la follia e la disumanità di distruggere campi rom pur di far voti!

Raggi a caccia di voti butta giù l’unico campo nomadi funzionante a Roma

Il Camping River era considerato un modello europeo: bambini scolarizzati, pulizia, integrazione. Per adeguarsi a Salvini, la sindaca distrugge i container comprati dal Comune: ognuno costa 20mila euro

La distruzione dei container al Camping River, foto da Facebook di Stefano Costa

La distruzione dei container al Camping River

Era uno dei pochi campi nomadi a funzionare, tra i migliori d’Europa. E si trova a Roma. Ma siccome Salvini ordina, i 5 Stelle per stare al passo (arraffare consensi) si adeguano. Così la sindaca Virginia Raggi sta smantellando, pezzo dopo pezzo, il Camping River una struttura dove non dilagava il degrado, i bambini andavano a scuola, e convivevano più etnie pacificamente. Se non bastasse c’è il costo del luddismo forsennato dei pentastellati in Campidoglio: ogni modulo abitativo distrutto costa la bellezza di 20mila euro. Sono 50 container tutti pagati dal Comune, un autogol nei conti in rosso della Capitale. Complimenti. Neppure l’idea di inviarli nelle zone terremotate. Ma no. Qui nell’Urbe devastata da scandali, dove nulla funziona, si distrugge tutto a colpi di ruspa mentre le famiglie rom urlano e piangono.
Oggi i vigili urbani sono tornati anche oggi nel campo ed hanno “liberato” altri 8 moduli abitativi. L’attività è partita nelle scorse settimane e, secondo quanto si è appreso, sono oltre 30 i moduli sgomberati finora dalla polizia locale.

Le proteste di Sant’Egidio

Le operazioni di sgombero stanno sollevando polemiche e preoccupazioni nel mondo delle associazioni. La Comunità di Sant’Egidio ha lanciato nei giorni scorsi un appello alla sindaca per fermare lo sgombero del Camping River che, a suo giudizio, mette anche a rischio la scolarizzazione dei bambini che aveva funzionato tutto l’anno. E sulla vicenda proprio ieri è intervenuto anche il direttore della Caritas di Roma, monsignor Enrico Feroci, che ha definito lo sgombero “disumano”. “Non so le motivazioni che hanno spinto all’intervento – ha affermato Feroci – ma quello che mi ha inorridito è la modalità con cui sta facendo questo sgomberi: è disumano e non conforme al principio del rispetto delle persone. I bambini guardavano le loro case distrutte e se non fossero stati rom avrebbero già attivato gli psicologici ed i medici”


La foto realizzata da Stefano Costa prima dell’intervento delle ruspe

Il racconto di Stefano, volontario

Scrive su Facebook Stefano Costa, uno dei volontari che ha lavorato nel Camping River. “Oggi la nostra Sindaca ha compiuto l’ultima azione nefanda. A Roma c’era un solo campo rom che funzionava, che non era un lager come gli altri, dove tutto era gestito bene, casette pulite con tendine e gerani, nemmeno una carta per terra, servizio d’ordine all’ingresso gestito dagli stessi rom, più etnie che convivevano pacificamente e tutti i bambini andavano ogni giorno a scuola e si erano perfettamente integrati, a conferma che se si dà loro l’occasione per emanciparsi, loro la colgono. Beh, di tutti i campi che la Raggi in campagna elettorale aveva detto che avrebbe chiuso, stessa demagogia di Salvini, perché il Rom va bene per ogni stagione, orbene, ha fatto smantellare proprio questo campo, ritenuto il migliore in Europa. E senza offrire loro nessuna, dico NESSUNA alternativa abitativa.
Avrebbe dato loro una sovvenzione se si fossero trovati una casa in affitto. Potete immaginate quanto questo possa essere semplice. Loro ci hanno anche provato, con l’inevitabile e prevedibile risultato. Conosco bene la situazione perché l’ho seguita da vicino, in particolare una donna di 37 anni che ha 10 figli di cui uno di un mese. Ora sono per strada, tutto distrutto, anni di lavoro, di riscatto, di integrazione buttati via così. Questo era il campo, ora non c’è più niente e centinaia di persone tra cui donne, anziani e tantissimi bambini buttati in strada”.

