la scuola e i bambini rom: più di qualcosa non va

minori rom

la scuola che fallisce

LUCA LIVERANI
 Un altro spreco di denaro pubblico per un’integrazione mai verificata nei risultati. Tra 2002 e 2015 il Comune di Roma ha speso 27 milioni di euro per la scolarizzazione dei minori rom. Ma uno su 5 non si è mai presentato in classe, 9 su 10 non hanno frequentato regolarmente, uno su due è in ritardo scolastico e frequenta una classe non conforme alla sua età, e sui 1.800 bambini rom iscritti, solo 198 hanno frequentato almeno i tre quarti dell’orario scolastico.
Dati allarmanti, raccolti ed elaborati dall’Associazione 21 luglio nel dossier Ultimo banco. A presentare lo studio il presidente dell’associazione Carlo Stasolla, assieme al direttore dell’Unar Francesco Spano e l’ex assessore alla scuola di Roma Marco Rossi Doria. In tredici anni dunque il Campidoglio ha speso nel ‘Progetto Scolarizzazione Rom di Roma Capitale’ circa 27 milioni di euro, attraverso bandi e proroghe, a quattro organizzazioni (Opera Nomadi, Arci Solidarietà, Capodarco/Ermes, Casa dei diritti sociali) coinvolgendo un numero tra i 500 e i 2.000 minori rom degli insediamenti formali della Capitale. Un investimento importante e a lungo termine, ma su cui non sono mai stati rilevati dati ufficiali circa la valutazione dei risultati e la qualità degli interventi. E dal dossier dell’Associazione 21 luglio emerge un divario drammatico tra i minori rom e gli altri studenti.A frequentare con regolarità le lezioni è solo il 12% dei rom (il 99% tra i non rom), dato crollato addirittura al 7,4% nell’anno scolastico 2012/2013 che ha coinciso con il periodo più intenso degli sgomberi dei ‘campi abusivi’ e ‘tollerati’ in linea con l’’Emergenza nomadi’ decretata allora dal governo. Differenze enormi anche nel ritardo scolastico: il 50% tra i ragazzini rom (contro una media del 13% tra i non rom) e un abbandono della scuola in età dell’obbligo del 18% (quasi 100 volte di più rispetto allo 0,2% dei non rom).

Nell’ultimo anno scolastico monitorato, 2014/15, nella baraccopoli istituzionale di Castel Romano la frequenza regolare è crollata al 3,1%. Impietosa l’analisi. «La politica di scolarizzazione dei minori rom a Roma si riduce al servizio di trasporto degli alunni» e «il monitoraggio della frequenza scolastica si trasforma, in realtà, in frequenza delle presenze sullo scuolabus». Non solo: «il numero di bus è eccessivamente inferiore» e ciascun mezzo «ogni mattina, in media si reca presso 9 scuole differenti». Tra la prima e l’ultima passa «oltre un’ora e mezzo che alcuni alunni trascorrono sul pullman anziché a scuola».

E visto che il bus parte dai campi attorno alle 7,40, «diversi alunni entrano in classe dopo la prima o addirittura dopo la seconda ora».

Le responsabilità? Per il dossier sono imputabili alla politica e all’amministrazione, alle competenze degli enti affidatari, al contesto socio- economico dei rom, alle politiche abitative e di sgombero. Perché «alla base di tutto c’è la segregazione abitativa all’interno delle baraccopoli, istituzionali e non, che incide in maniera determinante».
Perché «un bambino nato e cresciuto in un contesto di emergenza abitativa» parte «in una condizione di oggettiva penalizzazione»: non ha «servizi igienici adeguati», non ha «spazi di studio per i compiti», quasi sempre i genitori «sono privi di strumenti e capacità per sostenerlo», il trasporto scolastico insufficiente e da periferie estreme istituzionalizza entrate in ritardo e uscite anticipate. E allora, dice Stasolla, «è dal superamento delle baraccopoli che il nuovo sindaco dovrà ripartire per salvaguardare un’infanzia il cui futuro è già compromesso».

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la stampa e l’odio contro i rom

discorsi d’odio contro i rom: quasi un caso al giorno

Nei primi sei mesi del 2015, l’Osservatorio nazionale sui discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti dell’Associazione 21 luglio ha rilevato 183 casi di hate speech (discorsi d’odio) contro tali comunità, con una media di quasi un episodio al giorno.Secondo i dati semestrali dell’Osservatorio 21 luglio, relativi al periodo 1 gennaio – 15 luglio 2015, oltre la metà degli episodi riscontrati (105 su 183) è classificata come “gravi“, vale a dire casi di incitamento all’odio e discriminazione, che evidenziano le forme più significative di razzismo antirom, i cui autori sono nella maggior parte dei casi esponenti politici attraverso dichiarazioni sulla stampa e sui social media.

I restanti 78 episodi riscontrati, invece, si configurano come “discorsi stereotipati“, categoria nella quale confluiscono tutti gli episodi di discorsi d’odio consistenti in dichiarazioni che adottano un linguaggio indiretto o comunque non esplicitamente penalizzante e/o razzista, ma in ogni caso reiterano e amplificano pregiudizi e stereotipi penalizzanti.

antiziganismo

Rispetto all’ultimo rapporto annuale dell’Osservatorio 21 luglio, si è registrato un leggero calo nella media giornaliera dei discorsi d’odio contro rom e sinti. Tra il 16 maggio 2013 e il 15 maggio 2014, infatti, l’Osservatorio aveva rilevato 428 casi complessivi, per una media di 1,17 casi al giorno.

rom Torre del Lago

Rispetto agli episodi rilevati, sono state 40 le azioni correttive intraprese dall’Osservatorio tra gennaio e luglio 2015, tra cui segnalazioni all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, lettere di diffida, segnalazioni all’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori di Polizia di Stato e Carabinieri (Oscad) e esposti all’Ordine dei Giornalisti in caso di episodi appannaggio dei professionisti dell’informazione.

