l’introduzione al C.C.I.T. 2018 del presidente Claude Dumas

CCIT ­­– Banneux 2018

INTRODUZIONE

Claude DUMAS

Non tornerò sui saluti e le parole di benvenuto pronunciate a monte, alle quali mi associo pienamente, ma solamente ringraziare, particolarmente il santuario di Banneux che mette a nostra disposizione le sue strutture per assicurarci un’accoglienza calorosa, e ringraziare anche i nostri amici Leon e Elisa Tambour insieme all’equipe che li accompagna.. organizzare un incontro del CCIT, anche se si ha una solida pratica, è sempre un’avventura, fonte di stress e di gioia..si, grazie a tutti.

La pietà popolare : culto e devozione

Per introdurre la conferenza del Sig. Hans Geybels, mi sono inspirato al passaggio della piscina di Betsaida in Giovanni 5.

Dopo queste cose, c’era una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle pecore, c’era una piscina denominata in ebraico Bethesda, con cinque portici, sotto questi stavano buttati per terra un mucchio di ammalati, ciechi, zoppi, paralitici. C’era un uomo che era malato da trentotto anni. Gesù, visto costui che stava per terra e saputo che già da parecchio tempo stava così, gli disse : « Vuoi guarire ? ». Il malato gli rispose : « Signore, non ho nessuno che mi butti nella piscina quando l’acqua si agita ; e mentre tento di andarci io, qualcun’altro vi scende prima di me ». Gesù gli disse : « Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina ». E subito l’uomo guarì. Prese il suo lettuccio : camminava ! Era, però, sabato in quel giorno.

Perchè Gesù era andato alla piscina di Bethesda ? Si sa che questa piscina era un luogo pagano dedicato ad Asclepio, il dio della salute. Correva voce che ogni tanto i malati guarivano. I Giudei devoti, scandalizzati nel vedere avverarsi delle guarigioni in un luogo pagano, dicevano che erano stati guariti non da Asclepio ma da un angelo del Signore. Dei credenti, poco scrupolosi sono venuti a cercare la guarigione nel tempio dei gentili.

A Bethsda, Gesù si trova in diverse periferie. E’ innanzitutto alla periferia della città poichè questa piscina si trova in una delle porte di Gerusalemme. Poi è alla periferia religiosa, poichè la piscina era un luogo dedicato al dio della salute. Nello stesso tempo è anche nella periferia umana perchè c’è tutto il rottame dell’umanità che si trova là : malati e marginali che non fanno altro che attendere..considerati come dei parassiti. E infine la periferia della morale perchè è il posto dove domina la legge del più forte, una specie di giungla dove non si accede all’acqua se non dribblando gli altri : « .. e mentre tento di andarci io, qualcun’altro vi scende prima di me. »

Questo posto era dunque conosciuto per i miracoli e improvvise guarigioni, la gente ne parlava, ma non ne era certa la fonte di queste guarigioni. Quando si è malati, noi siamo pronti a tutto per essere guariti : vedi i guaritori, gli incantatori, ci affidiamo a qualsiasi ciarlatano.

Qualunque sia la fonte delle guarigioni avvenute, Gesù viene in questo posto per dimostrare la sua autorità sulle potenze del male. La guarigione è totale. Senza spettacolo, senza folklore e senza magia, miracolosa, ma discreta. Un ordine e basta. Un uomo è accasciato e Gesù gli domanda di alzarsi e di camminare. E’ tutto. Non ci sono incantesimi, gente in trance, niente che possa attirare gli sguardi e far arrivare i giornalisti.

Attraverso questa guarigione, Gesù rimette le cose nella loro giusta dimensione, non è l’acqua che si agita che guarisce, ma di sicuro è Lui con suo padre, d’altronde non è forse lui a fare il primo passo verso lo storpio..tutto ciò ridona senza dubbio, senso a tutte quelle devozioni o culti che noi offriamo ai Santi, alle icône, ai pellegrinaggi o ad altre forme, che spesso sono considerati, a prima vista, come delle suspestizioni, mentre possono rivelarci la vera fonte di ogni guarigione.