a Roma soldi a palate alle spalle dei rom: ‘maledetti rom’

tangenti sui campi rommaledetti rom

indagati 15 dirigenti del Campidoglio

 

la vicenda di Emanuela Salvatori: sotto accusa anche il marito. Accettarono soldi e favori da imprenditori delle cooperative. Coinvolti tre politici del Pdl. In tutto gli iscritti a «modello 21» sono 78, fra cui il presidente dell’Opera Nomadi

di Fulvio Fiano e Ilaria Sacchettoni

  

La sola preoccupazione di Emanuela Salvatori, la responsabile in Campidoglio per l’attuazione del piano d’integrazione dei rom, dirigente di uffici dal budget milionario, era trovare un buon posto alla figlia. Ma c’è di più nella denuncia dei carabinieri dell’Eur che ha portato all’arresto di titolari di cooperative e funzionari pubblici impegnati- secondo l’accusa – a lucrare sulle problematiche legate ai campi nomadi. Un dettaglio che va al di là del dato giudiziario e illumina un mondo in scala (quella Balduina un tempo vezzeggiata e oggi abbandonata alle sue stesse vie, rattoppate e impercorribili, così come denunciano da tempo i residenti sul profilo Facebook dedicato Sei di Balduina). Nell’elenco dei denunciati si legge il nome di Vito Derla, medico odontoiatra con due studi bene avviati a Monte Mario, e, a questo punto, sotto inchiesta per concorso in corruzione.

Secondo i pm De Santis, Golfieri, Lasperanza, Ielo e Tescaroli, Derla, avrebbe fatto pressioni perché gli imprenditori incaricati dal Campidoglio – fornitori delle coop come Buzzi ma anche come Roberto Chierici – assumessero la neolaureata figlia della Salvatori nelle coop o facessero pubblicità sulle tv locali «controllate» da Chierici alla sua attività. Il medico sarebbe stato anche a conoscenza delle nove buste con banconote in contanti versate da Chierici in persona (e dagli altri imprenditori coinvolti) alla Salvatori. Somme trascritte nel libro nero delle tangenti amministrato dalla contabile di fiducia della 29 giugno Nadia Cerrito e destinate dalla funzionaria capitolina a spese in famiglia.     

Attorno ai Salvatori-Derla si sarebbe coagulato un intero quartiere e una categoria di professionisti. Anche il medico di base della Salvatori è nell’elenco dei denunciati. Si tratta di Vincenzo Pazzetta, a sua volta specializzato in cure a domicilio o altri servizi, incluse le cure dentarie oltrefrontiera presso un suo ambulatorio in Croazia (è tutto sul suo sito online).

A questa fiera della micro corruzione i funzionari capitolini avrebbero partecipato in forze, così almeno si ricava dai numeri dell’informativa degli investigatori. Su 78 indagati complessivi, quindici sono funzionari capitolini e tre sono politici. Fra gli ultimi spiccano i nomi di Calogero «Gero» Nucera, capo staff del Pd all’assemblea capitolina, Francesco D’Ausilio ex capogruppo del Pd in Campidoglio, Enzo Foschi, capo segreteria di Ignazio Marino poi dimessosi. Il numero è provvisorio perché in quell’elenco ci sono 26 nomi secretati da omissis. E poiché gli investigatori hanno preso in esame soprattutto le delibere con gli stanziamenti fuori bilancio approvate in aula, è possibile che dagli omissis spunti qualche nome di politico. Tra gli imprenditori finiti in carcere c’è Salvatore Di Maggio del consorzio coop Bastiani.