A questo proposito, proprio nei giorni scorsi, l’Osservatorio ha ricevuto comunicazione da parte del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia circa l’apertura di due procedimenti disciplinari nei confronti di due giornalisti i cui articoli, secondo gli esposti presentati dall’Osservatorio, si configuravano come discriminatori e stigmatizzanti dei confronti dell’intera comunità rom e sinta.

«Nonostante il lieve calo riscontrato nella media giornaliera dei discorsi d’odio nei primi sei mesi del 2015, quella dell’antiziganismo in Italia resta una piaga pericolosa, una minaccia reale per una società democratica, plurale e inclusiva sulla quale occorre mantenere alta la guardia – sostiene l’Associazione 21 luglio – . La facilità con cui i discorsi d’odio rivolti a rom e sinti trovano terreno fertile nel nostro Paese ha come conseguenza, infatti, quella di rendere sempre più accettabili e condivisibili, da parte dell’opinione pubblica, posizioni estreme e penalizzanti nei confronti di tali comunità, contribuendo così ad alimentarne un’immagine negativa e stereotipata».

 

rom e sinti contro chi elabora soluzioni ‘per loro’ ma ‘senza loro’

LA CAMPAGNA DELL’ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO CONTRO LE LEGGI REGIONALI PER O CONTRO ROM E SINTI ?

rom Torre del Lago

 

 

 

la ‘Federazione nazionale Rom e Sinti ‘, in rappresentanza di 27 associazioni costituite da Rom e Sinti, esprime le proprie riserve verso quelle Associazioni – in specie la ’21 luglio’ – che pretendono di risolvere i problemi offerti dai ‘campi nomadi’ o ‘campi rom’ a partire da criteri unilaterali e generalizzanti e a prescindere da un vero dialogo con le popolazioni che abitano tali aree per ascoltare le varie singole esigenze: anche a fin di bene, “commettono lo stesso errore che pretendono di correggere”:

credere di far bene

 

L’associazione ’21 luglio’ commette lo stesso errore che pretende di correggere. Tutti i Rom e Sinti sono uguali: o sono tutti nomadi o sono tutti stanziali. La realtà è molto diversa e ben lo sanno Rom e Sinti stessi e le loro associazioni.

Le leggi regionali non si possono mettere tutte in un calderone e buttar via. Certo sono nate in tempi diversi dagli attuali, rispecchiano esigenze in parte diverse dalle attuali, ma una questione così importante e delicata meriterebbe almeno un dibattito e un approfondimento serio tra Rom e Sinti prima di fare qualsiasi proposta. Le diverse comunità di Rom e Sinti non hanno le medesime esigenze. Il mondo dello spettacolo viaggiante dei Sinti merita una attenzione particolare, così come i Sinti della MEZ che non trovano ospitalità dai Comuni, o i Camminanti che vengono al Nord e non trovano aree attrezzate, infine perfino l’idea stessa di famiglia, di comunità dei Rom e dei Sinti è profondamente diversa da quella della popolazione maggioritaria.

Tra l’altro una campagna come quella proposta da 21 luglio non tiene conto del problema fondamentale: le comunità rom e sinte di questo paese per affrontare e risolvere il problema dei campi nomadi, quelli costruiti alle periferie fisiche e spirituali delle città italiane, hanno bisogno di risolvere prima di tutto il problema dell’emarginazione sociale ed economica che le perseguita. Non è un caso che le stesse comunità, sia dei campi regolari, sia di quelli spontanei sviluppino forme di solidarietà e di mutuo sostegno che la dispersione delle famiglie renderebbe impossibile.

Infine e soprattutto le soluzioni, qualunque esse siano, devono essere costruite insieme a noi e non per noi. Come diceva Gandhi: chi fa qualcosa per me senza di me è contro di me. Un difetto di presunzione che caratterizza in fondo tutte le associazioni non rom che si occupano di Rom e Sinti: pensano di spiegarci come si deve vivere, ma non chiedono il nostro parere. Sintomatica e grave è stata l’iniziativa di 21 luglio sulla legge di riconoscimento della minoranza rom e sinti organizzata a Roma il 17 settembre con tanto di ministro Kyenge, di presidente di commissione per i diritti umani del Senato e altri illustri personaggi: aveva solo un difetto non c’era neppure un rom o un sinto che potesse dire la sua. Noi non ci sentiamo e non siamo inferiori, abbiamo la nostra cultura, le nostre tradizioni, abbiamo il nostro punto di vista sulla vita e sul mondo. È ora che tutti quelli che si occupano di noi ne tengano conto e soprattutto ci facciano i conti.

La Comunità europea nelle sue direttive e nei suoi programmi mette al primo posto la partecipazione di Rom e Sinti e la stessa Strategia nazionale, costruita con un confronto con le nostre federazioni, ha saputo tener conto delle diverse articolazioni che il nostro mondo rappresenta.

Quindi prima di lanciare campagne a senso unico, confrontatevi con noi e forse riusciremo a fare cose più utili per le nostre comunità.

Altrimenti con amarezza possiamo dire che lavorate contro di noi e che non è una grande novità.

