preghiera è liberazioine degli oppressi

preghiera per la liberazione degli oppressi

“Chiesa e teologia devono rompere con l'idolatria del sistema dominante per imparare a discernere la presenza inquietante di Dio nel mondo degli oppressi" (P. Richard)

Vieni, Signore!
Scendi a liberare gli oppressi dalla mano dei Faraoni di oggi.
Hai ascoltato il loro grido, conosci le loro sofferenze, hai visto i tormenti sopportati semplicemente per non perire (1).
Piegati dalla fatica e dalle umiliazioni non hanno più la forza né per ribellarsi né per sperare in un giorno diverso.
Mangiano polvere. Signore, liberali!
Converti il cuore dei loro oppressori. Guariscili dalla perversione del profitto e dell’accumulo. Dona loro di sperimentare la gioia che viene dalla solidarietà e dalle relazioni senza calcolo. Libera il cuore di questi schiavi della ricchezza e del potere che sfruttano i loro fratelli.
Vieni, Signore!
Manda noi dai Faraoni di oggi che vivono asserragliati nelle loro proprietà sporche del sangue dei poveri e nelle false sicurezze sporche del sangue dei disoccupati e dei precari.
Manda noi ad annunciare la liberazione, che il tempo è compiuto, che il tuo Regno è vicino, che il tuo Regno è in mezzo a noi (2).
Vieni, Signore!
Fa’ che noi possiamo partecipare all’Esodo del tuo popolo (dei poveri, degli oppressi, dei piccoli, degli ultimi) verso la terra che hai preparato, verso la fratellanza che hai sognato, verso la dimora della Giustizia e della Misericordia.
Realizza, ti preghiamo, ancora una volta questa Parola:

«Così dice il Signore Dio
che crea i cieli e li dispiega,
distende la terra con ciò che vi nasce,
dà il respiro alla gente che la abita
e l’alito a quanti camminano su di essa:
“Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.
Io sono il Signore: questo è il mio nome;
non cederò la mia gloria ad altri,
né il mio onore agli idoli.
I primi fatti, ecco, sono avvenuti
e i nuovi io preannunzio;
prima che spuntino,
ve li faccio sentire”» (3).

(1) Cfr. Esodo 3, 7-12
(2) Cfr Vangelo di Marco 1,14-15; Vangelo di Luca 17,21
(3) Isaia 42,6-9

preghiera è fare silenzio interiore per accogliere la parola del Signore

nel silenzio il mistero della tua Presenza

“Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava” (Vangelo di Marco 1,35)
da Altranarrazione

eccomi in preghiera. In perfetta solitudine, in perfetta intimità, questo momento è solo per il Signore

Taci scoraggiamento per i peccati commessi. Ascolta la Misericordia di Dio che risolleva da qualsiasi abisso.
Taci distrazione. Ascolta il silenzio di Dio che ti insegna a percepire nel profondo.
Taci programmazione di attività. Ascolta la creatività di Dio che sa aprire strade nel deserto.
Taci esigenza di utilità. Ascolta la gratuità di Dio che ti invita a trovare nel dono di se stessi il senso dell’esistere.
Taci abitudine. Ascolta la novità di Dio che rinnova il mistero della sua presenza.
Taci legalismo. Ascolta la Giustizia di Dio che conosce e compatisce le nostre fragilità.

 

e adesso in perfetto silenzio per accogliere il Signore

 

La Parola di Dio è delicatezza, non si sovrappone ad altre voci.
È pazienza, sa attendere il suo turno.
È mitezza, pacifica l’anima, sollecita lo sguardo ad allargarsi e ad andare oltre i motivi razionali di conflitto e contrarietà.
È profezia, non consente di soprassedere alla pratica della giustizia.
È consolazione, dona la forza per non soccombere davanti alla sofferenza.
È speranza, propone alternative di senso al vuoto scavato dalla superbia dell’uomo.
È guarigione, riesce a sanare le ferite che resistono ai rimedi umani.
È contraddizione, smaschera le falsità degli idoli.

