per la chiesa l’Italia è in pericolo per la politica di governo

Francesco Peloso

La Chiesa lancia l'allrme sulla manovra e sul rapporto tra Europa e governo. Preoccupazioni del Vaticano anche sul clima.

la chiesa lancia l’allarme sulla manovra e sul rapporto tra Europa e governo
preoccupazioni del Vaticano anche sul clima

Un governo in conflitto con l’Europa, contro le Nazioni Unite in materia di migrazioni, tutto sommato assente nei negoziati per fermare il cambiamento climatico in corso a Katowice, in Polonia: su tre fronti decisivi il neo-isolazionismo promosso dall’esecutivo Lega-M5s incontra le critiche più o meno esplicite della Chiesa italiana e della Santa Sede. Risultato: ora non solo Bruxelles è sempre più lontana, ma anche le due sponde del Tevere sembrano essersi allargate come raramente era avvenuto negli ultimi decenni.

Il Vaticano dunque guarda con crescente preoccupazione la deriva autarchica del governo Conte a cominciare dai rapporti con l’Europa; il Vecchio continente del resto, secondo i vescovi, non è unito solo sotto il profilo politico o economico, le sue radici comuni si ritrovano, anzi, pure nel tessuto originario cristiano, in un nucleo di valori condivisi, nel rispetto dei diritti umani, nel mantenimento della pace; e se certo il processo di integrazione europeo può essere rinnovato e modificato, altra cosa è rinchiudersi nel nazionalismo e nella xenofobia. Così almeno si è espresso nei giorni scorsi li presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, intervenendo a un’iniziativa organizzata da un gruppo di associazioni cattoliche (Azione Cattolica, Acli, Comunità di Sant’Egidio, Cisl, Confcooperative, Fuci e Istituto Sturzo) dal titolo non casuale: La nostra Europa, con tanto di appello europeista pubblicato dal quotidiano dei vescovi Avvenire. Tema tanto più delicato nel momento in cui il governo italiano si trova al centro di una delicatissima trattativa sulla manovra economica con le istituzioni europee.

L’AFFONDO DEL PRESIDENTE CEI CONTRO LA LINEA DEL GOVERNO

Il cardinal Bassetti, scartando gli eufemismi curiali, ha affermato: «L’Italia ha un bisogno forte dell’Europa e l’Europa ha una necessità vitale dell’Italia. Non credo che nessuno ci guadagnerebbe da un ipotetico distacco. Un distacco che, tra l’altro, da un punto di vista storico, geografico, spirituale e culturale non ha alcuna ragion d’essere, dopo di che», ha rilevato il presidente della Cei, «si possono discutere le modalità dell’unione politica, ma senza perdere di vista un fatto: rilanciare significa anche rivedere, migliorare, riformare, non distruggere». Dunque nel pieno della crisi fra Roma e Bruxelles, dal vertice della Chiesa non ci si nasconde quale sia li vero rischio (o obiettivo politico non dichiarato): la rottura fra l’Italia e l’Ue. D’altronde Bassetti indica una strada ben precisa per ridare slancio a un’unione intesa come «comunità di popoli in pace che supera gli egoismi e i rancori nazionali», ovvero quella di dare vita a «un’Europa unita, pacificata e solidale, che non speculi sui conflitti sociali e sulle divisioni politiche, che non pratichi l’incultura della paura e della xenofobia, ma che costruisca, con animo puro, la cultura della solidarietà per un nuovo sviluppo della promozione umana». Nel discorso del cardinale non è mancata una citazione di Alcide De Gasperi, storico leader democristiano, fra i fondatori, insieme ad altri esponenti europei di ispirazione cristiana, del primo nucleo della comunità europea nel secondo Dopoguerra.

