il fondamentalismo è anche tra noi – intervista a Timothy Radcliffe

 “anche i populismi sono una forma di fondamentalismo”

 

intervista con il teologo e biblista Timothy Radcliffe
Timothy Radcliffe
Chi è attratto da un fondamentalismo non riesce a confrontarsi con la complessità della vita
È il pensiero di Timothy Radcliffe, teologo e biblista di Oxford, uno degli autori cattolici più letti al mondo, che al Salone internazionale del Libro di Torino ha riflettuto sul tema «Credere al tempo dei fondamentalismi», politici e religiosi. Tra i quali inserisce anche i populismi.

Padre, quali rischi portano?

«L’incapacità di dialogare con le persone che pensano in modo diverso. Questo può portare un individuo a rinchiudersi in una bolla mentale. E tutto ciò viene aggravato dai moderni mezzi di comunicazione: gli algoritmi ci spingono a essere in contatto con individui che condividono i nostri pregiudizi e paure».

Chi si fa attrarre?

«Coloro che hanno difficoltà a confrontarsi con le ambiguità, la ricchezza e la complessità della vita. E la crescita del populismo – che è una forma di fondamentalismo – attira chi si sente lasciato indietro».

Ci fa qualche esempio?

«Negli Usa a votare Trump sono state molte persone bianche escluse dalle élite che dominano la politica e i mass media. La stessa cosa è avvenuta con la Brexit in Gran Bretagna. I gilet gialli in Francia esprimono un desiderio di visibilità e dicono: “Guardatemi! Esisto!”. Questa rabbia di non essere presi in considerazione finisce con l’attirare anche i detenuti che si convertono all’islam e poi si arruolano nell’Isis».

Che ruolo ha il cristianesimo?

«Ha una risposta arguta e sottile al desiderio di identità, uno dei primi elementi efficaci del fondamentalismo. Se sei cattolico, sai chi sei. Appartieni a una comunità definita con le sue proprie tradizioni. Ma attenzione: ti viene anche insegnato che non sai pienamente chi sei. L’apostolo san Giovanni scrive: “Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”».

A livello laico quale atteggiamento serve?

«Riconoscere la rabbia e la frustrazione di chi si sente marginalizzato».

Basterebbe questo?

«No. Occorre anche smontare gli assunti di base di ogni forma di fondamentalismo, e avere la forza per sfidare ogni risposta populista alle sofferenze di chi è messo da parte».

Che cosa devono fare i cristiani?

«La Chiesa ha qualcosa di meraviglioso da offrire. Siamo parte di un’organizzazione locale, conosciamo il dolore della gente. Pensiamo a papa Francesco quando era arcivescovo di Buenos Aires: era immerso nella vita delle baraccopoli. Ma al contempo la Chiesa è anche l’istituzione più globale che esista, presente in ogni nazione. Per questo lo straniero è mio fratello. E Dio di solito visita le persone come uno straniero. Dobbiamo essere aperti alla presenza di Dio negli stranieri».

Questo articolo è stato pubblicato nell’edizione del 12 maggio 2019 del quotidiano La Stampa

papa Francesco contro Casa Pound … e Salvini

il papa riceve i rom di Casal Bruciato

«quel che è successo non è civiltà»

di Maria Rosaria Spadaccino
in “Corriere della Sera

«Quando leggo sui giornali qualcosa di brutto vi dico la verità: soffro. Oggi ho letto qualcosa di brutto e soffro perché questa non è civiltà, non è civiltà»

Sedana si fa il segno della croce quando papa Francesco arriva sull’altare di san Giovanni in Laterano durante l’assemblea diocesana. Nascosta dietro la prima navata, con Violetta la piccola di 3 anni tra le braccia, sorride emozionata. Imer Omerovic e la moglie Sedana, bosniaci musulmani, prima attendono tra la gente, poi raggiungono la sacrestia dove incontrano il Papa.

Francesco scherza con la bimba, li invita a chiedere aiuto alla Chiesa per qualunque cosa, si fa raccontare la loro storia. «Dovete resistere», li esorta. In questo modo manifesta il suo affetto alla famiglia vittima di minacce ed insulti razzisti, perché assegnatari legittimi di una casa popolare a Casal Bruciato. «Quando leggo sui giornali qualcosa di brutto vi dico la verità: soffro. Oggi ho letto qualcosa di brutto e soffro perché questa non è civiltà, non è civiltà». Le parole del Papa pronunciate ieri mattina in Vaticano durante l’incontro con il popolo rom sono una consolazione potente per chi da 4 giorni vive blindato nella casa che era il sogno di una vita. Ieri, in un primo momento, si era diffusa la voce che gli Omerovic spaventati avrebbero manifestato l’intenzione di andarsene, poi questa idea sarebbe cambiata nel corso della giornata. «Sono certo turbati e molto stanchi, ma vogliono provare davvero a cambiare vita. E questa casa è una grande opportunità», osserva Patrizia, l’operatrice sociale che li sta aiutando.

Ma le tensioni di questi giorni non si sono ancora dissolte come testimoniano ieri a Casal Bruciato le molte bandiere tricolori appese alle finestre (distribuite da CasaPound). Intanto dalle indagini sarebbero stati già denunciati gli autori, militanti di estrema destra, delle minacce di stupro alla madre della famiglia rom. Ma la vita per gli Omerovic è sempre complessa. Per uscire di casa e raggiungere la basilica di San Giovanni infatti sono stati scortati dalla polizia. Sul fronte politico la sindaca Virginia Raggi rivendica con forza la vicinanza ai rom: «Un sindaco deve stare vicino agli ultimi». E il vicepremier Luigi Di Maio precisa: «È giusto dare la massima solidarietà a una donna che viene minacciata di stupro da CasaPound o da fascisti».