Papa Francesco ha detto ai membri delle confraternite del mondo intero riunite a Roma il 5 Maggio 2013 : « La pietà popolare, voi siete un’importante manifestazione, è un tesoro della Chiesa..una spiritualità, una mistica, uno spazio di incontro con Gesù Cristo..Questa fede, che nasce dall’ascolto della Parola di Dio, voi la manifestate nelle forme che coinvolgono i sensi, i sentimenti, i simboli delle differenti culture ».. e concluse : »Siate dei veri evangelizzatori ! »

Noi in quanto membri del CCIT siamo confrontati con delle pratiche che, a volte, sfiorano la supestizione, la magia..Ma chiamati ad essere, alla sequela di Cristo, questi evangelizzatori che si uniscono ai Sinti/Rom dentro le loro domande e nei loro modi di agire, a me sembra che noi abbiamo in questo giorno un grande bisogno di essere illuminati su questa fede ordinaria..il nostro conferenziere, ne sono certo, saprà metterci sulla strada giusta.

 

omelia di Claude Dumas al C.C.I.T. 2018

 

 

 

 

 

CCIT – Banneux 2018

Omelia di domenica

Claude Dumas

Marco ci dipinge il ritratto di questa donna..un ritratto un pò lusinghiero. E’ malata e soffre da 12 anni di emmoragia ..ma questa malattia la rende ritualmente impura secondo la legge di Mosè. La sua vita sociale è duramente colpita, 12 anni di calvario dove ha visto la sua salute peggiorare, la sua economia svuotarsi e il suo isolamento aumentare in quanto tutte le persone che la toccano diventano ritualmente impure a loro volta..un vero incubo !

Ma ecco prodursi un fatto. La donna ha sentito parlare di Gesù, senza dubbio come un uomo capace di guarire le malattire. Coglie l’occasione del suo passaggio come una chance da non perdere. Lei, la donna « impura » che non può toccare nessuno, cerca di aprrofittare della situazione. Nonostante il divieto che pesa su di lei, scivola, anonima, in mezzo alla folla con la folle speranza di strappare una guarigione, toccando Gesù o almeno il suo vestito.

A prima vista, l’atteggiamento di questa donna corrisponde più ad un approccio magico, superstizioso che ad un approccio di fede.. Furtivamente, viene da dietro, un pò come una ladra, e tocca il mantello di Gesù. Non vuole farsi vedere..la sua impurità le proibisce di avvicinarsi alla folla..per il solo fatto di toccare una frangia del vestito di Gesù, si sente guarita.

« Chi mi ha toccato ? » domanda Gesù. Lei che voleva sopratutto rimanere anonima, si sente smascherata, obbligata a rivelare la sua frode a Gesù. La sua speranza e la sua fiducia l’hanno spinta a toccare l’abito di Gesù raggirando il divieto posto dalla legge..il divieto che la escludeva, che la rendeva una paria della società, una morta-vivente da 12 anni. Allora si getta ai piedi di Gesù per rivelare la verità, la sua verità..le tappe che l’hanno condotta a questo gesto folle : credere nella salvezza..credere che le cose possano cambiare grazie a Gesù..credere che Gesù può guarire..e per lo stesso motivo, farla uscire dal suo stato di sofferenza e di esclusione.

Di fronte a questa confessione, a questa verità svelata che mette in luce il suo desiderio e il suo atteggiamento di fede..l’audacia e il coraggio che le hanno permesso di rompere il tabù della legge, di uscirne..per essere alla fine restaurata nella sua vera identità di figlia di Dio.. Gesù non gli rimane che piegarsi alla sua volontà. E’ questo che lascia capire nelle sue parole : « Donna, la tua fede ti ha salvata. Va in pace e sii guarita dal tuo male » !