IL GLOBAL COMPACT E IL RUOLO DEL VATICANO

In effetti, la preoccupazione odierna, Oltretevere, è che nel disfarsi dell’unione politica, nel dispiegarsi «degli egoismi nazionali», vada in frantumi un percorso di solidarietà e civiltà innervato anche sulle varie tradizioni cristiane del continente che, pur tra diverse crisi e problemi, ha permesso all’Europa di progredire in pace come mai era avvenuto nella storia. Un approccio che urta soprattutto con l’ideologia della nuova Lega – non più solo del Nord ma nazionale – di Matteo Salvini. E in effetti è stato proprio il leader leghista a far ingranare la retromarcia al governo anche sul Global compact for migration, un accordo non vincolante promosso dalle Nazioni Unite, per gestire in modo il più possibile condiviso il fenomeno migratorio, combattendo i trafficanti, costruendo vie legali di accesso, creando alleanze fra i diversi Paesi coinvolti. Un accordo al cui raggiungimento ha collaborato in modo particolarmente attivo la diplomazia vaticana, anche per dare una risposta a quegli Stati, fra i quali appunto l’Italia, i quali, per geografia e storia, sono diventati terra d’approdo privilegiata. Per tale ragione il fatto che il governo abbia ritirato improvvisamente il proprio consenso all’intesa, viene giudicata in Vaticano una scelta strumentale dettata più dalla propaganda che dal realismo.

Vaticano Dicastero Economia Finanze

Infine l’ambiente: in Polonia a Katowice in questi giorni sono iniziati i negoziati per attuare l’intesa mondiale sullo stop al cambiamento climatico sottoscritta a Parigi nel dicembre 2015. Per papa Francesco la «cura della casa comune» è un punto fondamentale del suo magistero, da qui passa quell’idea di ecologia integrale in forza della quale ambiente, popoli, sviluppo dovrebbero far parte di un unico modello non più dominato dalla volontà di dominio e dallo sfruttamento illimitato delle risorse. Temi immensi, come si può intuire, sui quali la voce dell’Italia, per ora, è molto flebile fino a perdersi del tutto nelle polemiche di giornata.

la chiesa ‘inquieta’ e ‘in uscita’ di papa Francesco

papa Francesco

la chiesa inquieta

da Altranarrazione

Sogniamo una chiesa che faccia aspettare i c.d. capi di Stato quando alla porta suona una vittima delle loro politiche.
Sogniamo una chiesa che celebri Eucaristia di Solidarietà: ad esempio fuori l’Ilva di Taranto, davanti ai poligoni militari come quello di Salto di Quirra, davanti alle basi militari statunitensi presenti in Italia.
Sogniamo una chiesa che rivendichi la verità sulla strategia della tensione.
Sogniamo una chiesa che sia vicina alle vittime di tutte le tragedie, ed in particolare di quelle evitabili.
Sogniamo una chiesa che diventi megafono della sofferenza dei cittadini dell’Aquila, di Amatrice e di tutti quelli colpiti dal terremoto.
Sogniamo una Chiesa che ricordi ad ogni omelia i soldi che il nostro governo spende in armamenti, il numero di disoccupati e di precari.
Sogniamo una chiesa presente negli ospedali non solo per dare l’estrema unzione ma anche per rivendicare il buon funzionamento della sanità pubblica.
Sogniamo una chiesa coinvolta nei sit-in contro i licenziamenti dei lavoratori.
Sogniamo una chiesa che si sdegni di fronte alle ingiustizie sociali.
Sogniamo una chiesa che mantenga la schiena dritta davanti la potere e soprattutto che non cerchi contraccambi.
Sogniamo una chiesa che riconosca come martiri della verità ad esempio testimoni come Ilaria Alpi, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone.
Sogniamo una chiesa che si preoccupi per la vita del magistrato Nino Di Matteo.
Sogniamo una chiesa che chieda di entrare nei CIE per verificare le condizioni dei migranti.

Per adesso sogniamo.

Ma un giorno siamo sicuri che diventerà realtà.

testo di papa Francesco:

“Mi piace una Chiesa inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta con il volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà”.

(Papa Francesco, Discorso all’incontro con i rappresentanti del V Convegno nazionale della Chiesa italiana, 10/11/2015, Firenze).

la chiesa di Gesù non può essere che la chiesa dei poveri

la chiesa che nasce dai poveri

dagli scritti di Gustavo Gutierrez

 

Il Vangelo è un elemento di contraddizione dove c’è oppressione e sfruttamento.

Promuove la giusta indignazione, non addormenta le coscienze.

Il Vangelo è il libro della liberazione e non legittima nessun schiacciamento  dell’uomo sull’uomo.