Ma nella trasmissione «Dritto e Rovescio» aggiunge: «Però dobbiamo rivedere le norme che fanno arrabbiare le persone. Per evitare episodi come questo». Mentre il premier Giuseppe Conte aggiunge: «La legge va applicata». E il segretario del Pd Nicola Zingaretti annuncia la riapertura della sezione del partito a Casal Bruciato: «Bisogna starci 365 giorni l’anno, tornare nei luoghi dove la vita, se non ci sono politica e servizi, può provocare questi istinti

la spiritualità della liberazione è l’opposto della psicologia della sopportazione

storia di salvezza e storia di liberazione

«strappa l’oppresso dal potere dell’oppressore, non esser pusillanime quando giudichi» (1)

la squallida manipolazione della Scrittura trasforma la spiritualità della liberazione in psicologia della sopportazione (tendente alla rassegnazione)

I dominatori del mondo, nella bulimica smania di conquista, non si appropriano solo della terra e della vita degli oppressi, ma anche del loro Dio. Così, promuovono la squallida manipolazione della Scrittura, che trasforma la spiritualità della liberazione in psicologia della sopportazione (tendente alla rassegnazione) e convincono, spesso, la Chiesa, in cambio di qualche triste privilegio, a mettersi al loro servizio, oppure a mantenersi equidistante, cioè pusillanime nel giudizio. Agiscono pure sugli oppressi facendo apparire conveniente la collaborazione con la catena di sfruttamento, che prevede qualche eccezione, a cui possono aspirare. Dio, invece, agisce in modo opposto, salvando l’ultimo. Su questo non abbiamo alcun dubbio, ma occorre riflettere sulle modalità. Sicuramente non adopera mezzi magici o spettacolari, e neanche procede dall’alto, sfoggiando poteri o prerogative. Dio scende, assume la condizione dell’oppresso, ed incarnandosi dimostra fattivamente da che parte si pone. Entra nella storia degli oppressi, la scrive camminando nelle profondità degli abissi (2) insieme a loro, e la legge da quella prospettiva. Dio cammina con i calpestati verso il Regno, ma non prescindendo da loro. Si tratta di una causa che richiede partecipazione e coinvolgimento. Si tratta, al tempo stesso, di vocazione e di missione, di un dono da ricevere e di un impegno da portare avanti. C’è la schiavitù che si può decidere di accettare e la libertà che si può, ancora, conquistare. In mezzo si trova il deserto, il nulla, l’incertezza. L’oppresso deve scegliere di attraversarlo, rompendo ogni indugio, rinunciando ad ogni calcolo, senza attendere autorizzazioni o aspettarsi applausi. Come unica certezza la Parola eterna che Dio ha pronunciato:

«Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso» (3).

(1) Siracide 4,9

(2) Cfr. Siracide 24,5

(3) Esodo 3,7-8

il Dio di Gesù è il Dio della liberazione

credo al Dio della liberazione

Christine Prieto

Come Dio fece uscire gli Ebrei dal paese di schiavitù

allo stesso modo credo che Gesù Cristo ci fa uscire dalle nostre prigioni.

Credo che egli ci insegna, giorno dopo giorno, a costruire la nostra umana dignità

e a rimanere in piedi di fronte al Padre, nella gioia, nella pace del cuore,

nella fiducia nel suo amore e nel suo sostegno.

 

Credo che Gesù ci faccia scoprire chi è Dio.

Un Dio che non abita in case fatte dalla mano dell’uomo.

Ovvero un Dio che noi non possiamo racchiudere nelle statue,

nei templi, nei dogmi, nei pregiudizi.

Ma un Dio che abita le pietre viventi, che siamo noi.

 

Credo che Gesù ami e chiami tutti gli esseri umani senza distinzione:

le donne e gli uomini,

i bianchi, i neri, i gialli,

i poveri e i ricchi,

gli eterosessuali, gli omosessuali, i transessuali,

i giovani e i vecchi… e tutte le altre differenze che esistono.

Perché sono tutti diletti figli di Dio.

 

Credo che Dio voglia che costruiamo insieme un mondo di pace

condividendo la nostra diversità e le nostre ricchezze.

 

 Christine Prieto

le vie di Dio e le nostre vie

le scelte di Dio

da Altranarrazione

“i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie” (Is.)

Una giovinetta di periferia per realizzare le speranze degli oppressi e spezzare le catene forgiate dal mondo.

Dei subumani (i pastori) (1) per l’annuncio di gioia che nessuno è ancora riuscito a spegnere.

Dei pescatori, rozzi, malfamati, pavidi, per testimoniare l’Amore che non indietreggia e si lascia crocifiggere.

Un’eretica (la samaritana) per rivelare il dono della vita interiore.

Una prostituta e un’adultera per rivelare il paradigma alternativo e creativo di Dio.

Niente re, regine, potenti.

Niente specialisti, addetti al culto, intellettuali.

Niente palazzi, uffici, burocrazie.

Niente cattedre, pulpiti, tavole rotonde.

Noi ti rendiamo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli, agli ultimi, agli esclusi (2).

(1) Così venivano considerati all’epoca.
(2) Cfr. Vangelo di Luca 10, 21

la via crucis contro la chiusura ai migranti e contro la donna ‘usa e getta’

Via Crucis

suor Bonetti

Mediterraneo tomba d’acqua mentre i governi discutono


Luca Liverani 
Le meditazioni della Passione scritte dalla religiosa che da anni salva dal marciapiede le ragazze costrette a prostituirsi. «Nelle vittime di tratta Gesù crocifisso di nuovo sulla strada»

Foto archivio Ansa

«Porterò nella Via Crucis al Colosseo la sofferenza e la Passione di tante donne. Tante minorenni senza volto e senza speranze, donne usa e getta».

Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, da vent’anni lotta per liberare tante donne dalla schiavitù dello sfruttamento sessuale. Ed è a lei che il Papa, tramite il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, ha chiesto di scrivere le meditazioni della Via Crucis che viene guidata come ogni anno dal Papa davanti al Colosseo. «Cristo muore ancora sulle nostre strade, ma per fortuna ci sono anche tante Veroniche che ne asciugano le lacrime, tante Marie che le sostengono nelle loro sofferenze», ha detto la religiosa, incontrando gli operatori dei media nella Sala Stampa della santa Sede.

Suor Bonetti

Suor Bonetti

Suor Eugenia racconta sorridendo di quando il cardinale Ravasi all’inizio di marzo le ha chiesto di scrivere le meditazioni: «Mi ha lasciato di stucco, non avevo idea di cosa scrivere. Mi ha detto: «Le do tempo per dirmi di sì, ma non mi dica di no». Dopo 24 anni in Kenya, suor Eugenia viene mandata a Torino in un centro di ascolto per stranieri. Ed è un incarico in cui inizialmente si trova a disagio.

«Lì non ci volevo stare – racconta la missionaria – chiedevo di tornare in Africa, non conoscevo nulla del problema, mi facevano rabbia quelle “statuette” di ebano per strada, che avevo lasciate in Africa piene di vita. Poi, un giorno, ho capito».

È Maria, una ragazza africana che le chiede aiuto per un problema di salute ad aprile gli occhi. Non c’era tempo per un conversazione nel centro d’ascolto, suor Eugenia deve andare a messa e invita la ragazza ad accompagnarla. La passeggiata sotto la pioggia per le vie di Torino non passa inosservata: sotto lo stesso ombrello una suora e una prostituta. «L’avevo etichettata, per me non era una persona, era solo una prostituta. In chiesa mi siedo davanti, la ragazza si mette più dietro e la sento piangere. Ho rivisto la scena del Vangelo di quello che dice “io non sono come lui”… Lei è uscita perdonata, io sono uscita stravolta. La notte non ho dormito: il Signore mi stava dicendo che doveva essere quello il mio nuovo compito. Avrei aiutato queste donne. Mi hanno raccontato l’orrore e la paura, quante lacrime ho asciugato!». Da allora lavora ogni giorno per «spezzare le catene che imprigionano queste donne: mai più schiave».