La Federazione nazionale Rom e Sinti insieme

in rappresentanza di 27 associazioni costituite da Rom e Sinti

un popolo nel mirino … capro espiatorio delle nostre paure

Rom e Sinti, tra sgomberi forzati, parole d’odio e falsi miti

di Andrea Scutellà

‘il rapporto dell’Associazione 21 Luglio’ : “aumentano gli sgomberi per il Giubileo”

 in Italia abita lo 0,25% dei Rom; solo il 3% di loro è nomade. In 40mila vivono nei campi. C’è chi in Tv li definisce “feccia della società”: ma i bambini hanno un’aspettativa di vita è inferiore di 10 anni e all’Università non arrivano mai

Roma – È il 9 luglio 2014, in riva al fiume Aniene. Trentanove  persone di etnia Rom subiscono uno sgombero forzato dal loro accampamento, in via di Val d’Ala. Supportate da Amnesty International e dall’Associazione 21 Luglio chiedono una sistemazione alternativa. “Dopo ore di intense trattative – riporta una nota dell’Associazione 21 Luglio – ai rom viene offerta l’accoglienza all’interno dell’ex Fiera di Roma”. Il 30 novembre, però, arriva la notifica di uno sgombero imminente. I 15 nuclei familiari verranno rimpatriati in Romania. Salvo trovarsi, di nuovo, a fine febbraio 2015, in riva al fiume Aniene. “Lo sgombero forzato ha avuto un costo totale di 168.400 euro, senza che sia stata trovata alcuna risposta adeguata alle famiglie coinvolte”. Ecco un chiaro esempio di “Gioco dell’Oca”, che 21 Luglio denuncia nel suo primo rapporto nazionale: presentato proprio l’8 aprile, nella giornata internazionale dedicata ai Rom, Sinti e Camminanti.

Giubileo in vista: aumentano gli sgomberi. “Dopo l’annuncio del Giubileo, nel periodo compreso tra il 13 e il 30 marzo – spiega Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio – si è passati da una media 2 sgomberi al mese a 6 a settimana. C’è un libro di Tano D’Amico sull’evento del 2000, che si intitola Il Giubileo nero degli zingari. Alle istituzioni suggerirei di evitare questo rischio”. Una preoccupazione condivisa da Riccardo Magi, presidente dei Radicali italiani e consigliere comunale di Roma. “Il rischio – precisa – è quello di cedere a interventi di decoro o pulizia della città in netto contrasto con le politiche sociali”. L’esempio della comunità di via Val d’Ala è dietro l’angolo. “Gli sgomberi, lasciando la situazione invariata, muovono tre cose – conclude Stasolla -: i rom, i soldi e i voti”. Cacciare una comunità rom, infatti, è di sicuro appeal elettorale.

A Milano si sgombera per l’Expo. “Lo sgombero come metodo è legittimo” precisa Carlo Stasolla “ma diventa forzato quando non si rispettano i parametri stabiliti dalle organizzazioni internazionali”, cioè quando manca un preavviso sufficiente e le giuste alternative alla vita in strada per le famiglie. A Roma, lo scorso anno 34 sgomberi forzati hanno coinvolto circa 1.135 persone, secondo i dati forniti da 21 Luglio. A Milano, invece, 191 sgomberi hanno riguardato oltre 2.200 persone. Secondo le Associazioni Naga e Errc vengono chiamati “allontanamenti medio-grandi” quelli eseguiti per opere legate all’Expo e “micro-allontamenti” quelli “frutto della pressione di cittadini” che spesso non rispettano “la normativa vigente”.

Il sistema dei campi e i flussi di denaro in aumento. “Dal 2000 l’Italia è stata definita il Paese dei campi”. L’Associazione 21 luglio nel suo rapporto denuncia con forza “la politica segregante volta a gestire e a mantenere un sistema abitativo parallelo per soli rom, ovvero su base etnica“. Un sistema che è costato alla sola città di Roma circa 22 milioni di euro nel 2013, secondo “Campi Nomadi spa”, un documento prodotto da 21 luglio nel 2014, che aveva anticipato la collusione tra politiche sociali e malaffare emersa con l’inchiesta Mafia Capitale. L’Associazione annuncia un “Campi nomadi bis” in uscita il 6 maggio, focalizzato sullo scandalo dei centri di raccolta “temporanei” dei rom. Stasolla non si sbottona troppo sui flussi di denaro diretti verso i campi, ma anticipa che “non sono diminuiti, anzi sono aumentati rispetto al passato”.

La longa manus della Cooperativa 29 giugno. Il solo “villaggio” di Castel Romano, su cui era stesa la longa manus della Cooperativa 29 Giugno, sarebbe costato, secondo le stime di 21 Luglio, oltre 5 milioni di euro. Ancor più preoccupante diviene il fatto se paragonato “con quanto il Governo italiano ha dichiarato di avere destinato a politiche di inclusione rivolte ai rom nel documento presentato in sede di Revisione Periodica Universale presso le Nazioni Unite (senza specificare l’arco temporale): 19.830.000 euro”.

?Dall’emergenza all’inclusione.? Erede della sciagurata stagione della “emergenza nomadi” (2008-2011)  –  che permise di agire in deroga a diverse leggi nella gestione dei campi  –  la Strategia nazionale di inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti  (2012) “ce l’ha chiesta l’Europa” ed è imperniata su 4 cardini: alloggio, salute, impiego e istruzione. La stagione “emergenziale” si è conclusa a suon di sentenze, considerata illegittima dal Consiglio di Stato nel 2011, con conferma della Cassazione nel 2013. Ad oggi, nonostante i buoni propositi, l’attuazione del nuovo piano vive di ritardi e confusioni.

