la sfida dell’ambiente nell’ultimo libro di papa Francesco

 

papa Francesco

rivedere i criteri della vita per salvare la vita sulla Terra

In uno scritto inedito, Francesco parla della necessità di chiedere e dare perdono, azioni possibili solo nello Spirito Santo, per superare l’attuale crisi ecologica. Il testo, di cui il Corriere della Sera ha pubblicato un estratto, è contenuto nel volume “Nostra Madre Terra. Una lettura cristiana della sfida dell’ambiente”, edito dalla Lev, che raccoglie i discorsi del Papa sulla cura del creato e uscirà il 24 ottobre in Italia e Francia con prefazione del Patriarca Bartolomeo

Proprio perché tutto è connesso (cfr. Laudato si’ 42; 56) nel bene, nell’amore, proprio per questo ogni mancanza di amore ha ripercussione su tutto. La crisi ecologica che stiamo vivendo è così anzitutto uno degli effetti di questo sguardo malato su di noi, sugli altri, sul mondo, sul tempo che scorre; uno sguardo malato che non ci fa percepire tutto come un dono offerto per scoprirci amati. È questo amore autentico, che a volte ci raggiunge in maniera inimmaginabile e inaspettata, che ci chiede di rivedere i nostri stili di vita, i nostri criteri di giudizio, i valori su cui fondiamo le nostre scelte. In effetti, è ormai noto che inquinamento, cambiamenti climatici, desertificazione, migrazioni ambientali, consumo insostenibile delle risorse del pianeta, acidificazione degli oceani, riduzione della biodiversità sono aspetti inseparabili dall’iniquità sociale: della crescente concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochissimi e delle cosiddette società del benessere, delle folli spese militari, della cultura dello scarto e di una mancata considerazione del mondo dal punto di vista delle periferie, della mancata tutela dei bambini e dei minori, degli anziani vulnerabili, dei bambini non ancora nati.

Non bastano soluzioni puramente ambientali

Uno dei grandi rischi del nostro tempo, allora, di fronte alla grave minaccia per la vita sul pianeta causata dalla crisi ecologica, è quello di non leggere questo fenomeno come l’aspetto di una crisi globale, ma di limitarci a cercare delle — pur necessarie e indispensabili — soluzioni puramente ambientali. Ora, una crisi globale domanda una visione e un approccio globale, che passa anzitutto per una rinascita spirituale nel senso più nobile del termine. Paradossalmente i cambiamenti climatici potrebbero diventare un’opportunità per farci le domande di fondo sul mistero dell’essere creato e su ciò per cui vale la pena vivere. Questo porterebbe a una profonda revisione dei nostri modelli culturali ed economici, per una crescita nella giustizia e nella condivisione, nella riscoperta del valore di ogni persona, nell’impegno perché chi oggi è ai margini possa essere incluso e chi verrà domani possa ancora godere della bellezza del nostro mondo, che è e rimarrà un dono offerto alla nostra libertà e alla nostra responsabilità.

Prendere coscienza di una cultura che si impone

La cultura dominante — quella che respiriamo attraverso le letture, gli incontri, lo svago, nei media, ecc. — è fondata sul possesso: di cose, di successo, di visibilità, di potere. Chi ha molto vale molto, è ammirato, considerato ed esercita una qualche forma di potere; mentre chi ha poco o nulla, rischia di perdere anche il proprio volto, perché scompare, diventa uno di quegli invisibili che popolano le nostre città, una di quelle persone di cui non ci accorgiamo o con cui cerchiamo di non venire a contatto. Certamente ciascuno di noi è anzitutto vittima di questa mentalità, perché veniamo in tanti modi bombardati da essa. Fin da bambini, cresciamo in un mondo dove un’ideologia mercantile diffusa, che è la vera ideologia e pratica della globalizzazione, stimola in noi un individualismo che diventa narcisismo, avidità, ambizioni elementari, negazione dell’altro… Pertanto, in questa nostra attuale situazione, un atteggiamento giusto e sapiente, anziché l’accusa o il giudizio, è anzitutto quello della presa di coscienza.