Quando la chiesa-istituzione appoggia le classi dominanti significa che c’è qualcosa che non funziona.

Cercare o mantenere una posizione di rendita vuol dire porsi fuori dalla testimonianza evangelica.

La Chiesa, per vocazione, deve disturbare socialmente sia i governi che adottano politiche inique sia le classi sociali che ne traggono beneficio.

Se si toglie l’aspetto profetico rimane solo la burocrazia: e gli effetti di tale deformazione sono noti.

testo di Gustavo Gutierrez

“Il Vangelo letto a partire dal povero, dalle classi sfruttate e dalla solidarietà attiva con le sue lotte per la liberazione, porta alla convocazione di una Chiesa popolare; porta ad una Chiesa che nasce dai poveri, dall’emarginazione […] che nasce dal popolo, da un popolo che strappa il Vangelo dalle mani dei dominatori, che impedisce la sua utilizzazione come elemento giustificante di una situazione contraria alla volontà del Dio liberatore….”. L’Evangelizzazione sarà realmente liberatrice quando gli stessi poveri saranno i suoi portatori. Allora sì annunciare il Vangelo sarà pietra di scandalo, sarà un Vangelo non «presentabile in società» si esprimerà in modo poco raffinato, puzzerà….”.

Gustavo Gutiérrez, La forza storica dei poveri, trad. C. Delpero, Queriniana, Brescia, 1979, p. 27-28

colpevole a tutti i costi – questa, papa Francesco, la tua colpa!

 

grazie per essere stato incolpato della bellezza della Chiesa sognata da Gesù

Caro papa Francesco:
In realtà, sei colpevole!
Sei colpevole di essere un uomo e non essere un angelo!
Sei colpevole perché hai l’umiltà di accettare che hai torto e chiedi perdono. Chiedi perdono per te e per noi. E questo per molti è inaccettabile.
Sei colpevole perché …
Sei colpevole perché volevano che fossi un giudice e un canonista e sei un esempio e un testimone di misericordia.
Sei colpevole perché hai abbandonato la tradizione di vivere nei palazzi per scegliere di vivere come le persone.
Colpevole perché hai lasciato la sontuosità di San Giovanni in Laterano e scelto la povertà delle prigioni, degli orfanotrofi, dei manicomi e delle case di recupero.

Sei colpevole!
Hai smesso di baciare i piedi “profumati” delle eminenze e baci i piedi “sporchi” di detenuti, donne, pazienti, altre confessioni religiose, “diversi”!
Sei condannato perché hai aperto le porte ai “risposati” e perché di fronte a temi dolorosi e in sospeso rispondi semplicemente, “chi sono io per giudicare
Sei condannato perché assumi la tua fragilità, chiedendo a noi di pregare per te, quando molti ti chiedono di essere dogmatico, intollerante e rubricista.

Papa Francesco è colpevole di tanti e tanti cosiddetti “infedeli”, “scomunicati” e “impuri” che hanno riscoperto il bel volto di Cristo, tenerezza e misericordia.
Sei colpevole perché “chiami le cose per nome” e non dimentichi di ricordare ai vescovi che non sono pastori sull’aereo, ma persone con “odore di pecora”.
Colpevole perché hai strappato le pagine di intolleranza, la morale spietata e ci ha offerto la bellezza della compassione, della tenerezza e della schiettezza.
Sei colpevole perché non siamo così orgogliosi negli occhi, nell’intelligenza e nella ragione, ma soprattutto nel cuore.
Sei colpevole di voler portare la croce della Chiesa invece di guardare altrove, essendo indifferente al dolore e alle lacrime degli uomini del nostro tempo.
Sei colpevole perché non puoi sopportare gli efferati delitti fatti nel nome di Dio e quelli che parlano di Dio ma vivono contro di lui.
Colpevole perché cerchi la verità e la giustizia, abbracciate dalla misericordia, invece di mettere a tacere, nascondere, minimizzare o ignorare.
Sei colpevole perché hai smesso di volere una Chiesa di privilegi, di glorie di tutto il mondo e ci insegni la forza del servizio, la ricchezza di lavare i piedi e la grandezza della semplicità.