La fede di questa donna, lo vediamo, qui, quanto è discutibile, mischiata di credenze, di feticismo e di supestizione..come se il mantello di Gesù fosse imbevuto/bagnato di un potere, una specie di fluido vitale, capace di guarirla..la fede non appartiene alla magia ! Non è perchè ha toccato il mantello di Gesù che lei si trova guarita. In realtà ciò che l’ha salvata, è aver potuto incontrare Gesù ! E’ proprio questo che l’ha condotta da Gesù, è questa fiducia che l’ha portata a lui.. che l’ha portata a muoversi, a spostarsi, superando le barriere della legge che la teneva prigioniera, condannata all’impurità.

Ma quello che qui ci mostra questo passaggio del vangelo sono i primi passi della fede..è questa attenta e attiva fiducia, che ci mette in movimento verso Gesù, nella certezza che le cose della nostra vita possono cambiare, che porta la chiave della salvezza per noi e per il mondo intiero..un mondo dove spesso delle leggi o dei divieti umani ci bloccano in posti fissi, in comportamenti riduttivi e sclerottizzanti.

Allora, oseremo anche noi porre dei gesti in apparenza un pò folli, per far cadere le catene dei nostri confini e sentirci dire da Gesù: « Va in pace e sii guarito dal tuo male. »

C.C.I.T. 2017 Madrid – di omelia Claudes Dumas

CCIT – Guadarrama 2017

Omelia del 22 aprile

Claude Dumas

« A chi paragonerò questa generazione? »

Questa pagina del Vangelo ce la dice lunga sull’opinione che si facevano di Cristo gli uomini del suo tempo e in particolare quelli che gli erano ostili. Che direbbe Lui della nostra generazione ? Che direbbe Lui di noi ?

Questo Vangelo ci parla di quelli che giudicano in maniera negativa il modo di comportarsi di Giovanni il Battista e di Cristo. Niente di quello che il Cristo insegna è accettato tanto dal mondo di ieri che da quello di oggi per il fatto che siamo immersi in una società che offre solo beni di consumo e occasioni di piacere.

« A chi paragonero … » Queste parole un po’ ironiche del Cristo si applicano dunque bene alla nostra società e tracciano un quadro chiaro del nostro comportamento umano…ora Gesù fa capire a quelli che l’ascoltano e dunque a noi tutti ! – la loro incoerenza, la loro incostanza, la loro mentalità mutevole e persino capricciosa : se è il momento della gioia e della danza, tengono il broncio e hanno «  un’aria da quaresima » ; se è il momento del lutto e del raccoglimento, non piangono e non fanno silenzio !

Giovanni il Battista che non mangia e non beve è tacciato di ossesso o di pazzo . Lui invita alla conversione… il suo stile profetico urta e irrigidisce i dottori della legge ; la sua ascesi scoraggia una generazione rammollita . Predica una religione severa e non funziona… non è distinto domandare di cambiare vita… di rimettersi in questione…

Gesù , il Figlio dell’ Uomo, che partecipa alle gioie dell’umanità (nozze di Cana) viene con una religione d’amore e non funziona neanche… Lui è criticato per la sua umiltà , perchè insegna a non umiliare i piccoli ,perchè invita ad avere un cuore puro , perchè insiste sull’aspetto passeggero delle cose materiali , perchè ci domanda di perdonare anche ai nostri nemici. Frequenta la tavola dei peccatori pubblici ed è trattato da « ingordo » e da « lassista »!beve forte,e non seleziona le sue amicizie.

Non rifiuta alcun invito spingendosi addirittura a provocarli. Il suo gusto , il suo bisogno di convivialità è cosi smisurato che gli valgono critiche aspre dai dottori della Legge. La tavola è il luogo in cui Gesù , in mancanza degli invitati che non hanno accettato , invita tutti gli umani, anche se fossero marginali,scomunicati,respinti . La tavola apre sulla gioia di un incontro a cuore aperto

« L’ingordigia » di Gesù ci rivela qualcosa di grande : il desiderio di Dio di gratificarci della sua misericordia.Non siamo come i ragazzini del Vangelo, insensibili al flauto di questa musica. Danziamo di gioia per la sua « ingordigia » di salvarci.