Strutture di peccato

Siamo coinvolti, infatti, in strutture di peccato (come le chiamava san Giovanni Paolo II) che producono il male, inquinano l’ambiente, feriscono e umiliano i poveri, favoriscono la logica del possesso e del potere, sfruttano in maniera esagerata le risorse naturali, costringono popolazioni intere a lasciare le loro terre, alimentano l’odio, la violenza e la guerra. Si tratta di un trend culturale e spirituale che opera una distorsione del nostro senso spirituale che viceversa — in virtù del nostro essere stati creati a immagine e somiglianza di Dio — ci orienta naturalmente al bene, all’amore, al servizio nei confronti del prossimo.

Riscoprirsi persone appartenenti a una sola famiglia

Per questi motivi, la svolta non potrà venire semplicemente dal nostro impegno o da una rivoluzione tecnologica: senza trascurare tutto ciò, abbiamo bisogno di riscoprirci persone, cioè uomini e donne che riconoscono di essere incapaci di sapere chi sono senza gli altri, e che si sentono chiamati a considerare il mondo intorno a loro non come uno scopo in sé stesso, ma come un sacramento di comunione. In questo modo i problemi di oggi possono diventare delle autentiche opportunità affinché ci scopriamo davvero una sola famiglia, la famiglia umana.

Il perdono per superare la crisi ecologica

Mentre prendiamo consapevolezza che stiamo mancando l’obiettivo, che stiamo dando priorità a ciò che non è essenziale o addirittura a ciò che non è buono e fa male, può nascere in noi il pentimento e la richiesta di perdono. Sogno sinceramente una crescita nella consapevolezza e un pentimento sincero da parte di noi tutti, uomini e donne del XXI secolo, credenti e non, da parte delle nostre società, per esserci lasciati prendere da logiche che dividono, affamano, isolano e condannano. Sarebbe bello se diventassimo capaci di chiedere perdono ai poveri, agli esclusi; allora diventeremmo capaci di pentirci sinceramente anche del male fatto alla terra, al mare, all’aria, agli animali…

Chiedere e dare perdono sono azioni che sono possibili solo nello Spirito Santo, perché è Lui l’artefice della comunione che apre le chiusure degli individui; ed è necessario molto amore per mettere da parte il proprio orgoglio, per rendersi conto di aver sbagliato e per avere speranza che sono veramente possibili nuove strade. Il pentimento dunque per noi tutti, per la nostra èra, è una grazia da implorare umilmente al Signore Gesù Cristo, affinché nella storia questa nostra generazione possa essere ricordata non per i suoi errori, ma per l’umiltà e la saggezza di aver saputo invertire la rotta.

Ripartire dalle relazioni, non è sufficiente l’innovazione tecnologica

Quanto sto dicendo può forse apparire idealista e poco concreto, mentre appaiono più percorribili le strade che puntano a sviluppare delle innovazioni tecnologiche, alla riduzione del ricorso agli imballaggi, allo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili, ecc. Tutto questo è senza dubbio non solo doveroso, ma necessario. Eppure non è sufficiente. L’ecologia è ecologia dell’uomo e della creazione tutta intera, non solo di una parte. Come in una grave malattia non basta la sola medicina, ma occorre guardare al malato e capire le cause che hanno portato all’insorgere del male, così analogamente la crisi del nostro tempo va affrontata nelle sue radici. Il cammino proposto consiste allora nel ripensare il nostro futuro a partire dalle relazioni: gli uomini e le donne del nostro tempo hanno tanta sete di autenticità, di rivedere sinceramente i criteri della vita, di ripuntare su ciò che vale, ristrutturando l’esistenza e la cultura.

papa Francesco

 

Zanotelli e il kairòs che le Chiese non possono perdere per la salvezza del pianeta