I rischi della discrezionalità dei Comuni. La discrezionalità degli enti locali non solo nei confronti delle istituzioni nazionali, ma anche nei rapporti reciproci, per l’applicazione dei provvedimenti “può condurre a situazioni in contrasto con la Strategia”, sottolinea 21 Luglio. “I Comuni possono attivare misure proprie a prescindere dagli orientamenti delle Regioni (…) come di fatto avviene”. Le politiche figlie delle vecchie logiche emergenziali, come la costruzione di nuovi campi, sono costate dal 2012 ad oggi, secondo i calcoli di 21 luglio, circa 13 milioni di euro. Inoltre l’attivazione dei tavoli regionali, fulcro del piano, procede a rilento: a febbraio 2015 erano operativi appena 10 su 20 previsti. Regioni con una consistente percentuale di popolazione rom, come Lombardia e Veneto, sono ferme al palo. Il tavolo del Lazio, invece, pur istituito, non è ancora stato convocato.

Numeri di una percezione sballata. Gli organismi internazionali hanno spesso sottolineato come in Italia manchino adeguati strumenti di monitoraggio per valutare l’inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti. I pochi numeri che ci sono, frutto di stime e non di censimenti, bastano a confutare alcuni luoghi comuni. Non solo l’Italia non è “invasa” dai rom, ma, tra i paesi europei, è quello che ne ha le percentuali più basse: appena lo 0,25% sul totale dei residenti. Metà di loro ha la cittadinanza italiana. Le stime del Consiglio d’Europa oscillano tra le 120mila e le 180mila persone, di cui 40mila vivono nei “campi nomadi”. A proposito di nomadismo, c’è un altro mito da sfatare: appena il 3% dei rom continua a viaggiare, secondo il Rapporto Conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Camminanti in Italia diffuso dalla Commissione Diritti Umani del Senato nel 2011.

Baraccopoli e magazzini. I luoghi in cui abitano i rom rientrano spesso nella definizione di baraccopoli stabilita dall’Un-Habitat delle Nazioni Unite. Gli abitati “sono spesso delimitati da recinzioni” e “videosorvegliati”, si legge nel rapporto di 21 Luglio. Sono “al di fuori del tessuto urbano e distanti dai servizi primari, come scuole, ospedali e supermercati” tantoché “l’isolamento spaziale spesso si traduce in isolamento sociale”. Le “condizioni igienico-sanitarie” sono “critiche” e le “unità abitative sono temporanee, solitamente bungalow, container o roulotte”. Il “Best House Rom”, il discusso centro di raccolta temporaneo di Roma senza luce e aria naturale in cui vivono 300 rom ormai da 2 anni, è accastato come magazzino. La segregazione sulla base dell’origine etnica, inoltre, potrebbe costare all’Italia l’ennesima procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea.

I minori rom. Oltre il 60% dei rom presenti in Italia hanno meno di 18 anni, secondo Opera Nomadi. Di questi “almeno 15mila” sarebbero “a rischio apolidia”. La condizione, cioè, di inesistenza di fatto per la burocrazia italiana, che ha ripercussioni gravissime sulla vita quotidiana: l’impossibilità di avere un pediatra o un medico di famiglia, di iscriversi a scuola, di contrarre un prestito, un mutuo, di prendere la patente di guida, di iscriversi alle liste di collocamento. Di vivere, insomma.

Un bambino ha  possibilità di laurearsi prossime allo zero. Un bambino che vive in un “campo nomadi” in Italia, secondo le stime raccolte da 21 Luglio, ha possibilità prossime allo 0 di intraprendere un percorso universitario e neanche l’1% di frequentare le scuole superiori. Tra la scuola primaria e la secondaria di primo grado abbandonano il 50% dei minori rom e sinti. Circa il 95%, invece, getta la spugna tra le medie e le superiori. Infine un bambino appartenente alle minoranze zigane ha un’aspettativa di vita di 10 anni inferiore rispetto a un collega gagè. E dire che i progetti di scolarizzazione dei rom, nel solo Comune di Roma, sono costati 3,2 milioni nell’anno solare 2014.

E tocca pure sentire quello della Lega: “Sono la feccia della società”. “I rom sono la feccia della società” dice in diretta Tv l’europarlamentare della Lega Nord, Gianluca Buonanno. Un’affermazione dell’arguto deputato che ha scatenato l’applauso del pubblico di Piazza Pulita, immediatamente stigmatizzato dal conduttore Corrado Formigli. Nel 2014 altri 442 discorsi d’odio  –  calco dell’inglese hate speech  –  hanno afflitto il dibattito pubblico italiano, “di cui 204 ritenuti di particolare gravità”. L’87% dei questi discorsi sono stati pronunciati da uomini politici. Ne risulta un bombardamento quotidiano da parte di alcune forze politiche contro i Rom, i Sinti e i Camminanti.

Sentimenti antizigani. Non deve stupire, allora, il triste primato risultato dal sondaggio del Pew Research Centre, secondo cui l’85% degli italiani esprime sentimenti antizigani. Per ogni Buonanno che parla c’è una folla pronta ad applaudire. Una volta acclamata, la parola, non fatica a trasformarsi in azione: da parte dell’istituzioni  –  Borgaro, provincia di Torino: un sindaco Pd e un assessore ai trasporti di Sel hanno pensato a una linea bus dedicata esclusivamente al servizio tra il campo rom e il capolinea  –  della società civile  –  “È  severamente vietato l’accesso agli zingari” recitava il cartello appeso all’ingresso dell’esercizio commerciale romano  –  e dei singoli individui, probabili autori dei numerosi incendi che hanno interessato molti “campi nomadi” nel 2014.

rapporto 2014 su Rom e Sinti

 

i ‘campi’ di Torino, Palermo, Roma e Napoli definiti dall’ ‘associazione 21 luglio’ “luoghi di sospensione dei diritti umani”

 “Solo 1 rom su 5 vive nei campi”

rom Torre del Lago

 

