – un solo ‘dio’, quello dei mafiosi e dei leghisti

il ‘dio dei leghisti’ e il ‘dio dei mafiosi’

Premessa necessaria: la mafia e la Lega sono due organizzazioni radicalmente differenti. La mafia è un fenomeno di origine meridionale che si è diffuso al centro e al nord della Penisola; la Lega è un fenomeno di origine settentrionale che si è diffuso al centro e al sud della Penisola. La mafia è un’associazione di criminali che ha come obiettivo di acquisire l’egemonia mediante metodi (almeno potenzialmente) violenti; la Lega è un’associazione di cittadini che ha come obiettivo di acquisire l’egemonia mediante metodi (almeno formalmente) legali. La mafia ha conquistato Roma per inquinarla, corromperla, sfruttarla; la Lega ha conquistato Roma con l’intenzione di liberarla dagli inquinamenti dei corrotti e dallo sfruttamento dei “ladroni” (quanto ci sia riuscita, è ancora presto per dirlo). Negli ultimi anni un numero crescente di politici meridionali si guarda bene dall’ostentare relazioni mafiose nel timore di perdere consensi elettorali; invece, sempre negli ultimi anni, un numero crescente di politici meridionali si affanna ad ostentare relazioni leghiste nella speranza di accrescere i consensi elettorali.

Si potrebbe continuare per intere pagine nell’elencare le differenze fra la mafia e la Lega. Ma non hanno proprio nulla di comune?

Quando, alcuni anni fa, presentai in provincia di Bergamo un mio libro intitolato Il Dio dei mafiosi, interamente dedicato alla strumentalizzazione dell’universo simbolico cattolico da parte delle organizzazioni criminali del Sud, un signore del luogo, intervenendo al dibattito, mi chiese – non so se con candore o con malizia ben celata – se dunque la mafia non avesse insegnato alla Lega come rapportarsi all’elettorato cattolico, radicato nel lombardo-veneto non meno che in Sicilia. L’osservazione mi colpì al punto che volli studiare la questione e la stessa casa editrice milanese (la San Paolo) che aveva ospitato il primo volume pubblicò dopo poco anche Il Dio dei leghisti.

Eravamo nel 2012 e bisognava acuire lo sguardo per trovare documenti che attestassero questa strategia promozionale della Lega: l’associazione “Cattolici padani” del senatore Giuseppe Leoni; le dichiarazioni di Angelo Alessandri, presidente della Lega Nord (“Come molti fondamentalisti cattolici, pensiamo che la nostra fede sia tutt’uno con la nostra identità. E non dimentichiamo mai che è stata il sostegno più grande nella lotta di sempre: quella contro gli islamici”); alcune esternazioni confidenziali dello stesso Umberto Bossi che, convertitosi dopo una difficile crisi clinica, aveva abbandonato le originarie posizioni anti-clericali neo-pagane (quando accusava “il papa polacco” di “rubare il lavoro ai papi italiani”) , riscoprendo alcune devozioni dell’infanzia (“E’ un portafortuna. Ogni volta che vado via lo tocco…” dichiarò del crocifisso di legno esposto alla porta di casa) e sbilanciandosi anche in ardite speculazioni teologiche (“Anche Dio è federalista: c’è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”).

Dopo il tramonto del padre fondatore e l’ascesa del giovane Matteo Salvini tutto è diventato più chiaro, più tangibile: rosari e vangeli, Madonne e Padri Pii, vengono sventolati in radunate oceaniche sotto gli occhi di telecamere da ogni parte del mondo. Con quanta sincerità interiore? Con quanta adesione intima al vangelo della solidarietà, della compassione, dell’accoglienza dello straniero? Con quanta sintonia con un rabbino nomade che, dovendo spiegare come si dovrebbe amare il prossimo, sceglie il racconto di un Samaritano che si china a curare le piaghe di un poveraccio di un’altra religione e di un’altra etnia? Qui, come nel caso di don Calò Vizzini e di Genco Russo, di Benedetto Provenzano e di Pietro Aglieri, l’ultimo giudizio non spetta a noi mortali.

