i molti temi che hanno animato l’edizione di quest’anno della Marcia Perugia – Assisi

Perugia – Assisi

marcia per la Pace, il Disarmo, la Solidarietà, l’Accoglienza

 Olivier Turquet

Perugia Assisi: marcia per la Pace, il Disarmo, la Solidarietà, l’Accoglienza

Molti temi hanno animato l’edizione di quest’anno della Marcia Perugia Assisi.

Una lunga preparazione, dibattito, qualche polemica e qualche distinguo per una Marcia, quella inventata profeticamente da Capitini che ha passato da momenti di lotta nonviolenta a celebrazione retorica.

Quest’anno una folla incontabile, perché sparpagliata tra Perugia e Assisi e in alcuni momenti dispersa o scoraggiata dalla pioggia ha portato avanti le bandiere di circa 700 aderenti di ogni genere; influenzata dalla recente manifestazione per Mimmo Lucano, preoccupata per la situazione in cui grava l’accoglienza e coloro che la testimoniano, afflitta dalla permanente crisi del pacifismo “classico” ma rinforzata da tanti giovani ignari delle sottili polemiche, decisa nel rivendicare il disarmo nucleare, tenera nel ricordare la necessità di una Rivoluzione Silenziosa che parta dai gesti si tutti i giorni,  la Marcia è stata tutti questi temi e forse anche di più ed è stata, come doveva, patrimonio dell’Umanità e non di una qualche parte.

In questo, nella nonviolenza in cammino, sta la bellezza di tutte le marce per la pace. Questa era anche gemellata con la Marcia Sudamericana per la Pace e la Nonviolenza ed è stata la prima occasione per il neonato Comitato Promotore della Seconda Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza di mostrare lo striscione nuovo di pacca.

L’augurio è che sia anche il senso di un risveglio e di una sintonia più forte tra tutti coloro desiderano un mondo migliore e si rimboccano le mani per realizzarlo.

Qua sotto una bella galleria fotografica di Alessandra l’Abate


 

la marcia delle trentamila in Israele per la pace

Israele

trentamila musulmane, ebree, cristiane, laiche…

in marcia per la pace

«Nei nostri incontri a volte ci abbracciamo e piangiamo di commozione le une sulle spalle delle altre, senza bisogno di dirci nulla. Molte di noi hanno infatti perso un figlio, un marito, un familiare. Ogni famiglia israeliana e palestinese ha almeno un morto fra i propri cari, perso a causa del conflitto. I media ci hanno abituato alle liste numeriche di morti. Ma quando ascolti le testimonianze dal vivo di chi invece ha perso un affetto, ti rendi conto che i morti non sono “numeri anonimi”, e che dietro ogni morto c’è tutto un mondo di sofferenza, di famiglie spezzate».

Ha raccontato così la scrittrice di religione ebraica Shazarahel RI, referente del Movimento World Wage Peace, “Donne costruttrici di pace”, vicepresidente della Confederazione internazionale laica interreligiosa (Cili-Italia) e coordinatrice del Dipartimento Donne di Uniti per Unire, le emozioni che hanno accompagnato la marcia per la pace organizzata in Israele, dal 24 settembre al 10 ottobre 2017.

Trentamila musulmane, ebree, cristiane, laiche, di colori politici diversi, hanno camminato fianco a fianco, percorrendo quattro rotte – sud, nord, ovest, est – fino a convergere tutte a Gerusalemme; con loro anche uomini, bambini, laici, religiosi. La mattina del 24 settembre a Sderot – città del distretto meridionale di Israele, ad un chilometro da Gaza, spesso bersaglio degli attacchi dei razzi Qassam provenienti dalla Striscia -, e la sera presso il kibbutz Tze’elim, situato nel deserto del Negev, in passato utilizzato come base militare, è stato dato il via alla manifestazione con la cerimonia inaugurale.

L’itinerario ha attraversato città e località quali Kissufim, Zeelim, Yeruham, Rahat, Beer Sheva, Arad, Gush Etzion, Dimona, Nazareth, Jaffa. L’8 ottobre il corteo si è fermato nel villaggio di pace di Agar e Sara, costruito nella pianura accanto al Mar Morto, dove sono stati organizzati gruppi di discussione, mostre, eventi musicali. Quindi, dopo essersi riunite a Gerusalemme, le donne sono state accolte da Adir Bat Shalom, figlia del grande rabbino sefardita Rav Ovadia Yossef z’al, che è intervenuto sui temi della pace. Il 9 e 10 ottobre le donne hanno costruito una grande “capanna della pace” (Sukkàt Shalom – كوخ السلام) e il 10 ottobre hanno inaugurato un Parlamento femminile. Tutta l’iniziativa, organizzata in collaborazione con Uniti per Unire e la Confederazione internazionale laica interreligiosa (Cili-Italia), è stata accompagnata da un Manifesto congiunto per israeliani e palestinesi, co-firmato da tante delle donne in marcia, che sarà presentato alla Knesset, il parlamento israeliano. «Vogliamo alzare la nostra voce per arrivare ad un accordo politico per una soluzione del conflitto israelo-palestinese, che garantirà la sicurezza a lungo termine – ha spiegato Shazarahel RI -. È possibile. Sono state già trovate soluzioni per risolvere altri conflitti in altre parti del mondo. Allo stesso modo anche il lungo conflitto che stiamo vivendo può e deve essere risolto».

«Queste donne hanno coinvolto trasversalmente diverse realtà in Terra Santa, con grande volontà e impegno per concretizzare una proposta di pace vera e duratura, facendo cadere il muro della paura, della diffidenza, del silenzio e delle false illusioni. Trentamila grazie a tutte quante hanno marciato per la pace e stanno così scrivendo una nuova pagina della storia del dialogo in Medio Oriente», ha concluso Foad Aodi, fondatore di Cili-Italia e del Movimento Uniti per Unire.

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