denunciati 50 genitori rom – le osservazioni di p. Agostino

Agostino

sono stati denunciati ben 50 genitori di altrettanti bimbi rom dell’area che li accoglie – con infinite contraddizioni –  nel comune di Pisa e nella quale e coi quali p. Agostino Rota Martir della diocesi di Pisa (e membro dell’U.N.P.R.eS., cioè di un organismo ecclesiale per la pastorale tra i rom e i sinti) vive da tanti anni condividendo la loro vita, gioie, limiti, contraddizioni e quant’altro la concreta condivisione comporta

non credo che abbia meno titolo di altri – politici e stampa al seguito – ad esprimere una valutazione su questo fatto essendo il più ‘prossimo’ a loro: ritengo quindi imprescindibile oltreché interessante ascoltare la sua ‘lettura ‘delle cose

di seguito, dopo la ricostruzione giornalistica, le sue amare e preoccupate osservazioni:

 

Non mandano i figli a scuola: denuncia per 55 genitori rom

 

        PISA
‘il tirreno’ 28 marzo 2014
Non mandavano i loro figli a scuola. Non per qualche giorno. Da settimane e in alcuni da mesi. Con l’accusa di      inosservanza agli obblighi dell’istruzione elementare obbligatoria sono stati denunciati cinquantacinque genitori. Tanti      sono recidivi. L’indagine è stata condotta dai carabinieri della Compagnia, guidata dal maggiore Stefano Bove e      ha impegnato i militari delle stazioni di Pisa, Vecchiano, San Giuliano Terme e Calci. Durante le verifiche nelle scuole elementari      e medie, alle quali hanno collaborato tutti i dirigenti scolastici interessati, è stato accertato che circa trenta bambini      minorenni iscritti per l’anno scolastico in corso, non hanno frequentato le lezioni. Tutti i casi accertati riguardano famiglie      domiciliate a Pisa all’interno dei campi nomadi tra Riglione, Bigattiera e Coltano. I carabinieri hanno anche trasmesso informative      ai servizi sociali comunali per segnalare la situazione. Dietro il fenomeno della dispersione scolastica, infatti, spesso      si celano situazioni di disagio sociale e di degrado familiare. Contesti difficili che gravano sul regolare sviluppo del minore      e sulla sua effettiva integrazione all’interno del tessuto sociale. «Non di rado, infatti, i minori che non vengono avviati      alla scuola dell’obbligo, sono sfruttati per commettere reati, soprattutto di tipo predatorio, ma anche dislocati ai vari      incroci e dinanzi ai centri commerciali per l’accattonaggio» spiegano al comando dell’Arma. Non sono mancati, anzi      sono risultati piuttosto frequenti, i casi in cui i minori sono stati sorpresi alla guida di veicoli non coperti da assicurazione      e senza aver preso la patente. Nel 2013 la Compagnia di Pisa ha deferito sessantaquattro persone per lo stesso reato: non      aver inviato i figli a scuola nell’anno scolastico 2012/2013. Per il sindaco Marco Filippeschi «non si può in alcun      modo tollerare una situazione del genere, a danno di bambini e bambine. Allo stesso modo non si possono, né si devono      tollerare le illegalità che gravano sulla nostra città, lasciata da sola a convivere con squilibri evidentissimi      e gravissimi e reati che si ripetono quali maltrattamenti di minori, furti, smantellamenti di impianti per carpire il rame      e produzione di discariche abusive. Pisa chiede aiuto e chiede legalità»

Non mandano i loro figli a scuola Cinquanta rom denunciati

Il comandante dei carabinieri: «Spesso i minori che non vengono avviati alla scuola dell’obbligo sono sfruttati per commettere reati»

Cinquantacinque genitori o esercenti la patria potestà di una trentina di minori che vivono nei campi nomadi di Pisa sono stati denunciati dai carabinieri per inosservanza degli obblighi dell’istruzione elementare obbligatoria al termine di una serie di controlli mirati sul territorio in collaborazione con i dirigenti scolastici. Molti dei nomadi denunciati sono recidivi per lo stesso reato per essere stati denunciati lo scorso anno al termine di controlli analoghi.

NOTA AI SERVIZI SOCIALI 

Parallelamente, spiega il maggiore Stefano Bove, comandante della Compagnia di Pisa dei carabinieri, «sono state trasmesse note informative ai servizi sociali comunali affinchè adottino i provvedimenti opportuni, perchè dietro il fenomeno della dispersione scolastica spesso si celano situazioni di disagio sociale e di degrado familiare, che gravano sul regolare sviluppo del minore e sulla sua effettiva integrazione all’interno del tessuto sociale». «Non di rado – conclude Bove – i minori che non vengono avviati alla scuola dell’obbligo, sono sfruttati per commettere reati, soprattutto di tipo predatorio, ma anche dislocati ai vari incroci e dinanzi ai centri commerciali per l’accattonaggio».

le osservazioni di p. Agostino

Ci risiamo. L’anno scorso al campo della Bigattiera (Marina di Pisa) il comune toglie il servizio scuolabus, poi toglie luce ed acqua, perchè i rom devono convincersi che il campo è abusivo, anche se tutte le famiglie sono state indirizzate lì dal comune stesso nell’arco di diversi anni. Due anni fà circa l’allora assessore politiche sociali Ciccone, aveva invitato le scuole a non accettare i bambini nelle scuole per non far credere ai genitori di poter stare in un campo “abusivo”.

