l’urlo e la lotta degli indios contro la nostra tracotanza e i nostri silenzi

gli indios stanno lottando contro la bulimia di energia

 
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scrittore e operatore socioculturale
Il problema non è la tv, che trasmette spesso anche cose interessanti. Vedi per esempio Report, film e documentari vari. Quello che preoccupa è la massa di zombies che passa le serate a discutere chi sia meglio o peggio nei teatrini dei catafalchi come quello di Costanzo che invita altri catafalchi a parlare del passato. Oppure Fazio che, non sapendo più cosa inventare, scalda la minestra del Rischiatutto per gli zombies.Tutti si preoccupano di tirare avanti come possono e di spiegare che bisogna per forza fare certe cose poiché costretti dal mercato.

L’unica cosa che tutti saranno veramente costretti a fare nei prossimi decenni, se non si svegliano, è vivere in un mondo tossico, privo di valori e tradizioni, con un bassissimo livello di energia e con un alto livello di schiavitù.

Inutile inventare scuse. La vita passa in un istante e l’unica cosa sensata che rimane è pensare ai propri figli. Ma fare questo, oltre ad essere solo una traslazione nel tempo dello stesso problema, ha l’aggravante di lasciare loro, se andiamo avanti accettando tutto così, un mare di macerie solide, liquide, psichiche e gassose.    

 

Di fatto ciò che sta accadendo è il seguente. Dall’Amazzonia al nord del Brasile, dal North Dakota fino all’Alaska gli indios stanno lottando, qua e là sostenuti da intellettuali e ambientalisti, per salvare quello che resta dei loro ultimi santuari, che poi sono gli ultimi per tutti. Numerose le violazioni dei diritti umani e alto rischio del perpetrarsi di omicidi. Tutto questo sta avvenendo in nome del fabbisogno ormai bulimico di energia. Le cause della distruzione sono il petrolio e le idroelettriche, con trivellazioni, oleodotti, dighe, ma anche piantagioni intensive e a perdita d’occhio di biomasse. Contribuiscono anche lo sviluppo turistico di bassa lega, la deforestazione per creare pascoli, la speculazione immobiliare.

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Per fare alcuni esempi. 170 Guarany (50 uomini, 50 donne, 70 bambini) hanno minacciato il suicidio di massa qualora venissero deportati dal territorio sacro nel quale sono accampati ora che loro chiamano “tekoha”, cimitero ancestrale, nel Mato Grosso do Sul (Brasile). Non è una minaccia qualsiasi, avviene già da anni che molti di loro si tolgano la vitaCinque villaggi Pataxò, nello Stato di Bahia (Brasile) saranno rasi al suolo per speculazione immobiliare.

I Krenak, violentemente danneggiati dal disastro della diga di Mariana, tragedia storica passata sotto silenzio dai media di tutto il mondo, denunciano la dolosità dell’evento in questa intervista ad Ailton Krenak, un leader della comunità. E mentre negli Stati Uniti continuano le proteste per la costruzione dell’oleodotto in un’area sacra nel Dakota, si è sollevata una ulteriore protesta in Canada per la costruzione di una idroelettrica nella Peace River Valley.

Un grande esploratore artico italiano, Ario Daniel Z’Hoo, guida alpina nelle Dolomiti, il quale ha già attraversato più volte in solitaria invernale, con temperature che possono arrivare anche a 30 o 40 gradi sotto zero e anche oltre, Scandinavia, Siberia e Alaska, sta lottando per i Gwich’in dell’Alaska. Il nord del territorio, sacro agli indigeni, ma anche santuario ecologico dove si riproducono caribù e altre specie è pieno di petrolio e dunque ad alto rischio. Di fatto sarebbe un genocidio. Ario a breve rifarà la pericolosa traversata in invernale per dare loro visibilità e sostegno.

Ma il capolavoro di scempio e corruzione è la ormai famigerata diga di Belo Monte, sul Rio Xingù in Brasile. Un disastro ambientale e umano costato 30 miliardi di reali, quattro volte il preventivo iniziale. Si calcolano 150 milioni di reali solo in mazzette (1% del guadagno). Il regista canadese naturalizzato brasiliano Todd Southgate, ha realizzato uno splendido documentario dove fa un’anatomia di questo crimine contro l’umanità, l’ambiente, gli indigeni e il popolo brasiliano, che ha pagato di tasca propria.