Il ruolo delle Chiese per la salvezza del pianeta

Il ruolo delle Chiese per la salvezza del pianeta

da: Adista Documenti n° 44 del 23/12/2017
 

La Chiesa cattolica e tutte le altre Chiese possono svolgere un grande ruolo per salvare il pianeta. Bisogna riconoscere che le Chiese della Riforma legate al Consiglio Ecumenico delle Chiese (WCC) si erano impegnate prima di altre in campo ecologico. Una serie di importanti documenti sono lì a dimostrarlo. Ma è stato straordinario anche il lavoro a favore dell’ambiente del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, uno dei pionieri in questo campo: «Provocare – ha scritto – l’estinzione della specie, distruggere la biodiversità della creazione di Dio, minare l’integrità della terra provocando mutamenti climatici, spogliandola delle sue foreste naturali e distruggendo le zone umide, ledere la salute di altri esseri umani, contaminare le acque, la terra, l’aria e la vita del pianeta con sostanze velenose: tutto questo è peccato». Purtroppo le altre Chiese ortodosse sono ben lontane da queste posizioni.

La Chiesa cattolica è arrivata abbastanza tardi a una seria presa di posizione sulla gravità della situazione in campo ecologico. Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno denunciato questo grave problema, ma non hanno mai affrontato il tema in maniera organica. È stato papa Francesco a farlo, coraggiosamente, con l’enciclica Laudato si’ (2015), un documento che è diventato un punto di riferimento per credenti e laici. Un documento fondamentale per la Chiesa, che è parte in causa del problema. Infatti «l’attuale distruzione di tutte le fondamentali forme di vita sulla Terra avviene all’interno di una cultura che è emersa da una matrice biblico-cristiana», afferma uno dei pochi teologi cattolici in campo ecologico, l’americano p. Thomas Berry, non a caso emarginato per le sue prese di posizione. Questa crisi, infatti, scrive nel suo libro The Christian Future and the Fate of the Earth, «non nasce dal mondo buddista o dal mondo islamico, ma all’interno della cosiddetta civiltà cristiana occidentale. La difficoltà di uscire da questa strettoia potrebbe essere attenuata se ricordassimo che le prime comunità cristiane facevano riferimento a due fonti di rivelazione: la manifestazione del divino nel mondo naturale e la manifestazione del divino nel mondo biblico. Le quali devono essere interpretate l’una insieme all’altra. In questo contesto preservare la Terra è una parte essenziale del compito di salvare l’originaria presenza divina nel mondo».

Nel suo libro The Sacred Universe, Thomas Berry spiega bene il suo punto di vista: «Dobbiamo passare da una spiritualità di alienazione dal mondo naturale a una spiritualità di intimità con il mondo naturale, da una spiritualità del divino rivelato nelle Sacre Scritture a una spiritualità del divino rivelato nel mondo visibile attorno a noi, da una spiritualità impegnata per i diritti umani a una spiritualità della giustizia per la comunità devastata del pianeta Terra». Per questo diventa fondamentale il ruolo delle Chiese, perché si tratta di cambiare i fondamenti culturali dell’Occidente che stanno distruggendo il pianeta. Le Chiese dovranno contestare il primato assoluto dei criteri economico- materiali per misurare la felicità e il progresso; la fede nella crescita costante e illimitata; la convinzione che la tecnologia risolverà tutti i problemi; l’assurdità di un’economia che quantifica tutto, salvo i costi ecologici; il rifiuto di riconoscere la sacralità della materia. Le Chiese hanno quindi il compito immenso di creare un nuovo paradigma, una nuova visione della terra e del mondo. È quanto afferma anche papa Francesco: «Una presentazione inadeguata dell’antropologia cristiana ha finito per promuovere una concezione errata della relazione dell’essere umano con il mondo. Molte volte è stato trasmesso un sogno prometeico di dominio sul mondo che ha provocato l’impressione che la cura della natura sia cosa da deboli. Invece l’interpretazione corretta del concetto dell’essere umano come signore dell’universo è quella di intenderlo come amministratore responsabile» (Laudato si’, 116).