Papa Francesco lascia che ti incolpino di questi “crimini”. tu sai che al tuo fianco ci sono innumerevoli uomini e donne che, come te, non sono angeli, sono fragili, peccatori, aspettando che Cristo si prenda cura di loro e di noi.
Tu sai che con te c’è un’enorme “processione” di cuori che per te prega ogni momento, perché daresti la tua vita per loro, e ti seguono come pecore che si fidano del pastore.
È stato Cristo a metterti al timone di questo “Barca” che è la Chiesa.
È Cristo che ti darà la forza per perseguire questo sentiero di “colpa” che ha fatto così bene al mondo e alla Chiesa.
Caro papa Francesco, grazie per essere stato incolpato della bellezza della Chiesa sognata da Gesù.

p. António Teixeira

un papa che merita sognare – per una chiesa ‘altra’

ho sognato il papa

«Quando crollano i beni di un istituto religioso, io dico: “Grazie, Signore!”, perché questi incominceranno ad andare sulla via della povertà e della vera speranza nei beni che ti dà il Signore»

papa Francesco

Non mi capita spesso ma questo sogno desidero raccontarlo perché è speciale: è fatto ad occhi aperti.

C’erano molte persone raccolte in Piazza San Pietro, visibilmente emozionate.

Guardavano in alto, in attesa che il nuovo Papa si affacciasse dal balcone.

Si aprì, invece, il portone della Basilica e il pontefice neoeletto, senza scorta, uscì per salutare i fedeli presenti.

Gli porsero, poco dopo, un megafono per farsi ascoltare dai più lontani.

Prese a dire parole inaudite:

«Buonasera fratelli e sorelle! Desidero, innanzitutto, comunicarvi che oggi inizia un nuovo cammino per la Chiesa.

Il cambiamento consisterà soprattutto nella rinuncia ad ogni forma di Potere, ai privilegi e ai comportamenti che ci allontanano dalla vita reale.

Ci faremo guidare unicamente dal vangelo, riscopriremo il carisma profetico denunciando le strutture di peccato, ci schiereremo, senza indugio, dalla parte dei poveri, degli oppressi e di tutti quelli a cui viene negata una seconda possibilità.

Non faremo più calcoli, non guarderemo più alle convenienze sociali, non difenderemo più la Chiesa con mezzi umani, perché la Chiesa ha già il suo difensore: Cristo. Infatti a noi spetta imitare la sua prassi e condividere le sue opzioni. Quindi il nostro programma da oggi sarà quello indicato nel Vangelo di Luca – annunciare ai poveri un lieto messaggio, proclamare ai prigionieri la liberazione, la vista ai ciechi, la libertà agli oppressi, predicare la misericordia di Dio – e in quello di Matteo al capitolo 25. Ascolteremo i poveri e solo quando avremo finito con loro daremo spazio ai c.d. Capi di Stato.

Consegneremo il Vaticano alle autorità civili, metteremo a disposizione della comunità tutte le ricchezze in esso contenute.

La Chiesa vivrà nel mondo e stabilirà la sua sede legale in tutti i luoghi in cui l’uomo soffre.

Lasceremo i Palazzi ed andremo negli ospedali, nelle carceri, negli accampamenti dei disperati, nelle fabbriche, nei call center…

Liquideremo la Banca e la sostituiremo con l’unica Banca coerente con la testimonianza evangelica: quella della tempo e della solidarietà.

Da oggi investiremo solo in gratuità e confideremo solo nelle risorse provenienti dal Fondo chiamato ‘Provvidenza’.

Non useremo più elicotteri, ma ci sposteremo con i mezzi di trasporto che usano i poveri: quelli pubblici.

Incontrerete il Papa su un autobus o in una metro e la sua nuova abitazione sarà presso una parrocchia di periferia.

Sposeremo la causa degli ultimi perché lo richiede il Vangelo e perché la Chiesa ha bisogno di conversione.

Rinunceremo alle sovvenzioni statali per vivere la grazia della sobrietà e per condividere la condizione di chi non riceve simili aiuti.  