 

una delegazione dell’ ‘associazione 21 luglio’ insieme a 12 donne rom, ha presentato lo studio alla presidente della Camera Laura Boldrini in occasione della Giornata Internazione dei Rom e dei Sinti. L’approccio emergenziale resta quello più utilizzato dall’amministrazione. Campi di Torino, Palermo, Roma e Napoli definiti “luoghi di sospensione dei diritti umani”

Sono circa 180mila i rom e i sinti che vivono in Italia e rappresentano lo 0,25% della popolazione presente sul territorio nazionale. Questo il dato dell’Associazione 21 luglio che in occasione della Giornata Internazionale dei rom e dei sinti ha presentato il suo Rapporto annuale 2014 e ha incontrato Laura Boldrini alla Camera con un gruppo di dodici donne rom. Della totalità dei Rom e sinti presenti sul territorio, il 50% ha la cittadinanza italiana e 4 di loro su 5 vivono in regolari abitazioni: studiano, lavorano e conducono una vita simile a quella di ogni altro cittadino italiano o straniero. Solo uno su cinque dei rom del paese vivono nei cosiddetti “campi”, per un totale di 40mila persone. Ma la loro vita – sottolinea il rapporto – è ben più esposta agli occhi dell’opinione pubblica e dei commenti degli esponenti politici di quella dei restanti 140mila.

Per coloro che vivono nel Paese in condizioni di emergenza abitativa, sembra che la Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti non abbia portato ad un sostanziale cambiamento delle condizioni di vita. Il leitmotiv di ogni azione pubblica è rimasto quello dell’approccio emergenziale, che nei propositi doveva essere abbandanato, e che si è declinato in azioni di sgombero forzato (più di 230 nelle città di Roma e Milano) e nell’ideazione e progettazione di nuovi campi nomadi. La questione abitativa resta quindi centrale nelle politiche delle amministrazioni locali. Negli ultimi tre anni sono stati costruiti nuovi insediamenti a Roma, Milano, Giugliano e Carpi e in molte città italiane del centro-sud sono in discussione progetti relativi alla costruzione di nuovi insediamenti per finanziamenti che superano 20 milioni di euro.

Molte le criticità emerse in numerosi campi italiani, anche tra quelli organizzati e gestiti dalle autorità, che da Torino a Palermo, passando per Roma e Napoli, sono stati definiti luoghi di sospensione dei diritti umani. Non semplice anche il quadro registrato per la qualità della vita dei minori, per cui la probabilità di accedere un giorno a un percorso universitario è tendente allo zero e quella di accedere alle scuole superiori si attesta all’1%. In un caso su cinque non verrà mai intrapreso un percorso scolastico. Anche l’aspettativa di vita è più bassa, circa 10 anni in meno rispetto al resto della popolazione e la possibilità di sentirsi discriminato raggiunta la maggiore età a causa della propria etnia è del 70%. Per quanto riguarda gli atti di violenza: gli episodi di odio registrati dall’Osservatorio di Associazione 21  luglio sono 443 e l’87% dei casi risulta riconducibile a esponenti politici. Nel 2014 è emerso un forte nesso tra le politiche discriminatorie e segregative e un radicato antizingarismo.

Il Rapporto fotografa la situazione di Roma, considerata “cartina al tornasole” della situazione del Paese, facendo riferimento al “gioco dell’oca” degli sgomberi  – 34 solo nel 2014 – che hanno spinto le comunità rom a spostarsi da un punto all’altro della città subendo una violazione dei diritti umani e provocando sperpero del denaro pubblico.

la ’21 luglio’ e la politica di Marino per i rom

sui rom il sindaco Marino annuncia la svolta richiesta dall’Associazione 21 luglio

  Marino2-1Roma, 9 dicembre 2014 

«Sono al lavoro con il consigliere Riccardo Magi su un piano per superare definitivamente e in maniera strutturale il sistema dei campi rom nella Capitale che, oltre alla violazione sistematica dei diritti, evidenziata anche dalla Commissione Europea, comporta un esborso inaccettabile di risorse pubbliche».

E’ quanto riportato in un messaggio a firma Marino recapitato ai promotori del Concerto “Roma suona Rom”, organizzato nella serata di ieri presso il Teatro Argentina di Roma.

Il sindaco di Roma Ignazio Marino, nell’esprimere «sincero apprezzamento per l’operato dell’Associazione 21 luglio», fa cenno all’inchiesta della Procura di Roma e alla sconvolgente realtà emersa. «Una conferma che oggi – scrive il primo cittadino – ci spinge ad andare avanti con forza e convinzione ancora maggiori sulla strada del cambiamento. E il cambiamento deve riguardare anche le politiche dell’accoglienza e la gestione dei campi rom dove, come abbiamo visto, il malaffare si è annidato traendo maggiori guadagni».

La lettera del sindaco rappresenta una risposta alla presa di posizione dell’Associazione 21 luglio il cui presidente nei giorni scorsi si era unito allo sciopero della fame promosso dal consigliere comunale Riccardo Magi. Obiettivo della protesta era quello di chiedere all’Amministrazione Comunale di dare dimostrazione concreta di voler relegare al passato la “stagione dei campi” e avviare una nuova politica di reale inclusione delle comunità rom sinte della Capitale. Il tutto, era stato chiesto, a partire dal Best House Rom, il centro di raccolta di via Visso che incarna tutte le contraddizioni di un sistema organizzato volto a concentrare e segregare i rom in spazi di sofferenza e violazione dei diritti umani.