LE MEDITAZIONI

(a cura di Tiziana Campisi, da Vatican News)

La Via Crucis, la religiosa presidente dell’Associazione “Slaves no more”, l’ha voluta idealmente percorrere “insieme a tutti i poveri, agli esclusi dalla società e ai nuovi crocifissi della storia di oggi, vittime delle nostre chiusure, dei poteri e delle legislazioni, della cecità e dell’egoismo, ma soprattutto del nostro cuore indurito dall’indifferenza”.

Tra loro anche le 26 giovani nigeriane i cui funerali sono stati celebrati a Salerno, e la loro connazionale Favour, di 9 mesi, che ha perso i genitori in mare.

La piccola Favour

la piccola Favour

Nella prima stazione, la figura di Pilato ha ispirato la preghiera “per coloro che ricoprono ruoli di responsabilità, perché ascoltino il grido dei poveri” e “di tutte quelle giovani vite, che in modi diversi, sono condannate a morte dall’indifferenza generata da politiche esclusive ed egoiste”. In Gesù che prende la croce, c’è invece l’invito a riconoscere “i nuovi crocifissi di oggi: i senza fissa dimora, i giovani senza speranza, senza lavoro e senza prospettive, gli immigrati costretti a vivere nelle baracche ai margini della nostra società, dopo aver affrontato sofferenze inaudite”. Ma il pensiero va anche ai bambini “discriminati a causa della loro provenienza, del colore della loro pelle o del loro ceto sociale”. Di fronte a tutto ciò l’esempio da seguire è quello di Cristo che parlava di servizio, perdono, rinuncia e sofferenza, manifestando con la sua vita “l’amore vero e disinteressato verso il prossimo”.

Nelle tappe di Gesù verso il Calvario, suor Eugenia Bonetti riconosce diversi episodi di cui è stata testimone; nell’incontro con Maria intravede le “troppe mamme che hanno lasciato partire le loro giovani figlie verso l’Europa nella speranza di aiutare le loro famiglie in povertà estrema, mentre hanno trovato umiliazioni, disprezzo e a volte anche la morte”; in Gesù che cade per la prima volta, fragilità e debolezza umana sono spunto per ricordare i samaritani di oggi che si chinano “con amore e compassione sulle tante ferite fisiche e morali di chi ogni notte vive la paura del buio, della solitudine e dell’indifferenza”. “Purtroppo molte volte oggi non sappiamo più scorgere chi è nel bisogno, vedere chi è ferito e umiliato – scrive la religiosa della Consolata –. Spesso rivendichiamo i nostri diritti e interessi, ma dimentichiamo quelli dei poveri e degli ultimi della fila”. È allora che c’è da chiedere a Dio di aiutarci ad amare e a non essere insensibili al pianto, alle sofferenze e al grido di dolore altrui.

E come non vedere nella Via Crucis i tanti “bambini, in varie parti del mondo, che non possono andare a scuola”, “sfruttati nelle miniere, nei campi, nella pesca, venduti e comperati da trafficanti di carne umana, per trapianti di organi, nonché usati e sfruttati … da molti, cristiani compresi”. Sono i minori “privati del diritto a un’infanzia felice”, “creature usate come merce di poco valore, vendute e comperate a piacimento”. Ma al centro delle meditazioni di suor Eugenia Bonetti, che da anni si batte contro il traffico di esseri umani, ci sono i migranti e le vittime della tratta. Il richiamo a “crescere nella consapevolezza che tutti siamo responsabili del problema” e che “tutti possiamo e dobbiamo essere parte della soluzione” si legge nell’ottava stazione, “Gesù incontra le donne”. E soprattutto alle donne “è richiesta la sfida del coraggio”, “di saper vedere e agire”, di considerare “il povero, lo straniero, il diverso non … come un nemico da respingere o da combattere ma, piuttosto come un fratello o una sorella da accogliere e da aiutare”.

Nella nona stazione, a Gesù che cade la terza volta, “sfinito e umiliato sotto il peso della croce”, vengono accostate le “tante ragazze, costrette sulle strade da gruppi di trafficanti di schiavi, che non reggono alla fatica e all’umiliazione di vedere il proprio giovane corpo manipolato, abusato, distrutto, insieme ai loro sogni”. Sono il frutto della cultura usa e getta. A ridestarcene è la scomoda domanda di Dio – “Dov’è tuo fratello? Dov’è tua sorella?” – che deve “aiutare a condividere la sofferenza e l’umiliazione di tante persone trattate come scarto”.Denaro, benessere e potere gli idoli di ogni tempo

L’immagine del corpo spogliato di Cristo, paragonabile a quello dei minorenni, oggetto di compravendite, lascia riflettere sugli idoli di ogni tempo: denaro, benessere e potere che hanno reso tutto acquistabile. È venuta meno “la centralità dell’essere umano, la sua dignità, bellezza, forza”. Ma c’è chi ancora rischia la propria vita per salvarne altre, soprattutto nel Mediterraneo, dove in tanti hanno aiutato “famiglie in cerca di sicurezza e di opportunità”, “esseri umani in fuga da povertà, dittature, corruzione, schiavitù”; tutte persone di cui bisogna riscoprire la bellezza e ricchezza, “dono unico e irripetibile” di Dio “da mettere a servizio della società intera e non per raggiungere interessi personali”.