 
Poi c’era stata anche la decisione presa dal consiglio comunale che impegnava il comune a trovare un percorso condivisibile: riallaccio dell’acqua, luce e servizio scuolabus. Ma fino ad oggi niente, un campo con circa 130 persone senza luce (usano generatori e con i rischi che questo comporta), e l’acqua che arriva a intermittenza.
Nessuno che osa scandalizzarsi..se non del fatto che bambini rom non vanno a scuola.
 
“È un po’ come se uno ti sfila il portafoglio mentre sei in fila alla cassa e poi ti si addita al pubblico come quello che fa la spesa senza pagare.”
 
Ciao Ago
SECONDO APPELLO PUBBLICO PER I BAMBINI E LE BAMBINE DELLA BIGATTIERA

Anche quest’anno molti bambini e molte bambine della Bigattiera hanno avuto una frequenza scolastica saltuaria. Anche quest’anno le loro famiglie sono state denunciate dalle forze dell’ordine per evasione scolastica. Il sindaco ha commentato che “ è inaccettabile, non si può in alcun modo tollerare una situazione del genere, a danno di bambini e bambine”. Siamo perfettamente d’accordo con lui. Proprio per questo abbiamo spinto il primo agosto scorso il Consiglio Comunale ad approvare all’unanimità un Ordine del Giorno per ripristinare il pulmino scolastico, riallacciare l’utenza elettrica e aumentare la pressione dell’acqua con un’autoclave. Si può pensare che i bambini vadano a scuola sporchi, al buio e a piedi lungo una strada pericolosa come la Bigattiera? Il primo quadrimestre è passato e nulla è cambiato. 40 bambini e bambine stanno per perdere il loro terzo anno scolastico consecutivo, in barba alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, alla legge italiana, alla Regione Toscana e al Consiglio Comunale di Pisa. Chiediamo quindi al Sindaco e alla Giunta di rispettare gli impegni presi e ripristinare al più presto i servizi dovuti a quei bambini e a quelle bambine, affinché possano subito riprendere a frequentare la scuola

l’onu accusa il Vaticano

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la condanna del Vaticano sui diritti dei minori

 

 l’Onu si è espresso, chiaramente, duramente: il Vaticano e la chiesa cattolica non hanno fatto tutti gli sforzi per essere concretamente e coerentemente dalla parte dei bambini, per combattere efficacemente la pedofilia tra il clero denunciando i colpevoli, superando l’omertà e aprendo gli archivi

così M. Rita Parsi, membro della commissione che ha emesso un così duro giudizio:

“É stato un lavoro complesso e difficile… Abbiamo parlato di aborto… ma per ricordare le madri premature, bambine anche loro… Anche il tema della contraccezione, dell’educazione sessuale e all’affetto va visto in quest’ottica… Un bambino non va discriminato perché proviene da una famiglia gay o per l’orientamento sessuale. Come non vanno discriminati perché neri, rom, profughi o poveri. Anche qui, siamo nel Vangelo. Non giudicare. L’ha detto Gesù e l’ha ripetuto Papa Francesco”

di seguito un’ampia rassegna stampa che dà il senso preciso della consistenza del problema nella varietà delle posizioni:

“Il Vaticano ha violato la convenzione sui diritti dei bambini… non ha fatto tutto ciò che avrebbe dovuto” per proteggere i bambini… la persistenza di “processi canonici” opachi… riduce la credibilità della messa in atto delle raccomandazioni ufficiali… Al di là della “sorpresa” suscitata dall’ampiezza delle critiche… il Vaticano ha denunciato “un tentativo di ingerenza” nella dottrina in materia di contraccezione, omosessualità e aborto”
“Il Comitato per i diritti del bambino si dichiara preoccupato del fatto che il Vaticano non riconosca l’estensione dei crimini e non prenda le necessarie misure per impedire gli abusi e difendere i bambini, si afferma nella relazione presentata mercoledì… La Santa Sede deplora che la commissione nella sua relazione abbia tentato di intromettersi nella dottrina della Chiesa cattolica relativamente alla dignità umana e all’esercizio della libertà religiosa”
“Condanna a Ginevra, sorpresa a Roma… il Comitato dei diritti del bambino delle Nazioni Unite ingiunge alla Chiesa di rivedere totalmente le sue pratiche, norme e insegnamenti in riferimento ai bambini. Il Vaticano, invece, si dice scioccato da un approccio giudicato assolutamente parziale ed ideologico”

 

