in morte di Pablo Richard – un ricordo di Juan José Tamayo

Paul Richard, teologo della liberazione contro l’idolatria del mercato

 Juan José Tamayo

 

collega e caro amico

La mattina del 20 settembre ho ricevuto la notizia della scomparsa del mio caro amico e collega Pablo Richard. Mi congelai e non ebbero la forza di chiedere la causa della sua morte. I ricordi di tanti seminari di studio condivisi presso il Dipartimento di Ricerca Ecumenica (DEI) a San José, in Costa Rica, mi sono passati per la mente; i numerosi incontri intercontinentali, il primo presso la sede del Consiglio Ecumenico delle Chiese a Ginevra nel 1983 durante il VI Incontro della Terza Associazione Ecumenica Mondiale dei Teologi, dove ci siamo incontrati, e l’ultimo presso l’Università Iberoamericana (l’Ibero) della città messicana di Puebla nel 2017 durante l’Incontro Intergenerazionale e Intergenerazionale La forza dei più piccoli: Fare teologia della liberazione dalle nuove resistenze e speranze, che hanno riunito 46 teologi provenienti da diversi paesi dell’America Latina e della Cariibe; la sua partecipazione al Congresso di Teologia dell’Associazione dei Teologi Giovanni XXIII nel 1988; il Congresso sull’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. Sulla cura della casa comune, tenutasi a San Cristobal de Las Casas nel 2015; cena a casa mia a Madrid condivisa con mia moglie Margarita, i miei figli, Pablo e sua moglie Gabriela.

Formazione interdisciplinare

Pablo Richard è nato in Cile nel 1939 ed è morto a San José, in Costa Rica, dove viveva dal 1978. Avrebbe compiuto 82 anni il 13 dicembre. È stato uno dei teologi e biblisti della liberazione latinoamericani più riconosciuti in America Latina e nel mondo. Aveva un eccellente background interdisciplinare. Ha studiato Filosofia in Austria, Teologia all’Università Cattolica del Cile, Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico di Roma e alla Scuola Biblica di Gerusalemme, e Sociologia alla Sorbona di Parigi, dove ha conseguito il dottorato con una tesi in sociologia della religione su “Morte del cristianesimo e nascita della Chiesa”, che ha segnato la sua ricerca futura e le sue pratiche ecclesiali come membro e animatore di comunità di base.

Ebbe come professori i più prestigiosi maestri nei diversi campi della sua formazione, tra i quali: José Comblin e Gustavo Gutiérrez, in teologia, Luis Alonso Schökel, Carlo María Martini, poi arcivescovo di Milano, Pierre Grelot e Roland de Vaux negli studi biblici. Era un profondo conoscitore del marxismo nei suoi aspetti utopici, umanistici e critici, le cui analisi sociali, politiche ed economiche usava come mediazione socio-analitica per l’analisi della realtà latinoamericana, con i corrispondenti correttivi dal punto di vista del cristianesimo gesuano.

Nella nascita dei cristiani per il socialismo

Ha vissuto attivamente l’elezione di Salvador Allende e il processo democratico e pacifico di transizione al socialismo nel suo paese, il Cile, dove è nato il movimento cristiani per il socialismo, che successivamente si è diffuso in altri paesi, tra cui la Spagna nel 1973. Richard fu uno dei suoi fondatori, leader e teorici di spicco e su cui scrisse diverse opere. Il movimento ha cercato un dialogo pubblico e una convergenza tra cristianesimo e socialismo nella loro prospettiva etica liberatoria, entrambi liberati dai rispettivi dogmatismi e incompatibilità.

La dittatura di Pinochet lo costrinse a lasciare il Cile per recarsi in Francia, dove, secondo la sua stessa confessione, prese le distanze dalla Chiesa e dal sacerdozio. “È stato”, dice, “un esilio in ogni modo possibile, ma anche un momento difficile di riflessione e ricostruzione interiore”. Lì trovò una calda corrente di solidarietà, specialmente nei padri domenicani Chenu e Cosmao e nel teologo protestante George Casalis. L’incontro con monsignor Romero, arcivescovo martire di San Salvador, al suo ritorno in America Latina, lo ha segnato per sempre nella sua vita e nella sua teologia e ha significato la fine del suo esilio ecclesiale e l’integrazione nella Chiesa, dove ha assunto una nuova missione.

Nel 1978 si è trasferito a San José de Costa Rica per lavorare nel Dipartimento di Ricerca Ecumenica (DEI), un centro di dialogo fruttuoso tra Bibbia, teologia ed economia e un luogo di formazione di agenti di comunità di base, leader di movimenti sociali e giovani ricercatori, dove Paul ed io abbiamo condiviso incontri interdisciplinari arricchenti sotto la guida del prestigioso economista e teologo Frantz Himkelammert all’orizzonte della teologia della liberazione. In questo Centro, di cui è stato direttore, ha lavorato ininterrottamente per 40 anni, senza dubbio il più fecondo e creativo sia nel campo della formazione che nella produzione teologica e biblica.

Idolatria, legata all’oppressione

Vale la pena menzionare da questa produzione il lavoro collettivo di cui è stato coordinatore e co-autore La lucha de los dioses. The Idols of Oppression and the Search for the Liberating God, pubblicato dalla DEI nel 1980, che ha avuto un forte impatto soprattutto in America Centrale. In essa mostra che l’idolatria è intrinsecamente legata all’oppressione sia personale che strutturale e che la principale minaccia al cristianesimo non è l’ateismo, ma la corruzione religiosa, politica ed ecumenica del sistema dominante.