L’ultima stazione, che conduce al sepolcro di Gesù, infine, fa pensare ai “nuovi cimiteri di oggi”: il deserto e i mari, dove oggi trovano dimora eterna “uomini, donne, bambini che non abbiamo potuto o voluto salvare”. “Mentre i governi discutono, chiusi nei palazzi del potere – scrive suor Eugenia Bonetti – il Sahara si riempie di scheletri di persone che non hanno resistito alla fatica, alla fame, alla sete” e il mare si è trasformato in una “tomba d’acqua”. E allora l’auspicio è che la morte di Cristo possa “donare ai capi delle Nazioni e ai responsabili delle legislazioni la consapevolezza del loro ruolo a difesa di ogni persona” creata a immagine e somiglianza di Dio, e che la sua resurrezione “sia faro di speranza, di gioia, di vita nuova, di fratellanza, di accoglienza e di comunione tra i popoli, le religioni e le leggi”.

una ‘via crucis’, quella di quest’anno, evangelicamente davvero ‘pericolosa’

la ‘via crucis’ dei porti chiusi

per la prima volta la più importante celebrazione liturgica è dedicata ai fuggiaschi di oggi che spesso diventano schiavi

un preciso segnale politico a Salvini

Pope Francis asperses holy water as he celebrates Palm Sunday Mass in St. Peter's Square at the Vatican, Sunday, April 14, 2019. The Roman Catholic Church enters Holy Week, retracing the story of the crucifixion of Jesus and his resurrection three days later on Easter Sunday. (AP Photo/Gregorio Borgia)

papa Francesco come un nuovo Mosè alza la Croce davanti ai Faraoni del mondo per aprire il Mar rosso a un nuovo popolo eletto, quello degli ultimi, quello dei migranti

Dal 2013, dal primo viaggio a Lampedusa, sono innumerevoli gli interventi papali sul dramma di chi muore nel Mediterraneo e chi cerca di fuggire oltre i muri che numerosi si stanno alzando in Europa e nelle Americhe

nel ’68 si gridava “il personale è politico”. Oggi, quarant’anni dopo, la Chiesa di Francesco grida “Urbi ed orbi”, in mondovisione, che “la fede è politica”

Ma non era mai accaduto che un’intera celebrazione liturgica, per di più al centro del Triduo della Settimana Santa, i giorni più importanti della fede cristiana, fosse dedicata ai fuggiaschi di oggi che spesso diventano schiavi. Questo accadrà durante la tradizionale via Crucis del Colosseo, quando verranno lette le meditazioni di Suor Eugenia, “una giovane ottantenne” (come l’ha definita il direttore ad interim della Sala Stampa Vaticana, Alessandro Gisotti). Un vero e proprio j’accuse alle “politiche esclusive ed egoiste” che erigono muri e vedono nel diverso “un nemico da respingere o da combattere”, la denuncia dei “troppi calvari sparsi per il mondo, tra cui i campi di raccolta simili a lager nei Paesi di transito, le navi a cui viene rifiutato un porto sicuro, le lunghe trattative burocratiche per la destinazione finale, i centri di permanenza, gli hot spot, i campi per lavoratori stagionali”: una Via Crucis che denuncia senza mezzi termini la situazione degli “spaventosi centri di raccolta in Libia”. Durante la Via Crucis saranno lette le storie delle prostitute che dall’Africa giungono in Italia. “Racconti brevi”, che aiuteranno a far capire perché “occorre gridare con forza ‘Mai più schiave!’. Perché – ha aggiunto Suor Eugenia durante una presentazione in Sala Stampa vaticana – non è possibile che nel 2019 vi siano milioni e milioni di donne che ancora crocifiggiamo per il nostro consumo”.

Nel ’68 si gridava “Il personale è politico”. Oggi, quarant’anni dopo, la Chiesa di Francesco grida “Urbi ed orbi”, in mondovisione, che “la fede è politica”. Non è ricorrenza cerimonialistica, così ha detto qualche giorno fa Francesco. Sono gli ultimi ad essere la “carne di Cristo”.

Francesco proclama che la “fede è politica” e lo fa con tutta la forza (anche mediatica) di cui dispone, nel momento centrale del”passaggio” della Pasqua (solennità con cui gli ebrei celebrano la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e i cristiani quello dalla schiavitù del peccato e della morte ad una vita nuova).

Le elezioni europee di fine maggio incombono, l’Europa nata anche dalla visione “cattolica” dei padri fondatori (molti non sanno che le dodici stelle della bandiera sono state scelte come omaggio alla corona della Madonna, la “Notre Dame”) potrebbe soccombere davanti alla possibile vittoria populisti e sovranisti.

E così Francesco e la sua Chiesa scendono in campo contro una politica giudicata incompatibile, quella “dei porti chiusi” di cui si è fatto araldo innanzitutto il vicepremier italiano Matteo Salvini.

Qualcosa di simile, ma meno eclatante, era già avvenuto nel 2016 per le presidenziali americane, quando quindici giorni prima del voto il nunzio apostolico di recò alla barriera al confine con il Messico a celebrare la Messa e alla candidata democratica Clinton fu “permesso” di usare nel suo discorso conclusivo la celebre frase di cui Francesco ha il copyright, “Costruire ponti e non muri”. Vinse Trump.

E naturalmente ciò sollevò e solleverà molte polemiche. “E’ questo quello che deve fare un Papa?”

Per una coincidenza oggi nella classifica delle cento persone più influenti al mondo stilata dalla rivista “Time”, c’è il leader del Carroccio (addirittura in copertina) insieme al presidente americano Donald Trump e Papa Francesco. A descrivere Salvini per il “Time” è stato Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca. “Salvini è ora uno dei politici di cui si parla in Europa, ed entro la fine di maggio, dopo le elezioni europee, potrebbe essere anche il piu’ potente”, ha scritto Bannon.

Qualche giorno fa il Guardian ha rivelato che fu proprio Steve Bannon che consigliò a Matteo Salvini di attaccare il Papa sulla questione immigrazione. Il “suggerimento” sarebbe stato fatto durante un incontro a Washington nell’aprile del 2016, pochi mesi prima che Bannon assumesse il ruolo di capo della campagna di Trump. La Lega, questo il consiglio di Bannon secondo la ricostruzione, avrebbe dovuto iniziare a prendere di mira Bergoglio, che dell’immigrazione ha fatto uno dei pilastri del suo papato.

“Bannon disse a Salvini che il Papa è una specie di nemico. Suggerì di attaccarlo frontalmente”. La Lega e l’entourage di Salvini hanno smentito con decisione che ciò sia avvenuto. Ma iniziò allora l’utilizzo da parte di Salvini di una maglietta significativa “Il mio papa è Benedetto” (alludendo a Benedetto XVI).

Chi tra Francesco e Salvini, conquisterà il cuore degli italiani e dell’Europa?

Il presidente Trump sa che il “brand” mondiale di Francesco è molto forte e oggi ha chiamato il Papa per esprimergli vicinanza per l’incendio che ha aggredito la cattedrale di Parigi, “la Signora”, una signora che ha resistito al fuoco, la “Notre Dame”, cuore simbolico dell’Europa cristiana, ben più che la Basilica di San Pietro

la situazione socio-religiosa dei rom in Croazia – relazione al C.C.I.T. 2019

 

 

 

 

 

 

CC1T- TROGIR -2019

LA SITUAZIONE DEI ROM IN CROAZIA

prof dr. sc. Neven Hrvati

Introduzone

Questa relazione ha due parti che illustrano l’ ‘evangelizzazione di ritorno’ nella pastorale di Roma in Croazia.