Quanto ai dipendenti infedeli della macchina amministrativa, cinque sono dirigenti di primo livello. Poi ci sono quadri e impiegati. Fra questi c’è il caso di Alessandra Morgillo, collaboratrice della Salvatori alla quale si contesta un episodio simile. In cambio di una determinazione dirigenziale favorevole all’imprenditore Roberto Chierici, la Morgillo avrebbe chiesto a Chierici l’assunzione della figlia «presso un’impresa di servizi operante all’interno dell’aeroporto di Fiumicino». Fra gli altri funzionari Eliseo De Luca, Vito Fulco, Nicola Ciano, Claudio Verna (responsabile del centro di Accoglienza di via Salaria) Francesco Scollo, Francesco Gagliardi, Lucia Laccertosa, Claudio Zaccagnini, Giovanna Fornari, Elisabetta Marconi, Giacomo Zarelli. Mentre fra i dirigenti spunta il nome di Isabella Cozza, Ivana Bigari, Stefano Giulioli.

Nell’inchiesta, praticamente complementare al filone di Mafia Capitale che ricostruiva l’infiltrazione criminale nei ranghi dell’assessorato alle politiche sociali, c’è spazio anche per una riflessione su capipopolo e interlocutori della pubblica amministrazione. Come Kasim Cizmic che da carismatico vicepresidente dell’associazione Opera Nomadi aveva dato voce alle famiglie sgomberate dal campo di vicolo Salvini. Oggi, sempre secondo la procura, avrebbe invece orchestrato le emergenze per favorire alcuni fornitori di servizi ai campi rom.

Infine Massimo Converso, responsabile di Opera Nomadi. Già chiacchierato per i campi autogestiti e per la disinvoltura con cui avrebbe organizzato i lavori di pulizia e manutenzione senza pagare (o pagati con gran ritardo) i lavoratori, ora è nel mirino dei magistrati per concorso in corruzione. Nell’inchiesta sono state coinvolte anche sette cooperative sociali, oltre alla Domus Caritatis (citata in mafia Capitale) compaiono anche Bottega Solidale tramite il suo legale rappresentate Mario Ubaldo Pucci Barlaam e la cosiddetta «unità di strada» San Saturnino, gestita da Alessandro Giorgio Prosposito. Infine, Roman Obradovic gestore di fatto del Centro di Accoglienza di via Visso.

la scortesia di Salvini verso i rom che gli danno il benvenuto

 

cartelli di benvenuto per Salvini al campo rom

e lui: “compratevi una casa e pagate le tasse”


SALVINI

 Tor Sapienza
Per chi non lo ricordasse si tratta del quartiere alla periferia di Roma dove nel marzo scorso i cittadini hanno dato alle fiamme cassonetti e lanciato sassi contro le finestre di un centro di accoglienza per immigrati. È da qui che il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ha iniziato la campagna di ascolto in vista delle amministrative romane e della consultazione di sabato e domenica per decidere se appoggiare o meno il candidato sindaco Guido Bertolaso, secondo il quale “con i rom non vanno utilizzate le ruspe perché sono una categoria vessata”. Invece il leader del Carroccio è stato accolto dai cittadini di Tor Sapienza all’urlo di “ruspe, ruspe. Forza Matteo!”, con tanto di ruspa giocattolo in regalo. “I veri vessati – ha esordito Salvini – sono i romani non i rom. Chi vuole governare con la Lega deve chiudere i campi rom”

Salvini dalla piazza del quartiere, dove ha parlato con i comitati e con le truppe romane organizzate pro Lega Nord (“Qui c’è la prostituzione”, “A mio figlio hanno rubato le scarpe dal passeggino, ci fidiamo solo di te”), si è spostato in via Salviati dove si trova uno dei campi rom più grandi della Capitale. Qui va in scena l’accoglienza che non ti aspetti, alla quale l’esponente del Carroccio replica con toni provocatori. All’ingresso appare una tavola di compensato gigante con scritto in giallo: “Benvenuto a Roma, Matteo”. E una bambina gli urla: “Salvini, ti voglio bene”.