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

 

il Dio di Gesù è il Dio della liberazione

credo al Dio della liberazione

Christine Prieto

Come Dio fece uscire gli Ebrei dal paese di schiavitù

allo stesso modo credo che Gesù Cristo ci fa uscire dalle nostre prigioni.

Credo che egli ci insegna, giorno dopo giorno, a costruire la nostra umana dignità

e a rimanere in piedi di fronte al Padre, nella gioia, nella pace del cuore,

nella fiducia nel suo amore e nel suo sostegno.

 

Credo che Gesù ci faccia scoprire chi è Dio.

Un Dio che non abita in case fatte dalla mano dell’uomo.

Ovvero un Dio che noi non possiamo racchiudere nelle statue,

nei templi, nei dogmi, nei pregiudizi.

Ma un Dio che abita le pietre viventi, che siamo noi.

 

Credo che Gesù ami e chiami tutti gli esseri umani senza distinzione:

le donne e gli uomini,

i bianchi, i neri, i gialli,

i poveri e i ricchi,

gli eterosessuali, gli omosessuali, i transessuali,

i giovani e i vecchi… e tutte le altre differenze che esistono.

Perché sono tutti diletti figli di Dio.

 

Credo che Dio voglia che costruiamo insieme un mondo di pace

condividendo la nostra diversità e le nostre ricchezze.

 

 Christine Prieto

le vie di Dio e le nostre vie

le scelte di Dio

da Altranarrazione

“i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie” (Is.)

Una giovinetta di periferia per realizzare le speranze degli oppressi e spezzare le catene forgiate dal mondo.

Dei subumani (i pastori) (1) per l’annuncio di gioia che nessuno è ancora riuscito a spegnere.

Dei pescatori, rozzi, malfamati, pavidi, per testimoniare l’Amore che non indietreggia e si lascia crocifiggere.

Un’eretica (la samaritana) per rivelare il dono della vita interiore.

Una prostituta e un’adultera per rivelare il paradigma alternativo e creativo di Dio.

Niente re, regine, potenti.

Niente specialisti, addetti al culto, intellettuali.

Niente palazzi, uffici, burocrazie.

Niente cattedre, pulpiti, tavole rotonde.

Noi ti rendiamo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli, agli ultimi, agli esclusi (2).

(1) Così venivano considerati all’epoca.
(2) Cfr. Vangelo di Luca 10, 21

un nome nuovo per Dio

preghiera contemplativa

il nome nuovo

Nella preghiera penetriamo il mistero di Dio, scoprendone il volto autentico di Compassione e di Misericordia.

Signore, oggi, vogliamo pregarti così: dandoti un nome nuovo

Dio della seconda possibilità. Noi ti preghiamo.
Dio dello sguardo. Noi ti preghiamo.
Dio della tenerezza. Noi ti preghiamo.
Dio degli orizzonti infiniti. Noi ti preghiamo.
Dio dell’alternativa. Noi ti preghiamo.

Dio della radicalità. Noi ti preghiamo.

Dio dell’inaudito, dell’inatteso, dell’inimmaginabile. Noi ti preghiamo.
Dio dell’assurdo e del paradosso. Noi ti preghiamo.
Dio della creatività. Noi ti preghiamo.

Dio della condivisione. Noi ti preghiamo.

Dio degli oppressi e dei reietti. Noi ti preghiamo.
Dio degli imperfetti e dei fragili. Noi ti preghiamo.
Dio della prospettiva orizzontale e dal basso. Noi ti preghiamo.
Dio del riscatto. Noi ti preghiamo.
Dio della relazione. Noi ti preghiamo.
Dio dell’autenticità. Noi ti preghiamo.
Dio della ricerca e del cammino. Noi ti preghiamo.
Dio della memoria. Noi ti preghiamo.
Dio del sorriso. Noi ti preghiamo.

Dio della libertà e della liberazione. Noi ti preghiamo.