“Vengono di fatto ignorati i passi compiuti negli ultimi 15 anni… E vi è la solita confusione di piani giuridici… La Santa Sede viene invitata «a rivedere le sue posizioni sull’aborto»… Seguono le contestazioni sull’omosessualità… ciliegina sulla torta: il Comitato esorta la Santa Sede a «valutare il numero di bambini nati da preti cattolici, scoprire chi sono e prendere tutte le misure necessarie per garantire i diritti di questi bambini a conoscere e ad essere curati dai loro padri»”
“Il compito del Comitato ONU è analizzare i rapporti periodici… sull’attuazione della Convenzione… Lo scorso 16 gennaio è toccato alla Santa Sede… Tomasi in quell’occasione… ha ricordato i diversi livelli su cui si è articolata la risposta della Chiesa: quello dello Stato sovrano della Città del Vaticano… quello internazionale… quello del governo della Chiesa universale, con le linee guida… e le innumerevoli misure adottate dalle Chiese nei vari Paesi”
“Un documento che la Santa Sede, nel prenderne atto e assicurando che «le osservazioni sui propri Rapporti… saranno sottoposte a minuziosi studi ed esami nel pieno rispetto della Convenzione», nella sostanza respinge al mittente, mentre esprime «rincrescimento» nel «vedere in alcuni punti delle Osservazioni Conclusive un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa»”
“Di fatto l’invito a comparire davanti ad una Commissione Onu per rendere conto delle accuse di pedofilia non ha precedenti storici. E pensare che tutto nasce dalla tenacia di un gruppo di vittime, uomini abusati quando erano ragazzi da un potentissimo prete messicano ora scomparso, padre Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo. Senza mai scoraggiarsi hanno dato vita ad un movimento che piano piano ha reso possibile tutto questo. “
«Quello che si nota è che il rapporto finale affronta un ventaglio di questioni troppo ampio. Non tratta solo il tema degli abusi, ma anche quello dei diritti dei bambini illegittimi, e poi parla spiacevolmente della dottrina morale della Chiesa, come dovrebbe cambiare secondo l’Onu. Insomma un po’ eccessivo».
da un lato l’Onu accusa il Vaticano di aver violato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, e invita la Chiesa cattolica a una maggior apertura in campo etico e religioso; dall’altro lato la Santa Sede nega di aver coperto i preti colpevoli o di essersi interessata più della reputazione dei sacerdoti che della sicurezza dei minori; e rivendica che proprio i principi religiosi e morali del cattolicesimo – se ben intesi – sono fecondi per la difesa dei diritti dei bambini e per la promozione dei compiti dello sviluppo. Un dialogo difficile
Sulla pedofilia l’Onu condanna il Vaticano. «Ha violato la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti per l’infanzia. Dovrebbe sollevare dai loro incarichi e consegnare alla polizia tutti coloro che sono colpevoli di abusi sessuali su minori», ha dichiarato ieri il presidente della Commissione Onu sui diritti dei minori Kirsten Sandberg
«La denuncia delle Nazioni Unite è di straordinaria importanza, e apre uno spiraglio di speranza. Semmai sarebbe dovuta venire prima. Ma se oggi è stata possibile, credo che molto sia dipeso anche dalle aperture coraggiose dell’attuale Pontefice. Ora chiediamo che la Chiesa di Papa Francesco prosegua su questa strada, con atti concreti
Francesco Zanardi non odia i preti. Nemmeno don Nello Giraudo, il parroco che per anni lo ha violentato in una parrocchia di Spotorno: “Mi fa pena, ma anche lui è una vittima della chiesa”. Ha 43 anni, fa l’elettricista ed è portavoce di Rete l’Abuso, un’associazione di supporto per le vittime dei preti pedofili…
“Suor Mary Ann Walsh, portavoce della Conferenza Episcopale americana, commenta con sagacia il testo Onu: “Chiunque porti attenzione sul problema (degli abusi sessuali) contribuisce a risolverlo…”, ma mischiarlo con aborto e contraccezione rischia di far caos… “Aborto e contraccezione sono temi che scatenano guerre culturali, gli abusi sessuali… sono un peccato e un crimine”.  C’è, tra mille verità, un eccesso di giacobinismo moralistico che indebolisce il rapporto Onu”
“«Per via di un codice del silenzio… casi di abusi sessuali su minori sono stati difficilmente denunciati…» è l’accusa più pesante contenuta nel rapporto che la Commissione Onu per i diritti del fanciullo ha pubblicato ieri, dopo le audizioni dei rappresentanti del Vaticano il 16 gennaio scorso… critiche che riguardano soprattutto comportamenti del passato ora combattuti, mentre colpisce «il tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa Cattolica»… su temi come aborto, famiglia o omosessualità”
“La delusione è grande, ma nessuno Oltretevere ha voglia di elevare il livello dello scontro. «Sembra quasi che il rapporto sia stato preparato prima» dell’audizione della delegazione vaticana, dice mons. Tomasi… «risposte precise su vari punti» da parte della Santa Sede «non sembrano essere state prese in seria considerazione»… Di certo il rapporto Onu identifica problemi aperti: le norme non bastano a combattere il fenomeno se non cambia davvero la mentalità”
“É stato un lavoro complesso e difficile… Abbiamo parlato di aborto… ma per ricordare le madri premature, bambine anche loro… Anche il tema della contraccezione, dell’educazione sessuale e all’affetto va visto in quest’ottica… Un bambino non va discriminato perché proviene da una famiglia gay o per l’orientamento sessuale. Come non vanno discriminati perché neri, rom, profughi o poveri. Anche qui, siamo nel Vangelo. Non giudicare. L’ha detto Gesù e l’ha ripetuto Papa Francesco”