Una visione che dovrà poi passare ai fedeli attraverso la liturgia, le omelie, le catechesi ai fanciulli e agli adolescenti. Ma le Chiese dovranno soprattutto creare nuovi valori etici per le comunità cristiane. Come giustamente osserva Thomas Berry, «moralmente abbiamo sviluppato una risposta al suicidio, all’omicidio, al genocidio, ma ora ci troviamo a confrontarci con il biocidio, l’uccisione del pianeta nelle sue strutture vitali e funzionali. Si tratta di un male peggiore di quello che abbiamo conosciuto fino al presente, un male per il quale non abbiamo principi etici né morali di giudizio».

Se infatti è raro che qualcuno venga a confessarsi di un peccato contro l’ambiente, è proprio perché i fedeli non hanno interiorizzato valori precisi in questo campo. È incredibile che le Chiese siano state così esigenti in campo sessuale, mentre in campo ecologico stentino a presentare parametri etici adeguati.

E qui bisogna riconoscere con onestà che la stessa Laudato si’ trova molto ostruzionismo all’interno della Chiesa cattolica, incontrando difficoltà a passare nelle omelie dei preti, nelle catechesi ai fanciulli. E penso che una delle ragioni di queste omissioni sia legata al fatto che viene richiesto un altro stile di vita per salvare noi e il pianeta.

È questo infatti è l’altro importante compito delle Chiese: proporre un radicale cambiamento di vita a tutti i livelli, economico, energetico e finanziario. Papa Francesco nella Laudato si’ scende perfino nei dettagli: «L’educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo fra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili e così via». E continua: «Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare, perché provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente. Inoltre, l’esercizio di questi comportamenti ci restituisce il senso della nostra dignità, ci conduce a una maggiore profondità esistenziale, ci permette di sperimentare che vale la pena passare per questo mondo» (212).

Se vorranno seguire questa strada, le Chiese dovranno impegnarsi a fondo contro il consumismo che pervade le nostre società occidentali e il mito della crescita illimitata. Ma anche convincere tutti che si può vivere meglio con meno sposando gli ideali del ben vivere/ben convivere. È la stessa richiesta di papa Francesco nella Laudato si’: «La spiritualità cristiana propone un modo alternativo di intendere la qualità della vita e incoraggia uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo. Si tratta della convinzione che “meno è di più”. Infatti il costante cumulo di possibilità di consumare, distrae il cuore e impedisce di apprezzare ogni cosa e ogni momento. La spiritualità cristiana propone una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco».

Ma dovranno essere per primi i pastori delle Chiese a vivere così per contagiare le comunità cristiane in maniera che diventino comunità alternative al sistema. E bisognerà darsi da fare in particolare su due fronti: quello energetico e quello finanziario.

Sul fronte energetico, le Chiese dovranno impegnarsi e impegnare i propri fedeli a installare pannelli solari; a ridurre drasticamente l’uso dei combustibili fossili, puntando sull’opzione “Zero CO2”; a protestare contro le imprese altamente contaminanti; a incoraggiare il trasporto pubblico; e infine a ridurre l’uso dell’auto.

Ma sarà soprattutto in campo finanziario che le Chiese potranno dare un grande contributo alla causa togliendo i propri capitali dalle banche che investono in petrolio e carbone e spostandoli in quelle banche che investono nelle energie rinnovabili. Ma anche invitando i fedeli a fare altrettanto con i propri risparmi. Sarebbe un segno forte da parte delle Chiese.

Il Consiglio Ecumenico delle Chiese lo sta già facendo, come anche parecchie università cattoliche degli USA. Uno studio di Oxford (2014) ha definito il boicottaggio delle banche che finanziano i combustibili fossili la campagna che sta oggi guadagnando più consensi. Purtroppo questa campagna trova invece molta difficoltà a decollare in Italia.

Infine, un ruolo fondamentale delle Chiese è oggi quello di aiutare le varie realtà impegnate su questo fronte a riunirsi in un grande movimento popolare. È questo uno dei punti su cui papa Francesco insiste di più.