Saremo una Chiesa povera e dei poveri sia per testimoniare che l’Amore di Dio –che è l’essenziale – è gratuito, sia per denunciare l’iniquità dell’attuale sistema economico-sociale che per garantire il profitto a pochi avidi sfrutta i popoli e devasta l’ambiente.

Saremo radicali e ci inginocchieremo solo per pregare e non per ottenere qualcosa in cambio dai potenti. Saremo la voce dei poveri, la coscienza critica, avremo paura ma chiederemo a Cristo la forza per percorrere la sua stessa strada».

A questo punto mi sono svegliato, e rimango nell’attesa che tutto ciò diventi realtà.

non un’altra chiesa ma una chiesa altra secoindo un vangelo non «presentabile in società»

la chiesa che nasce dai poveri

dagli scritti di Gustavo Gutierrez

 

«Quelli che la bibbia chiama i poveri non sono soltanto i destinatari privilegiati del vangelo; sono pure, e per ciò stesso, i suoi portatori. Dei “condannati della terra” è il regno dei cieli»

Gustavo Gutierrez

Il Vangelo è un elemento di contraddizione dove c’è oppressione e sfruttamento.

Promuove la giusta indignazione, non addormenta le coscienze.

Il Vangelo è il libro della liberazione e non legittima nessun schiacciamento  dell’uomo sull’uomo.

Quando la chiesa-istituzione appoggia le classi dominanti significa che c’è qualcosa che non funziona.

Cercare o mantenere una posizione di rendita vuol dire porsi fuori dalla testimonianza evangelica.

La Chiesa, per vocazione, deve disturbare socialmente sia i governi che adottano politiche inique sia le classi sociali che ne traggono beneficio.

Se si toglie l’aspetto profetico rimane solo la burocrazia: e gli effetti di tale deformazione sono noti.

testo di Gustavo Gutierrez:

“Il Vangelo letto a partire dal povero, dalle classi sfruttate e dalla solidarietà attiva con le sue lotte per la liberazione, porta alla convocazione di una Chiesa popolare; porta ad una Chiesa che nasce dai poveri, dall’emarginazione […] che nasce dal popolo, da un popolo che strappa il Vangelo dalle mani dei dominatori, che impedisce la sua utilizzazione come elemento giustificante di una situazione contraria alla volontà del Dio liberatore….”. L’Evangelizzazione sarà realmente liberatrice quando gli stessi poveri saranno i suoi portatori. Allora sì, annunciare il Vangelo sarà pietra di scandalo, sarà un Vangelo non «presentabile in società»,  si esprimerà in modo poco raffinato, puzzerà….”.

(Gustavo Gutiérrez, La forza storica dei poveri, trad. C. Delpero, Queriniana, Brescia, 1979, p. 27-28)

il vero e unico posto della chiesa nel mondo

il motto della Chiesa

«La scelta a favore dei poveri, come segno della diaconia profetica, dovrebbe rappresentare per le chiese un imperativo di rottura con le forze e le classi dominanti, responsabili della morte dei poveri»

frei Betto

la via della salvezza passa tra gli scartati

 

«Dove sono i poveri, lì ci troverete» sarà il motto con cui la Chiesa tornerà a convertirsi a Cristo e al Vangelo. Ed inizierà, finalmente, a contrapporsi al grande peccato fattosi struttura. Quel peccato che ha messo su una croce il Salvatore, sconfiggendolo, però, solo per tre giorni. Quel peccato che ancora mette su una croce gli oppressi, sconfiggendoli, però, solo per i tre giorni del tempo storico. La Chiesa tornerà dal suo Signore, si rimetterà alla sua sequela abbandonando le dottrine costruite da menti umane che l’hanno irrigidita, sostituendo la Giustizia di Dio verso i piccoli e gli umili con la giustizia che condanna chi trasgredisce norme. La Chiesa riunirà finalmente le mense dell’epifania di Dio: quella della Parola che annuncia la salvezza, quella dell’Eucaristia e degli altri sacramenti che l’attualizza e quella dei poveri che realizza il Regno di Dio.