Ed infine:
Dio della gratuità, perdonaci.
Dio della profondità, ascoltaci.
Dio della guarigione, abbi misericordia di noi.
Amen.
da Altranarrazione

come Dio risponde alle nostre domande

le risposte di Dio

da Altranarrazione

Se vuoi conoscere il giudizio di Dio sulla proprietà privata, sull’accumulazione economica, sulla questione ambientale, sulla testimonianza a cui è chiamata la Chiesa: leggi gli scritti e segui l’esempio di Francesco e Chiara d’Assisi.

Se vuoi sottrarti alle deformazioni su Dio operate dai falsi profeti, conoscere la sua Misericordia e capire come agisce la sua Grazia sulle nostre fragilità: leggi gli scritti e segui l’esempio di Teresa di Gesù Bambino.

Se vuoi scoprire la presenza di Dio nella tua anima, imparare a costruire un luogo riservato al dialogo vitale con Lui, comprendere che la vocazione alla contemplazione non è riservata a pochi eletti: leggi gli scritti e segui l’esempio di Elisabetta della Trinità.

Se vuoi sapere perché Dio ha scelto i poveri e la compassione come luogo teologico: leggi gli scritti e segui l’esempio di Oscar Arnulfo Romero.

Se vuoi scrutare il pensiero di Dio sui comportamenti che la Chiesa deve tenere nei confronti della mafia, della camorra e di tutte le organizzazioni criminali: leggi gli scritti e segui l’esempio di don Pino Puglisi e don Peppe Diana.

Se vuoi apprendere la posizione di Dio nei confronti dei regimi: leggi gli scritti e segui l’esempio di don Pietro Pappagallo e don Giuseppe Morosini.

Se vuoi approfondire le questioni legate all’obbedienza alle gerarchie, all’impegno sociale, ai criteri per decidere da quale parte stare: leggi gli scritti e segui l’esempio di don Lorenzo Milani.

purificare dal maschilismo la relazione con Dio

prospettiva femminile

da Altranarrazione 

È sempre più urgente purificare dal maschilismo la relazione con Dio. Non ci può essere autentica vita spirituale senza uno sguardo al femminile sulla realtà, sul mondo interiore e sui rapporti sociali

«Ad Èfraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (Osea 11,3-4)

Dio agisce nelle profondità dell’essere, occorre immergersi più che elaborare. I processi di razionalizzazione, o peggio di banalizzazione, rischiano di produrre solo proiezioni e non incontri. E non basta, nemmeno, immergersi, ma è necessario pure fare spazio, svuotarsi. Infatti non si può accogliere l’altro, con i suoi sentimenti, i suoi punti di vista, le sue esigenze se è già tutto deciso, stabilito, cristallizzato. A dialogare con Dio, poi, è l’anima e solo indirettamente la ragione a cui arrivano dei frammenti che sono spesso difficilmente decifrabili. Dio viene a guarire e a custodire dopo che ci siamo persi e feriti inseguendo il nostro idolo: l’autosufficienza. Nasciamo su iniziativa di altri, non sopravviviamo senza l’iniziativa di altri, ma prevale la vanagloria dell’immagine di (falsa) forza sulla (vera) esigenza di trovare un fondamento esistenziale e di testimoniare la solidarietà riconoscendo un destino comune.

«Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione» (Osea 11,8)

«Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani» (Isaia 49, 15-16)

Siamo davvero i suoi figli, i nostri deliri di egoismo, i nostri rifiuti, le ombre che gli nascondiamo lo toccano nelle viscere. Non è un dolore intellettuale, per sentito dire, ma  è il dolore della madre che  somatizza. Non è il dolore di chi parla o scrive ma è quello che toglie il respiro e ti piega. Una madre che soffre, una vedova che piange il suo amato: è l’immagine di Dio che emerge da questa prospettiva. Qualcuno coinvolto in quello che avviene, molto diverso dal Giudice monocratico con il pollice su, in caso di osservanza del Codice Morale, con il pollice giù, in caso di violazione, come risulta da alcine descrizioni. Un Giudice che valuta corrispondenze tra comportamenti e regole, non una madre che giustifica e abbraccia il figlio anche se colpevole.

«Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?» (Cantico dei Cantici 6,10)

Ecco l’anima che ha incontrato la Grazia, che è stata visitata da Dio. È sola, ma non smarrita. In silenzio e in attesa per non prevaricare. Ecco l’anima che scoprendo la femminilità può incontrare il suo Dio e comprendere qualcosa di più. E, cioè, le cose più belle: quelle solo intuibili, quelle non di pubblico dominio, non classificabili, non manipolabili. Ecco l’anima contemplativa e compassionevole che vive il tempo dell’esilio preparando la cella del cuore per l’appuntamento (1) con il suo Amato e praticando la giustizia nei confronti dei poveri, degli ultimi, dei prediletti di Dio.

(1) «Che lui scavi nella tua anima il suo abisso e tu sia qui sempre presente a lui»

Elisabetta della Trinità

dove si trova il Dio diverso dalle nostre proiezioni e bisogni di compensazione

cercare nell’umanità

«Dio ama, nella vita, non ciò che è forte  e necessario, ma ciò che è debole e mortale, bisognoso di consolazione»

S. Quinzio

 

 

Ci sentiamo fragili, per compensazione cerchiamo in Dio la forza. La fragilità, infatti, non ha diritto di cittadinanza in questo mondo. Lo spazio vitale si conquista con i muscoli e sempre a discapito di altri.

Ci sentiamo sconfitti, per compensazione cerchiamo in Dio l’invincibilità. La sconfitta, infatti, non ha diritto di cittadinanza in questo mondo. È una vergogna da coprire, o meglio da rimuovere.

Ci sentiamo tristi, per compensazione cerchiamo la gioia in Dio. La tristezza, infatti, non ha diritto di cittadinanza in questo mondo. Per essere accettati bisogna far vedere che si è ininterrottamente contenti.

Ci sentiamo esposti al destino, per compensazione cerchiamo in Dio l’onnipotenza. Il mistero, infatti, non ha diritto di cittadinanza in questo mondo. Bisogna spiegare tutto nonostante la nostra piccola mente.

Ma Dio non è venuto per compensare ma per condividere. Dimorando nella vulnerabilità, nella sconfitta, nella sofferenza troveremo Dio. Proprio quello del Vangelo e non quello creato dalla nostra mente.

innamorati di un … Dio ‘diverso’

esultiamo

Siamo innamorati di Te perché sei il Dio del contenuto e non dell’apparenza.

Perché hai scelto la compassione come via per scoprire la nostra umanità.

Perché hai trasformato i luoghi dell’emarginazione e della sofferenza in luoghi sacri.

 

Siamo innamorati di te perché non credi alle cose che dicono di noi.

Siano innamorati di te perché ci proponi una storia tutta nuova, una storia di cambiamento: dall’oppressione alla liberazione, dai pre-giudizi alla fratellanza, dalla morte dei nostri parametri alla vita dei tuoi orizzonti infiniti.

Siamo innamorati di te perché possiamo essere pienamente noi stessi, con le nostre miserie, le ingiustificate repulsioni e le diffidenze verso di te.

Siamo innamorati di te perché non dobbiamo far finta di essere devoti per poterti parlare e trovare senso e consolazione.

Siamo innamorati di te perché possiamo sentirci svogliati e non allineati secondo i tempi liturgici (contenti il venerdì santo, tristi il giorno di Pasqua) senza offenderti.

Siamo innamorati di te perché non ti aspetti l’ossequio delle forme ma solo radicale autenticità.

Siano innamorati di te perché nessuna finzione resiste alla tua presenza.

Siamo innamorati di te perché sei il Dio del contenuto e non dell’apparenza.

Siamo innamorati di te perché hai scelto la compassione come via per scoprire la nostra umanità.

Siamo innamorati di te perché condanni i pilastri su cui l’uomo ha costruito l’inferno: l’arrivismo, l’accaparramento, l’indifferenza, la disuguaglianza.

Siamo innamorati di te perché hai trasformato i luoghi dell’emarginazione e della sofferenza in luoghi sacri.