«Al più presto – risponde il sindaco – intendo visitare il centro per rendermi conto personalmente, come sindaco e come medico, della situazione. A voi voglio ribadire il mio impegno a trovare una soluzione alternativa per le donne, gli uomini e i bambini che oggi vivono in condizioni non dignitose». «Ringrazio sinceramente per aver sollevato il caso emblematico della struttura Best House Rom – termina la missiva – e chiedo di sospendere lo sciopero della fame».

L’Associazione 21 luglio accoglie positivamente le parole del sindaco Ignazio Marino e si dichiara pronta a sostenere ogni iniziativa dell’Amministrazione Comunale volta ad un superamento definitivo dei “campi nomadi” della Capitale. «Il punto di partenza – sostiene l’Associazione – è quello indicato da noi e ripreso dal sindaco: il Best House Rom. Davanti a questa struttura, in via Visso, 14 domani, 10 dicembre, Giornata Internazionale per i Diritti Umani, verrà organizzata alle ore 14,00 una conferenza stampa dove verrà illustrata anche una bozza del Piano locale per il superamento degli insediamenti formali della Capitale, presentata nei giorni scorsi al sindaco Ignazio Marino».

razzismo anti rom

Giornalisti e politici i più “anti-ziganisti”

 

 Un Rapporto dell’Associazione “21 luglio” analizza gli episodi di intolleranza verso gli “zingari”. Ne emerge un quadro sconfortante: sono centinaia i casi di incitamento all’odio. Gli esponenti della Lega sono in testa per affermazioni xenofobe e razziste. Ma anche i cronisti si macchiano con grande frequenza di “informazione scorretta”.

Quando si parla di rom, si è tutti bravi a urlare, a chiedere sgomberi e a confinare. Si dimentica che sono prima di tutto persone, appena 160 mila, non più nomadi, la metà ragazzini, la metà di tutti addirittura italiani.

Anche se magari non ce ne accorgiamo, in Italia molti abitano in casa. Altri invece vivono confinati nei cosiddetti “campi nomadi” (per famiglie che da generazioni non sono più nomadi), oppure, spesso per povertà, nelle baraccopoli ai margini delle nostre città.

Ma i ghetti non sono solo quelli fisici, sono anche quelli mentali. Secondo l’Eurobarometro, solo il 7% degli italiani risponde positivamente alla domanda: “Sei disponibile ad avere amici rom?”. È uno dei valori più bassi in tutta Europa.

Le ragioni sono molteplici, ma stampa e politica hanno una responsabilità decisiva. L’Osservatorio dell’Associazione “21 luglio” ha recentemente presentato il rapporto “Antiziganismo 2.0”, secondo il quale ogni giorno in Italia si registrano 1,43 casi di incitamento all’odio e discriminazione nei confronti di rom e sinti, per lo più attraverso dichiarazioni di esponenti politici diffuse da giornali, siti web e social network.

Trecentosettanta casi di incitamento all’odio, 482 casi di informazione scorretta

Stereotipi e pregiudizi verso tali comunità, del resto, sono alimentati da una media giornaliera di 1,86 episodi di informazione scorretta ad opera di giornalisti di testate locali e nazionali. Spiega l’Associazione: «Ai rom si associano indistintamente e automaticamente degrado, incuria, malvivenza, pericolosità sociale, incapacità genitoriale, inadeguatezza sociale, rifiuto consapevole delle regole e una “genetica” attitudine alla delinquenza e alla non-integrazione». Si ripetono pregiudizi assurdi come per esempio che “i rom rubano i bambini”, dimenticando come una recente ricerca dell’Università di Verona, finanziata dalla Fondazione Migrantes, abbia analizzato scientificamente tutti i casi di denuncia nei confronti di rom come presunti responsabili di sparizioni di bambini, dimostrando che negli ultimi 25 anni nessuno di questi era fondato.

Dal 1 settembre 2012 al 15 maggio 2013, il monitoraggio dell’Osservatorio 21 luglio, effettuato su circa 140 fonti, ha rilevato 370 casi di incitamento all’odio e discriminazione e 482 casi di informazione scorretta in grado di alimentare il cosiddetto antiziganismo, definito dalla Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza come «una forma di razzismo particolarmente persistente, violenta, ricorrente e comune che viene espressa, tra gli altri, attraverso violenza, discorsi d’odio, sfruttamento, stigmatizzazione e attraverso le più evidenti forme di discriminazione».

Il 59% delle segnalazioni razziste si riferisce a iscritti a un partito di destra o centro-destra

Nei 370 casi analizzati, 281 (il 75% del totale) sono riconducibili ad esponenti politici, 58 a privati cittadini e 20 a giornalisti. I giornalisti sono rivelati il principale strumento di diffusione (234 casi), seguiti da siti internet (51), Twitter (23) e Facebook (10). Il titolo “Antiziganismo 2.0” richiama il ruolo dei social network, che hanno offerto una nuova “bacheca”, ma purtroppo l’antiziganismo non è un fenomeno nuovo. Fin dall’inizio, alla presenza di rom in Europa si sono accompagnate ondate di persecuzione. Non è facile individuare un’altra minoranza – se non, con ovvie differenze, gli ebrei – che per un periodo tanto lungo, e in maniera costante, sia stata ovunque colpita da misure vessatorie caratterizzate da una così acuta violenza e da un tanto palese disprezzo dei diritti umani.

Dal rapporto emerge che il 59% delle segnalazioni si riferisce a iscritti a un partito di destra e di centro destra: «In 90 casi, l’autore di una dichiarazione discriminatoria e incitante all’odio è stato un esponente della Lega Nord; seguono il Popolo della Libertà (74), La Destra (30) e Forza Nuova (11). In 9 casi l’autore è stato invece un esponente del Partito Democratico».