La prima parte la espone il dr.sc. Neven Hrvatie,  professore ordinario e permanente alla Facoltà di Filosofia — Zagabria — Dipartimento di Pedagogia e membro del Comitato di Conferenza episcopale croata per la pastorale dei Rom, iniziatore e realizzatore della Comunità educativa dei Roma dentro la Conferenza episcopale .

La seconda parte  sarà presentata dalla prof. Kristina Cacic, catechista e segretaria del Cimitato per la pastorale dei Roma della diocesi di Varazdin e  membro del Comitato per la pastorale dei Rom presso la Conferenza episcopale croata.

Ia PARTE

ROMA IN CROAZIA

Secondo l’ultimo censimento del 2011 e secondo l’indagine del Comitato per la pastorale dei Rom presso la Conferenza episcopale croata, in Croazia oggi vivono 16.975 Rom, pero’ secondo di valutazione della Commissione europea, delle associazioni Rom, in Croazia oggi vive tra 35 e 40 mila di Roma. I Roma come parte integrante del corpus croato, per oltre sei secoli della vita comune non hanno fin dal inizio del XXI secolo ( interamente ) creato e strutturato la sua comunita’ nazionale, neppure hanno realizzato di maggioranza loro diritti di minoranze. Dichiaratamente garantiti gli stessi diritti di tutte le minoranze nazionali non sono presso i Roma, nel perfido anteriore, seguito realizzazione politica, culturale, di media, attivita’ editoriale, uso linguistico e alfabetico, e in modo speciale nella educazione ed istruzione.
Le ragioni per sudetto sono multidimensionali:

■ Sonno grande le dfferenze tra i singoli gruppi etnici dentro la comunita’ di Roma riguardo alla appartenenza linguistica, socio-economica e religiosa,

■ stazionamento spaziale e attenuazione della vita nomade tradizionale ha causato i cambiamenti nella struttura economica dei singoli gruppi — Rom restano senza il lavoro, impoveriscono e spazialmente si separanno.

■ il processo di assimilazione collegato con il desiderio di migliorare lo standard di vita e di cambiamento di mestiere ( dei gruppi singoli ), cosi che i Roma nelle citta’ ( fuori dei loro villaggi oppure villaggi completi ) perdono la loro cultura e identita’ nazionale.

■ A causa per persecuzioni nel passato tanti Rom non si vogliono dichiarare ed identificare come appartenenti della comunita’ nazionale di Roma.

■ I Roma in Croazia vivono su tutto il territorio statale, pero’ non sono organizzati e riconoscibili come la comunita’, oltre di regione Medimurje — Croazia nord — dove vive maggoranza di Roma di Croazia.

La situazione reale di Roma in Croazia e la condizione marginale, ( i dati demografici, la struttura socio-economica, il modo di vivere e migrazioni, educazione ed istruzzione dei bambini….) non puo’ esere letta dai datti statistici perche’ i Rom in Croazia, nonostante delle differenze nei mistieri, delle lingue, religione e delle alcune altre carateristiche sono piu’ meno economicamente e socialmente marginizatti.

Il comitato per la pastorale di Rom presso la Conferenza episcopale croata — contribuisce alla evangelizazione di ritorno

Il comitato per la pastorale di Rom presso la Conferenza episcopale Croata ( creato nell’anno 1987. ) tenedno conto dei diversi approcci, offre stimoli significativi nella evangelizzazione della  comunità Rom, ma e’ anche un fattore importante nel campo dell’ educazione ed istruzione, verso un , obiettivo comune: integrazione di Roma nella comunità’ sociale e religiosa.
Un significativo passo avanti nella pastorale dei Rom si e’ smesso nel anno 20.05.pubhl.icando il catechismo „ Sulla via di Dio” nella lingua croata e nello stesso tempo nelle due lingue dei Rom piu diffuse in Croazia e 111.111% creando incontri nazionali degli operatori pastorali.

Le attività importanti dei comitato sono la organizazione degli incontri nazionali degli operatori pastorali tra i Rom che si organizzano dal 2009, con vari argomenti:

I Rom in Croazia: la cura dello stato Croato e la cura pastorale della Chiesa in Croazia ( 2009. )

il sacramento di battesimo (2010.)

Eucaristia: la pastorale delle famigkie Rom in occasione della prima comunione ( 2011.)

L’ idea ed esperienza di Dio tra i Rom (2012.),

Decennio per i Rom: gli obiettivi e realizzazione ( 2013.)

Convivenza nella diversita’ ( 2014. )

La pastorale dei vilaggi Reni ( 2015. )

La misericordia (2016.)

Il ruolo di catechista nella pastorale dei Rom (2017.)

Inclusione dei Rom nella vita della comunità parrocchiale (2018.)

Il comitato per la pastorale dei Rom presso la Conferenza episcopale croata 2009. ha iniziato e realizzato l’indagine della pastorale dei Rom in Croazia, e come indicano le esperienze europee e croate che nel processo di integrazione i Rom nella comunità sociale, come anche la creazone di un rapporto positivo con la scuola attività pastorali particolarmente importanti: scuole familiari religiose incontri pastorali, partecipazione a eventi religiosi comunitaria, il Comitato anche per l’anno 2019. e’ preparato la nuova ricerca completa sulla sitauzione di Roma in Croazia.

La comunita’ educativa di Roma ( ROZ )

Nell’ambito dell’approccio interculturale all’educazione e alla formazione dei rom la sua importanza ha il programma della Comunità Educativa Rom, presso il Comitato per la pastorale dei Rom della Conferenza episcopale croata. È una forma specifica di attività educativa, religiosa e formativa che si organizza per i bambini di Rom in Croazia.
Lo scopo di questa Comunità educativa: educazione e formazione interculturale, rispetando nella pastorale la specifica’ culturale di Roma, per costudire loro identica’ nazionale in Croazia.

I compiti della’ comunità educativa Rom:

• dare la possibilita’ ai bambini Rom di ricorrere ad altre persone , esperimentando e permeando le proprie e diverse caratteristiche culturali;

• educazione e formazione interculturale, conoscere la storia, le realizzazioni tradizionali e artistiche di Roma e le connessioni con le diverse culture;

• La conoscenza e la scoperta della fede nella vita comunitaria, rispetando la religione tradizionale dei Rom, loro lingua oppure il dialeto cui parlano.

• Forza creativa in lingua romana, e collegamento ed influenza reciproca della cultura croata e delle minoranze nazionali in Croazia.

• La socializzazione dei bambini rom, educazione familiare e sanitaria.