Le proteste degli indios sono voci che rimangono perlopiù inascoltate. Questo mio post è una patetica goccia in un oceano di mancanza di informazione su temi cruciali che prima o poi dovranno interessare tutti. La situazione è molto grave sia sul piano umano che ambientale.

Foto: @mvillone – Xowá Tapuya Fulni-ô, che presidia da anni, con il suo gruppo, un territorio minacciato in Brasilia, considerato sacro dai Fulni-o

papa Francesco agli indios: “perdonate la nostra arrogante cultura dello scarto”

papa Francesco chiede perdono agli indios
“esclusi e spogliati dalle proprie terre”

“molte volte, in modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società. Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, lo hanno spogliati delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!

Ilaria Solaini

Un’accoglienza entusiasta è stata riservata a Papa Francesco nel suo giro in “papamobile” tra gli oltre centomila fedeli presenti nel Centro sportivo municipale a San Cristobal de Las Casas, dove Papa Francesco ha celebrato la Messa con le comunità indigene. Si sono ascoltati i canti e le letture della liturgia nelle lingue autoctone della zona.

La folla lo ha acclamato senza sosta – “Bienvenido papa Francisco!” – mentre lui dall’auto, accompagnato dal vescovo locale monsignor Felipe Arizmendi Esquivel con indosso un poncho colorato, dispensava saluti e benedizioni, fermandosi continuamente a baciare bambini che gli venivano avvicinati dagli uomini della sicurezza. “Benvenuto il Papa della pace! – ripetevano in coro i presenti insieme allo speaker – Benvenuto il Papa della giustizia! Benvenuto il papa dei poveri!”. “Viva il popolo maya”, si è anche gridato.LapresseFo_49876164.jpg
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Un momento di forte intensità e commozione si è avuto alla “supplica” dei fedeli pronunciata in lingua locale da un rappresentante indio con toni incalzanti e di profonda emozione, quasi piangendo, sui drammi subiti dalla propria gente. Durante la “supplica” i tanti indios presenti alla messa ascoltavano a capo chino, in ginocchio, con le mani sul viso o sul capo. Il Papa ha ascoltato, a sua volta, in assorto raccoglimento.
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Come si è rivolto e cosa ha detto Papa Francesco alle comunità indigene?
Il Papa si è soffermato a lungo sulla profezia biblica, secondo cui “l’alba sopraggiunge per i popoli che più volte hanno camminato nelle diverse tenebre della storia”.
“In questa espressione – ha spiegato – c’è un anelito a vivere in libertà, un anelito che ha il sapore di terra promessa, dove l’oppressione, il maltrattamento e la degradazione non siano la moneta corrente. Nel cuore dell’uomo e nella memoria di molti dei nostri popoli è inscritto l’anelito a una terra, a un tempo in cui il disprezzo sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia sia vinta dalla solidarietà e la violenza sia cancellata dalla pace”.

“Il nostro Padre – ha assicurato Francesco – non solo condivide questo anelito: Egli stesso lo ha suscitato e lo suscita donandoci il suo Figlio Gesù Cristo. In Lui troviamo la solidarietà del Padre che cammina al nostro fianco. In Lui vediamo come quella legge perfetta prende carne, prende volto, prende la storia per accompagnare e sostenere il suo Popolo; si fa Via, si fa Verità, si fa Vita affinchè le tenebre non abbiano l’ultima parola e l’alba non cessi di venire sulla vita dei suoi figli”.

“In molte forme e molti modi – ha denunciato con forza il Papa – si è voluto far tacere e cancellare questo anelito, in molti modi hanno cercato di anestetizzarci l’anima, in molte forme hanno preteso di mandare in letargo e addormentare la vita dei nostri bambini e giovani con l’insinuazione che niente può cambiare o che sono sogni impossibili”.

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Papa Francesco davanti a 100mila indios ha richiamato i temi dell’Enciclica Laudato Si’ e ha citato il Documento di Aparecida
“Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia. In questo voi avete molto da insegnarci”.
“I vostri popoli sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come ‘fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano’.

Tuttavia, molte volte, in modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società. Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, lo hanno spogliati delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!”.

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