La politica infatti è ormai prigioniera dei poteri economicofinanziari, soprattutto delle banche. Ecco perché i governi non riescono a prendere decisioni politiche per salvare il pianeta. La speranza oggi nasce dal basso, dalle comunità cristiane e di altre confessioni, da gruppi, comitati, reti. A condizione però che abbiano il coraggio di mettersi insieme per formare un grande movimento popolare in difesa della Madre Terra. Questo movimento, come scrive Naomi Klein nel suo Una rivoluzione ci salverà, potrebbe «diventare una forza catalizzatrice per una trasformazione generale»: «L’urgenza della crisi climatica potrebbe formare la base di un potente movimento di massa, in grado di tessere questioni in apparenza disparate in un unico discorso coerente su come proteggere l’umanità dalle devastazioni generate da un sistema economico ferocemente ingiusto, quanto da un sistema climatico destabilizzato».

È un kairos che le Chiese non possono perdere!

* Alex Zanotelli è sacerdote e missionario italiano della comunità dei comboniani, ispiratore e fondatore di diversi movimenti italiani impegnati in difesa della pace, della giustizia e dell’ambiente, è direttore responsabile di Mosaico di pace sin dalle origini della rivista (settembre 1990), per espresso volere di don Tonino Bello.

 

l’urlo e la lotta degli indios contro la nostra tracotanza e i nostri silenzi

gli indios stanno lottando contro la bulimia di energia

 
Profilo blogger

scrittore e operatore socioculturale
Il problema non è la tv, che trasmette spesso anche cose interessanti. Vedi per esempio Report, film e documentari vari. Quello che preoccupa è la massa di zombies che passa le serate a discutere chi sia meglio o peggio nei teatrini dei catafalchi come quello di Costanzo che invita altri catafalchi a parlare del passato. Oppure Fazio che, non sapendo più cosa inventare, scalda la minestra del Rischiatutto per gli zombies.Tutti si preoccupano di tirare avanti come possono e di spiegare che bisogna per forza fare certe cose poiché costretti dal mercato.

L’unica cosa che tutti saranno veramente costretti a fare nei prossimi decenni, se non si svegliano, è vivere in un mondo tossico, privo di valori e tradizioni, con un bassissimo livello di energia e con un alto livello di schiavitù.

Inutile inventare scuse. La vita passa in un istante e l’unica cosa sensata che rimane è pensare ai propri figli. Ma fare questo, oltre ad essere solo una traslazione nel tempo dello stesso problema, ha l’aggravante di lasciare loro, se andiamo avanti accettando tutto così, un mare di macerie solide, liquide, psichiche e gassose.    

 

Di fatto ciò che sta accadendo è il seguente. Dall’Amazzonia al nord del Brasile, dal North Dakota fino all’Alaska gli indios stanno lottando, qua e là sostenuti da intellettuali e ambientalisti, per salvare quello che resta dei loro ultimi santuari, che poi sono gli ultimi per tutti. Numerose le violazioni dei diritti umani e alto rischio del perpetrarsi di omicidi. Tutto questo sta avvenendo in nome del fabbisogno ormai bulimico di energia. Le cause della distruzione sono il petrolio e le idroelettriche, con trivellazioni, oleodotti, dighe, ma anche piantagioni intensive e a perdita d’occhio di biomasse. Contribuiscono anche lo sviluppo turistico di bassa lega, la deforestazione per creare pascoli, la speculazione immobiliare.

xowa-tapuya-fulni-o

 

Per fare alcuni esempi. 170 Guarany (50 uomini, 50 donne, 70 bambini) hanno minacciato il suicidio di massa qualora venissero deportati dal territorio sacro nel quale sono accampati ora che loro chiamano “tekoha”, cimitero ancestrale, nel Mato Grosso do Sul (Brasile). Non è una minaccia qualsiasi, avviene già da anni che molti di loro si tolgano la vitaCinque villaggi Pataxò, nello Stato di Bahia (Brasile) saranno rasi al suolo per speculazione immobiliare.