Obiettivo della comunita’ educativa e’: „ESSERE INSIEME” – NOJ UN Fl GRMAD. Professori, insegnanti, asistenti di Roma ed alluni come vera comunita’ pedagogica adempie questo programa con rispetto, tolleranza e fiducia.

La comunita’ educativa ha mostrato il suo impegno per I’ inculturuione e il rispetto della lingua dei Rom introducendo la lingua dei Rom nella liturgia ( La liturgia della Parola: le letture e la preghiera dei fedeli ).

Per la comunita’ nazionale a riguardo di Roma in Croazia, oltre il meglioramento della posizone socio-economico, l’integrazione in tutti i segmenti della societa’, e’ fondamentale tutto e sempre con il rispetto e la conservazione della cultura, la tradizione i lo stille della loro vita.

Le esperienze fin ora obbligano le istituzioni statali e la comunita’ di Roma in Croazia, perche’ si impegnino loro diritti che li ha lo magiontnza. Con il rispetto dei impegni di risolvere uniti problemi a riguardo dei Rom: alloggio, lavoro, salute„., proprio ambito di educazione, istruzione e pastorale mostrano la sintesi delle diversita’ di partenze e unitarieta’ di realizazione nel oprativo per il bene reciproco di Roma e di Non-roma.

IIa PARTE

I.’ ESPERIENZA DELLA PASTORALE TRA I ROM NELLA DIOCESI DI VARAZDIN

Prof. Kristina Cacic

A )  l.a cura concreta della chiesa locale per Roma: Il lavoro della Comitato per la pastorale di Roma della diocesi Varazdin.

“Per molto tempo si è sentito il bisogno di istituire il Comitato per la Pastorale Rom nella Diocesi alla fine di rendere un modo costruttivo e produttivo perche’ la Chiesa si avvicini ai membri del popolo Roma che, nella zona della nostra diocesi, in gran numero, hanno trovato la loro sistemazione permanente o la loro casa “.

Con questo detto il vescovo Mrzljak, dopo i saluti e le preghiere introduttive si e’ rivolto nei locali dell’ ordinariato diocesano agli attuali membri del futum Comitato pastorale Rom al venerdì 18 settembre 2016. data dell’istituzione ufficiale del Comitato per la pastorale di Roma nella diocesi Varaldin )

Nella sua riflessione sull’importanza dell’organizzazione di una pastorale qualitativa di Roma nella Diocesi, il vescovo Mrzljak ha sottolineato i seguenti fatti:

– perche’come una Diocesi con il maggior numero di membri della minoranza nazionale Rom e quelli si dichiarano i cristiani, il nostro dovere fraterno è quello di avvicinarsi al popolo Rom alla luce delle parole di Papa Francesco, conte dobbiamo portare la parola del Vangelo a chiunque sia in qualche modo emarginato o escluso nella società;

– nell’ operare pastorale con i Rom, siano essi bambini o adulti, ci conduce ispirazione pastorale e concreta saggezza pastorale, adattamento e intraprendenza, viste le numerose sfide nel lavorare con i fratelli e le sorelle Rom;

Per gli operatori pastorali nel lavorare con i Rom loro visione ed i loro obiettivi, la fonte di ispirazione e’ il documento ” Orientamenti per una pastorale degli Zingari” del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migratiti e gli Itineranti.

Obiettivo del Comitato:

Sulla base di un approccio pastorale ben concepito e di un’azione pastorale completa e ragionevole tra e con i membri del popolo Rom, costruire una vera conutnita’ cristiana di fratellanza alla luce della verita’ evangelica che siamo tutti i figli di unico Padre celeste.

Sentiamo ed esperimentiamo che tale pastorale e’ neccessaria nella evangelizzazione del polopolo Rom nella diocesi di Varaddin perche’ i Rom nella nostra societa’ sono ancora il gruppo di rischio più vulnerabile (socialmente svantaggiato / marginalizzato / escluso) principalmente a causa di alto grado di disoccupazione, copertura inadeguata del sistema educativo, condizioni abitative inadeguate e (no) regolarizzazione delle aree abitate dai Rom.

Esperimentiamo come dicono gli Orientamenti, che la Chiesa e’ chiamata costruire una pastorale speciale per i fratelli Rom, diretta verso la loro evangelizzazione promuovendo la dignità della persona umana. Orientamenti, Prefazione ).

Alcune delle attività della pastorale in Diocesi:

– organizzazione di celebrazione eucaristica con i Roma Beato Cefferino ed Emilia nella cattedrale di Varaddin

Organizzazione di via crucis per le strade di un insediamento Rom

pellegrinaggio annuale di madri e bambini al santuario mariano nazionale di Marija Bistrica

le visite alle famiglie rom su invito e / o raccomandazione durante l’anno.

“Missioni di famiglia”

partecipazione alle attività del Comitato per il servizio pastorale dei Rom della Conferenza episcopale croata

supporto nel lavoro professionale dcgli insegnanti in tutta la diocesi

 

B) Prospettiva di catechisti nel laroro con i bambini Rom

Ci sono ohm 20 scuole clementari nella diocesi di Vara/din tirquentato da studenti della minoranza nazionale rem e si iscrivono ad un materia scolastica chiamata Catechismo cattolico.

Come la premura pastorale noi catechisti la sentiamo conic la sfida ad impegnarsi con tutta la rrsponsabilita’ ad una cducazione i scuolari nella fede e a riguardo di questo noi tentiamo essere:

– i primi anunzziatori della parola di Dio

i primi creatori di vera immaggine della Chiesa

– anunzziatori sinceri della „cultum di vita”

Nelle ativita’ pastorali tra i Roma ci ispira it testo di n.60. dei Orientamenti: ,,la Parola di Dio annunciata agli Zingari nei van ambiti dell’azione pastorale sara’ da lore piu’ facilmente accolta se proclamata da qualcuno che si e’ dimostrato in concrete, solidale verso di are attraverso gli avvenimentt della vita.”

Nella diocesi si organizzano i seminari professionali per insegnanti con it supporto della Diocesi e dell’ Agenzia per educazione ed istruzione at livello del Ministere della Pubblica Istruzione della Repubblica di Croazia.

Gli obiettivi di tali incontri sono seguenti:

1. Conoscere gli elementi scientifici c professional dell’educazione ed istruzione interculturale che contribuiscano a una migliore comprensione e l’accettazione della minoranza nazionale rem attraverso it prisma dell’educazione religiosa;

2. Condividere l’esperienza professionale acquisita attraverso it lavoro educativo con la popolazione di bambini rom.

3. Rafforzare it livello professionale dell’istruzione religiosa nel lavoro con i bambini Rom;

Il Comitato pastorale Rom della diocesi di Varaddin continua a sostenere c rafforzare it lavoro degli insegnanti con bambini appartenenti alla minomnza nazionale Rem. Come risultato unico del lavoro di una delle conferenze professionali, c risorto it testo titolato: La letters di sostegno per Rom 1′ alluno di religion” in cui ii catechista esprime sincere sostegno a Rom alluno di cateschesi.