Ti adoro, ti amo, Signore ed esulto perché capovolgi le logiche del mondo

 

dovremmo … ed invece …

vocazione all’infinito e impegno nel tempo storico

Pregare per la comunione con Dio e praticare la giustizia per quella con i poveri nel simbolo del fiore e della corda.

preghiera e pratica della giustizia

Dovremmo attendere Colui che libera ed invece ci sediamo al tavolo dell’oppressore.
Dovremmo cercare Colui che si abbassa per Amore ed invece lo preghiamo di rimanere in cielo.
Dovremmo sperare ed invece programmiamo.
Dovremmo affidarci alla Provvidenza, guardare i gigli che non filano e non tessono (1) ed invece ci accordiamo con i potenti per ottenere sovvenzioni o con i padroni per ottenere sponsorizzazioni.
Dovremmo rincorrere ed imitare la creatività dello Spirito che soffia e parla dove vuole (2) ed invece produciamo ripetitività alienante.
Dovremmo essere segno di contraddizione come il Signore Gesù (3) ed invece siamo elemento di stabilizzazione dell’Iniquità.
Dovremmo utilizzare un linguaggio profetico ed autentico (4) ed invece denunciamo le disuguaglianze omettendo accuratamente di pronunciare i nomi dei responsabili.
Dovremmo essere pacifisti lottando per la giustizia sociale ed invece non ci schieriamo per lasciare in pace gli sfruttatori.
Dovremmo curare le nostre nevrosi egoistiche vivendo la compassione come proposto nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo ed invece seguiamo il percorso formativo di disumanizzazione comandato dal Capitale.
Dovremmo nutrirci con la Parola di Dio e con l’Eucaristia, dissetarci con l’acqua viva donata da Cristo (5) ed invece ci riempiamo compulsivamente di distrazioni e di divertimento.
Dovremmo porre attenzione ai segni della presenza di Dio nella storia ed invece testimoniamo la sua assenza.
Dovremmo stare nelle strade del mondo ed invece ci barrichiamo nei palazzi.
Dovremmo promuovere un’altra narrazione ed invece assorbiamo quella degli idoli.

(1) Cfr. Vangelo di Luca 12,27
(2) Cfr. Vangelo di Giovanni 3,8
(3) Vangelo di Luca 2,34
(4) Cfr. Vangelo di Matteo 5,37
(5) Cfr. Vangelo di Giovanni 4,10

la preghiera del ‘primo’ che si fa ‘ultimo’ per servire

preghiera del discepolo

da Altranarrazione

Fa, o Signore, 

che io non ottenga mai una posizione sociale, un riconoscimento, una funzione; 
che io non diventi mai competente, esperto, intenditore; 
che io non abbia titoli per parlare o reputazione per essere ascoltato; 
che io sia deriso, accantonato, travisato; 
che io sia scartato dalle strutture, disprezzato dalle gerarchie, rigettato dal Sistema; 
che io sia eliminato da tutte le competizioni; 
che io non risulti idoneo a qualsiasi obbedienza di tipo militare; 
che io non provi soddisfazione in nessuna cosa inventata dal mondo; 
che io abbia la forza di resistere ai compromessi imposti dal Capitale, agli idoli borghesi, alle logiche del denaro. 
Ed, infine, fa, o Signore, che io ti segua spogliandomi delle maschere indossate o subite, svuotandomi dell’indifferenza assorbita o dimostrata e scegliendo il luogo che hai scelto per te: la sconfitta. Lì, finalmente, con la distruzione dell’orgoglio e dell’autosufficienza, nulla più ci dividerà.

la preghiera non come fuga ma come fonte e fuoco …

rupe inaccessibile

«Non è degno di fede indirizzare parole buone contro l’alienazione economica dell’uomo finché non si lotta contro l’alienazione religiosa che l’uomo stesso crea»

J. Moltmann

 

Dovremmo sentire il dolore degli altri nelle nostre viscere e la loro sventura appartenerci, essendo simile a quella che tocca a noi.

Dovremmo evitare di somministrarci i potentissimi anestetici che le istituzioni ci mettono a disposizione e leggere le cose da dentro, indossandone i panni.

Dovremmo ricordare di non profanare, con l’indifferenza e la superficialità, il luogo sacro più importante: la sofferenza.

Dovremmo camminare sulla stessa strada della disperazione, scrivere la storia degli sconfitti vivendola e subendola, calarci nell’abisso in cui sono stati relegati gli invisibili.

Dovremmo rifiutare cattedre e pulpiti, incoronazioni e riconoscimenti.

Dovremmo chiedere consigli agli esclusi e dare voce agli inascoltati.

Dovremmo spezzare schemi e rigidità, togliere la sordina alla profezia, spostare gli orizzonti.

Dovremmo ri-convertire le strutture impolverate dalla burocratizzazione dei carismi e incrostate dall’autoreferenzialità delle gerarchie.

