papa Francesco chiede perdono agli (impronunciabili) Rohingya

papa Francesco

“la presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya”

di Andrea Tornielli
in “La Stampa-Vatican Insider” del 1° dicembre 2017

È un incontro commovente, fatto di sguardi, di gesti e di lacrime, più che di parole. Un gruppo di profughi Rohingya sale sul palco alla fine dell’incontro interreligioso. Dopo la preghiera ecumenica presieduta dal vescovo anglicano , che si è inginocchiato davanti al Pontefice chiedendo di essere benedetto, i Rohingya si avvicinano. Sono sedici, 12 uomini, due donne e due bambine. Le due donne indossano il velo e portano anche il niqab sul volto, ma lo abbassano. Migliaia di persone presenti li accolgono con un applauso e dopo i primi saluti, quando Bergoglio parla brevemente a loro, le immagini e l’audio vengono tagliati. Sfilano uno ad uno a salutare il Papa, che ha deciso di intrattenersi con loro anche dopo la fine dell’evento pubblico. Francesco poggia la sua mano sul capo di alcuni di loro, ha ascoltato con il volto serio e partecipe i racconti e le loro richieste. Bergoglio aveva lanciato un forte appello pubblico in loro favore lo scorso agosto , ha parlato dei diritti delle minoranze alle autorità del Myanmar, ha chiesto ieri alla comunità internazionale di intervenire in questa emergenza umanitaria e infine ha reso visibile questa sua vicinanza e compartecipazione alle loro sofferenze. Il Papa ha detto loro: «Vi siamo vicini, la vostra situazione è molto dura. In nome di tutti quelli che vi hanno fatto del male, per l’indifferenza del mondo, chiedo perdono». «Cari fratelli e sorelle – ha aggiunto Bergoglio – tutti noi siamo creati a immagine di Dio, noi siamo tutti immagini del Dio vivente. La vostra religione insegna che all’inizio Dio ha preso un po’ di sale e l’ha buttato nell’acqua che è l’anima di tutti gli uomini, e ognuno di noi porta un po’ di questo sale. Questi fratelli e sorelle portano dentro il sale di Dio».

Alcuni Rohingya piangono.

«Cari fratelli e sorelli soltanto facciamo vedere al mondo che cosa fa l’egoismo del mondo con l’immagine di Dio. Continuiamo a fare del bene a loro, ad aiutarli, continuiamo a muoverci perché siano riconosciuti i loro diritti, non chiudiamo il cuore. Non guardiamo dall’altra parte. La presenza di Dio oggi anche si chiama Rohingya. Ognuno di noi dia la propria risposta». Francesco ha infine assicurato che farà «tutto ciò che posso per aiutarvi!».

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