Severissimo atto d’accusa nei confronti del Vaticano da parte della Commissione Onu per i diritti dei minori sulla questione dei preti pedofili. «La Santa sede … non ha riconosciuto l’ampiezza dei crimini commessi, non ha preso le necessarie misure per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini e ha adottato politiche e pratiche che hanno portato a una continuazione degli abusi e all’impunità dei responsabili». In particolare: trasferimenti di preti pedofili, mancanza di trasparenza, mancata denuncia alla magistratura
“Non crede che la pressione di questo rapporto, e l’arrivo del nuovo Papa Francesco, spingeranno il Vaticano a cambiare? «Lo dubito, sono secoli che si comportano così. Francesco ha fatto passi nel governo della Chiesa, ma è Papa da un anno e non ha salvato un solo bambino dai predatori che colpiscono ogni giorno». Cosa dovrebbe fare? «Denunciare i colpevoli, farli giudicare dalla giustizia ordinaria, e punirli anche dal punto di vista canonico. Rimuovere i vescovi che hanno protetto i molestatori»”
Le anticipazioni circa alcune osservazioni del Comitato per i diritti del fanciullo dell’Onu suscitano sorpresa e qualche preoccupazione. Non tengono conto del forte impegno profuso dalla Chiesa negli ultimi anni a difesa e protezione dei diritti del fanciullo, sia a livello centrale sia a livello di singole conferenze episcopali.
«Il nostro è più che altro un invito perché la Santa Sede aderisca in pieno a tutti i 54 articoli della Convenzione a tutela dei diritti di bambini, preadolescenti e adolescenti, e perché armonizzi ancora di più le sue visioni a quelle dell’Onu, che condanna tutte le forme di discriminazione possibili a danno dei minori».
Uno tsunami di accuse durissime, arrivato a mezzogiorno e condensato nelle 16 pagine di osservazioni finali del
Non giova a nessuno procedere con schemi ideologici su simili tragedie: non certo alle vittime, né alla chiesa, ma nemmeno alla società civile che evita in tal modo di porsi interrogativi fondamentali su un’etica condivisa e sulla degenerazione di un clima che disprezza l’altro e offende il più debole.
«La Santa Sede ha adottato sistematicamente politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi sui minori e all’impunità dei colpevoli. La Santa Sede ha sempre posto la salvaguardia della reputazione della Chiesa e la tutela degli interessi dei colpevoli sopra a quella dei bambini». È la dura accusa della Commissione Onu per i diritti dei minori nei confronti del Vaticano
«… non si possono mettere insieme casi di trenta o quarant’anni fa con la situazione di oggi, come se nel frattempo non ci fosse stato un lungo lavoro di purificazione, modifiche legislative e misure disciplinari più severe approvate negli ultimi anni. Non so, c’è una sorta di scarto, di sfasatura. Quello che mi ha sorpreso è l’impressione che fosse già stato scritto, magari con l’aggiunta di qualche paragrafo dopo l’incontro del Comitato con la nostra delegazione…»
Pochi contenuti concreti nello scontro Onu Vaticano …  dovuto per metà all’invadenza dell’ideologia e per metà al peso della storia. Ma forse lo scontro non risulterà inutile se spingerà gli ambienti Onu a prestare maggiore attenzione alla nuova politica vaticano-cattolica… e se stimolerà il Papa e i suoi a dare compiti adeguati alla «Commissione per la protezione dei fanciulli» annunciata il dicembre scorso.
“La folgore dell’Onu cade sul Vaticano e illumina violentemente colpe, omissioni, ritardi nel contrastare gli abusi sessuali del clero. Al tempo stesso costringe la Santa Sede a rendere conto di quanto ancora non sta facendo per portare alla luce i crimini commessi e assicurare alla giustizia i preti delinquenti. Ci sono passaggi nel rapporto del Comitato per i diritti dell’infanzia, che sembrano scritti prima del 2010… Il rapporto Onu, rifacendo tutta la storia, mette però in luce tutto ciò che oggi ancora non funziona.
le Nazioni Unite pubblicano un atto d’accusa durissimo contro il Vaticano per i preti pedofili e per le posizioni sull’omosessualità (e pure per l’aborto e la contraccezione). L’attacco frontale è in un rapporto del Comitato dell’Onu sui diritti dell’infanzia diffuso a Ginevra.
Il rapporto delle Nazioni Unite è innocuo perché in ritardo rispetto alla attuale situazione della chiesa, ed è innocuo  perché chi non vuole cambiare le cose è ben contento che si parli d’altro, come la contraccezione e l’aborto. È però preoccupante perché il livello di scontro tra visione morale e visione medica della sessualità si è alzato.
Il foglio chiama alle armi: “Non è tempo di reazioni solo diplomatiche.”
La prima reazione del Vaticano al rapporto del Comitato Onu per i diritti dell’infanzia è una robusta cortina fumogena. I termini negativi si sprecano… In realtà, dietro il muro di gomma innalzato per reagire al colpo, il Vaticano si sta interrogando seriamente sul modo migliore di affrontare la questione… Al di là di singoli passaggi del documento il comitato di Ginevra ha posto domande precise al Vaticano
“È stato tra i processi più clamorosi mai celebrati in Italia, sia per il numero elevato delle vittime che per la caratura del sacerdote imputato, il quale, come emerso nel dibattimento che si è concluso con una condanna in secondo grado…”