I Krenak, violentemente danneggiati dal disastro della diga di Mariana, tragedia storica passata sotto silenzio dai media di tutto il mondo, denunciano la dolosità dell’evento in questa intervista ad Ailton Krenak, un leader della comunità. E mentre negli Stati Uniti continuano le proteste per la costruzione dell’oleodotto in un’area sacra nel Dakota, si è sollevata una ulteriore protesta in Canada per la costruzione di una idroelettrica nella Peace River Valley.

Un grande esploratore artico italiano, Ario Daniel Z’Hoo, guida alpina nelle Dolomiti, il quale ha già attraversato più volte in solitaria invernale, con temperature che possono arrivare anche a 30 o 40 gradi sotto zero e anche oltre, Scandinavia, Siberia e Alaska, sta lottando per i Gwich’in dell’Alaska. Il nord del territorio, sacro agli indigeni, ma anche santuario ecologico dove si riproducono caribù e altre specie è pieno di petrolio e dunque ad alto rischio. Di fatto sarebbe un genocidio. Ario a breve rifarà la pericolosa traversata in invernale per dare loro visibilità e sostegno.

Ma il capolavoro di scempio e corruzione è la ormai famigerata diga di Belo Monte, sul Rio Xingù in Brasile. Un disastro ambientale e umano costato 30 miliardi di reali, quattro volte il preventivo iniziale. Si calcolano 150 milioni di reali solo in mazzette (1% del guadagno). Il regista canadese naturalizzato brasiliano Todd Southgate, ha realizzato uno splendido documentario dove fa un’anatomia di questo crimine contro l’umanità, l’ambiente, gli indigeni e il popolo brasiliano, che ha pagato di tasca propria.

Le proteste degli indios sono voci che rimangono perlopiù inascoltate. Questo mio post è una patetica goccia in un oceano di mancanza di informazione su temi cruciali che prima o poi dovranno interessare tutti. La situazione è molto grave sia sul piano umano che ambientale.

Foto: @mvillone – Xowá Tapuya Fulni-ô, che presidia da anni, con il suo gruppo, un territorio minacciato in Brasilia, considerato sacro dai Fulni-o

l’uomo e la devastazione della natura

50 immagini che dimostrano gli effetti devastanti del cambiamento climatico

(secondo la Nasa)

 

 Il cambiamento climatico è uno dei fattori che più di tutti sta incidendo sul nostro pianeta, che, negli ultimi anni – in un arco di tempo brevissimo – ha rimodellato interi paesaggi, facendone addirittura sparire altri.

La Nasa ha pubblicato sul suo sito una serie di foto che denunciano quanto sta avvenendo, cercando così di sensibilizzare l’opinione dei cittadini e non solo. Il sito Images of Changes mostra infatti 309 fotografie del “prima e dopo” di tantissimi luoghi che sono stati profondamente modificati dall’intervento umano e dal riscaldamento globale.

Rilievi satellitari, ma anche fotografie d’epoca, che ci permettono di vedere quanto il globo terracqueo sia profondamente mutato a causa dello sconsiderato intervento dell’uomo sulla natura.

