Gli zingari lo usano facebook? il C.C.I.T. 2015

 

ccit 2015

 il C.C.I.T. 2015 in Romania sull’uso, le opportunità e i rischi nell’utilizzo dei nuovi media da parte dei rom

 

Gli zingari, il popolo rom, utilizza facebook, conosce e usa i social media? Sicuramente più di quanto possiamo pensare e meglio di quanto possiamo immaginare. Ma era scontata e retorica questa domanda per il ‘Comitato Cattolico Internazionale per la evangelizzazione del popolo degli Zingari’ (C.C.I.T.) che, a conoscenza di questo, ha voluto dedicare quest’anno appunto al rapporto tra il popolo rom e i nuovi mezzi di comunicazione la propria riflessione annuale.

 

Si è svolto infatti nei giorni scorsi (24 – 26 aprile 2015) a Ciofliceni – Snagov in Romania, in un monumentale convento di frati carmelitani italiani (malinconicamente vuoto a cose normali!), con un intenso programma di lavoro, di dialogo e riflessione, il 39° incontro del C.C.I.T., rivivendo – con entusiasmo e gratitudine a Dio e ai rom – il proprio cammino quarantennale scandito ogni anno in un diverso paese europeo, come dialogo tra il popolo rom e gli operatori nella pastorale di evangelizzazione e missionarietà come incarnazione in questo popolo. Le sfide della comunicazione nelle comunità di zingari sono state appunto al centro di questo C.C.I.T. 2015.

40 candeline

Dopo il momento di preghiera del venerdì sera (24 aprile) che ha inteso rivivere la ricchezza spirituale dei 40 anni di cammino e condivisione del Comitato col popolo rom con tanto di lancio di palloncini e un buon bicchiere di ‘vino dell’amicizia’, il sabato (25 aprile) è stato vissuto con intensità di riflessione e dialogo con conferenze, comunicazioni e gruppi di lavoro.

Anche il Vaticano, come sempre peraltro, ha inteso far arrivare  il senso della propria solidarietà e partecipazione con un messaggio suorain cui molto opportunamente si sottolinea quanto grave e ingiusto sia il modo in cui dai media si veicola un’immagine negativa di questo popolo usando nei suoi confronti “il linguaggio … generalmente simile a quello riservato ai delinquenti comuni e ai protagonisti della cosiddetta ‘cronaca nera’”.

Il coordinatore pro-tempore p. Claude Dumas, lui stesso rom, Claudeha fin dalla introduzione ai lavori, evidenziato che “i giovani zingari utilizzano sempre più questi nuovi mezzi per comunicare tra loro … e vediamo fiorire su facebook dei passi interi della bibbia o del vangelo …”, anche se ne coglie subito lucidamente anche i rischi e i limiti: “c’è un rischio: il vangelo non è un prodotto formattato che si porta come un pacchetto o un ‘kit pronto per l’uso’ ”.

‘Le sfide della comunicazione nelle comunità zigane’ sono state analizzate dal professore dell’ordine dei gesuiti p. Florin-Joan Silaghi, mettendo in evidenza come con questi mezzi di comunicazione “gli zingari comunicano elementi di carattere personale che prima avevano l’abitudine di esprimere solo faccia a faccia … e, con l’aiuto di contenuti audio-visivi, comunicano affinità, orientamenti, gusti, desideri e molto spesso la loro appartenenza culturale, sociale o religiosa”.

I gruppi di lavoro e di approfondimento diversificati per aree geografico-linguistichegruppo hanno approfondito tutto questo arricchendolo delle esperienze concrete, della amicizia e della frequentazione quotidiana col popolo rom.

Significativa la presentazione da parte di p. Agostino Rota Martir di tre foto agostinoche da sole parlano il linguaggio chiaro della modificazione di usi e costumi, anche quelli più impegnativi e più coinvolgenti l’identità culturale stessa di questo popolo, conducendo la riflessione sullo stretto crinale in delicato e precario equilibrio tra le ‘potenzialità della rete’ ma anche le sue ‘ambiguità’, le possibilità di ‘conoscenza’ ma anche le possibilità di ‘inganno’, di ‘progresso’ ma anche di ‘rischi’, di ‘comodità’ ma anche di dipendenza/schiavitù’.

La celebrazione eucaristica del sabato sera e della domenica mattina (25 26 aprile) hanno accresciuto in noi la consapevolezza che come operatori nella pastorale tra i rom e i sinti santa messa“siamo inviati per rivelare loro la loro dignità di figli e figlie di Dio” (dall’omelia di Claude Dumas) oltre che a scorgere i doni che da sempre Dio nel suo Spirito ha disseminato anche nella loro cultura e destinati ad arricchire il  mondo.

La mattinata della domenica ha visto un resoconto sulla situazione del popolo rom in Romania con le ricostruzioni storiche e le attualizzazioni di p. Teodor Lucian Lechintan (‘La difficile sopravvivenza dei roms di Romania’) e di Violeta Barbu (‘I roms della Romania’): conferenzaambedue hanno sottolineato la difficile convivenza della società maggioritaria con questo popolo, ma anche le responsabilità delle chiese (soprattutto quella ortodossa) nella non accettazione e accoglienza di questo popolo fino a forme di vera schiavitù! : “c’è un solo problema di proporzioni monumentali, quello della Romania stessa, incapace di riconoscere la propria responsabilità storica della schiavitù dei rom e incapace di sviluppare politiche sostenibili per l’integrazione sociale della loro popolazione” (V. Barbu). Per il rom rumeno Damian Draghici, membro del Parlamento Europeo (citato dal vescovo Petru nella sua omelia della concelebrazione domenicale) le cose dovrebbero essere molto più semplici: “siamo tutti uguali, perché Dio ci ha creati lo stesso giorno”.

Come sempre una gita turistica alla città ospitante ma soprattutto la condivisione gioiosa, festosa, ‘abbondante’ (“vi sarà dato in abbondanza … “) dei cibi caratteristicicena3 dei tanti paesi di provenienza dei molti  partecipanti, vivacizzata dalle musiche e dai balli di una band di rom rumeni,   band1funzionato come la ciliegina sul buon dolce che l’incontro ha rappresentato, arricchendo, irrobustendo e addolcendo e affinando la nostra amicizia, fra noi e col popolo rom. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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