Si, ma sapremo accordarci ai fatti del mondo d’oggi…Siamo spesso cosi poco o per niente accordati a quello che succede.

Ora, attraverso tutte queste critiche, Gesù ci invita ad accordarci ai progetti di Dio per noi e per la storia . I progetti di Dio , noi possiamo percepirli solo nella vita . Accordarci ai progetti di Dio significa , accordarsi alla vita come si presenta a noi. Accordarsi come ci si accorda alla musica in una danza . Come in una danza bisogna accordarsi anche con il suo partner . Da sempre, Dio fa alleanza con noi e sposa la nostra umanità per farci entrare nella danza del suo amore .

Non so ballare, non ho mai imparato . Faccio difficoltà a seguire la musica , sto là a guardare senza en

trare nella danza…è in quel momento che sento qualcuno che mi dice : « non fa niente…lasciati

guidare , io so ballare, conosco i passi da fare »… E se con Dio noi ci lasciassimo guidare, non saremmo capaci di ballare ?…Lui conosce la musica. L’ha scritta Lui. Conosce i passi. Allora accettiamo di lasciarci guidare per entrare nella danza della Vita.

omelia di Claude Dumas al CCIT 2016 di Esztergom (Ungheria)

CCIT 2016– Esztergom (Ungheria)

basilica1

OMELIA DEL 9 APRILE

Claude DumasClaude

Quest’uomo che corre verso Gesù e si getta ai suoi piedi supplicandolo di dirgli come ottenere la vita eterna, è un saggio. Avendo rispettato per tutta la vita i comandamenti di Mosé, aveva raggiunto il livello di saggezza tale come rappresentata nel Antico Testamento, eppure era insoddisfatto. E’ alla ricerca di qualcosa di ben superiore all’intelliganza e allo spirito della saggezza. Vuole la vita eterna. E quest’uomo si comporta da bravo giudeo o, come diremmo noi, da cristiano « onesto » e « buon praticante » preoccupato della sua persona. Ma quest’uomo non è diventato cristiano nel senso del Vangelo. Non è solo rispettando i comandamenti che siamo buoni cristiani… i comandamenti sono solo una tappa.

Quest’uomo incrocia la fortuna della sua vita : Gesù l’ama e l’invita a seguirlo. Lo chiama per passare a una nuova tappa : vedere in Lui, in Gesù, la Saggezza divina, preferendola a ogni altra richezza, spogliarsi di tutto e seguirlo. E’ un passo difficile da fare. Il nostro uomo è a una scelte di vita : continuare a vivere come ha sempre fatto da buon praticante della sua religione o aprirsi a un’altra avventura che lo porterà a praticarla con la sua fede nel nome di Cristo… « Vai, vendi tutto quello che hai e donalo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo ; dopodiché vieni e seguimi. » Gesù gli domanda di non concentrarsi più su sè stesso e sui suoi beni. Dicendo questo, Gesù gli rivela che la vita eterna non è una ricompensa per domani, ma subito e per sempre. Ma questa proposta di Gesù tocca direttamente il punto debole della sua esistenza : per seguire Gesù e unirsi al gruppo dei discepoli, bisogna anche rendersi liberi : « Manca solo una cosa : vai, vendi, e regala tutto ! ». Capisce che le sue richezze lo trattengono e che dipande da esse. Se ne va rattristato.

Ricordiamoci dell’inizio dell’incontro, Gesù gli ricoda i comandamenti : « non uccidere, non rubare, non dire falsa testimognanza, onora il padre e la madre ». Sono comandamenti in rapporto con il prossimo e non con Dio. Se Gesù sceglie questi comandamenti, ha la sua importanza. Orienta l’uomo ricco verso un’altra interpretazione della sua domanda : « non rispetta le leggi solo perché ne sei obligato per essere un buon giudeo ma piuttosto guarda l’uomo che hai davanti a te quando pratichi questi comandamenti ».

