un rapporto «condanna» Tel Aviv
violata la Convenzione sul genocidio
di Riccardo Michelucci
in “Avvenire” del 31 agosto 2025
«In oltre venti mesi, Israele ha commesso atti proibiti ai sensi degli articoli della Convenzione sul
genocidio come uccisioni, gravi danni fisici o mentali, imposizione deliberata di condizioni di vita
calcolate per provocare la distruzione fisica, in tutto o in parte, dei palestinesi a Gaza, e la
prevenzione delle nascite. Atti che sono stati commessi con l’intento specifico di distruggere i
palestinesi di Gaza in quanto tali. Alla luce di tutto ciò, si conclude che la condotta di Israele nei
loro confronti costituisce genocidio».
Le conclusioni dell’ultimo rapporto del Palestinian centre for human rights, una delle più autorevoli Ong per i diritti umani diretta dal noto avvocato Raji
Sourani, suonano come una sentenza e potrebbero orientare le decisioni della Corte internazionale
di giustizia, i cui giudici saranno presto chiamati a pronunciarsi sul ricorso presentato dal Sudafrica
contro Israele per violazione della Convenzione sul genocidio.
Il rapporto, appena reso pubblico, si basa su 1.225 testimonianze raccolte in tutto il territorio della
Striscia, sui dati delle agenzie dell’Onu e delle Ong internazionali da tempo attive sul campo come
Save the children, Medici senza frontiere e World central kitchen. «Fin dall’inizio delle operazioni
israeliane seguite al 7 ottobre 2023 – si legge nell’introduzione –, l’intento di commettere il
genocidio è stato espresso non solo direttamente dagli esponenti del governo di Tel Aviv e dai
massimi vertici militari nelle loro dichiarazioni pubbliche, ma è stato reso chiaro anche dalle
politiche e dalle azioni dello Stato e i loro effetti, sia immediati che a lungo termine. Le uccisioni di
massa e gli attacchi contro i civili, la distruzione diffusa, l’inflizione di danni insopportabili e
l’annientamento dei mezzi di sussistenza hanno creato una realtà in cui la stessa sopravvivenza dei
palestinesi come gruppo nazionale è divenuta impossibile».
Il rapporto contiene un elenco interminabile di testimonianze agghiaccianti come quella di
Muhammad Adel Barbakh, il cui figlio di tredici anni è stato ucciso a sangue freddo davanti a suoi
occhi, e i tanti racconti dei medici stranieri che hanno lavorato nella Striscia, secondo i quali molte
delle amputazioni e delle ferite invalidanti, in particolare tra i bambini, sono il risultato di missili e
proiettili a frammentazione o dell’impiego di gas al fosforo bianco. Ci sono poi le donne incinte
«trasformate in bersagli con il deliberato diniego di accesso alle strutture sanitarie da parte dei
cecchini israeliani – come afferma uno degli ultimi report delle Nazioni Unite – e i bambini che
muoiono a causa della mancanza di elettricità per alimentare le incubatrici”.
Per Triestino Mariniello, giurista dell’Università di Liverpool e membro del team di avvocati
internazionali che seguono il procedimento in corso all’Aja, si tratta del rapporto più dettagliato
realizzato finora sui crimini commessi nella Striscia dall’ottobre 2023: «Non è solo un archivio di
abusi gravissimi ma un vero e proprio dossier probatorio: materiale che potrebbe rivelarsi decisivo
nei procedimenti aperti presso la Corte internazionale di giustizia e la Corte penale internazionale.
Un documento che assume anche un valore politico e civile perché in mezzo ai bombardamenti, la
società palestinese continua a documentare e rivendicare giustizia, mantenendo la fiducia nel diritto
internazionale come strumento per fermare le atrocità».










imparano nulla dei loro vicini o delle nazioni confinanti. Neppure della storia degli ebrei negli altri paesi. L’unica cosa che imparano sono i pogrom, l’olocausto e il fatto che il sionismo ha salvato gli ebrei dai cristiani. Rappresentazione quest’ultima che potrebbe funzionare per l’Europa dell’Est ma non per i paesi arabi”.

