crocifissi e crocifissori – il cristiano non può non scegliere: o coi primi o coi secondi

come si può scegliere un Dio crocifisso e poi non stare dalla parte dei crocifissi della storia?

 

 

La croce è ormai un “oggetto” di culto. Così onnipresente e così ignorata. Appesa solitaria nei luoghi pubblici, riprodotta come un gioiello qualunque, esaltata da molti “atei devoti” come simbolo di un’identità cristiana escludente e violenta.

Adorata nelle chiese come simbolo di redenzione. Baciata con tenerezza da chi “soffre” per quel povero Cristo crocifisso dai malvagi dell’epoca, ucciso dai nostri peccati…

Quanta retorica, quanta indifferenza, quanta ipocrisia.

La croce in realtà rimane un patibolo.

Il patibolo riservato ai delinquenti, ai reietti, a coloro che disobbediscono alle regole dell’impero, ai profeti, ai poveri che non hanno nessuno che li difenda.

La croce è il luogo dell’ignominia. Il luogo dell’abbassamento. Il luogo del non-potere.

Gesù, figlio di Dio, mite predicatore, uomo libero e profeta, messia atteso da un popolo intero, sceglie di esservi appeso perché nulla dell’umano potesse rimanergli estraneo.

Nemmeno l’ingiusta condanna, nemmeno la morte.

Su quella croce il Dio onnipotente, il Dio che sta nell’alto dei cieli, il Dio biblico della vendetta che stermina e uccide i nemici, il Dio contaminato da una visione umana di giustizia, ecco ora sceglie di stare “con i perdenti e gli oppressi”, con quelli che generalmente la società dei benpensanti respinge.

Per questo, davanti a quella croce, non possiamo più porci in atteggiamento devozionista e intimista.

Non possiamo identificarla solo con le nostre croci quotidiane, per quanto difficili da portare.

Non possiamo più non pensare, guardandola, a tutti i crocifissi della storia: popoli violentati da guerre scatenate dai potenti per rapinare i loro territori, persone costrette a lasciare la loro terra per sopravvivere alla fame e a condizioni miserabili di vita, testimoni e profeti sacrificati sull’altare dell’ortodossia, intere nazioni in balia di odi religiosi cavalcati con astuzia dai mestatori di turno. E che dire di coloro che sono crocifissi dai pregiudizi che oscurano la ragione e fanno prevalere quell’esclusione che spesso uccide più di un fucile.

Il popolo immenso degli oppressi muore ogni giorno su quella “croce” che noi tutti abbiamo costruito con la nostra indifferenza, i nostri pregiudizi, col nostro egoismo, con il nostro “cristianesimo” da quattro soldi.

Non si può essere seguaci di un Dio che ha scelto di essere crocifisso coi crocifissi e non farsi carico delle ingiustizie che i poveri subiscono.

Oggi assistiamo con orrore all’instaurarsi nell’Europa che orgogliosamente rivendica radici cristiane, di un odio insensato verso chi arriva da lontano per chiedere pane e rifugio. Si alzano muri, si spara, si picchia, si agitano pugni… Il recente odioso passato non ha insegnato nulla?

Ma si sa spesso la storia pare un’inutile maestra.

Ma noi che guardiamo quel crocifisso, noi che facciamo via crucis e adorazioni della croce, noi che in quaresima meditiamo la morte e la resurrezione di Cristo, come possiamo allo stesso tempo negarne così clamorosamente il senso?!

Per comodità, per abitudine, per infantilismo religioso.

Dobbiamo allora convertirci, invertire il nostro cammino, con coraggio e forza.

Dobbiamo superare quella visione “mistica” del Cristo, che lo riduce a un santino innocuo o a una figura “divinizzata” e perciò lontana nel tempo ed estranea ai tempi che stiamo vivendo.

