a 50 anni dal concilio si può ancora sperare ad una riforma della chiesa ?

la riforma della Chiesa al tempo di papa Francesco

 intervista a François Becker

Vaticano

tratto da: Adista Segni Nuovi n° 34 del 10/10/2015
Council 50 è il titolo della tre-giorni che si svolgerà a Roma, a Casa La Salle, il prossimo 20-22 novembre, a 50 anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II. Non una commemorazione, ma una grande occasione per rilanciare le istanze del Concilio, al tempo di papa Francesco. Ne parliamo con François Becker, professore di fisica teorica, segretario generale della Rete europea Church on the move e coordinatore di Council50.

Professor Becker, che cos’è il progetto Council50?

Council 50 è un processo che mette in pratica uno degli aspetti chiave del pensiero teologico di papa Francesco – il sensum fidelium / sensus fidei – e che vuole dare a comunità, movimenti, gruppi, associazioni e parrocchie, che nel corso degli ultimi 50 anni hanno fatto germogliare in tutto il mondo i semi del Concilio Vaticano II e hanno sviluppato nuovi modi di essere Chiesa, l’opportunità di esplicitare il loro punto di vista sulle riforme da attuare nella Chiesa, ispirate ai Vangeli e nello spirito del Concilio Vaticano II. Un processo che avrà uno dei suoi momenti fondamentali nell’incontro di Roma organizzato da un comitato promotore internazionale che sta preparando una dichiarazione da recapitare a papa Francesco.

In che modo si può partecipare a Council 50?

Innanzitutto inviando al comitato organizzatore esperienze, riflessioni ed analisi che contribuiranno alla stesura della dichiarazione, la Carta Council 50, che si propone di indicare come essere Chiesa e cosa dire e cosa fare come Chiesa, per permettere ai suoi membri di illuminare con lo Spirito di Gesù il mondo in cambiamento e contribuire alla sua trasformazione in un mondo di pace, giustizia e solidarietà. Poi costruendo e dando il proprio contributo ad una rete di corrispondenti in tutto il mondo, che permetterà scambi e confronti fraterni, necessari per il discernimento e per una vita autentica della Chiesa e dei cristiani nel nostro mondo in evoluzione. E naturalmente prendendo parte all’incontro di Roma nonché al convegno organizzato dall’11 al 17 novembre, nella stessa sede, dall’Institut für Theologie und Politiks in collaborazione con il Council 50, per rinnovare e aggiornare gli impegni del Patto delle Catacombe. Durante questi incontri, i delegati e i singoli partecipanti condivideranno le loro esperienze e le loro riflessioni, per conoscersi meglio e riflettere sul futuro della Chiesa e sul coinvolgimento dei suoi membri nella trasformazione del mondo. L’incontro prevede una “fiera” per le associazioni, i gruppi e le comunità che consentirà loro di presentarsi e di far conoscere le attività che portano avanti. Sarà aperto da una relazione della teologa africana Nontando Hadebe e dalle presentazioni dei delegati provenienti da diverse parti del mondo sui temi, le aspettative e le proposte relative alla riforma della Chiesa. Sono previste poi due serie di workshop sui punti della Carta Council 50, la sua messa a punto e la sua adozione. L’iniziativa si concluderà con un incontro in piazza San Pietro, in occasione dell’Angelus di domenica 22 novembre. La Carta sarà presentata al papa durante la celebrazione del 50° anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II.

Perché il progetto Council 50 e perché ora?

Pochi giorni prima della fine del Concilio Vaticano II, il 16 novembre 1965, una quarantina di padri conciliari, guidati da Hélder Câmara si incontrarono nelle catacombe di Domitilla, per firmare il Patto delle Catacombe, con cui si impegnarono a rimediare «alle carenze della loro vita di povertà secondo il Vangelo», sottolineando una «opzione per i poveri», in linea con lo spirito del Concilio. Ma questo Patto fu presto dimenticato. Nonostante i numerosi progressi nel modo di essere della Chiesa conseguenti il Concilio, che ha rivitalizzato la Chiesa e ha aiutato i cristiani a mettere in pratica la Parola di Gesù, la maggior parte di queste carenze sono purtroppo ancora oggi all’ordine del giorno. Anche se il Concilio ha cambiato la Chiesa cattolica, rendendola qualcosa di assai diverso dalla Chiesa che il Concilio di Trento aveva istituito quattro secoli prima, molto della Chiesa tridentina è sopravvissuto. Il cammino di riforma, al fine di esprimere il messaggio evangelico in un modo che gli uomini e le donne contemporanei possono capire, è stato bloccato.