un piccolo specchio per capire se sei tollerante o intollerante

le 8 abitudini di chi è intollerante

come descrivereste una persona intollerante? Lo psicoterapeuta Mark Goulston, durante la sua lunga carriera, si è reso conto che ci sono alcuni tratti che accomunano chi non sopporta il proprio prossimo. Goulston ha delineato 8 caratteristiche che contraddistinguono i soggetti intolleranti.

1. Tendono a essere fanatici – Non è il semplice credere profondamente in qualcosa, è il non dare spazio ad altre interpretazioni. Il loro punto di vista è l’unico possibile e qualunque cosa sia lievemente diversa viene etichettata come sbagliata ed è quindi un nemico che va attaccato.

2. Hanno una psiche rigida – Ogni altro punto di vista li rende estremamente ansiosi e lotteranno fino in fondo affinché gli altri passino dalla loro parte. Il loro esagerato senso di auto-protezione li porta a vedere il “diverso” come una minaccia alla propria identità. Le azioni che compiono – così pensano loro – sono autodifesa contro “l’assalto” del nuovo punto di vista.

3. Sono saputelli – Sanno alla perfezione un minuscolo argomento e questo li rende in dovere di applicare tale “conoscenza” a ogni minimo aspetto della vita. Se sfidati battono in una ritirata strategica, valutano come agirebbero in “quell’ambito” e poi, con un’aggressività ancora maggiore della precedente, tornano all’attacco.

4. Sono pessimi ascoltatori – Toh che novità! Raramente ascoltano o provano a comprendere chi li circonda e il loro stato d’animo. A meno che non la pensino come loro.

5. C’è tensione nelle loro relazioni – Sorpresi? In effetti la loro mania di avere tutto sotto controllo li porta ad avere relazioni solo con chi ubbidisce, è sempre d’accordo e si sottomette alla loro volontà. Ma questo spesso confluisce, ad esempio, con dei rapporti infernali con i propri figli adolescenti.

6. Vedono il mondo in bianco e nero – Le scale di grigio non sono minimamente contemplate. Spesso vengono da famiglie in cui c’era un estremo controllo o, viceversa, caos. Genitori autoritari finiranno per far credere ai figli di aver pagato in anticipo il brutto della vita, lasciandosi andare; famiglie caotiche, invece, porteranno le successive generazioni a imporsi una maggior disciplina, rischiando di superare il limite.

7. Non lasciano nulla al caso – Hanno una salda convinzione che lasciare qualcosa al caso comporti, automaticamente e necessariamente, qualcosa di brutto. Per Einstein la decisione più importante è “scegliere se il mondo in cui vivi è sicuro o pericoloso”. Per qualche astrusa ragione, questi soggetti credono che il loro sia un mondo pericolosissimo. E si sentono, quindi, giustificati se mostrano comportamenti aggressivi e ostili verso gli altri. Quegli altri che, dicono loro, sarebbero pronti per attaccarli per primi (sembra una politica estera di nostra conoscenza?).

8. Soffrono di un’indomabile gelosia – Forse questa è l’osservazione più interessante. Essere invidiosi significa desiderare ciò che un’altra persona ha; essere gelosi significa arrabbiarsi con la persona per il solo fatto di averla. Chi è intollerante è anche geloso, perché non si sente felice. Al contrario, è frustrato perché, pur seguendo tutte le regole, non hanno pace. Di conseguenza, quando ad esempio vedono due persone disposte a infrangere regole e convenzioni pur di trovare il vero amore ed essere felici, non sono solo invidiosi, ma gelosi. Ecco perché tanta veemenza contro il matrimonio gay, anche se le relazioni di altre persone non li sfiorano neanche da lontano.

 

 

auguri scomodi!

Buon Natale! 

i migliori auguri a tutti gli amici,

 ma non mi piace dare degli auguri scontati, formali, senza anima: vorrei formularli nel modo più vivo, forte, vero, vigoroso, fino a rasentare la ‘scomodità’, per evitare il più possibile l’ovvietà, la ritualità, la scontatezza

mi piace darli con le parole, quasi graffianti, di un grande vescovo purtroppo morto troppo presto (succede così alle persone migliori!), don Tonino Bello:

                                                                                                      natività
“Carissimi, non farei il mio dovere di religioso, se ci dicessimo BUON NATALE senza darci disturbo. Io invece mi voglio e vi voglio infastidire.

Non sopporto di rivolgerci auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga anzi l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente.

Tanti auguri scomodi allora. Gesù che nasce per amore ci dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E la forza di inventarci un’esistenza carica di donazione, preghiera, silenzio, coraggio. Il Bimbo che dorme sulla paglia ci tolga il sonno e ci faccia sentire il nostro guanciale duro come un macigno. Finché non avremo ospitato uno sfrattato, un marocchino, un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo ci faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa il nostro idolo; il sorpasso, progetto dei nostri giorni; la schiena del prossimo strumento delle nostre scalate.

Maria, che trova nello sterco delle bestie la culla per il figlio, ci costringa a sospendere tutte le nenie natalizie, finché la nostra coscienza accetterà che lo sterco degli uomini, o il bidone della spazzatura, o l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei nostri cenoni e il tepore delle nostre tombolate, provochi corto circuiti allo spreco delle nostre luminarie, finché non ci lasceremo mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli Angeli che annunziano la pace portino guerra alla nostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, a poco più di una spanna, con il nostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra, si sterminano i popoli con la fame.

I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità, ci facciano capire che, se vogliamo vedere una “grande luce”, dobbiamo partire dagli ultimi. Che le elemosine di noi che giochiamo sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. Che i poveri, quelli veri, hanno sempre ragione, anche quando hanno torto.

I pastori che vegliano facendo la guardia al gregge e scrutano l’aurora, ci diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E ci ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che è l’unico modo per morire da ricchi.

BUON NATALE!

Sul nostro vecchio mondo che muore nasca la speranza”

(Tonino Bello)

 

Buone feste!