Nel crocifisso, in tutti crocifissi della storia, dobbiamo riscoprire il senso della sequela.

don Paolo Zambaldi

il Crocifisso e la maggior parte dell’umanità di oggi che vive crocifissa

i crocifissi di oggi e il Crocifisso di ieri

di Leonardo Boff

in “Confini” – http://confini.blog.rainews.it/ – del 12 aprile 2017

 

Oggi la maggior parte dell’umanità vive crocifissa dalla povertà, dalla fame, dalla scarsità d’acqua e dalla disoccupazione. Crocifissa è anche la natura lacerata dall’avidità industriale che si rifiuta di accettare limiti. Crocifissa è la Madre Terra, esausta fino al punto di perdere il suo equilibrio interiore, evidenziato dal riscaldamento globale. Uno sguardo religioso e cristiano vede Cristo stesso presente in tutti questi crocifissi. Per avere assunto pienamente la nostra realtà umana e cosmica, lui soffre con tutti i sofferenti.

La foresta abbattuta dalla motosega significa colpi sul suo corpo. Negli ecosistemi decimati e per l’acqua inquinata, lui continua a sanguinare. L’incarnazione del Figlio di Dio ha una misteriosa solidarietà di vita e di destino con tutto quello che lui ha assunto, con tutta la nostra umanità e tutto ciò che esso implica di ombre e di luci. Il Vangelo di Marco, narra con parole terribili la morte di Gesù. Abbandonato da tutti, in cima alla croce, si sente anche abbandonato dal Padre di misericordia e bontà. Gesù grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? E dando un forte grido, Gesù spirò” (Mc 15,34.37). Gesù non muore perché tutti moriamo. È stato assassinato nel modo più umiliante del tempo: inchiodato ad una croce. Sospeso tra cielo e terra, agonizzò per tre ore sulla croce. Il rifiuto umano può decretare la crocifissione di Gesù, ma non può definire il senso che lui ha dato alla crocifissione che gli fu imposta. Il Crocifisso ha definito il significato della sua crocifissione come solidarietà con tutti i crocifissi della storia che, come lui, erano e sono vittime di violenza, di relazioni sociali ingiuste, d’odio, d’umiliazione dei piccoli e di rifiuto della proposta di un Regno di giustizia, fratellanza, compassione e amore incondizionato. Nonostante il suo impegno solidale verso gli altri e il Padre, una terribile e ultima tentazione invade la sua mente. La grande lotta di Gesù, ora che sta per morire, è con il suo Padre. Il Padre di cui lui ha avuto esperienza con profonda intimità filiale, il Padre che lui aveva annunciato come misericordioso e pieno di bontà, Padre con tracce di madre amorevole, il Padre il cui regno ha proclamato e anticipato nelle sue prassi liberatorie, questo Padre ora sembra abbandonarlo. Gesù passa attraverso l’inferno dell’assenza di Dio. Verso le tre del pomeriggio, minuti prima della fine, Gesù gridò a grandi voce: “Eloì, Eloì, lamá sabacthani: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Gesù è sull’orlo della disperazione. Dal vuoto abissale del suo spirito, esplodono domande spaventose che modellano la tentazione più terribile subita dagli esseri umani e ormai da Gesù, la tentazione della disperazione. Si chiede: “Non era assurda la mia fedeltà? Senza senso la lotta sostenuta, per gli oppressi e per Dio? Non sono stati vani i rischi che ho corso, le persecuzioni che ho sopportato, il processo legale-religioso umiliante in cui sono stato sottoposto alla pena capitale: la crocifissione che sto soffrendo?” Gesù è nudo, indifeso, completamente vuoto davanti al Padre che è in silenzio e così rivela tutto il suo Mistero. Gesù non ha nessun altro a cui aggrapparsi. Per gli standard umani, ha fallito completamente. La stessa certezza interiore svanisce. Anche se il sole è tramontato al suo orizzonte, Gesù continua ad avere fiducia nel Padre. Così grida con voce potente. “Padre mio, Padre mio!” Al culmine della disperazione, Gesù si dona al Mistero veramente senza nome. Egli sarà l’unica speranza oltre qualsiasi speranza. Non ha più alcun sostegno in te
stesso, soltanto in Dio, che si nascondeva. La speranza assoluta di Gesù può essere compresa solo sul presupposto della sua disperazione. Dove è abbondata la disperazione, ha sovrabbondato la speranza. La grandezza di Gesù è quella di sopportare e superare questa tentazione scoraggiante. Questa tentazione lo porterà all’abbandono totale a Dio, una solidarietà senza restrizioni con i fratelli e le sorelle anch’essi disperati e crocifissi nel corso della storia, una spoliazione totale di se stesso, un dedicazione assoluta di se stesso in funzione degli altri. Solo allora la morte è morte e può anche essere completa: la rende perfetta a Dio e ai suoi figli e figlie che soffrono, ai suoi fratelli e sorelle più piccoli. Le ultime parole di Gesù indicano questa consegna, non dimessa e fatale, ma libera, “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). “Tutto è compiuto” (Gv 19,30). Il Venerdì Santo continua, ma non ha l’ultima parola. La risurrezione, come irruzione dell’essere nuovo è la grande risposta del Padre e la promessa per tutti noi.