Cosa fare? L’Associazione 21 luglio ha intrapreso 135 azioni correttive, tra cui 75 segnalazioni all’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), 29 lettere di diffida, 10 esposti al Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti, 7 segnalazioni all’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori di Polizia di Stato e Carabinieri (Oscad). Tra i risultati ottenuti, la chiusura di due blog e la rettifica dei contenuti di un paragrafo della guida National Geographic su Roma che criminalizzava indistintamente i rom.

Seppur in questi casi la via legale debba essere percorsa, certo il problema è culturale e legato ai “ghetti mentali”. Va affrontato con un approccio “globale”: «È necessario», conclude l’Associazione, «contrastare questi stereotipi e pregiudizi, alimentati da dichiarazioni di esponenti politici che intendono parlare alla pancia del proprio elettorato e da notizie giornalistiche incapaci di approfondimento e di analisi complessa, attraverso tutte le forme possibili, istituzionali e governative, attraverso il diritto e la produzione intellettuale, nella lotta politica e nel lavoro nei territori, nei media, a scuola e in strada. Si potrebbe cominciare dal linguaggio: i termini “nomadi” e “zingari” denotano una connotazione negativa e pertanto non andrebbero più utilizzati, né dai politici né dai giornalisti».

03/10/2013 

 

i rom ghettizzati nei ‘campi’

«Chiudere i campi rom perché sono solo ghetti»

Convegno di Amnesty International per promuovere politiche di inclusione
Presentato il docufilm “Container 158” di Stefano Liberti ed Enrico Parenti

il gruppo sassarese di Amnesty International, l’Università di Sassari, la Caritas locale e le Associazioni 21 luglio e Inthum hanno organizzato nei giorni scorsi il convegno “sulla pelle dei rom” che, analizzando le condizioni di vita dei rom nei campi della zona e nel resto dell’Italia, è arrivato alla conclusione della opportunità della chiusura di questi campi perché generatori di marginalità e impedimento per una vera inclusione

sarebbe interessante sapere quali proposte in positivo e nel rispetto vero della cultura e delle opzioni personali dei singoli rom sono state proposte: ma ciò per ora non è dato sapere:

 I campi rom devono essere chiusi, perché finché i rom vivono nei campi non ci può essere inclusione. Questo il punto d’arrivo del convegno “Sulla pelle dei Rom”, che si è svolto martedì nell’aula magna del Dipartimento di Scienze umanistiche e sociali dell’Università. L’evento – organizzato dal gruppo Amnesty International di Sassari con il laboratorio Foist dell’ateneo sassarese, l’associazione Inthum, la Caritas turritana e l’Associazione 21 luglio – si è concluso con il proposito di riunire associazioni e istituzioni in uno sforzo comune verso il superamento dei campi rom.

La serata si è aperta con la proiezione del docufilm “Container 158” dei registi Stefano Liberti ed Enrico Parenti, presente all’incontro. La pellicola racconta la vita nel campo rom di via Salone a Roma, il più grande d’Europa. I problemi sono gli stessi che si ritrovano in tutti i campi rom, ai margini delle città. Luoghi dove si riproducono tutte le dinamiche del ghetto: difficoltà di raggiungere il centro della città e le scuole, isolamento, impossibilità di integrazione.

Riccardo Noury, portavoce della Sezione italiana di Amnesty, ha parlato della discriminazione dei rom in Europa. Dodici milioni di persone, la più grande minoranza del vecchio continente, a cui vengono negati i diritti fondamentali. «Quello che non è messo in discussione è la costruzione di politiche anti rom, che è una costante dell’Unione Europea – ha detto – non è stata mai aperta una proceduta di infrazione nei confronti dei Paesi che non rispettano i diritti dei rom. Amnesty International chiede che ne venga aperta una contro l’Italia per gli sgomberi forzati. In più, l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea nel quale come soluzione abitativa per i rom viene unicamente proposto il campo». Della nascita dei campi rom in Italia e della necessità del loro superamento ha parlato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio.

Don Gaetano Galia, direttore della Caritas Turritana, ha parlato della situazione dei rom in Sardegna, facendo il punto su Cagliari, Alghero e il campo rom di Sassari a Piandanna, dove abitano 137 rom divisi nelle due comunità musulmana e cristiano-ortodossa. Il primo passo per cambiare le cose però, deve partire dalla sensibilizzazione: «La discriminazione nasce dalla negazione dell’identità dell’altro, dalla pretesa di cambiarlo, dalla nostra abitudine di etichettare le persone – ha detto don Galia –. Noi non ragioniamo più in termini di fratellanza, ma la persona umana è unica e questo è il punto di partenza».

21 luglio

si ricordano tante cose, il 21 Luglio… questa è una delle più importanti. E l’Associazione che ha preso il nome da questa data è, oggi, un patrimonio insostituibile dei movimenti antirazzisti e delle lotte contro le discriminazioni

personalmente, pur da altra prospettiva e modalità di approccio e relazione col popolo rom esprimo apprezzamento e plauso

Il #21luglio di alcuni anni fa una bambina ha subito abusi e maltrattamenti da quelle istituzioni che avrebbero dovuto difenderla e tutelarla. A ricordo di quel triste giorno è nata l’Associazione 21 luglio...http://bit.ly/1kyYJbm</p><br />
<p>In questo giorno vogliamo ringraziarvi uno per uno per il supporto e l'entusiasmo che ci avete dimostrato in questi 4 anni.

Il ‪#‎21luglio‬ di alcuni anni fa una bambina ha subito abusi e maltrattamenti da quelle istituzioni che avrebbero dovuto difenderla e tutelarla. A ricordo di quel triste giorno è nata l’Associazione 21 luglio…http://bit.ly/1kyYJbm

In questo giorno è spontaneo rivolgere a questa associazione un ringraziamento  per il supporto e l’entusiasmo che ci ha dimostrato quotidianamente in questi 4 anni.