Caro Elvis, Sladana to mi sei importance ! Con questa letters roglio darti supporto e assistenza nella n,a ulterior:. educazione. Non collar:- it tuo sguadro, non ti metier: da parte perche it tuo posto e qui Ira tati. 3lostrami chi sei e troverema moire cose comunL Le differenze ci collegheranno, non ci separeratmo.

C) La testimonianza personale: it cambiamento di vita sulla base del comandamento dell’ amore: “ama il tuo fratello come te stesso.”

La mia vita personale e professionale è cambiata irrevocabilmente attraverso le riunioni, lavoro e convivenza con i fratelli e le sorelle Roma. Fin dall’inizio del lavoro di insegnamento con i bambini Rom, e tramite lord ed incontro con le loro famiglie mi sono rem come che l’altra parts di Dio di comandato di amare Amu it tuofratello come to siesso” solo puo’ condurre correttamente, guidare e rafforzare nel lavoro tra i Roma.

In questa forma di lavoro pastorale ci sono molte slide che mi incoraggia a persistere ad otTrire compassione supporto e rifugio per coloro che sono i piu vulnerabili tra noi nella Chiesa e nella societa. La seconda parte del comandamento dell’amore mi rende consapevole come e’ bello partecipare nella formazione delle anime umane e’ tut dono inapprezzabile che richiede solo una cosa: it vero amore umano che si realizza attraverso lo sguardo, it riconoscimento, attaccamento persistente e la disposizone di evangelizzarsi a vicenda.

 

la testimonianza di Nathalie Gadéa al C.C.I.T. 2019 in Croazia

 

 

C.C.I.T. 2019 – Trogir  

La missione in cambio

o

la Beatitudine dell’irrigatore irrigato

Nathalie Gadéa

La missione è indissociabile dall’incontro, ne è la condizione stessa. Si tratta di donare una parte della propria vita e sentire è resa trasformata. È, mi sembra, uno dei frutti dell’Annunciazione della Buona Novella, che suscita questa domanda durante la missione di evangelizzazione, chi evangelizza chi ?

Il messaggio conclusivo della manifestazione di Lourdes, intitolato Diaconia 2013, afferma nessuno è tanto povero per non avere qualcosa da condividere e nessuno è troppo ricco per non aver qualcosa da ricevere. Quando sulle vie della missione mi viene data la gioia dell’incontro, in verità, nello stesso tempo condivido e ricevo. Allora corro il rischio di cambiamento, quello delle mie priorità, quello della mia conoscenza e quello delle mie certezze. Poi ne ottengo un altro perché ottengo l’altro.

Per illustrare il mio proposito, rivisiterò alcuni momenti importanti che descrivono la mia amicizia con le famiglie rom romene. Devo confessare che in apparenza nulla mi aveva predestinato a frequentare questo mondo di precarietà ; “lo stesso” mi ha sempre rassicurato e mi soddisfa perfettamente. Però, spinto dal Vangelo sulla via della “diversità”, scopro oggi che l’alterità offre in cambio la Buona Novella.
Impiegato dal « Secours Catholique » per l’accompagnamento delle famiglie rom senza casa, quel giorno sono in cerca di un appartamento per Joanna e i suoi genitori. Vedo la piccola Joanna, in pieno inverno che riscalda le sue mani sul radiatore acceso mentre Tibi, il papà, con lo sguardo sognatore, immagina già la sua famiglia avere casa. Pochi giorni dopo, la risposta arriva. Nonostante l’impegno dell’associazione, il proprietario con pretesti più o meno credibili, si ritira. Quando dò la notizia al papà, i singhiozzi mi bloccano la voce e le lacrime cominciano a scorrere. Riesco a vedere la massa grassa di Tibi, che si avvicina goffamente pronunciando parole per fermare le mie lacrime: « Perché piangi ? Dai che non importa, viviamo in strada già da 3 anni ». Il che raddoppia i miei singhiozzi lasciando Tibi totalmente impotente. È il colmo, Tibi che cerca di consolarmi !

Non so ancora da dove provenga la fonte delle mie lacrime: rabbia, rabbia contro questo proprietario? La vergogna di aver lasciato Joanna sognare questo momento? Il fallimento e l’insucesso dei mio tentativo ? Senza dubbio l’insieme di tutto questo e forse di più! Oggi, comunque, posso dare un nome alla loro fecondità.

Passare dall’atteggiamento di colui che cerca di consolare a quello di “essere consolato” illustra di fatto questa alternanza “dare / ricevere”. Questa postura ci permette di addentrarci nella semplice umanità di due esseri forti e fragili che, nell’umiltà di una relazione di verità, possono alternativamente contare l’uno sull’altro. Il secondo insegnamento si forma sul fallimento della mia lotta con questo proprietario. Il suo rifiuto mi ha liberato dalla posizione di tutto il potere in cui mi ero messo. Non si trattava più di lottare per l’altro, come difensore di poveri e orfani, ma di una lotta da combattere con lui, assumendo il rischio di fallire insieme. Il mio temperamento, il mio carattere, la mia storia mi hanno spesso rappresentato a cavallo con l’armatura del Cavaliere Salvatore che sa in anticipo quello che è buono per l’altro. Questo atteggiamento mette l’altro in una relazione di dipendenza della mia buona volontà e lo posiziona come oggetto e non come soggetto nella relazione. Il giorno in cui una madre Rorn ha rifiutato la giacca a vento che le ho offerto (probabilmente perché il colore o la forma non le andavano bene) ho capito dentro me, che solamente l’altro sa cosa è buono per lui e che è libero di prendere o no il dono. Ripensandoci. che regalo è stato questo rifiuto ! Ed è questa stessa Maria che ha gentilmente rifiutato la mia giacca a vento, scolorita e vecchio stile, che in occasione di un ricovero in clinica mi ha portato un dolce impacchettato in una scatola con un bel nastro : lei che ogni sera aspettava la chiusura del panificio per recuperare pane e dolci invenduti.