Come mai?

È mancata un’adeguata riflessione di fronte alle esigenze dei tempi nonché il discernimento delle nuove correnti di pensiero: hanno prevalso la pusillanimità di fronte al futuro ed i suoi rischi, e insieme le collusioni con i potenti del mondo. La lotta contro l’errore ha assunto un carattere esclusivamente negativo. L’attenzione per i “segni dei tempi”, che per papa Giovanni XXIII significava un’attenzione positiva e paterna ai cambiamenti in atto nel mondo, è diventata spesso un atteggiamento negativo verso il mondo. Il ruolo dei laici nella Chiesa, come popolo di Dio, è stato presto limitato e ristretto; l’universale dignità sacerdotale di tutti i cristiani è stata infatti negata e le comunità di base che hanno iniziato a praticarla sono state emarginate ed escluse. La libertà di religione e il primato della coscienza personale sono stati affermati come elementi centrali, ma sono stati spesso contraddetti dal comportamento pratico della Chiesa. L’autonomia delle Chiese locali è stata limitata e contraddetta dalla crescente centralizzazione del potere negli uffici della Curia e dal ruolo nei media dello stesso papa. L’istituzione del Sinodo dei vescovi non è stata seguita da una effettiva devoluzione dei poteri. Il rifiuto della guerra – che sta al centro dell’enciclica Pacem in terris che papa Giovanni XXIII ha pubblicato durante la prima fase del Concilio – è stato spesso ammorbidito. L’opzione per i poveri con le sue conseguenze politiche è stata contraddetta dal comportamento della gerarchia e dalla condanna dello sviluppo teologico in questa direzione, come nel caso della Teologia della Liberazione. La ricerca di nuove soluzioni e scelte pastorali, come la fine dell’obbligo del celibato per il clero e la valorizzazione del ruolo delle donne nella Chiesa, è stata fermata.

Poi è arrivato papa Francesco…

L’elezione di papa Francesco e lo spirito che ha ispirato la sua azione sin dai primi giorni del suo pontificato, la sua rinnovata attenzione al Sinodo, i suoi gesti, il suo atteggiamento verso le altre religioni e il dialogo con il mondo contemporaneo, la sua provenienza “dalle periferie del mondo” hanno suscitato grande speranza e hanno incoraggiato questa parte della Chiesa: a sostenerlo nei suoi sforzi per trasformare la Chiesa, portandola da un atteggiamento dogmatico ad un approccio pastorale ed evangelico, confidando che anche la gerarchia contribuirà a questo cambiamento; a rispondere alle esortazioni di papa Francesco, in particolare in Evangelii Gaudium, dove si raccomanda ai Pastori “in determinate circostanze, di camminare dietro alle pecore, perché il gregge possiede un’intuizione per trovare nuove strade”.

E in questo contesto l’idea di lanciare Council 50 si è andata perfezionando…

Council 50 è stato lanciato per ravvivare le speranze deluse e riaccendere la fiamma del Concilio Vaticano II, per rinnovare lo slancio verso il futuro che il Concilio aveva introdotto. Council 50 vuole rispondere all’invito fatto ai laici di «mostrare i loro sentimenti riguardo il bene della Chiesa», per rendere visibile, per “portare fuori dalle catacombe” questa parte troppo spesso nascosta e sconosciuta della Chiesa; per dare a tutto il popolo di Dio l’opportunità di far conoscere, al papa e alla Chiesa, le esperienze, le azioni e le riflessioni fatte nello spirito del Concilio Vaticano II, a dimostrazione della forza del Vangelo che porta la liberazione agli oppressi, la pace e la giustizia nel mondo. Per esprimere, condividere e discutere il futuro della nostra Chiesa e proporre come rinnovarla, in modo che possa ispirare il mondo nello spirito di Gesù nel suo cammino di vita.