  • Lake Urmia Iran (2000-2014)
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Lake Urmia 2000-2013,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA. hide creditsdownload image
  • Passaggio uragano Katrina, New Orleans
    NASA Earth Observatory
  • Lago Mead, Nevada/Arizona
    NASA Earth Observatory
  • Goose Lake, California/Oregon (2013-2015)
    NASA Earth Observatory
  • Nairobi Kenya
    United Nations Environment Programme (UNEP). From Kenya Atlas of our Changing Environment (2009); Division of Early Warning and Assessment (DEWA), UNEP, Nairobi, Kenya
  • Great Sand Dunes
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “The Great Sand Dunes National Park,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Ghiacciaio Mýrdalsjökull, Islanda
    NASA Earth Observatory, using data from the U.S. Geological Survey.
  • Ghiacciaio Columbia, Alaska
    NASA Earth Observatory, using data from the U.S. Geological Survey.
  • Dubai Islands
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Dubai’s Islands,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA
  • Cuesta del Viento, Argentina
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Cuesta del Viento Reservoir,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Delta Fiume Giallo, Cina (1985 – 2014)
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Huang He Delta and Lauzhou Bay,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA
  • Inondazione Francia
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Effects of Flooding: Hyères, France,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Ghiacciaio, Yosemite National Park ( 2009 – 2014)
    U.S. National Park Service
  • Lago d’Aral, Uzbekistan/Kazakistan
    NASA’s Earth Observatory
  • Lake Powell (1999-2015)
    NASA’s Earth Observatory
  • Incendi California
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Fires in California, USA,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Siccità in California
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Drought Conditions in California, USA,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Riserva Elephant Butte, New Mexico
    NASA Earth Observatory
  • Incendi Australia
    Earthshots: Satellite Images of Environmental Change, “Wyperfeld National Park,” U.S. Geological Survey.
  • Singapore
    Earthshots: Satellite Images of Environmental Change, “Singapore,” U.S. Geological Survey.
  • Tifone Nari, Cambogia
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Flooding in Cambodia,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Diga Mirani, Pakistan
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Mirani Dam,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Fiume Agno dopo tifone Haiyan, Filippine
    Operational Land Imager onboard Landsat 8 and the Enhanced Thematic Mapper Plus onboard Landsat 7
  • Ghiacciaio Pine Island
    NASA Earth Observatory
  • Incendi Alaska
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Fires Scar Alaskan Landscape,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Lago Chapala, Messico
    United Nations Environment Programme (UNEP) From Latin America and the Caribbean Atlas of our Changing Environment (2010).
  • Giacimenti Texas
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Texas Oil Field Expansion, 1984 to 2013,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Incendio Colorado
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Black Forest Fire,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Bahr al Milh, Iraq
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Bahr al Milh,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Penisola artificiale Canada
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Leslie Street Spit and Tommy Thompson Park,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Incremento agricoltura Nilo
    Earthshots: Satellite Images of Environmental Change, U.S. Geological Survey.
  • High Park incendio
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “High Park Fire, Colorado – June 2012,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA, and denverpost.com
  • Frana Washington
    NASA Earth Observatory
  • Crescita urbanistica, Sud Corea
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “32 Years of Change: Incheon, South Korea,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Lago Urmia, Iran
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Lake Urmia 2000-2013,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Desertificazione Mauritania
    : Earthshots: Satellite Images of Environmental Change, “Rosso, Mauritania Desertification,” U.S. Geological Survey.
  • Delta del Fiume delle Perle, Cina
    Images taken by the Thematic Mapper sensor onboard Landsat 5 and the Operational Land Imager onboard Landsat 8
  • Alluvione Death Valley, California
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery: “Death Valley 1,000-year Flood Event,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA
  • Inondazioni Carolina del Sud
    NASA Earth Observatory
  • Ghiacciaio Lyell, Yosemite National Park (1883-2015)
    U.S. National Park Service. 1883 photo: USGS/Israel Russell. 2015 photo: NPS/Keenan Takahashi
  • Ghiaccio Antartide
    Earthshots: Satellite Images of Environmental Change, U.S. Geological Survey.
  • Lago Etang Saumatre, Haiti
    Thematic Mapper sensor onboard Landsat 5 and the Enhanced Thematic Mapper Plus onboard Landsat 7
  • Salton Sea, california
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “The Salton Sea,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA
  • Ghiacciaio Qori Kalis, Peru
    Dr. Lonnie G. Thompson, Distinguished University Professor, Byrd Polar and Climate Research Center, The Ohio State University
  • Topaz Solar Farm, California
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Topaz Solar Farm, California,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA
  • Delta Mississippi, Louisiana
    NASA Earth Observatory using data from the U.S. Geological Survey.
  • Incendi Australia
    U.S. Geological Survey (USGS) Landsat Missions Gallery “Sampson Flat Fire, Australia,” U.S. Department of the Interior / USGS and NASA.
  • Inondazione, Mozambico
    NASA’s Earth Observatory
  • Eruzione lavica Vatnajökull, Islanda
    NASA Earth Observatory
  • Deforestazione Kenya
    United Nations Environment Programme (UNEP). From Kenya Atlas of our Changing Environment (2009); Division of Early Warning and Assessment (DEWA), UNEP, Nairobi, Kenya

l’attenzione di papa Francesco per l’ecologia

L’ecologia al centro della prossima enciclica di Francesco

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Solanas con papa Bergoglio
Solanas con papa Francesco