Dovremmo denunciare e combattere i sistemi economici e politici che valutano le persone in termini di utilità, rifiutare collaborazioni e soprattutto finanziamenti in cambio di una “pacifica” (nel senso di connivente) convivenza.

Dovremmo, ma non ne abbiamo la forza.

E allora preghiamo Dio che ci guidi «su rupe inaccessibile» (1) per insegnarci le sue vie e per liberarci da tre invincibili paure: del condividere, del nulla, della libertà.

(1) Salmo 61

preghiera d’inizio C.C.I.T. 2018 in Belgio

CCIT 2018 Banneux

PREGHIERA ECUMENICA

06 aprile 2018

riunione alla reception dell’ Hospitalité

Nostra Signora di Banneux : la Vergine delle Nazioni !

Venuti da 18 nazioni differenti, eccoci riuniti ai piedi di Nostra Signora per camminare sotto la Sua protezione, verso Suo Padre che è anche nostro Padre. E in questo progredire ci sentiamo uniti con i nostri fratelli di differenti confessioni, in particolare gli Ortodossi e i Greco-cattolici che festeggeranno la Pasqua questa domenica, gli Zigani mussulmani che vengono a Banneux ogni 15 agosto ,ma anche i nostri fratelli zigani della Chiesa di Pentecoste che, come noi cercano Dio, questo Dio che è infinitamente più grande di tutte le nostre differenze e che ci unisce tutti in uno stesso amore, in una stessa gioia.

Nostra Signora di Banneux : la Vergine dei poveri !

I Viaggiatori e gli Zigani,Rom,Manush,Jenisch,Camminanti,Béas,questi indifesi

spesso malvisti ci accompagnano:sono al nostro fianco in questa preghiera come noi siamo al loro fianco nella vita quotidiana !

Nostra-Signora, ci mettiamo in cammino accompagnati e arricchiti da questi fratelli al di là delle frontiere religiose, politiche ed etniche. Noi ci sentiamo poveri con loro e ti raggiungiamo tutti insieme nell’affetto che portavi a tuo Figlio e che noi vogliamo magnificare ; Che questo pellegrinaggio di qualche istante sia l’immagine del nostro pellegrinaggio quotidiano verso la tua Bontà e la tua Bellezza !

Partenza verso la stele collocata dagli Zigani belgi.

Banneux e gli Zigani : è una relazione privilegiata che noi possiamo festeggiare in questo giorno che è anche quello della « Giornata mondiale degli Zigani ».

Nostra Signora, gli Zigani belgi furono tra i primi pellegrini a venire a raccogliersi per incontrarti e renderti grazie. Da anni ,continuano a venire regolarmente verso di Te.

E, prova che tu sei ben presente nel nostro tempo e i suoi molteplici problemi, ogni 15 agosto, numerosi Rom dell’Est,rifugiati ortodossi e mussulmani, vengono anche a dirti a modo loro e nell’espressione popolare della loro Fede, le loro sofferenze, le loro gioie e le loro speranze.

Dio Padre nostro, ci raccogliamo davanti a questa stele che gli Zigani belgi hanno posto vicino a tua madre per essere continuamente vicino a Lei . Che Lei sia e resti il punto saldo della loro Fede.

Tutti gli Zigani ci danno un esempio di adorazione e di prossimità con Te e con tua Madre. Aiutaci ad avere abbastanza umiltà e forza per seguire questo esempio.

Ci appropriamo un istante di questa stele per portare con loro la testimonianza del tuo amore per i più deboli.

Partenza verso la sorgente .

Durante una delle sue apparizioni, Nostra Signora ha domandato alla giovane Mariette Béco di rompere il ghiaccio in questo posto per far apparire la sorgente e immergervi le mani. Da allora, questa sorgente è venerata come simbolo di vita e decine di migliaia di pellegrini vengono anche loro a immergervi le mani.

Nostra Signora, quest’acqua che hai fatto scaturire qui è fonte di vita, è anche, per il Battesimo che abbiamo ricevuto, il simbolo della nostra Fede. Immagine dell’eternità, continua a scorrere ininterrottamente. Ci abbevera e ci nutre.

Intercedi presso tuo Figlio affinché ci dia la resistenza e l’audacia di proclamare il suo amore e di viverlo nell’abbondanza del cuore, giorno dopo giorno nella freschezza della sua eterna Risurrezione e nella novità che non finisce di illuminarci.