 

Beati i piedi di chi ricerca la profezia 

di una parola che illumina la storia, 

di chi costruisce fraternità 

e amicizia, in un mondo 

di esclusioni e pregiudizi. 
Beati i piedi della quotidianità, 

messaggeri dell’amore 

che dà direzione e unità 

ai frammenti dispersi dell’esistenza 

preda della molteplicità del tempo. 
Beati i piedi che aprono strade 

ancora invisibili, che avanzano 

portando nel cuore il mistero 

di una Presenza 

che è promessa mai compiuta 

di una PACE piena. 

albero_di_natale                                                                                                                                  stella di natale

 

 

 

verso una maggiore democrazia nella chiesa? un questionario significativo

 

papa-francesco1

 non è chi non veda l’importanza di un questionario destinato a tutti i fedeli della chiesa cattolica, nella nuova radicale ‘svolta’ impresale da papa Francesco, per sentire il parere di tutti i membri della chiesa su tematiche di natura morale in vista del sinodo straordinario proprio su tali tematiche volto a superare una sorta di ‘scisma sommerso ‘di buona parte  del popolo cristiano e una gerarchia che mette da tempo puntini ‘giuridici’ fermissimi sulle ‘i’, ma lontanissima da una lettura ‘spirituale’ e liberante della fede cristiana

così puntualizza L. Kocci della redazione di Adista su ‘il Manifesto’:

Famiglia, il questionario in vista del Sinodo

Quantcast

di Luca Kocci

 in “Il manifesto” del 2 novembre 2013

Il tema è uno di quelli maggiormente dibattuti all’interno della Chiesa cattolica: la famiglia, con la questione delle convivenze, delle coppie omosessuali e dei divorziati che, se hanno intrapreso una nuova relazione, sono esclusi dai sacramenti, come ha ribadito pochi giorni fa la Congregazione per la dottrina della fede. Si tratta, insieme al capitolo contraccezione e rapporti sessuali, di un argomento su cui da anni è in atto uno “scisma sommerso”: da un lato il magistero; dall’altro molti cattolici che, vista la «non negoziabilità» dei principi, scelgono di non seguire le direttive ecclesiastiche, talvolta con la condiscendenza dei preti (una minoranza, non però così irrilevante) che in pubblico tacciono – anche per evitare censure e punizioni – ma in privato accompagnano le scelte di “disobbedienza” dei fedeli o semplicemente chiudono gli occhi.

È proprio per questo che, in vista del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia, in programma nell’ottobre 2014, dal Vaticano è partita una lettera inviata alle Conferenze episcopali di tutto il mondo (i vertici delle Chiese nazionali) contenente, oltre ad una premessa sulle nuove problematiche della famiglia – dalla fecondazione assistita alle forme di femminismo «ostile alla Chiesa» – e una summa degli insegnamenti della Chiesa, un questionario con 38 domande. Le Conferenze episcopali lo invieranno alle singole diocesi che a loro volta, con un processo partecipativo inevitabilmente a macchia di leopardo – alcune diocesi allargheranno la consultazione anche alle parrocchie, altre lo affideranno a qualche ufficio di curia –, risponderanno ai quesiti.

Le domande, in più di qualche caso, sono retoriche, contengono la risposta già nella premessa. Un esempio per tutti, a proposito dei separati e dei divorziati: «Come vivono la loro irregolarità? Ne sono consapevoli?». Mentre altre toccano temi sensibili in maniera neutra: i divorziati «si sentono emarginati e vivono con sofferenza l’impossibilità di ricevere i sacramenti? Quali richieste rivolgono alla Chiesa?». Oppure, per quanto riguarda i conviventi, etero ed omosessuali: «Quale attenzione pastorale è possibile avere nei confronti delle persone che hanno scelto di vivere secondo questo tipo di unioni? Nel caso di persone dello stesso sesso che abbiano adottato bambini come comportarsi pastoralmente in vista della trasmissione della fede?». E poi altre domande sulla «famiglia naturale», matrimonio, contraccezione, natalità.

Un’iniziativa inedita, perlomeno nelle intenzioni di dare vita ad una consultazione capillare, in linea con il nuovo corso introdotto da papa Bergoglio di una pastorale più inclusiva e meno rigida, senza modificare la dottrina. Che tuttavia presenta delle “falle” che potrebbero renderla poco efficace. A cominciare dai tempi stretti, come ammette lo stesso segretario del Sinodo, mons. Baldisseri: entro il 31 dicembre le diocesi devono consegnare le risposte alle Conferenze episcopali, che a loro volta inviano una sintesi alla segreteria del Sinodo entro gennaio. Sulla base di questo materiale verrà preparato l’Instrumentum laboris, la traccia per il Sinodo. Difficile quindi che in due mesi possano essere coinvolte le parrocchie e i fedeli di tutto il mondo. Più facile che a rispondere al questionario siano gli uffici diocesani. Resta poi il fatto che il Sinodo dei vescovi non ha funzione deliberativa ma è un organo consultivo, le cui conclusioni – come peraltro già accaduto in passato –, se sgradite, possono essere derubricate ad opinioni. Tanto che in molti, soprattutto nella Chiesa di base, chiedono che ai Sinodi siano assegnati poteri decisionali.

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Il questionario

Quantcast

Qui sotto il questionario che hanno ricevuto i vescovi di tutto il mondo allegato al documento preparatorio del Sinodo sulla famiglia che si terrà in Vaticano nel mese di ottobre 2014. I vescovi sono stati invitati anche a consultare su queste domande associazioni, movimenti e gruppi. Cosa ne pensate? Su alcune questioni fondamentali si potrebbe pensare anche di redigere delle risposte, raccogliere adesioni e inoltrarle ai nostri rispettivi vescovi.

Le seguenti domande permettono alle Chiese particolari di partecipare attivamente alla preparazione del Sinodo Straordinario, che ha lo scopo di annunciare il Vangelo nelle sfide pastorali di oggi circa la famiglia.