«Saremo giudicati sull’amore concreto e sulla misericordia, non su quello cantato o recitato. Convinciamoci che non possiamo dividere le tre mense che fanno la nostra identità cristiana: la mensa della Parola, quella dell’Eucarestia e quella dei poveri. Se ne manca una le altre due sono falsate e non c’è comunità. Né basta scusarsi dicendo che c’è il gruppo della carità. Perché la carità è di tutti e non si può delegare. Ogni mensa rimanda all’altra: la Parola fa desiderare l’Eucarestia che fa sentire il bisogno di muoversi verso il povero» (1).

La Chiesa non testimonierà più semplicemente l’esistenza di Dio ma la sua Volontà: ossia un diverso paradigma da quello predicato dal mondo e che è chiamata a rifiutare. La Chiesa, così, rigetterà la mercificazione generata dagli attuali modelli economici e predicherà la gratuità, rigetterà il potere e vivrà il dono di se stessa ponendosi, come Cristo, tra gli scartati. La Chiesa si presenterà come radicale alternativa alla cultura dell’utilità e della funzione e testimonierà che la dignità risiede nella scelta di com-patire e nella prassi conseguente.

«La pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare, sasso d’inciampo e pietra di scandalo» (2).

Riconoscere il Figlio di Dio in quell’uomo dileggiato, sconfitto dal Potere, ed amaramente abbandonato dai discepoli non era impresa semplice. È un monito sempre valido per la Chiesa che è chiamata alla disponibilità, dimostrata dal centurione (3), ad accogliere l’assurdo di Dio, rispetto alle certezze dei saggi che diventano chiusure. La Chiesa, ancora oggi,  deve avere l’umiltà di imparare la fede da chi non ha fede e mettersi davanti ai reietti e riconoscere in essi il Figlio di Dio “che soffre nella storia” (4).

(1) card. Francesco Montenegro, Discorso pronunciato in occasione dell’apertura del Giubileo della Misericordia nell’arcidiocesi di Agrigento, Chiesa Concattedrale Santa Croce di Agrigento, 13/12/2015

(2) Prima lettera di Pietro 2, 7-8

(3) «Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”» (Vangelo di Marco 15,39)

(4) «Voi siete l’immagine del Crocifisso. Sono venuto a dirvi che voi siete il Cristo che soffre nella storia» (Oscar Romero ai campesinos, in Ettore Masina, L’arcivescovo deve morire. Oscar Romero e il suo popolo, Il Margine, Trento 2011, p. 98)

la chiesa protesta contro la politica razzista

la chiesa contro i razzisti

inaccettabile far politica sulla pelle dei migranti

monsignor Angelo Becciu lancia un monito ai nostri governanti: sarà impopolare oggi difendere gli emarginati ma né il Papa, né la Chiesa possono venir meno alla loro missione

Papa Francesco e i migranti

papa Francesco e i migranti

Basta con il razzismo e la xenofobia. Sopratutto quando chi è al governo cerca consento prendendosela con i più deboli.

“Una chiarezza sull’argomento era necessaria, che siano solo i Paesi fisicamente più esposti come l’Italia o la Grecia ad assumersi il peso dell’accoglienza e non tutta l’Unione europea non è giusto ma che si utilizzino le navi cariche di esseri umani per far avanzare posizioni politiche è inaccettabile”.

Lo ha detto all’agenzia Ansa il sostituto della Segreteria di stato vaticana, monsignor Angelo Becciu, cardinale nel concistoro di domani, a proposito della linea dura del governo sui migranti.

“Ricordo quanto il Papa ha recentemente detto – aggiunge Becciu -: gli immigrati sono esseri umani non numeri! Sarà impopolare oggi difendere gli emarginati ma né il Papa, né la Chiesa possono venir meno alla loro missione”.

papa Francesco sta cambiando la chiesa

 

“il papato sta cambiando”