Nostra Signora con tuo Figlio e con Giuseppe, siete stati costretti a fuggire il disprezzo degli uomini e a diventare nomadi. Voi eravate già dei rifugiati che sono di troppo e che non trovano posto nella società. Tu hai conosciuto di persona il dramma del rigetto dei nomadi e dei migranti.

In questa terra in cui l’egoismo personale o collettivo soppianta spesso la giustizia siamo tutti un po’ migranti, nomadi alla ricerca della felicità , di un’isola di pace. In questo luogo in cui noi riceviamo l’acqua viva per condividerla, Tu ci accogli con tenerezza, Tu ci chiami per nome. Noi siamo a casa nostra nella tua casa.

Dio nostro Padre, noi immergiamo le mani in questa sorgente che ci rigenera ; aiutaci a comprenderne il simbolo della limpidità, aiutaci a integrare questa freschezza nella nostra vita per farne la linfa feconda del nostro accompagnamento degli Zigani.

Ognuno immerge le mani nell’acqua mentre si canta Ubi Caritas poi ci rechiamo alla cappella delle apparizioni.

Ci troviamo esattamente nel posto in cui, nel 1933, una bambina, Mariette Béco ha visto otto volte questa Signora che ha detto lei stessa di chiamarsi la Vergine dei Poveri, la Vergine delle Nazioni.

Già due anni dopo, degli Zigani sono venuti qui per confidare a Maria le loro pene, le loro sofferenze,le loro speranze.Al loro seguito e come loro, noi domandiamo a Nostra Signora di prenderci per mano e di condurci con la fiducia di un bambinoverso il tutto Amore ; Accendiamo la nostra candela in questo luogo di Luce !

Signore, il cammino sul quale tu ci inviti è un cammino di Luce ; Che la tua Luce, di cui questa piccola candela è un simbolo, ci aiuti a scoprirti giorno dopo giorno. L’hai detto Tu : sono i poveri e gli indifesi e non i saggi e i sapienti che capiscono il tuo messaggio di bontà;tu lo ripeti qui attraverso Maria. Dacci un cuore da poveri affinchè siamo capaci di scoprirti nel nostro cammino ,sul viso di tutti gli uomini

Maria tu sei stata all’origine e tu sei ancora il prolungamento, della venuta sulla terra di tuo Figlio e della sua perfetta solidarietà con tutti gli uomini, con ognuno di noi. Noi vogliamo ringraziarti d’aver accettato liberamente di essere l’indispensabile strumento dell’Incarnazione.

Noi ti ringraziamo, preziosa Nostra Signora !

Signore,per servirti meglio,per due giorni rifletteremo sulla Fede popolare, la Fede ordinaria che, anche se è imperfetta, è uno sguardo verso di Te.

Che questa riflessione sia preghiera e noi ti domandiamo di accettare già la Fede semplice e ordinaria , quella di molti Zigani e spesso la nostra , di benedirla e di renderla feconda per l’onore del tuo nome !

Nostra Signora tu hai innondato di tenerezza la vita di tuo Figlio, una tenerezza che fu nello stesso tempo gioia,inquietudine e sofferenza poichè tu l’hai accompagnato fino al suo Calvario affinchè « tutto sia compiuto. » Questo stesso sguardotenero, tu lo porti anche su ciascuno di noi ,noi rispondiamo spesso molto imperfettamente, ma vogliamo dirti qui molto semplicemente, con tutta la sincerità e la forza della nostra povertà:

GRAZIE, Maria !

Canto : Nostra-Signora dei Gitani

Ritornello : Veglia su di noi Santa Maria O Nostra Signora dei Gitani(bis)

Tu che Gesù scelse come Madre

Tu l’hai seguito fino al calvario

Resta con noi nella vita Santa Maria.

Vedi la nostra pena e la nostra miseria

che ci portiamo dietro su questa terra

Resta con noi nella vita Santa Maria.