(per gentile concessione dell’autore pubblichiamo questa meditazione pasquale del teologo brasiliano Leonardo Boff, traduzione di S. Toppi e M. Gavito: tratto da finesettimana.it)

cataste di crocifissi di legno ma dagli ai crocifissi di carne …

 

la Lega Nord attacca i crocifissi di carne

ma vuole appendere quelli di legnocroce

Luca Kocci   

da: Adista Notizie n° 31 del 17/09/2016

Il crocefisso va esposto in tutte le aule scolastiche e in ogni ufficio pubblico. I deputati della Lega Nord rilanciano una loro tradizionale battaglia – anche se non ne parlavano da un po’, forse perché troppo impegnati a fare la guerra ai migranti, i crocefissi in carne ed ossa del nostro tempo – e presentano alla Camera una proposta di legge per regolamentare in maniera definitiva la questione.

«Il Crocifisso, emblema di valore universale della civiltà e della cultura cristiana, è riconosciuto quale elemento essenziale e costitutivo e perciò irrinunciabile del patrimonio storico e civico-culturale dell’Italia», recita l’articolo 1 della proposta di legge presentata a fine luglio da nove deputati e deputate leghisti e lo scorso 5 settembre assegnata per la discussione alla Commissione Affari costituzionali di Montecitorio. Quindi, prosegue l’articolo 2, va esposto in tutti gli uffici pubblici per testimoniare «il permanente richiamo del Paese al proprio patrimonio storico-culturale che affonda le sue radici nella civiltà e nella tradizione cristiana». All’articolo 3 c’è il lungo elenco dei luoghi in cui il crocefisso va esposto «in luogo elevato e ben visibile»: non più solo nelle aule scolastiche, come indicavano i Regii Decreti del 1924 e del 1928 – Vittorio Emanuele III regnante e Benito Mussolini governante – ma anche nelle università e nelle accademie, negli uffici delle pubbliche amministrazioni e degli enti locali territoriali, nelle aule consiliari regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, nei seggi elettorali, nelle carceri, nei tribunali, negli ospedali, persino nelle stazioni, nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti. Infine, all’articolo 4, le sanzioni: da 500 a 1.000 euro per chi lo «rimuova in odio ad esso», ma anche per il dipendente pubblico che «rifiuti» di esporlo oppure «ometta di ottemperare all’obbligo» di esporlo.migranti bambini1

«Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso», che «rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo», spiega il deputato leghista Roberto Simonetti, primo firmatario del provvedimento. «Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i principi su cui si fonda la nostra società. Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese».