E poi non penso che questo passaggio del Vangelo sia sulle ricchezze…. « Gesù lo guarda, e l’ama » E’ in questa espressione che si trova l’inizio della risposta. A chi cerca Dio, Gesù esprime per prima cosa, l’amore di Dio. Colui che si sente amato, non può rispondere all’amore che con l’amore.

Chi crede che Cristo ci guardi come ha guardato il giovane ricco, uno sguardo d’amore, uno sguardo di pace in fondo al cuore di ciascuno di noi. Ma questo sguardo dice altre cose, o più esattamente ci richiama a altre cose. Non è più la soddisfazione deidoveri compiuti ma la plenitude del suo amore che ci vuole comunicare. Questo amore ci porta a prendere coscienza che che la nostra ricchezza è la per aiutare quelli che sono nel bisogno , a prendere coscienza degli altri, a prendere coscienza che dobbiamo fare prova di misericordia come ce lo domanda Papa Francesco :

« Quante ferite sono impresse nella carne di non ha più voce perché il loro grido é svanito a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi ! … Non cediamo all’indifferenza di chi umilia… Apriamo i nostri occhi e guardiamo le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della loro dignità. Che le nostre mani stringano le loro e li attirino verso noi perché sentano il calore della nostra presenza, amicizia e fraternità. Che il loro grido divenga il nostro e che insieme si possano rompere le barriere dell’indifferenza che regna sovrana per nascondere ipocrisia ed egoismo »,

« Gesù posa il suo sguardo su di lui e l’ama » Che il Signore ci aiuti a vivere in quest’anno di misericiordia con lo sguardo pieno d’amore che il Cristo invia ai nostri fratelli per riempire le loro lacune. Che accompagni il CCT nella sua missione di unione e fraternità tra gli uomini.

introduzione di C. Dumas al ccit 2016 di Esztergom

CCIT – Esztergom 2016

 

basilica1

 

Introduzione

Claude DumasClaude

E’ con grande gioia che mi unisco al saluto e alle parole di benvenuto pronunciate da Monsignor SZÉKÉLY. Aggiungerei solamente che sono contento della presenza di Sua Eminenza il Cardinale ERDŐ PÉTER, Primate d’Ungheria, per l’interesse che Sua Eminenza porta per il lavoro del CCIT, e aggiungo anche un caloroso ringraziamento all’equipe dell’Ungheria per il loro lavoro di questi ultimi mesi e la qualità della loro accoglienza..

« All’incrocio dell’Europa, le Chiese e le culture di fronte alla misericordia »

Per presentare il tema di quest’anno, ho scelto un passaggio di Isaia :

Così parla il Signore : « Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?  Allora la tua luce spunterà come l’aurora, la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà e la gloria del Signore sarà la tua retroguardia. È forse questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo si umilia? Curvare la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è dunque questo ciò che chiami digiuno, giorno gradito al Signore? Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!». Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio,  se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio ». (Is 58/7-10) 

Isaia parla alla comunità ebraica di Gerusalemme la cui situazione è tutt’altro che idilliaca. All’indomani dell’esilio, la delusione è grande e tutto è in rovina. Hanno tutti l’impressione di essere in un vicolo cieco, vivono in una città che non ha più mura e l’insicurezza è grande. Inoltre, molte sono le tensioni in questa comunità nella quale gli ebrei ritornati della deportazione e coloro che sono restati vivono insieme. Poche speranze per il futuro. Questo popolo, promesso a diventare la luce dei popoli, offre uno spettacolo ove ricchi e potenti sfruttano quelli che non poveri e indifesi, una nazione che disprezza gli stranieri. Mentre tutti si lasciano andare nell’ingiustizia o la tollerano, si cerca di ottenere il favore del Signore ripristinando le osservanze religiose con grande rigore, moltiplicando pratiche come il digiuno. Dio resta insensibile a questo spiegamento di devozione… ma ecco, Dio risponde : «Queste preghiere non mi toccano, Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo?  »

Dissi che il popolo era in un vicolo cieco, ma sarebbe stato invece a un crocevia : a un incrocio con diverse direzioni da prendere… e deve fare una scelta : sarà la luce delle nazioni solo quando darà l’esempio e dividerà con i più sfortunati e lotterà contro l’ingiustizia e lo sfruttamento dei deboli.