È in questo “dare / ricevere” che si gioca la veridicità dell’incontro tra colui che vuole dare da una parte e colui che ricevea o no il dono. Chi dà? Chi riceve? Chi annuncia la buona notizia? Chi è evangelizzato ? Entrambi, senza dubbio. L’umiltà è parte del bagaglio da trasportare perché la strada è costellata di fallimenti, incomprensioni, goffaggine e spesso è la consapevolezza dei miei limiti che mi hanno fatto crescere. Il successo è raramente una fonte di crescita.  La maggior parte delle famiglie che abbiamo incontrato erano rumene, cattoliche e anche ortodosse, e nel corso della loro familiarizzazione sono state fatte delle richieste di battesimo. I genitori di Romolo non hanno mai messo piede nella parrocchia, ma la febbre del loro neonato li spinge a varcarne la soglia. Al di là della difficoltà della lingua e della rapida preparazione, il battesimo si celebra. L’inizio è epico. Mentre la famiglia, tutti col vestito della domenica, è in chiesa e in attesa, la madre rifiuta di entrare. Segue una lunga confabulazione col papà che cerca di domandare qualche cosa in lingua franco-rumena. Per fortuna, un vago ricordo di mia nonna che parlava della cerimonia di « purificazione » (relevailles) dopo i suoi parti mi riviene in mente, ma non saprò mai se la mia intuizione sia stata giusta. Quello che è certo è che il dialogo ha continuato in francese tra me e il giovane sacerdote colombiano. Lui stesso straniero e ignaro di questa pratica ancestrale europea (?) improvvisa alcune preghiere, ricopre la testa della mamma con la stola e è visibilmente riconfortata e la celebrazione del battesimo può quindi continuare. Romulus adesso è parte della famiglia cristiana. Molto orgoglioso di me stesso e di tutti noi, direi « missione apostolica compiuta ». Mi rivedo ancora a fotografare la mamma che firma il registro dei battesimi sull’altare. Mi ci sono voluti un paio di giorni per comprendere e ammirare questi genitori di rito orientale – l’amore per il loro bambino – ha accettato di entrare in chiesa sull’altare – luogo sacro per eccellenza – per ottenere ciò che, in buona fede, abbiamo loro imposto. L’inferno è lastricato di buone intenzioni!
È con le famiglie rom che ho frequentato la scuola dell’umiltà. Mi hanno insegnato a ricevere dagli altri ciò che Dio vuole dirmi oggi. L’altro nella sua diversità è una ricchezza, un dono prezioso che Dio mi offre per crescere in umanità e, oso crederci, in santità.

Poiché i discepoli diventano missionari, più siamo missionari e più impariamo a divenire discepoli. Il mio titolo lo esprimo in un modo molto più volgare attraverso questa nuova Beatitudine : la Beatitudine dell’annaffiatoio annaffiato.

l’omelia di Claude Dumas al C.C.I.T. 2019 in Croazia

 

 

 

 

CC1T – Trogir – 2019

OMELIA di Claude DUMAS

I discepoli sono là, su quella montagna, che ricorda tutte le montagne di cui parlano Gesù le Scritture, il monte Sinai, il discorso della montagna, la trasfigurazione…Sono là, e non appena appare, adorano …adorano ma…certi dubitano ! Questa piccola osservazione sottolinea discretamente la realtà della vita cristiana alla quale nessuno può sottrarsi : due sentimenti sempre mescolati/ fede e dubbio, certezza e incredulità , solida convinzione e inevitabile esitazione . Nel Nuovo Testamento, il dubbio non si manifesta mai presso i non credenti, ma sempre nella vita dei discepoli , come si manifesta spesso nella mia e anche probabilmente nella vostra .Non bisogna vergognarsene ; è l’inevitabile condizione del discepolo ; Ma è precisamente in questi momenti di grande fragilità in cui la fede e il dubbio insieme ci colgono, che il Signore ci aspetta ed è presente davanti a noi, non per accusarci e denunciare la nostra incostanza o i nostri vagabondaggi, ma per incontrarci. « Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo »…dei discepoli, non dei seguaci ! Non si tratta di reclutare , di irreggimentare ma di « battezzare ». Battezzare , è far nascere la vita, offrire a ciascuno la possibilità di vivere del Cristo come noi stessi vogliamo viverne… dei « discepoli » , cioè di permettere a altri di incontrare Gesù-Cristo come noi stessi lo incontriamo… cioè condividere con altri il loro impegno, al seguito di Cristo, a far avvenire la giustizia del Regno conformandosi all’insegnamento che hanno ricevuto da Gesù. Ricevendo il Battesimo « in nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo », i discepoli manifesteranno la loro comune appartenenza alla Chiesa di Cristo. «Andate, dunque e fate discepoli tutti i popoli » Questa missione trasmessa ai discepoli è anche la nostra. Qualunque sia la nostra vocazione particolare in seno alla Chiesa, siamo tutti chiamati a essere i testimoni del Cristo resuscitato, attraverso la nostra vita cristiana
La missione in ritorno del Cristo è adesso la nostra missione : far crescere la Chiesa ; Dobbiamo testimoniare quello che abbiamo ricevuto e oggi più che mai.


La missione che ci è affidata è di essere discepoli che fanno altri discepoli…uomini e donne che provano che l’insegnamento di Gesù trasfigura la nostra propria esistenza…uomini e dorme che sono capaci di rileggere le esperienze vissute e condivise per trarne profitto e continuare per questa ragione a far crescere il Regno cosa che si riassume finalmente in una sola legge, quella dell’amore.
La nostra parola e il nostro impegno, oggi nel seno della Chiesa e del CCIT, testimoniano una presenza d’amore a quelle e a quelli che oggi si sentono abbandonati. La nostra missione è di restituire la speranza di Pasqua ai crocifissi di oggi, a tutti quelli che sono umiliati, abbandonati, sforniti, sofferenti. Nessuno è escluso dall’amore di Dio .
Ma rassicuriamoci ; La nostra vocazione non va di pari con un obbligo di risultato perchè nessuno di noi domina gli effetti della parola di Dio che ci è domandato di annunciare . Solo Gesù ha il potere di toccare i cuori. Noi, suoi discepoli, diciamo semplicemente le parole e gli atti che una moltitudine di uomini e dorme hanno meditato da duemila anni e che hanno ricevuto come essendo la parola di Dio. L’hanno lasciata agire in loro per discernervi la chiamata a mettersi in cammino, a diventare testimoni di un amore che li supera, ad avventurarsi con la loro fede e i loro dubbi, le loro forze e le loro debolezze sul cammino del servizio e dell’annuncio del Vangelo. La Parola di Dio traccia in noi il cammino sul quale il Resuscitato, il Cristo vivente, ci conduce all’appuntamento che ci ha dato, questa mattina. Ci invia all’incontro con il mondo per manifestare il suo Regno di giustizia e di amore. Allora ,guardiamo ben salda nei nostri cuori la sua promessa che è certa : « Io sono con voi, lutti i giorni, fino alla fine del mondo. »

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