Chi sono i promotori di questo progetto, chi è coinvolto, chi lo sostiene e con quali fondi?

Sono movimenti, comunità e associazioni attivi in diverse parti del mondo – ciascuno con le proprie specificità, legate alla cultura e al contesto socio-economico e politico di riferimento – che hanno dato vita a reti per condividere le proprie idee ed esperienze e per sviluppare riflessioni e pratiche.

Nel 2008 due di queste reti, il Movimento internazionale Noi Siamo Chiesa (Imwac) e la Rete europea Church on the move, hanno pensato ad un progetto in occasione della celebrazione del 50° anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II. L’elezione di papa Francesco e lo spirito del suo pontificato hanno fatto sì che il progetto Council 50 fosse coerente con la direzione in cui la Chiesa si sta muovendo.

Tra le associazioni che partecipano o contribuiscono o sostengono il progetto, possiamo citare: Articulación Continental de Comunidades eclesiales de base, Amerindia, Forum Mondiale della Teologia e Liberazione, Kairós / Nós Também Somos Igreja – Brasil, International Federation for a Renewed Catholic Ministry, American Catholic Council, Corpus, Redes Cristianas, Pax Romana, Australian Coalition for Church Renewal, Coordinamento delle Comunità di Base europee, We Are Also Church Sud Africa, Réseau des Anciens Jecistes d’Afrique, Forum Europeo dei gruppi cristiani LGBT, l’Institut für Theologie und Politiks, Wijngaards Istituto per la Ricerca cattolica, il Centro per l’Asia Pace e la Solidarietà (CAPS), l’Associazione dei Teologi Giovanni XXIII. Inoltre ci sono singole personalità che sostengono questo progetto e che hanno deciso di costituire un comitato di garanti. Tra gli altri: Giovanni Franzoni, Raniero La Valle, Leonardo Boff, Luiz Carlos Susin (Forum Mondiale di Teologia e Liberazione), Hermann Häring, Paul Hwang (Centro per l’Asia la Pace e la Solidarietà), Germaine Lipeb (Réseau des Anciens Jecistes d ‘Afrique), Juan José Tamayo, Jacques Gaillot, Anthony Padovano (Corpus, USA), José Maria Castillo, Paul Collins (Coalizione australiana per Rinnovamento della Chiesa), Douglas Irvine.

In Italia Chiesadituttichiesadeipoveri che, dal settembre 2012 allo scorso maggio, ha organizzato quattro incontri molto partecipati in occasione dei cinquant’anni dal Concilio, offrendo spunti e riflessioni nella stessa direzione di Council 50. Le circa 100 tra associazioni e riviste che hanno convocato questi incontri sono state invitate ad aderire a Council 50.

Dal momento che questo progetto riguarda la Chiesa nel suo insieme, perché non si associa la Chiesa istituzionale in questo progetto?

Fin dall’inizio si è cercato di coinvolgere la Chiesa istituzionale. Abbiamo invitato molti vescovi di diversi Paesi, ma non abbiamo ottenuto risposta. Siamo in contatto con la Segreteria di Stato, a cui inviamo tutti i documenti riguardanti lo sviluppo del progetto. Abbiamo sollecitato un’udienza al papa perché siamo ansiosi di incontrarlo per presentare il progetto Council50 e chiedere il suo consiglio. Ma nonostante le nostre ripetute richieste, abbiamo per ora ricevuto poche risposte. Ci rammarichiamo di questa situazione, ma continuiamo a sperare che accetti il dialogo che stiamo cercando. Confidiamo in questo, e vogliamo lavorare alla riforma della nostra Chiesa in modo che diventi una Chiesa del XXI secolo, ispirata al Vangelo, in grado di illuminare il mondo a vivere secondo lo spirito di Gesù.

Basilio Buffoni fa parte di Noi Siamo Chiesa

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