Siamo innamorati di te perché hai scelto gli ultimi riscattandoli da tutte le umiliazioni.

Siamo innamorati di te perché sei il difensore dei poveri, e agisci per liberarli dall’artiglio dell’esclusione.

Dio non è così …

chi è stato?

Sap 14,30: concepirono un’idea falsa di Dio

«È incredibile l’abuso che noi occidentali abbiamo fatto della Bibbia per dominare il mondo»

Alex Zanotelli

 

Chi ha trasformato Colui che salva in colui che giudica e punisce?
Chi ha trasformato Colui che è compassione e tenerezza in colui che minaccia ritorsioni?
Chi ha trasformato Colui che è Amore in un contabilizzatore di colpe?
Chi ha trasformato Colui che è Padre in colui che valuta i meriti?
Chi ha trasformato Colui che è sposo fedele e innamorato in colui che ci accoglie solo a certe condizioni e ci vuole sempre diversi?
Chi ha trasformato Colui che si umilia per noi in colui che ci guarda dall’alto.
Chi ha trasformato Colui che si identifica con i sofferenti in colui che si allea con gli oppressori della terra?
Chi ha parlato senza conoscere Dio?(*)

(*)“Il Dio che si rivela in Gesù capovolge le idee che l’uomo religioso si fa di Dio”.

(D. Bonhoeffer, in Conflitti cristologici con il magistero di Josè Ignacio Gonzàlez Faus, Concilium 3/2008, p. 145).

il Dio straniero … che viene sempre da lontano e ha bisogno sempre di noi

anche Dio è straniero

Perché viene da lontano: dall’inizio dei tempi, fino a farsi prossimo, un giorno, improvvisamente.

Perché entra a casa nostra con un misto di aspettative e di timore: spesso non riconosce la nostra lingua particolare, lui che vorrebbe parlarne una universale.

Perché esiste, ma per manifestarsi, per avere un’identità, un passaporto, un timbro sul foglio di via, ha bisogno di noi. Dei nostri occhi, delle nostre mani, del nostro muoversi e camminare.

Perché non pretende alcunché da noi, ma, appena arrivato, si rende disponibile anche per i lavoretti in nero, prova a donarsi così com’è. Perché vuol solo essere accettato.

Perché sui barconi condivide il posto bagnato in cui coricarsi, alla mensa della Caritas il pane e la pastasciutta, coi compagni il dolore per una madre lasciata in Africa e l’incertezza della vita. Condivide. Sempre.

Perché serve: badante nelle case di chi non riesce obiettivamente ad accudire i propri vecchi, contadino dove nessuno raccoglie più i pomodori, manovale sotto il sole d’agosto. Serve, perché spesso gli mettono in tasca pochi spiccioli all’ora, e poco importa se si cade da un cornicione, se cade chi probabilmente non esiste.

Perché non giudica, ma è sempre giudicato: dal medico all’ingresso di frontiera, dal questurino, dal datore di lavoro, da noi che spesso lo guardiamo male perché un po’ sporco e strano. E, oggi, anche dai personaggi del finale dei vangeli: i nuovi governatori, i nuovi re edomiti o nabatei, e soprattutto, come allora, da un popolo intero che grida “crucifige”. Quando va male qualcosa, anziché incolpare noi stessi ce la prendiamo con lui, un Dio che è capro espiatorio.

Perché è sempre in croce: dell’ingiuria, della calunnia, della malafede, dell’ignominia, del crimine, della colpa, della miseria e della malattia.

Perché muore: di colpi di proiettile tirati per caso, di ruspa sui campi di soggiorno, di risse, di inseguimenti; per annegamento, per asfissia, per corpo contundente. Soprattutto, muore di indifferenza.

Perché risorge. In chi dice no alla cultura della paura e della morte. Nelle suore della Carità minacciate dai naziskin; nei preti di strada, di tutte le forme di strada. Nei sindacalisti e nei politici che hanno ancora una coscienza. In ciascuno di noi, se solo lo si vuole, senza fare chissà che.

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