Richard ha partecipato ai dialoghi della teologia della liberazione latinoamericana con altre teologie dell’allora chiamato Terzo Mondo: teologie asiatiche e africane e teologia nera americana in una sfida profonda e arricchente all’interno dell’Associazione ecumenica dei teologi del Terzo Mondo, il cui primo incontro ha avuto luogo nel 1976 a Dar-es-Salaam (Tanzania). Questi incontri sono stati critici nei confronti della teologia eurocentrica, hanno denunciato il razzismo epistemologico occidentale e hanno posto le basi per la nascita di una teologia autonoma dei popoli del Sud, nel dialogo tra religioni e culture a livello di uguaglianza.

Come ho indicato all’inizio, il mio primo incontro con Pablo Richard avvenne nel 1983 al VI Incontro dell’Associazione Ecumenica dei Teologi del Terzo Mondo tenutosi presso la sede del Consiglio Mondiale a Ginevra sul tema “Fare teologia in un mondo diviso”, al quale furono invitati teologi degli Stati Uniti e dell’Europa. Dalla Spagna abbiamo partecipato la teologa femminista Margarita María Pintos de Cea-Naharro. Lì iniziò una lunga amicizia con Pablo Richard nutrito dalla teologia della liberazione, che entrambi coltiviamo, lui dall’America Latina e io dalla Spagna.

Un ruolo di primo piano in quell’incontro è stato svolto dalle teologhe femministe di liberazione che, pur apprezzando i contributi del femminismo del Primo Mondo, hanno riconosciuto che questo femminismo non aveva preso in considerazione con la serietà richiesta i fenomeni di razzismo, imperialismo e sfruttamento di classe, che hanno avuto conseguenze molto negative sulle donne nel Terzo Mondo.

Pilastri della teologia di Paul Richard

Quattro sono i pilastri su cui si fonda la teologia di Paul Richard: la pratica della liberazione, la Chiesa dei poveri, la lettura comunitaria popolare della Bibbia e la spiritualità. La sua teologia, politicamente, economicamente e socialmente impegnata, non si limita a pensare e interpretare il mondo, ma a trasformarlo, applicando ai teologi la tesi XI di Marx su Feuerbach: “I filosofi si sono limitati a interpretare il mondo in modi diversi, ma ciò che è in discussione è trasformarlo”.

Pablo Richard ha accompagnato i processi rivoluzionari latinoamericani, in particolare la rivoluzione sandinista in Nicaragua, attraverso la formazione dei leader del movimento cristiano di base e l’emergere di un altro modello di Chiesa che avrebbe sostenuto le trasformazioni politiche, religiose, sociali, ecumeniche e culturali del continente. Teoria e pratica della liberazione erano inseparabili nella sua vita e nel suo pensiero.

Ha svolto un ruolo fondamentale nel passaggio dalla “Chiesa del cristianesimo”, situata nella classe dominante e nelle strutture di potere, alla “Chiesa dei poveri”, situata nei settori impoveriti della società e orientata alla trasformazione delle relazioni ecclesiali gerarchico-patriarcali e autoritarie in strutture comunitarie e relazioni fraterno-sororali.

Richard ha creato il movimento di Lettura Popolare e Comunitaria della Bibbia volto alla formazione di operatori pastorali in tutta l’America Latina attraverso un’ermeneutica liberatrice della Bibbia come fonte di vita e di speranza, orientata alla trasformazione globale della società dall’opzione per le persone impoverite e collettive come soggetto collettivo privilegiato della parola di Dio.

Uno degli esempi più luminosi di tale lettura della Bibbia è l’Apocalisse. Ricostruzione della speranza (DEI, San José de Costa Rica, 1994), un libro di grande rigore esegetico nato e praticato in laboratori biblici. In esso studia il libro dell’Apocalissedel Nuovo Testamento, che è orientato alla ricostruzione della speranza in tempi di persecuzione, trasmette ai cristiani perseguitati una spiritualità di resistenza e propone un mondo alternativo. Riccardo non legge l’Apocalisse con un occhio alla fine del mondo e in modo catastrofico, ma dall’esperienza della risurrezione di Gesù di Nazareth. L’utopia proposta dall’Apocalisse non si riferisce all’aldilà della storia, ma a un mondo senza oppressione e senza una morte indegna. La rivelazione, afferma, “crea miti liberatori e sovverte i miti dominanti”.

Un altro dei pilastri della sua teologia è la spiritualità liberatrice, che nasce dall’incontro con il Dio dei poveri, della speranza e della vita, confrontato con l’idolatria del mercato e del capitale, convertito in assoluti a cui rendere omaggio. Questa spiritualità è governata dal principio evangelico anti-idolatrico: “Non puoi servire due padroni: Dio e il denaro” (Mt 6,24), che egli visse in modo esemplare e insegnò nel suo magistero biblico lacustre sia accademicamente che nella lettura comunitaria.

La memoria di Paolo Riccardo vivrà nella moglie Gabriela e nei figli, nelle comunità ecclesiali di base, nel mondo dell’accattonaggio da lui accompagnato e nei suoi libri, che continueranno a illuminare il nostro cammino verso l’utopia di un altro mondo possibile. Dalle sue numerose pubblicazioni consiglio di leggere quanto segue: Cristiani per il socialismo. Storia e documenti (1976), La Bibbia e la memoria dei poveri (1978); La Chiesa latinoamericana tra paura e speranza (1980); Apocalisse. La costruzione della speranza (1994); Il movimento Gesù davanti alla Chiesa (1998); Forza etica e spirituale della teologia della liberazione nel contesto della globalizzazione (2004) e, come editore, Dieci parole chiave sulla Chiesa in America Latina (2003).

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