la volontà di papa Francesco di uscire dalla crisi ecclesiale

il j’accuse di papa Francesco:

«La chiesa è bloccata, non scalda più il cuore della gente»

 una chiesa ormai «bloccata», «parcheggiata dentro una religione convenzionale, esteriore, formale, che non scalda più il cuore e non cambia la vita»

di Franca Giansoldati

L’analisi che si ascolta nella basilica di San Pietro il giorno dell’Epifania è densa di conseguenze e ha a che fare con una impietosa fotografia che da tempo mostra l’Europa cattolica in caduta libera nelle statistiche degli ultimi anni. Francia, Polonia, Italia, Germania, Olanda, Belgio, Spagna. Gli indicatori presi in considerazione sono molteplici e non riguardano più solo la partecipazione delle persone alla messa o ai sacramenti. E’ assodato che ovunque celebrano sempre meno battesimi e meno matrimoni e persino i funerali laici sono in crescita.

«Ci fa bene chiederci: a che punto siamo nel viaggio della fede?» ha chiesto Papa Francesco durante la messa celebrata per ricordare il passo del Vangelo che narra l’arrivo dei re Magi a Betlemme dopo avere seguito da lontano il chiarore di una stella luminosissima. «Le nostre parole e i nostri riti innescano nel cuore della gente il desiderio di muoversi incontro a Dio oppure sono lingua morta, che parla solo di sé stessa e a sé stessa? È triste quando una comunità di credenti non desidera più e, stanca, si trascina nel gestire le cose invece che lasciarsi spiazzare da Gesù, dalla gioia dirompente e scomodante del Vangelo».   

Solo alcuni giorni fa il primate dell’episcopato di Polonia ha ammesso pubblicamente il totale fallimento della gerarchia cattolica analizzando l’allontanamento dei ragazzi dalla Chiesa. Recentemente anche il cardinale Marx, della diocesi di Monaco di Baviera, ha parlato di un «punto morto», facendo affiorare il bisogno di un rinnovamento nella evangelizzazione.   

Papa Francesco ha sottolineato come la crisi della fede, nella nostra vita e nelle nostre società, abbia a che fare con la scomparsa del desiderio di Dio. «Ha a che fare con il sonno dello spirito, con l’abitudine ad accontentarci di vivere alla giornata, senza interrogarci su che cosa Dio vuole da noi. Ci siamo ripiegati troppo sulle mappe della terra e ci siamo scordati di alzare lo sguardo verso il Cielo; siamo sazi di tante cose, ma privi della nostalgia di ciò che ci manca. Ci siamo fissati sui bisogni, su ciò che mangeremo e di cui ci vestiremo, lasciando evaporare l’anelito per ciò che va oltre. E ci troviamo nella bulimia di comunità che hanno tutto e spesso non sentono più niente nel cuore. Perché la mancanza di desiderio porta alla tristezza e all’indifferenza». Parole pesantissime.  

Naturalmente nessuno ha la ricetta in tasca e Papa Francesco ripercorre così il passo del Vangelo che racconta dei Magi. «Ci insegnano che abbiamo bisogno di interrogativi, di ascoltare con attenzione le domande del cuore, della coscienza; perché è così che spesso parla Dio, il quale si rivolge a noi più con domande che con risposte. Ma lasciamoci inquietare anche dagli interrogativi dei bambini, dai dubbi, dalle speranze e dai desideri delle persone del nostro tempo. Lasciarsi interrogare».  

Quello che servirebbe, annota il Papa durante l’omelia, «è una fede coraggiosa, profetica, che non abbia paura di sfidare le logiche oscure del potere e diventi seme di giustizia e di fraternità in società dove, ancora oggi, tanti Erode seminano morte e fanno strage di poveri e di innocenti, nell’indifferenza di molti».

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