salvini rom

Le contraddizioni si susseguono una dopo l’altra. Disgustato da tutto ciò che vede attorno lui, il leader del Carroccio passa in mezzo alle roulotte, alle case costruite con plastica e legno, scavalca i ferri vecchi che ci sono per terra e fotografa la spazzatura accumulata per poi twittare. Ecco però che appare un lenzuolo bianco con scritto: “Matteo Salvini, prima gli italiani. Pace e amore”. Il concetto che gli abitanti del campo rom vorrebbero far percepire al leader leghista è che loro sono italiani come i romani e come tutti gli altri. Ed è il concetto che gli illustrano quando Salvini sale sul palco allestito in mezzo al campo rom per una specie di comizio, il cui incipit è: “Perché i bambini non sono a scuola? Qui c’è tutto meno che la legalità”. “Va bene – dice il capo del campo rom – tu dici ‘prima gli italiani’, ma gli italiani vengono a mangiare con noi alla Caritas, anche loro non hanno soldi. Noi facciamo la domanda per la casa ma non ce la danno, dicono che siamo sporchi. Noi vogliamo lavorare ma non ci danno lavoro. Come dobbiamo fare? Per forza, dobbiamo vivere qui”. Così Salvini chiede: “Ma tu le paghi le tasse”. E lui: “No”. “E allora – conclude l’esponente leghista leghista – di che stiamo parlando?”. Si va avanti così per oltre mezz’ora.

“Noi non siamo criminali, state mettendo i poveri contro i poveri. State esagerando”, incalza ancora il capo del campo rom. “Ma non puoi vivere così, a Milano – illustra Salvini con l’aria di chi sa e arriva da lontano – la stragrande maggioranza dei rom vive nelle case. L’ha comprata, l’ha affittata. E perché a Milano lo fanno e qua no?”.

Una risposta ovviamente non c’è. Piuttosto c’è qualcuno che non è rimasto convinto da ciò che ha detto Salvini e chiede: “Ma se le case non le hanno gli italiani, perché dovremmo averle noi? Chi ce le dà?”. Intanto arriva la notizia che la Consulta ha bocciato la legge anti-moschee e il leader leghista non perde l’occasione per dire: “Abbiamo una Consulta islamica”. Il Salvini tour si conclude con un contestatore che dice al leader del Carroccio: “Non hai risposto neanche a una domanda, vattene. Ma non ti vergogni?”. E con gli abitanti di Tor Sapienza che urlano a quelli del campo rom cori da stadio: “A lavorare, andate a lavorare”. E loro: “Daccelo tu il lavoro. Nessuno ce lo dà”.

espulsioni dei rom: la condanna dell’Onu

Onu

Francia e Bulgaria cessino espulsioni forzate Rom

sgomberi anche in altri Paesi Ue tra cui Italia, Ungheria

 

(ANSA) – GINEVRA 

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein ha espresso grave preoccupazione per le espulsioni forzate di Rom e nomadi in diversi Stati europei e in particolare i recenti episodi di sgombero in Francia e Bulgaria. In Francia “sta diventando sempre più evidente che esiste una politica nazionale sistematica di espulsioni con la forza dei Rom”, ha detto Zeid in un comunicato reso noto oggi a Ginevra.

Gli sgomberi forzati di rom e nomadi sono continuati negli ultimi anni in diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, ma anche in Albania, Repubblica Ceca, Francia, Grecia,Ungheria, Romania, Russia, Serbia, Turchia e Regno Unito, afferma l’Onu.

In Francia, lo sgombero forzato di oltre 150 abitanti del bidonville del Samaritain a La Courneuve il 28 agosto si è svolta senza un preavviso di almeno 24 ore al giorno e un riparo è stato offerto solo a una manciata di famiglie. L’Alto Commissario ha osservato che gli eventi a La Courneuve sono solo l’ultimo di una serie di espulsioni forzate di migranti rom in Francia dal 2012 ed altre sarebbero previste.