Con Gesù la liberazione

Nel nostro cuore vive la speranza

Resta con noi nella vita Santa Maria..

non è un crimine essere disperati e cercare liberazione

pregare nel vento e nella tempesta

di Frédéric Boyer
in “La Croix” del 1° marzo 2018 (traduzione: www.finesettimana.org)

È strano, in questi ultimi giorni, in una notte d’insonnia, una preghiera improvvisa è sorta dentro di me. Strana umanità. Spesso per pregare bisogna non voler pregare. Bisogna persino opporsi all’idea stessa di pregare. Basta accettare l’insonnia in silenzio, vegliare e inquietarci. In ogni preghiera che viene dal cuore, in ogni preghiera disordinata, deve esserci una lacerazione. In ogni preghiera, bisogna lasciar venire a galla tutta la nostra vergogna nascosta, la nostra vigliaccheria ordinaria. Bisogna che vengano confessate le nostre contraddizioni, le nostre ferite interiori. Un esempio? Abbiamo imparato a chiedere: “Dacci oggi il nostro pane, il necessario” (traduzione personale della parola greca epiousios, un hapax che appare molto raramente nella letteratura greca, e che può significare l’indomani, l’oggi, o ciò che è necessario), perché il pane su cui ci gettiamo prima di tutto, ammettiamolo, è il pane superfluo, il pane non necessario. Così, pregare è una lotta. Non si combatte contro un altro ma contro se stessi. Si prega sapendo fin dalla prima parola che si sarà sconfitti. Ma la preghiera è lotta. Preghiamo per i nostri cuori straziati. Ecco la preghiera della mia insonnia. Dimenticatela. È così semplice.

Signore, dimmi che non è un crimine prendere il mare.  Che non è un crimine fuggire la miseria, la guerra, l’oppressione.

Signore, dimmi che non è un crimine volere una vita migliore per sé e per la propria famiglia.

Signore, dimmi che non è un crimine passare le frontiere.

Signore, dimmi che non è un crimine essere nati in Eritrea, a Kabul, Aleppo, Homs, Racca, in Sudan, in Mali…

Signore, dimmi che non è un crimine essere stati torturati o violentati o perseguitati.

Signore, dimmi che non è un crimine partire all’avventura, rischiare la vita, sperare che l’indomani non sia più tragico di ieri.

Signore, dimmi che non è un crimine aspettare ospitalità, un luogo, di che mangiare e di che scaldarsi.

Signore, dimmi che non è un crimine voler proteggere i propri figli.

Signore, dimmi che non è un crimine volersi riunire alla propria famiglia, ai propri amici.

Signore, dimmi che non è un crimine volersi rifare una vita. Signore, dimmi che non è un crimine reclamare, bussare alla porta, gridare aiuto.

Allora, so perfettamente tutto ciò che si dice, chiaramente, seccamente, e al calduccio. Noi non possiamo. Non loro. Non tutti. Non lei, non lui. E tu, quanti ne hai accolti a casa tua?, ti chiedono. Oh, mio Dio, che lotta, in effetti! E se i nostri guadagni disonesti e superflui causassero le disgrazie di altri? Se il diritto che opponiamo alla loro venuta da noi, dopo che hanno attraversato deserti, mari e montagne, fosse il crimine, il peccato? Peccato, questa vecchia parola che non sopportiamo, e che vuol dire sempre non l’attentato al pudore, alla morale, alla decenza, ma che, oh mio Dio, ha sempre indicato la retta via smarrita, la strada senza sbocco, quella che prendiamo credendo così di proteggerci, in questo caso dalla presenza e dalla venuta di altri. Sì, è questo il peccato. Tutte le frontiere che chiudiamo per, crediamo, proteggerci. Ma spesso, lo abbiamo notato in questo periodo tempestoso, i nostri begli ombrelli si rovesciano nel vento ed eccoci fradici di pioggia e schiaffeggiati dal vento, desolati, ridicoli nella piogga e nel vento della Storia con i nostri ombrelli rovesciati. Quando questa difficoltà ad accogliere, a comprendere, ad accettare culmina in impossibilità. Oh Signore, vieni in mio aiuto. È questo il tuo vertice di beatitudine? Siamo brave persone, vogliamo che le cose funzionino e, mio Dio, eccoci perseguitati dalle disgrazie di altri, i lontani vicini, gli erranti bloccati nell’attesa, i migranti inchiodati ad un suolo che non è il loro, i rifugiati che non trovano rifugio. Oh, mio Dio, perché bisogna che siamo colpiti dalla disgrazia degli altri? e divisi? Quando la difficoltà ad accogliere si trasforma, crediamo, in impossibilità, scopriamo in noi questo terrore spaventoso, interiore, la violenza della nostra stessa impotenza, quando, per proteggerci, rifiutiamo ad altri proprio quello che vorremmo essere in grado di fare noi, per noi, per i nostri figli, se fossimo al loro posto. Ma la preghiera è ostinata. Ci vuol bene. Quel bene che non sentiamo più fisicamente, quel bene che non proviamo più di fronte alla venuta, davanti alla porta forzata, al pericolo attraversato. La preghiera per la nostra salvezza è a volte proprio la preghiera che rifiutiamo, la preghiera per altri. Allora, chiudiamo gli ombrelli, apriamo le frontiere, e preghiamo per coloro che sono nel vento e nella tempesta. Pregheremo così anche per noi.

bellissima preghiera per l’anno che termina e il nuovo anno scritta da un contadino sudamericano

Signore,
alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,
grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo.