« Nulla di nuovo sotto il sole ? » (Qo 1/9). In effetti, la Parola di Dio è sempre la stessa, quella di sempre : è eterna.

Al giorno d’oggi, l’attualità di tutti i paesi, qualunque siano le politiche impiegate, ci spingono a fermarci per interrogarci su come vogliamo vivere e cosa fare : dove andiamo ? Verso cosa ? Quale strada seguire : quella dell’individualismo, della cultura dell ‘ »Io », della sicurezza, dell’indifferenza che conduce alla costruzione di mura e barriere, alla xenofobia, all’esclusione, alla violenza…. tutto questo apre la porta a strade piene di fatti dolorosi. O allora percorsi meno rettilinei, che ci fanno avanzare con calma e pazienza, un passo dopo l’altro, a incontrarci con l’altro, ad arricchire delle nostre differenze, a coesistere, a vivere la fraternità tra i popoli…

Si, è questo il tema del nostro incontro ; che sia l’Europa nella sua costruzione o nel suo desiderio di de-construzione, le Chiese nelle loro dimensioni multiconfessionali a volte in contraddizione con il messaggio evangelico che sono sensate portare, o le culture dei nostri diversi paesi, o etnie spesso controverse, non possiamo sottrarci individualmente o collettivamente, alla domanda dal nostro Papa Francesco che apre le porte della misericordia. La speranza nella misericordia di Dio « ci porta la luce » ha detto il Papa, mentre “rigidità” e “i calcoli umani chiudono i cuori e la libertà”. (Omelia 12/14/15)

All’incrocio delle nostre strade… davanti alla crisi migratoria, allo smantellamento dei campi dei Roms, alle difficoltà di stazionamento che hanno i Tzigani in certi paesi… quale è stata e quale è la nostra risposta… e per quale futuro?

Il nostro conferenziere padre Vito IMPELLIZZERI, teologo, ha il duro compito di illuminarci e illustrare i nostri discorsi… e allora, senza perdere tempo, lasciamogli la parola.

Buon incontro a tutti.

 