In Bulgaria, lo scorso 7 settembre, le autorità hanno proceduto all’espulsione dei Rom del campo di Kremikovtzi (Gurmen) e secondo fonti della società civile, nessuna sistemazione alternativa è stata offerta. Un totale di 41 persone, tra cui 21 bambini risulterebbero senza casa, riferisce l’Onu.

un vero businnes attorno ai campi rom

campi Rom, da Roma a Napoli, ecco un business tutto italiano

dopo l’inchiesta Mafia Capitale, anche a Napoli si apre un fascicolo sulla gestione dei campi nomadi. Le città sotto il mirino degli inquirenti aumentano, mentre l’Italia resta l’unico Paese europeo a finanziare campi rom con soldi pubblici. Una spesa per cui tra il 2005 e il 2011 solo le città di Napoli, Roma e Milano hanno stanziato oltre 100 milioni di euro

(Foto: Ap/LaPresse)

Un’emergenza che a Napoli andava avanti da decenni. Ma sembra esserci voluto lo scoppio dello scandalo di “Mafia capitale” per far partire le indagini anche nel capoluogo campano. La domanda a cui cercano di rispondere i pm è semplice: l’Ue nel 2003 ha stanziato 7 milioni di euro destinati alle baraccopoli dove vivono i rom partenopei, ma perché questi soldi non sono mai stati utilizzati e per quali mani sono passati? Finanziamenti che erano invece destinati alla riqualificazione del campo nomadi di via Brecce a Sant’Erasmo e di quello di Scampia. Container chiamati “casa” da circa 2.500 ex jugoslavi e rumeni che sembrano non aver ricevuto alcuna assistenza. Come nel campo di Scampia, dove per oltre 200 rom anche i servizi igienici sono un sogno lontano dalla realtà.

Ci avevano visto lungo le associazioni Berenice, Compare, Lunaria e OsservAzione quando, un anno prima dello scoppio dello scandalo di Roma, avevano diffuso il rapporto Segregare Costa. Qui erano già stati segnalati i 7 milioni di euro inutilizzati dall’amministrazione napoletana. Ma c’è dell’altro. Secondo le ong tra il 2005 e il 2011 a Napoli, Roma e Milano (le città che ospitano le più numerose comunità di rom) sono stati stanziati almeno 100 milioni di euro per allestire e mantenere i campi nomadi. Il report denuncia “la scarsa trasparenza e l’insufficiente livello di dettaglio dei documenti contabili, la difficoltà a reperire delibere comunali con cui si provvede all’erogazione dei fondi”, oltre alla “reticenza di alcuni tra i referenti istituzionali a fornire la documentazione richiesta”. Oltre al finanziamento dell’Ue a Napoli ora nel mirino della Procura, per il report la problematica potrebbe essere più ampia. Quanti sono quindi i fondi stanziati e quanti i soldi effettivamente spesi per le politiche dei campi rom? Dal 2005 al 2011 oltre 24 milioni di euro stanziati a Napoli, ma di questi meno della metà è stata effettivamente impegnata.