José María Castillo

dal blog di José Maria Castillo in “Religión Digital” dell’8 giugno 2018

Senza che noi cristiani ce ne rendiamo conto, stiamo assistendo a quello che molti non si immaginano: papa Francesco, senza toccare il «dogma», sta cambiando il papato.
Mi spiego. Contro coloro che attaccano l’ortodossia e la rettitudine di papa Francesco, la mia coscienza mi dice che non debbo tacere. Si tratta di qualcosa di fondamentale per il papato e quindi anche per la Chiesa. Per questo voglio e debbo affermare quello che spiego qui di seguito.
Questo papa non ha toccato nessun «dogma di fede divina e cattolica», così come questa questione fondamentale è stata espressa e definita nel concilio Vaticano I (costituzione dogmatica Dei Filius, cap. 3, Denz 3011). Per questo insisto sul fatto che papa Francesco sta cambiando il papato non per quello che dice, ma per la sua maniera di vivere.
Cosa significa questo? Il Vangelo prima di tutto non è una «dottrina religiosa», ma è soprattutto un «progetto di vita». E sottolineo il fatto fondamentale che ogni cristiano sia certo che il centro del Vangelo non è la «fede» in Gesù, ma la «sequela» di Gesù. Ma è successo che la teologia ed il governo della Chiesa hanno posto il centro del cristianesimo nell’«ortodossia della fede» ed hanno spostato la «sequela di Gesù» nell’ambito della spiritualità. Ebbene, stando così le cose, si capisce quello che sta succedendo nella Chiesa. Il Magistero della Chiesa può controllare (e controlla) la «dottrina della fede». Quello che non può e non ha motivo di controllare è la «generosità della sequela» di Gesù.
Ebbene, in una Chiesa che funziona così, è capitato quello che doveva capitare. L’ortodossia religiosa si è preoccupata fino all’eccesso di considerare come dottrine di fede non poche cose che non appartengono alla fede. Mentre la sequela di Gesù si considera come un tema relativo alla generosità dei più ferventi.
C’è un vuoto enorme nella Chiesa. Un vuoto che non si spiega alla gente. Se leggiamo i vangeli con attenzione, quello che vi si sottolinea è che, quando Gesù si riferisce alla fede dei discepoli e degli apostoli, lo fa per rimproverarli per la loro vigliaccheria, la loro paura, i loro dubbi e la loro incredulità (Mt 8, 26; 14, 31; 16, 8; 17, 20; Mc 4, 40; 16, 11.13.14; Lc 8, 25; 24,11.41; Gv 20, 25-31).
Tuttavia Gesù è stato sempre rispettoso e tollerante con quegli uomini che avevano una fede così piccola, più piccola di un granello di senape (Mc 11, 23 par; Mt 21, 21; 17, 20; Lc 17, 6). Molto diverso è stato il problema della «sequela». In questa questione Gesù è stato esigente ed intollerante fino a livelli che fanno impressione e non sono facili da comprendere. Gesù esige di lasciare tutto di fronte ad una sola parola: «Seguimi». Senza spiegazioni, ragioni o motivi. Famiglia, casa, denaro, attività…, qualunque sia. Tutto si subordina alla chiamata di Gesù. Non per avere alcune credenze o osservanze religiose. Ma per vivere il «progetto di vita» che Gesù ha vissuto. Nella maniera in cui ognuno possa fare questo.
E questo sta facendo papa Francesco. Che è l’ultima parola che Gesù ha detto a san Pietro: «Tu seguimi» (Gv 21, 22). È vero: il papato sta cambiando. Dai papi che centravano tutto nel comandare nella fede degli altri al papa che centra tutto nel seguire Gesù, facendo quello che ha fatto Gesù: aiutare coloro che soffrono, stare con quelli con cui nessuno vuole stare, realizzando ogni giorno (nella maniera in cui questo sia possibile) il «progetto di vita» che ha vissuto Gesù.
Il papato sta cambiando. Non perché papa Francesco stia modificando quello in cui bisogna credere. E non perché stia riformando la Curia Vaticana. Tutto questo non cambia il papato e non cambia la Chiesa. Il cambiamento si realizzerà quando le cose si metteranno al loro posto. La fede come deve essere e dove deve stare. Ed al centro di tutto la sequela di Gesù. Come lo stesso Gesù ha lasciato detto nel Vangelo. E questo sta facendo (senza dirlo) papa Francesco.
Con l’ortodossia della fede tutto continua e continuerà così come sta continuando. La sequela di Gesù ed il suo Vangelo ci fanno tanta paura che è normale abbandonare la proposta di Gesù e continuare con la nostra (grande o piccola) ricchezza. Come ha fatto quel giovane di cui raccontano i vangeli.

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