claude dumas al c.c.i.t

romni

INTRODUZIONE

Claude Dumas

Mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. (Marco 10/46-52) “Distruggere i muri dell’isolamento e dell’esclusione : sfida evangelica di una dinamica sociale”tale è l’enunciato di un tema che abbiamo scelto per il nostro incontro. A questo ci invita il vangelo di Marco ma prima di entrare negli scambi, vorrei come presidente di questa assemblea augurare a tutti il benvenuto : il benvenuto alle autorità presenti che hanno ben voluto rispondere a questo invito e che testimoniano così l’interesse che portano a questo incontro, il benvenuto a tutti quelli che ci raggiungono per la prima volta.
Saluto anche e ringrazio già il mio amico Piero Gabella, Cristina e tutto il gruppo d’Italia che si sono adoperati per questo incontro e hanno spiegato la loro energia per accoglierci per il meglio in questo spirito di grande fratellanza che ben caratterizza il CCIT. Grazie anche alla direzione di questo istituto che ci apre calorosamente le porte per il tempio di questo week-end.
Terminerei questi saluti trasmettendo un saluto fraterno a tutti quelli che non hanno potuto raggiungerci e che si sono scusati di non poter essere con noi…
“Distruggere i muri dell’isolamento e dell’esclusione…”
Una sfida che lancia la Chiesa come ce lo ricorda il Consiglio Ecumenico delle Chiese del 2003 io cito : “Oggi, i muri di separazione sono fatti di vergogna, di pregiudizi, di odio, di concorrenza, di timore, d’ignoranza, di pregiudizi teologici e incomprensione culturale. La Chiesa è chiamata ad essere una comunità inclusiva, a abbattere tutti questi muri di separazione.”
Ma anche una sfida che ci lancia la società : Oggi un po’ dovunque in Europa constatiamo che muri s’innalzano per separare gli uomini gli uni dagli altri. Bisogno di sicurezza o rifiuto di avvicinare “certa gente” che non è come noi, vestita in modo diverso dal nostro, con altri costumi…? Davanti a tali comportamenti, dobbiamo reagire, riflettere sui nosti atteggiamenti… a questo ci invitano gli incontri del CCIT.
Il vangelo ci insegna ad abbattere i muri, a guardare d’altro non come uno straniero, un uomo da non frequentare… “un emarginato”. L’incontro con Bartimeo è un passaggio fondamentale del vangelo di Marco. Il cieco è un emarginato totale nella società dell’epoca, equiparabile quasi a un appestato, ridotto alla mendicità. La sua marginalità è ben mostrata dal fatto che egli è seduto sul bordo della strada. Egli ha costantemente bisogno degli altri per vivere.., è simbolo dell’umanità decaduta. Quando Gesù s’avvicina, Bartimeo ha l’intuizione che Gesù potrà fare qualche cosa per lui. Grida, non si vergogna di quello che pensano gli altri, ne del resto di quello che possono dire o fare gli altri ! Si tratta di qualche cosa d’importante, d’essenziale nella sua vita.
Senza voler fare un paragone affrettato, Bartimeo non ha oggi il viso di quei Rom seduti sui nostri marciapiedi, ridotti in molti alla mendicità, lo sguardo dei quali ci chiama con la speranza che noi possiamo fare qualche cosa per loro…
“Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me I”
Bartimeo domanda semplicemente che il Cristo si fermi su di lui e che il suo sguardo lo ristabilisca, forse per un momento, nella sua dignità umana. Ma come osa abbordare Gesù, lui l’impuro, il pidocchioso… Non ha un posto nella società. Qui la gente lo maltratta perché lui osa prendervi il suo posto apostrofando Gesù con il suo titolo messianico : “Figlio di Davide.” Questo grido dà fastidio alla gente che lo rimprovera “sta’ zitto, non si fa, non fare scandalo…” Si, è un seccatore !
Il primo riflesso della folla è quello di rigettare Bartimeo. La folla ha paura dell’escluso, dell'”anormale”, del marginale reagisce come i discepoli che sgridano i bambini. E come la folla attuale, come la società che tende a rigettare quello che le sembra inopportuno, quello che lei non capisce, quello che è “altro” e i Rom dei nostri paesi, bisogna ben dircelo sono percepiti particolarmente come dei seccatori.
Ma Bartimeo non ne tiene conto e grida “più di prima.” Il grido è vitale : un bimbo non può fare altro che gridare per attirare l’attenzione di sua madre, non ha un altro mezzo. Il cieco sa in fondo a lui che è l’occasione della sua vita e non vuole perderla. Tanto, peggio per la convenzioni sociali.., tentare la sorte attraversando la frontiere per fuggire le discriminazioni… questo dovrebbe interpellarci !