Allargando il focus a livello nazionale, “il caso di Milano si contraddistingue per le criticità nella fase di raccolta dati” che hanno impedito di offrire una ricostruzione “dei costi effettivi”, continua il rapporto, segnalando come il business dei campi rom nel capoluogo lombardo si traduca in 2,1 milioni di euro di stanziamenti accertati. Che dire poi dei campi nomadi della Capitale dove, sempre tra il 2005 e il 2011, gli stanziamenti hanno superato i 69 milioni di euro? Una situazione che può essere ben riassunta dalle intercettazioni di Salvatore Buzzi, capo della cooperativa 29 giugno al centro dell’inchiesta Mafia Capitale: “Con i rom si fanno più soldi che con la droga”. Un meccanismo, quello per guadagnare dalla gestione dei campi rom, basato sull’assegnazione di appalti in via diretta, senza gara. Solo nel 2013 – si legge del report di Associazione 21 luglio “Campi Nomadi spa” – per la gestione degli 11 insediamenti dove vivono 5mila degli 8mila nomadi della Capitale, a Roma sono stati spesi 24 milioni di euro, un fiume incontrollato e difficilmente rintracciabile di denaro pubblico – denuncia l’ong – Di questi, l’86% è destinato alla gestione e alla sicurezza”, mentre solo il 13% alla scolarizzazione e lo 0,4% a progetti di inclusione. Un danno non solo per la finanza locale, ma anche per l’integrazione di questa comunità.

L’Italia è l’unico paese in Europa a chiedere alla comunità rom di vivere in campi finanziati da soldi pubblici. Nel 2012 per la prima volta è stata adottata una strategia nazionale che sottolinea il carattere discriminatorio dei campi nomadi, con l’obiettivo di un loro superamento. Ma i soldi attorno alla gestione dei campi sono tanti. E le inchieste di questi mesi fanno intuire quali siano i veri motivi dietro la volontà politica di non chiudere i campi rom.

la ’21 luglio’ e la politica di Marino per i rom

sui rom il sindaco Marino annuncia la svolta richiesta dall’Associazione 21 luglio

  Marino2-1Roma, 9 dicembre 2014 

«Sono al lavoro con il consigliere Riccardo Magi su un piano per superare definitivamente e in maniera strutturale il sistema dei campi rom nella Capitale che, oltre alla violazione sistematica dei diritti, evidenziata anche dalla Commissione Europea, comporta un esborso inaccettabile di risorse pubbliche».

E’ quanto riportato in un messaggio a firma Marino recapitato ai promotori del Concerto “Roma suona Rom”, organizzato nella serata di ieri presso il Teatro Argentina di Roma.

Il sindaco di Roma Ignazio Marino, nell’esprimere «sincero apprezzamento per l’operato dell’Associazione 21 luglio», fa cenno all’inchiesta della Procura di Roma e alla sconvolgente realtà emersa. «Una conferma che oggi – scrive il primo cittadino – ci spinge ad andare avanti con forza e convinzione ancora maggiori sulla strada del cambiamento. E il cambiamento deve riguardare anche le politiche dell’accoglienza e la gestione dei campi rom dove, come abbiamo visto, il malaffare si è annidato traendo maggiori guadagni».

La lettera del sindaco rappresenta una risposta alla presa di posizione dell’Associazione 21 luglio il cui presidente nei giorni scorsi si era unito allo sciopero della fame promosso dal consigliere comunale Riccardo Magi. Obiettivo della protesta era quello di chiedere all’Amministrazione Comunale di dare dimostrazione concreta di voler relegare al passato la “stagione dei campi” e avviare una nuova politica di reale inclusione delle comunità rom sinte della Capitale. Il tutto, era stato chiesto, a partire dal Best House Rom, il centro di raccolta di via Visso che incarna tutte le contraddizioni di un sistema organizzato volto a concentrare e segregare i rom in spazi di sofferenza e violazione dei diritti umani.

«Al più presto – risponde il sindaco – intendo visitare il centro per rendermi conto personalmente, come sindaco e come medico, della situazione. A voi voglio ribadire il mio impegno a trovare una soluzione alternativa per le donne, gli uomini e i bambini che oggi vivono in condizioni non dignitose». «Ringrazio sinceramente per aver sollevato il caso emblematico della struttura Best House Rom – termina la missiva – e chiedo di sospendere lo sciopero della fame».