Roma e i rom: si cambia verso?

Sergio Bontempelli ha postato questa ricostruzione dell’incontro tra il sindaco Marino e l’associazione 21 luglio da anni molto coinvolta nel sostenere i diritti dei sinti e i rom in contrapposizione, spesso durissima, con le varie amministrazioni che si succedono e ne far fronte a denunce puntuali e documentate su gesti di razzismo e intolleranza nei loro confronti

personalmente si dice molto soddisfatto per come si è svolto questo incontro, anzi per il fatto stesso che si sia tenuto questo incontro, segno di disponibilità e buona volontà: è il caso di dire: staremo a vedere, o ‘se son rose fioriranno’, lo speriamo molto:

Rom, la “svolta” di Marino

marino

 

L’Associazione 21 Luglio è stata, in questi mesi, una vera e propria spina nel fianco per il primo cittadino della Capitale, Ignazio Marino: il medico prestato alla politica, infatti, è stato più volte accusato di violare le garanzie più elementari delle persone rom e sinte. Cosa che non deve aver fatto piacere a un uomo conosciuto proprio per la sua sensibilità al tema dei diritti civili delle minoranze.

Per il gruppo animato da Carlo Stasolla, però, i ripetuti sgomberi dei campi (diciassette da settembre ad oggi, con una media di uno ogni quindici giorni) sono stati effettuati violando le normative internazionali in materia di diritto all’abitare. E la struttura di accoglienza per rom e sinti di Via Visso, progettata dalla passata amministrazione ma mantenuta in vita dalla giunta Marino, rappresenta – sempre secondo la “21 Luglio” – una forma di segregazione abitativa: un luogo riservato ad un solo gruppo etnico, per di più sprovvisto degli standard minimi di abitabilità e di sicurezza. Le accuse mosse dall’associazione alla Giunta Marino, insomma, sono tutt’altro che tenere.

È per questi  motivi che l’incontro tenutosi Sabato pomeriggio al Campidoglio rappresenta, o può rappresentare, una svolta nelle politiche capitoline in materia di rom. Già, perché il Sindaco ha deciso di parlare faccia a faccia con i suoi “contestatori”, di ascoltarne le ragioni e di capire il loro punto di vista.

Alla Sala delle Bandiere, sabato, c’erano proprio tutti. Ignazio Marino era accompagnato dal vicesindaco Luigi Neri, dal Comandante della Polizia Municipale e da diversi consiglieri comunali. Dal canto suo, la delegazione della 21 Luglio era composta dai dirigenti dell’associazione, ma anche da un nutrito drappello di rom provenienti dai principali campi della città, nonché da esperti del settore: architetti, urbanisti, sociologi, studiosi di “buone pratiche” locali per l’integrazione dei rom e dei sinti.

L’incontro, rigorosamente a porte chiuse, si è protratto per diverse ore, ed ha assunto la forma di un vero e proprio “seminario di studi”: i tecnici della 21 Luglio, muniti di presentazioni powerpoint, hanno illustrato la condizione dei rom e dei sinti nella Capitale, e hanno formulato proposte e ipotesi per il superamento dei “campi nomadi”. E gli amministratori – Sindaco, assessori e consiglieri – hanno preso appunti, hanno ascoltato, hanno fatto domande, chiesto chiarimenti, sollevato obiezioni. Il Campidoglio, insomma, è stato il teatro di una sorta di “lezione universitaria”, con degli “studenti” sicuramente un po’ insoliti…

Circa i contenuti concreti emersi nella discussione, le bocche, all’indomani dell’incontro, sono cucite. Ma la soddisfazione trapela da entrambe le parti. «È stata una riunione molto utile e concreta» – ha dichiarato Marino alle agenzie – «basata su un dialogo aperto e, soprattutto, propositivo. Abbiamo analizzato la situazione dei Rom, Sinti e Camminanti a Roma e ci siamo confrontati sulle buone prassi da mettere in campo, prendendo come esempio gli altri Paesi Europei, per allineare Roma sulla strada dell’integrazione e dell’inclusione sociale nel rispetto dei diritti di tutti e della legalità. Sono convinto che sia l’inizio di un ottimo cammino che faremo insieme per migliorare il volto della città».

Di analogo tenore il commento di Carlo Stasolla: «Siamo soddisfatti che il sindaco Marino voglia iniziare a prendere in mano la cosiddetta “questione rom”. Il nodo centrale resta il superamento dei “campi nomadi” e per questo obiettivo prioritario e urgente occorre l’impegno di tutti, delle autorità locali, dell’associazionismo e delle comunità rom. Adesso alle parole dovranno seguire i fatti e l’Associazione 21 Luglio è pronta a fare la sua parte».

È ancora presto per sapere se questo incontro produrrà effetti concreti nelle scelte del Campidoglio. E del resto, i nodi da sciogliere sono tanti: la “21 Luglio” chiede di superare i campi, di avviare una vera e propria politica abitativa, di sospendere gli sgomberi indiscriminati e senza tutele. In una parola, chiede di voltare pagina rispetto a venti anni di politiche capitoline in materia: non proprio una robetta da niente.

Intanto, però, sembra essersi rotto un tabù. Quasi sempre, le politiche locali in materia di rom e sinti sono promosse senza alcuna consultazione con gli interessati: sono politiche fatte “per” i rom, “sulla pelle” dei rom, in assenza dei rom. Almeno in questo caso, i rom, i sinti, le associazioni hanno trovato ascolto. Vedremo cosa accadrà.

Sergio Bontempelli

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