la Lucca povera che emerge dal dossier sulla povertà e le risorse nella Diocesi di Lucca 2020

povertà a Lucca

aumentano richieste d’aiuto

gli italiani superano gli stranieri

1.653 richieste nel 2018, 1.904 nel 2019. Ma nel primo semestre 2020 ai Centri di ascolto della Diocesi di Lucca le domande sono aumentate (30%). Per la prima sono soprattutto gli italiani a chiedere aiuto

Nel primo semestre del 2020 a Lucca si è registrato un aumento considerevole del numero di persone che hanno richiesto aiuto rispetto al 2019. Alla fine di maggio le persone incontrate erano 979, circa il 30% in più rispetto a quelle registrate nello stesso semestre dell’anno precedente. Un dato perfino sottostimato, perché durante i mesi di diffusione massiccia dell’epidemia molti volontari sono stati interamente assorbiti dalle attività di aiuto e non sono riusciti a registrare nel programma di raccolta dati tutte le attività e i contatti avuti.

è quanto emerge dal dossier sulla povertà e le risorse nella Diocesi di Lucca 2020, intitolato

 “Vicinissimi a portata di mano”

In poco meno di 100 pagine sono riassunti i dati raccolti dai Centri di ascolto nel 2019, integrati con quelli raccolti nel primo semestre di quest’anno. L’obiettivo del Dossier, come ogni anno, è duplice: da una parte fornire informazioni sui meccanismi di impoverimento alle istituzioni e a tutta la comunità, dall’altra attivare tutti i soggetti nella costruzione di strategie di contrasto sempre più efficaci, anche attraverso la mobilitazione del potenziale civico presente sul territorio. A questi si aggiunge la lettura dello scenario pre-covid con la situazione conseguente alla diffusione del virus.

I dati del 2019

Il confronto dei dati 2019 con il parziale del 2020 fa emergere chiaramente che l’emergenza sanitaria si è innestata in un tessuto socioeconomico di per sé già ricco di fragilità e in esso ha contribuito ad accentuare la forbice delle disuguaglianze sociali pregresse. Lo scorso anno, infatti, dopo un periodo di stabilizzazione degli accessi si è registrato registrano un nuovo e significativo aumento di richieste di aiuto. Le persone accolte sono state 1.904, contro i 1.653 dell’anno precedente. Questo incremento è riconducibile in buona parte all’aumento di coloro che si sono rivolti per la prima volta ai Centri di ascolto (419 nuovi accessi).

Chi chiede aiuto?

I cittadini che si rivolgono al Centro sono nella grande maggioranza dei casi giovani. A Lucca e nella Piana di Lucca la fascia di età maggiormente rappresentata è quella 35-44 anni, mentre nelle altre zone (Versilia e Valle del Serchio) è 45-55 anni. Ma in generale il 68,61% delle persone accolte ha meno di 44 anni (contro il 41,13% dell’anno precedente). I cittadini con più di 65 anni, non in età da lavoro, costituiscono l’11,27% e quasi sempre sono di nazionalità italiana. Le donne sono più giovani degli uomini e risultano più rappresentate soprattutto nella fascia di età che va dai 25 al 44 anni. Il lavoro continua a rappresentare una delle dimensioni fondamentali intorno alle quali si sviluppa il percorso di impoverimento: il 63,28% delle persone incontrate è disoccupata. Nel 9,96% dei casi l’occupazione non basta a far fronte alle esigenze della famiglia. Un altro fattore di disagio è rappresentato dalla condizione abitativa. La casa, che, quando è presente, solitamente è in locazione (36,04%), costituisce una spesa che grava in maniera significativa nei percorsi di vita delle persone incontrate. Rilevante è anche il numero di soggetti che hanno un alloggio precario o sono senza alloggio (9.13%), oppure che ricorrono a forme di coabitazione temporanea con amici e parenti (8.56%). La povertà economica grave (60.43%) e le difficoltà nel mercato del lavoro (23.72%) rappresentano le principali problematiche per le quali i cittadini si rivolgono ai Centri in cerca di aiuto.

Più disuguaglianza con il lockdown

Quasi mille le persone incontrante nel primo semestre 2020. A questo si aggiunge il dato che mostra un aumento anche superiore al 100% nei servizi più facilmente monitorabili come quelli di risposta alla marginalità estrema e ai bisogni primari, che sono del resto gli unici servizi rimasti aperti in maniera continuativa durante il periodo del lockdown (ad esempio mense e centri distribuzione alimentare). È prevedibile che almeno una parte di queste persone continueranno a rivolgersi ai Centri di ascolto e ai servizi Caritas nel secondo semestre del 2020. Per il primo anno, inoltre, si assiste al sorpasso della presenza italiana (50,9%) rispetto a quella straniera (49.1%). Un dato interessante riguarda il fronte lavorativo. Oltre a una forte presenza di persone disoccupate, cresce il numero di persone che dichiarano di avere un’occupazione. Le domande di aiuto sono fortemente concentrate, ancora più che nel passato, sul disagio economico grave (73,3%) e sulle richieste di aiuto nella ricerca del lavoro.

Il vissuto dei volontari

Nella prima fase di sviluppo del virus e con l’inizio del lockdown (marzo-aprile) anche tra i volontari erano prevalenti sentimenti di incertezza e smarrimento di fronte a qualcosa di mai visto, cui lentamente però hanno fatto spazio la voglia di fare squadra per essere presenti e portare aiuto. Gli appelli a donare tempo per chi era in difficoltà hanno raccolto molti nuovi volontari, soprattutto giovani, che hanno potenziato e sostenuto la risposta nell’emergenza e anche nei mesi successivi. Tra maggio e ottobre, con la riapertura e poi l’arrivo della nuova ondata, da parte dei volontari c’è maggiore stabilità ma anche il timore di non riuscire a fare abbastanza. Ai 400 volontari già attivi, durante la fase del lockdown se ne sono aggiunti circa 240, di cui circa 20 scout, che hanno supplito alle difficoltà incontrate dalla metà circa dei volontari parrocchiali, per i limiti dell’età.

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