Se approvata dal Parlamento, la legge metterebbe il punto ad una questione che si trascina da quasi un secolo, ovvero dai Regii Decreti emanati durante il ventennio fascista che però, secondo alcune interpretazioni sostenute anche da una sentenza della Corte costituzionale (v. Adista Notizie n. 1/05), sarebbero stati superati dalla revisione del Concordato del 1984.

migranti siariani Nel 2006 il Consiglio di Stato – all’interno di un procedimento avviato da una coppia italo-finlandese perché fossero rimossi i crocefissi presenti nella scuola media frequentata dai figli –, pur non facendo alcun riferimento a leggi dello Stato, bensì solo a valori etici, stabilì che il crocefisso non doveva essere tolto dalle aule scolastiche, perché «è un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili» sebbene provengano da una religione (v. Adista Notizie n. 15/06). Parere confermato nel 2011 anche dalla Corte di Strasburgo, che diede torto alla coppia, stabilendo che non c’erano ragioni per rimuovere il crocefisso, in quanto simbolo culturale di valore universale. Tuttavia, nell’ordinamento italiano, ad oggi resta l’assenza di una legge che prevede l’obbligo di esporre il crocefisso. Una lacuna che i leghisti vorrebbero ora colmare.

* Immagine di cianghetta, tratta dal sito Flickr, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite

accanimento contro i crocifissi a Prato

 

 

 

Folle si accanisce sui crocifissi, la Diocesi chiude tutte le chiese

 

Le forze dell’ordine si sono messe alla ricerca dell’autore dei gravissimi atti di vandalismo in due chiese di Prato. È fuggito con la testa di un Cristo

                                                     di Paolo Nencioni e Danilo Fastelli                                                                                  

Il sacrestano Paolo Calamai davanti al crocifisso danneggiato in San Bartolomeo

 Choc a Prato per due preziosi crocifissi distrutti da uno sconosciuto. Il vandalo si è accanito dapprima su un crocifisso della chiesa di San Pier Forelli, in via del Pellegrino. Si tratta di un crocifisso storico e venerato, perché usato da San Leonardo da Porto Maurizio agli inizi del ‘700 per le sue prediche. Lo stesso vandalo si è poi recato nella chiesa di San Bartolomeo, in piazza Mercatale, danneggiando un crocifisso di legno risalente al 1200. Sembra che nessuno abbia visto il vandalo in azione. La diocesi ha disposto la chiusura di tutte le chiese del centro storico.

LE IMMAGINI DEI CROCIFISSI DISTRUTTI

croci1

(Foto Batavia: il Cristo “amputato” in San Bartolomeo)

Il danneggiamento del crocifisso di San Bartolomeo è stato scoperto intorno alle 12 dal sacrestano, Paolo Calamai, che pochi minuti prima della scoperta era passato tra le navate senza notare niente di strano. L’anonimo vandalo è salito su una struttura di legno davanti al crocifisso e di lì probabilmente lo ha scosso fino a far staccare entrambe le braccia, che sono rimaste attaccate ai supporti.

Il crocifisso nella chiesa di San Bartolomeo si trova in piazza Mercatale dal 7 settembre del 1399, quando fu portato a Prato dai lucchesi. Era sopravvissuto anche ai bombardamenti del 1944, ma non al vandalo che ora è ricercato in tutta la città.

STRANE COINCIDENZE. La stessa Diocesi fa notare alcune singolari coincidenze. Domenica 24 novembre si è chiuso in Duomo l’Anno della fede e oggi, lunedì 25, ricorre il primo anniversario dell’insediamento del vescovo Franco Agostinelli nella Diocesi pratese. Domani, martedì 26, ricorre invece la festa liturgica di San Leonardo da Porto Maurizio, il grande francescano che usò per le sue predicazioni una delle due statue danneggiate dal vandalo.

La Diocesi ha chiamato tutti i sacerdoti delle chiese del centro storico raccomandando di chiuderle al pubblico o di tenerle sotto stretta sorveglianza. Il Duomo è aperto, ma ci sono alcuni collaboratori della Curia che lo sorvegliano a vista. Al crocifisso della chiesa di San Pier Forelli manca la testa del Cristo, che è stata portata via dal vandalo e ancora non è stata ritrovata.

croci2

(Foto: lo storico crocifisso distrutto nella chiesa di San Pier Forelli)

image_pdfimage_print