L’Associazione 21 luglio accoglie positivamente le parole del sindaco Ignazio Marino e si dichiara pronta a sostenere ogni iniziativa dell’Amministrazione Comunale volta ad un superamento definitivo dei “campi nomadi” della Capitale. «Il punto di partenza – sostiene l’Associazione – è quello indicato da noi e ripreso dal sindaco: il Best House Rom. Davanti a questa struttura, in via Visso, 14 domani, 10 dicembre, Giornata Internazionale per i Diritti Umani, verrà organizzata alle ore 14,00 una conferenza stampa dove verrà illustrata anche una bozza del Piano locale per il superamento degli insediamenti formali della Capitale, presentata nei giorni scorsi al sindaco Ignazio Marino».

i rom ghettizzati nei ‘campi’

«Chiudere i campi rom perché sono solo ghetti»

Convegno di Amnesty International per promuovere politiche di inclusione
Presentato il docufilm “Container 158” di Stefano Liberti ed Enrico Parenti

il gruppo sassarese di Amnesty International, l’Università di Sassari, la Caritas locale e le Associazioni 21 luglio e Inthum hanno organizzato nei giorni scorsi il convegno “sulla pelle dei rom” che, analizzando le condizioni di vita dei rom nei campi della zona e nel resto dell’Italia, è arrivato alla conclusione della opportunità della chiusura di questi campi perché generatori di marginalità e impedimento per una vera inclusione

sarebbe interessante sapere quali proposte in positivo e nel rispetto vero della cultura e delle opzioni personali dei singoli rom sono state proposte: ma ciò per ora non è dato sapere:

 I campi rom devono essere chiusi, perché finché i rom vivono nei campi non ci può essere inclusione. Questo il punto d’arrivo del convegno “Sulla pelle dei Rom”, che si è svolto martedì nell’aula magna del Dipartimento di Scienze umanistiche e sociali dell’Università. L’evento – organizzato dal gruppo Amnesty International di Sassari con il laboratorio Foist dell’ateneo sassarese, l’associazione Inthum, la Caritas turritana e l’Associazione 21 luglio – si è concluso con il proposito di riunire associazioni e istituzioni in uno sforzo comune verso il superamento dei campi rom.

La serata si è aperta con la proiezione del docufilm “Container 158” dei registi Stefano Liberti ed Enrico Parenti, presente all’incontro. La pellicola racconta la vita nel campo rom di via Salone a Roma, il più grande d’Europa. I problemi sono gli stessi che si ritrovano in tutti i campi rom, ai margini delle città. Luoghi dove si riproducono tutte le dinamiche del ghetto: difficoltà di raggiungere il centro della città e le scuole, isolamento, impossibilità di integrazione.

Riccardo Noury, portavoce della Sezione italiana di Amnesty, ha parlato della discriminazione dei rom in Europa. Dodici milioni di persone, la più grande minoranza del vecchio continente, a cui vengono negati i diritti fondamentali. «Quello che non è messo in discussione è la costruzione di politiche anti rom, che è una costante dell’Unione Europea – ha detto – non è stata mai aperta una proceduta di infrazione nei confronti dei Paesi che non rispettano i diritti dei rom. Amnesty International chiede che ne venga aperta una contro l’Italia per gli sgomberi forzati. In più, l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea nel quale come soluzione abitativa per i rom viene unicamente proposto il campo». Della nascita dei campi rom in Italia e della necessità del loro superamento ha parlato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio.

Don Gaetano Galia, direttore della Caritas Turritana, ha parlato della situazione dei rom in Sardegna, facendo il punto su Cagliari, Alghero e il campo rom di Sassari a Piandanna, dove abitano 137 rom divisi nelle due comunità musulmana e cristiano-ortodossa. Il primo passo per cambiare le cose però, deve partire dalla sensibilizzazione: «La discriminazione nasce dalla negazione dell’identità dell’altro, dalla pretesa di cambiarlo, dalla nostra abitudine di etichettare le persone – ha detto don Galia –. Noi non ragioniamo più in termini di fratellanza, ma la persona umana è unica e questo è il punto di partenza».