“Italia disumana coi migranti”
parola di mons. Lorefice
di Fabrizio Mastrofini
in “l’Unità” del 26 febbraio 2026
I vescovi si svegliano contro le politiche migratorie del governo? Vale per mons. Corrado Lorefice,
arcivescovo di Palermo, duramente attaccato sui social per la sua ferma denuncia dei troppi morti in
mare. Che le onde, dopo il maltempo di queste settimane, riversano a decine sulle coste anche della
Calabria. E anche questi vescovi si fanno sentire.
Mons. Lorefice ha avuto frasi inequivocabili. Siamo, ha scritto, “narcotizzati da scelte politiche che
pianificano l’oblio di quanti continuano ad attraversare il mare in cerca di vita, di libertà, di pace,
forti del diritto di ogni uomo e di ogni donna alla mobilità”. E aggiunge: “Queste vittime – questi
volti e questi corpi cancellati dei poveri – sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa
e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come
criminali quanti prendono il largo come «pescatori di uomini e di donne» in balia delle onde. Questi
corpi umani che il mare ha riconsegnato sono una chiara denuncia di chi per mera propaganda
populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi”. Di più: “Non li abbiamo accolti. Non
siamo andati a cercarli sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo ora il dovere, con la cenere in
testa, di porre in essere le procedure necessarie per l’identificazione dei corpi riaffiorati e di dare
certa e degna sepoltura alle vittime. Non possiamo disattendere la richiesta dei familiari che,
dilaniati dalla sofferenza, cercano i propri cari”. Tanto è bastato per scatenare i social: “i preti non
dovrebbero fare i politici”; “La chiesa mi fa sempre più schifo” e c’è chi ha attaccato Bergoglio,
dicendo che Lorefice “se non era comunista come Francesco non sarebbe in questo ruolo”. Un
messaggio di solidarietà all’arcivescovo arriva dal deputato del Pd Peppe Provenzano: “Sono parole
piene di umanità quelle di don Corrado Lorefice, che denunciano la strage di migranti che si
consuma nel Mediterraneo, l’indifferenza di chi avrebbe la responsabilità politica, in Italia e in
Europa, di fermare questa sistematica omissione di soccorso verso i naufraghi”. “Le parole
sprezzanti e cariche di odio rivolte all’arcivescovo Lorefice sottolineano Ramon La Torre e Barbara
Evola di Rifondazione comunista Palermo devono farci riflettere sulla determinazione di coloro che
hanno una visione del paese che trova nel suprematismo, nella sopraffazione e nelle ragioni della
forza gli elementi chiave per costruire un assetto sociale ben diverso rispetto a quello che
perseguiamo”. Il segretario della Cgil Palermo, Mario Ridulfo, osserva che “aver richiamato la
politica e i governi alla responsabilità del soccorso e dell’accoglienza, invece che la pietas umana
provoca gli insulti”.
Poi ci sono i vescovi della Calabria.
“Il mare ci chiede conto”, scrivono in un appello accorato a non fare finta di niente. “Da Scalea ad
Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia
hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo
dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le
organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio.
Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa
guardava altrove”. E aggiungono: “Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi
anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo
diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Lo diciamo
consapevoli che quello che sta accadendo non è una tragedia isolata”. I dati sono implacabili.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni certifica che nei primi mesi del 2026 i morti
sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 dell’anno precedente. Meno arrivi,
più morti. “Il nostro primo pensiero e la nostra preghiera di pastori, aggiungono i vescovi, sono
rivolti a ognuno di loro, ai loro cari rimasti in patria o che forse li stanno attendendo”. Ma ce ne è
per tutti. “Ai nostri fedeli chiediamo di non abituarsi. Di non lasciare che la notizia di un altro corpo
trovato in spiaggia diventi ordinaria amministrazione. Il comandante Durante si è gettato tra le onde
per recuperare quel che restava di un uomo. Vogliamo che la nostra Chiesa sia capace della stessa
umanità. Dobbiamo pregare per alimentare la speranza, vincere la nostra indifferenza e aprire spazi
di accoglienza prima di tutto nella nostra mente e nel nostro cuore”. Poi alla politica: “Chiediamo
alle istituzioni italiane ed europee di essere all’altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro
paese e del nostro continente che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in
difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo quindi di aprire corridoi umanitari sicuri per
chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria”. Quindi alla magistratura: “Chiediamo che le procure di
Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato
restituito dal mare e per accertare le responsabilità”. E infine una stilettata per tutti: “chiediamo che
si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza
considerare chi muore”. L’arcidiocesi di Palermo e le diocesi della Calabria hanno avuto il coraggio
di alzare la voce. Ieri si è aggiunto mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente dei
vescovi siciliani, in solidarietà con Lorefice. “Da custode del Vangelo mons. Lorefice ha difeso il
valore dell’umanità in quanto tale, la dignità di ogni persona umana, con i suoi fondamentali diritti,
per altro sanciti e riconosciuti dagli organismi internazionali”, scrive Raspanti. E poi ancora:
“Possiamo ignorare, per altro, che molti legislatori vogliono contenere e abbandonare piuttosto che
soccorrere, accogliere e predisporre condizioni umane per chi è uomo e donna come noi? Mi
sembra un campanello di allarme che si reagisca con aggressività dinanzi a un richiamo al senso di
umanità, alla fraternità e alla libertà. È proprio vero che ogni corpo restituito dal mare è una ‘chiara
denuncia’ contro la propaganda che calpesta l’umanità”. È ancora presto per dire se modificheranno
la linea prudente dell’intera Conferenza episcopale italiana. Ma è un segnale. E non da poco

