La folla vuole marginalizzarlo, rinchiuderlo in un’infermità totale, se non può impedirgli di sentire, vuole impedirgli di parlare.
I poveri hanno raramente i mezzi per difendersi. Spesso molto dipendenti dai ricchi non possono permettersi di alzare il tono della voce per spiegarsi. La miseria rinchiude in una torre dalla quale è molto difficile uscire.
Gesù si ferma. Ha sentito il grido dell’uomo sul ciglio della strada. Si lascia toccare, disorientare da questo grido. Si ferma per ascoltare e incominciare a dialogare, per dare la risposta più adatta alla miseria dell’uomo. Con la sua fermata, Gesù mostra bene che il suo messaggio si rivolge anche agli esclusi che vuole riabilitare nella società al di là dei pregiudizi.
Eppure malgrado questa ostilità, Bartimeo non rinuncia : insiste “Abbi pietà di me I” La sua preghiera è insistente ma non provocatrice è fiducia, e per questa ragione Gesù gli risponde, a lui l’escluso, il quasi appestato… “Chiamatelo I” la folla cambierà parere e domanderà a Bartimeo di venire, “Alzati, ti chiama.” Questo “alzati” non è detto a caso, perché è il segno del nostro innalzamento verso Dio. Gesù è venuto affinché l’uomo si alzi. Gesù lo fa “alzare” e camminare di nuovo, prima di farlo “vedere di
E nuovo.” Non è poi cosi strano, se si pensa a quello che si verifica nell’esperienza umana della relazione con l’altro : arriva sempre un momento in cui si deve fare fiducia, dare il proprio accordo senza sapere dove si sarà condotti, rinunciando a “conoscere l’altro” per poter camminare con lui. Tale è la via di ogni impegno.
Il cieco getterà via il suo mantello, il suo solo bene. Con questo gesto, rigetta la sua condizione d’escluso poiché il vestito è simbolo della condizione nella società dell’epoca (ma c’è veramente un cambiamento nella società attuale ?) Questo salto nella sua notte è quello dalla notte alla Luce, salto verso la fede, slancio irresistibile che permette di superare la frattura dell’esclusione per raggiungere la società.
Gesù allora gli porrà una domanda, non per confonderlo, ma perché parli, perché compia il suo intervento. Gesù ci mostra qui il suo rispetto della libertà dell’uomo. Evidentemente Gesù sa quello che Bartimeo vuole, ma lo rispetta, aspetta, aspetta la sua risposta.
Bartimeo dunque vuole ritrovare la vista, ricuperare un bene perduto e non uno qualsiasi ! Bene chi gli permetterebbe di vedere di nuovo, d’avere la luce, di discernere, di lavorare, di appartenere a un corpo sociale, economico e religioso, di superare il muro. Davanti a una tale determinazione, davanti a questa fede fiduciosa, Gesù dice : “Va’, la tua fede ti ha salvato .1” La guarigione è una salvezza. Ritrovare la salute, è ritrovare il cammino della vita e uno stato di vita funzionale.? D’ora in poi, può camminare sul cammino della vita senza pericolo, vivere con e in mezzo alla gente, lavorare, essere accolto di nuovo sa tutti e andare alla sinagoga senza sentirsi a disagio o senza paura. Può finalmente vivere pienamente.
Gesù reinserisce il cieco nella società, ripristina le sue capacità relazionali.
Questo miracolo non è solo materiale, è legato alla Buona Novella, segno della sua presenza. È segno della comunicazione della grazia salvatrice di Cristo alle nazioni, agli uomini. Gesù vuole liberarci, spiritualmente ma anche socialmente !Gesù vuole che tutti diano stabiliti o ristabiliti nella comunicazione con Dio, ma vuole anche che gli esclusi siano riabilitati nella società, in questo mondo che è slancio verso Dio ! In breve, Gesù vuole salvare tutti gli uomini riabilitandoli nel mondo, ma anche integrandoli nella comunità dell’Amore !
L’opera di Gesù è di aiutarci ad abbattere i muri eretti nei cuori affinché la sua vita si diffondo e si espanda. Qualunque sia la muraglia dietro la quale l’uomo si nascondo e si protegge, è prigioniero. Ora, il Signore è venuto per liberare da ogni forma di detenzione e di reclusione per permettere all’individuo di vivere la libertà secondo i Vangeli.
Non si sono muraglie o muri che non crollino!
Non ci sono muri che non divengano inutili (Jacques. Lancelot)
Buon lavoro a voi tutti nell’amicizia e nella gioia di esserci ritrovati.