Il Papa ha chiesto a un gruppo di esperti di lavorare a un testo sulla difesa dell’ambiente, tema che occuperà una parte importante della seconda enciclica del suo Pontificato

 

La prossima lettera enciclica di Francesco non si occuperà soltanto del tema della povertà, ma nel testo ci sarà spazio anche per un forte messaggio in difesa dell’ambiente.  Nonostante il progetto stia muovendo i primi passi e la sua pubblicazione non sia imminente, il Papa ha già chiesto a un gruppo di esperti di redigere il suo messaggio ecologico.

Negli ultimi giorni, Jorge Mario Bergoglio ha rivelato questa iniziativa a tre diverse personalità. In primis, al suo amico Gustavo Vera, deputato argentino e attivista nella lotta contro il traffico di persone. Ha condiviso con lui il pranzo nella residenza vaticana di Santa Marta la scorsa domenica 3 novembre.

Del tema ha anche parlato con la presidentessa del Costa Rica, Laura Chinchilla, durante l’udienza privata dello scorso 8 novembre. «Non mi stupirei se questo tema occupasse uno spazio importante nella prossima enciclica», ha detto la Chinchilla in un incontro con i giornalisti.

Il Pontefice è stato anche più esplicito durante il suo incontro con il senatore argentino Pino Solanas, che è stato ricevuto lunedì 10 novembre in un’altra udienza privata a Santa Marta. L’incontro si è svolto per quasi un’ora e il rappresentante del movimento politico “Proyecto Sur” ha affrontato con Francesco il tema dell’impunità con la quale l’uomo rovina la natura.

«Il Pontefice si è mostrato molto sensibile: mi ha detto che stava preparando un’enciclica su questo tema. Un argomento impegnativo: non a caso ha creato un gruppo di lavoro che lo aiuterà redigerla. Ecco perché le sue dicharazioni su tema si stanno diradando sebbene a settembre avesse paralto dei pericoli derivanti dallo sfruttamento eccessivo delle miniere», ha dichiarato Solanas a Vatican Insider.

Il senatore ha ricordato di aver parlato di ecologia con Papa Francesco in un’altra occasione, a giugno, quando gli aveva inviato una lettera con un rapporto allegato.

In quell’occasione Solanas aveva chiesto il supporto del Pontefice nel tentativo di definire i reati ambientali e per lanciare (in futuro) la proposta del Tribunale Internazionale Penale. Un organismo chiamato a giudicare i reati ecologici, veri e propri crimini contro l’umanità, perché a pagare le conseguenze di quei reati sono intere popolazioni. Il senatore aveva anche denunciato che tutto questo accade quasi sempre con la complicità dei governi, perché non c’è alcun controllo pubblico.

«Francesco è interessato sopratutto al tema dell’acqua. Mi ha detto: non ci sarà da stupirsi se la prossima guerra sarà proprio a causa diessa. E ha anche ricordato, da questo punto di vidta, la disastrosa situazione dell’Africa. L’ho visto molto preoccupato perchè assecondando solo la logica del profitto tutto viene raso al suolo», ha affermato.

Solanas ha ribadito che la difesa dell’ambiente rappresenta un costo molto elevato che le grosse multinazionali non sono disposte a pagare, ed è per questo che nessuna delle imprese lavora con polizze assicurative ambientali, nonostante i “paletti” legislativi

Il Papa, secondo il senatore argentino, sarà un alleato importante nella campagna di sensibilizazione sui pericoli ai quali è esposto l’ambiente. Non per niente alcuni sondaggi importanti compiuti in America Latina e in Europa collocano Francesco tra i quattro personaggi più influenti del mondo.

Andrés Beltramo Álvarez

Città del Vaticano

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