Ti regalo quanto ho fatto quest’anno:
il lavoro che ho potuto compiere,
le cose che sono passate per le mie mani
e quello che con queste ho potuto costruire.

Ti offro le persone che ho sempre amato,
le nuove amicizie, quelli a me più vicini,
quelli che sono più lontani,
quelli che se ne sono andati,
quelli che mi hanno chiesto una mano
e quelli che ho potuto aiutare,
quelli con cui ho condiviso la vita,
il lavoro, il dolore e l’allegria.

Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono
per il tempo sprecato, per i soldi spesi male,
per le parole inutili e per l’amore disprezzato,
perdono per le opere vuote,
per il lavoro mal fatto,
per il vivere senza entusiasmo
e per la preghiera sempre rimandata,
per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi,
semplicemente… ti chiedo perdono.

Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno,
io fermo la mia vita davanti al calendario
ancora da inaugurare
e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.

Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria,
la forza e la prudenza,
la carità e la saggezza.

Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà,
chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste
o in grado di ferire,
apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni
e le sparga a ogni mio passo.

Riempimi di bontà e allegria
perché quelli che convivono con me
trovino nella mia vita un po’ di te.

Signore, dammi un anno felice
e insegnami e diffondere felicità.

Nel nome di Gesù, amen.

Arley Tuberqui

grido contro l’indifferenza

preghiera al termine della mia giornata

sento l’inesorabile trascorrere del tempo
mi accorgo di un altro giorno passato
cerco le ragioni del mio esistere ….
trovo te, Signore della mia vita

ti conosco nel profondo del mio cuore
ti amo nella miseria del vivere quotidiano
ti incontro nell’amore dei fratelli
ti patisco nella sofferenza umana

Dio, che sei come Gesù di Nazareth mi ha mostrato e ‘praticato’
ti prego per i fratelli che affogano nel mare
ti prego per i fratelli che si fanno nelle strade
ti prego per i fratelli che sentono la fame

… e poi, ti prego per me Signore,
dammi la forza di provare, sempre, come te,
la commozione viscerale per la sofferenza
di questa umanità distrutta dalla mia e globalizzata indifferenza !

il credo di papa Francesco quando era solo all’inizio della sua vita di sacerdote

Voglio credere… Credo…

preghiera di Papa Francesco alla vigilia dell’Ordinazione Sacerdotale

scritto il 12 dicembre 1969 alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale
 

Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo Spinto nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così nel regno della vita eterna. 

 

Credo nella mia storia, permeata dallo sguardo benevolo di Dio, che nel primo giorno di primavera, 

il 21 marzo, mi è venuto incontro e mi ha invitato a seguirlo. 

 

Credo nel mio dolore, infecondo per colpa dell’egoismo, in cui mi rifugio. 

 

Credo nella meschinità della mia anima, che vuole prendere senza mai dare… senza mai dare. 

 

Credo che gli altri sono buoni, e che devo amarli senza timore, e senza mai tradirli per cercare una sicurezza per me. 

 

Credo nella vita religiosa. 

 

Credo che voglio amare molto. 

 

Credo nella morte quotidiana, ardente, alla quale sfuggo ma che mi sorride invitandomi ad accettarla. 

 

Credo nella pazienza di Dio, accogliente, dolce come una notte estiva. 

 

Credo che papà sia in cielo accanto al Signore. 

 

Credo che anche padre Duarte, mio confessore, sia in cielo, a intercedere per il mio sacerdozio. 

 

Credo in Maria, mia madre, che mi ama e non mi lascerà mai solo. 

 

E attendo la sorpresa di ogni giorno in cui si manifesterà l’amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all’incontro definitivo con quel viso, meraviglioso che non so come sia, che sfuggo in continuazione, ma che voglio conoscere e amare. Amen. 

Jorge Mario Bergoglio