1 – Sulla diffusione della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa riguardante la famiglia

a) Qual è la reale conoscenza degli insegnamenti della Bibbia, della “Gaudium et spes”, della “Familiaris consortio” e di altri documenti del Magistero postconcilare sul valore della famiglia secondo la Chiesa Cattolica? Come i nostri fedeli vengono formati alla vita familiare secondo l’insegnamento della Chiesa?

b) Dove l’insegnamento della Chiesa è conosciuto, è integralmente accettato? Si verificano difficoltà nel metterlo in pratica? Quali? c) Come l’insegnamento della Chiesa viene diffuso nel contesto dei programmi pastorali a livello nazionale, diocesano e parrocchiale? Quale catechesi si fa sulla famiglia?

d) In quale misura – e in particolari su quali aspetti – tale insegnamento è realmente conosciuto, accettato, rifiutato e/o criticato in ambienti extra ecclesiali? Quali sono i fattori culturali che ostacolano la piena ricezione dell’insegnamento della Chiesa sulla famiglia?

2 – Sul matrimonio secondo la legge naturale

a) Quale posto occupa il concetto di legge naturale nella cultura civile, sia a livello istituzionale, educativo e accademico, sia a livello popolare? Quali visioni dell’antropologia sono sottese a questo dibattito sul fondamento naturale della famiglia? b) Il concetto di legge naturale in relazione all’unione tra l’uomo e la donna è comunemente accettato in quanto tale da parte dei battezzati in generale?

6 c) Come viene contestata nella prassi e nella teoria la legge naturale sull’unione tra l’uomo e la donna in vista della formazione di una famiglia? Come viene proposta e approfondita negli organismi civili ed ecclesiali? d) Se richiedono la celebrazione del matrimonio battezzati non praticanti o che si dichiarino non credenti, come affrontare le sfide pastorali che ne conseguono?

3 – La pastorale della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione

a) Quali sono le esperienze nate negli ultimi decenni in ordine alla preparazione al matrimonio? Come si è cercato di stimolare il compito di evangelizzazione degli sposi e della famiglia? Come promuovere la coscienza della famiglia come “Chiesa domestica”? b) Si è riusciti a proporre stili di preghiera in famiglia che riescano a resistere alla complessità della vita e della cultura attuale? c) Nell’attuale situazione di crisi tra le generazioni, come le famiglie cristiane hanno saputo realizzare la propria vocazione di trasmissione della fede? d) In che modo le Chiese locali e i movimenti di spiritualità familiare hanno saputo creare percorsi esemplari? e) Qual è l’apporto specifico che coppie e famiglie sono riuscite a dare in ordine alla diffusione di una visione integrale della coppia e della famiglia cristiana credibile oggi? f) Quale attenzione pastorale la Chiesa ha mostrato per sostenere il cammino delle coppie in formazione e delle coppie in crisi?

4 – Sulla pastorale per far fronte ad alcune situazioni matrimoniali difficili

a) La convivenza ad experimentum è una realtà pastorale rilevante nella Chiesa particolare?

In quale percentuale si potrebbe stimare numericamente? b) Esistono unioni libere di fatto, senza riconoscimento né religioso né civile? Vi sono dati statistici affidabili? c) I separati e i divorziati risposati sono una realtà pastorale rilevante nella Chiesa particolare? In quale percentuale si potrebbe stimare numericamente? Come si fa fronte a questa realtà attraverso programmi pastorali adatti? d) In tutti questi casi: come vivono i battezzati la loro irregolarità? Ne sono consapevoli? Manifestano semplicemente indifferenza? Si sentono emarginati e vivono con sofferenza l’impossibilità di ricevere i sacramenti? e) Quali sono le richieste che le persone divorziate e risposate rivolgono alla Chiesa a proposito dei sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione? Tra le persone che si trovano in queste situazioni, quante chiedono questi sacramenti? f) Lo snellimento della prassi canonica in ordine al riconoscimento della dichiarazione di nullità del vincolo matrimoniale potrebbe offrire un reale contributo positivo alla soluzione delle problematiche delle persone coinvolte? Se sì, in quali forme? g) Esiste una pastorale per venire incontro a questi casi? Come si svolge tale attività pastorale? Esistono programmi al riguardo a livello nazionale e diocesano? Come viene annunciata a separati e divorziati risposati la misericordia di Dio e come viene messo in atto il sostegno della Chiesa al loro cammino di fede?

5 – Sulle unioni di persone della stesso sesso

a) Esiste nel vostro paese una legge civile di riconoscimento delle unioni di persone dello stesso sesso equiparate in qualche modo al matrimonio? b) Quale è l’atteggiamento delle Chiese particolari e locali sia di fronte allo Stato civile promotore di unioni civili tra persone dello stesso sesso, sia di fronte alle persone coinvolte in questo tipo di unione?

c) Quale attenzione pastorale è possibile avere nei confronti delle persone che hanno scelto di vivere secondo questo tipo di unioni? d) Nel caso di unioni di persone dello stesso sesso che abbiano adottato bambini come comportarsi pastoralmente in vista della trasmissione della fede?

6 – Sull’educazione dei figli in seno alle situazioni di matrimoni irregolari

a) Qual è in questi casi la proporzione stimata di bambini e adolescenti in relazione ai bambini nati e cresciuti in famiglie regolarmente costituite? b) Con quale atteggiamento i genitori si rivolgono alla Chiesa? Che cosa chiedono? Solo i sacramenti o anche la catechesi e l’insegnamento in generale della religione? c) Come le Chiese particolari vanno incontro alla necessità dei genitori di questi bambini di offrire un’educazione cristiana ai propri figli? d) Come si svolge la pratica sacramentale in questi casi: la preparazione, l’amministrazione del sacramento e l’accompagnamento?

7 – Sull’apertura degli sposi alla vita

a) Qual è la reale conoscenza che i cristiani hanno della dottrina della Humanae vitae sulla paternità responsabile? Quale coscienza si ha della valutazione morale dei differenti metodi di regolazione delle nascite? Quali approfondimenti potrebbero essere suggeriti in materia dal punto di vista pastorale?

b) È accettata tale dottrina morale? Quali sono gli aspetti più problematici che rendono difficoltosa l’accettazione nella grande maggioranza delle coppie? c) Quali metodi naturali vengono promossi da parte delle Chiese particolari per aiutare i coniugi a mettere in pratica la dottrina dell’Humanae vitae?

d) Qual è l’esperienza riguardo a questo tema nella prassi del sacramento della penitenza e

nella partecipazione all’eucaristia? e) Quali contrasti si evidenziano tra la dottrina della Chiesa e l’educazione civile al riguardo? f) Come promuovere una mentalità maggiormente aperta alla natalità? Come favorire la crescita delle nascite?

8 – Sul rapporto tra la famiglia e persona

a) Gesù Cristo rivela il mistero e la vocazione dell’uomo: la famiglia è un luogo privilegiato perché questo avvenga? b) Quali situazioni critiche della famiglia nel mondo odierno possono diventare un ostacolo all’incontro della persona con Cristo?

8 c) In quale misura le crisi di fede che le persone possono attraversare incidono nella vita familiare?

9 – Altre sfide e proposte

Ci sono altre sfide e proposte riguardo ai temi trattati in questo questionario, avvertite come urgenti o utili da parte dei destinatari?

‘antiziganismo 2.0’

 

Presentazione di “Antiziganismo 2.0”: il rapporto dell’Osservatorio 21 luglio sulla discriminazione attraverso i media e il web

Da secoli i rom e i sinti sono percepiti in Italia come un “problema” e attorno ad essi si sono diffusi e consolidati stereotipi e pregiudizi che ne alimentano un’immagine “negativa” nella pubblica opinione. Ma che ruolo giocano i discorsi di rappresentanti politici e istituzionali nel disseminare un clima di ostilità verso le comunità rom e sinte? E in che modo i media, nuovi e tradizionali, possono alimentare l’antiziganismo?

Giovedì 26 settembre alle ore 11 presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (corso Vittorio Emanuele II 349, Roma), l’Associazione 21 luglio presenta “Antiziganismo 2.0”, il primo rapporto annuale dell’Osservatorio nazionale sull’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale dell’Associazione.

“Antiziganismo 2.0” illustra i risultati del monitoraggio di giornali locali e nazionali e di blog e siti web, su scala nazionale, condotto dall’Osservatorio 21 luglio tra il 15 settembre 2012 e il 15 maggio 2013 al fine di individuare e segnalare articoli, interviste, comizi e dichiarazioni che possono ascriversi come incitanti all’odio razziale e alla discriminazione, in particolare verso le minoranze rom e sinte. Nel rapporto sono inoltre elencate le azioni correttive e legali intraprese dall’Osservatorio nei suddetti casi.

Interverranno alla presentazione di “Antiziganismo 2.0”: il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Giovanni Rossi, il responsabile dell’Osservatorio 21 luglio Enrico Guida e il curatore del rapporto Roberto Mazzoli.

Nel corso della presentazione saranno letti stralci di discorsi politici e trasmissioni radiofoniche realizzate rispettivamente dal politico e dal giornalista che, più di tutti, si sono resi autori di dichiarazioni in grado di alimentare sentimenti di ostilità, discriminazione e odio razziale nei confronti di rom e sinti.

digiuno ipocrita: armi italiane ad Assad, e tante!

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L’Italia ha venduto armi ad Assad

Mentre i ministri digiunano e si lavora per una “soluzione politica” in Siria, il nostro Paese si attesta come il primo fornitore europeo per le spese belliche del regime nell’ultimo decennio

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Il governo italiano lavora per una “soluzione politica” alla crisi in Siria, con tanto di ministri pronti a seguire l’esempio di Papa Francesco, aderendo allo sciopero della fame. Compreso il ministro della Difesa Mario Mauro, lo stesso che in Parlamento si batteva per difendere l’acquisto dei cacciabombardieri F35. Non proprio degli strumenti di pace. Eppure i numeri relativi alle armi e alle esportazioni – disponibili anche sul portale ufficiale dell’Unione Europea, ndr – mostrano l’atteggiamento ipocrita del nostro Paese. Nell’ultimo decennio, Roma è stato il primo fornitore europeo per le spese belliche del regime di Assad. In particolare, come spiega la Stampa, sono stati modernizzati i tank del raiss. Dal 2001 la Siria – come sottolinea anche Wired – ha potenziato il proprio arsenale militare, comprando in licenza armi in Europa per 27 milioni e 700mila euro. Ben 17 arrivano proprio dal nostro Paese.

L’ITALIA E LE ARMI IN SIRIA 

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Se il maggior partner resta comunque la Russia, che ha venduto a Damasco carri armati, missili e aerei da caccia (78% delle armi per l’esercito di Assad) – come ricorda Grignetti sul quotidiano torinese – l’Italia non è comunque rimasta a guardare. Basta ricordare la maxi commessa da 400 miliardi di lire (ben 206 milioni di euro), la maggiore italiana di tutti gli anni ’90, poi proseguita fino al 2009, con direzione Damasco. Assad è stato rifornito con 500 sistemi di puntamento Turms, allora prodotti dalle Officine Galileo (oggi Selex Ed, del gruppo Finmeccanica, ndr). Dispositivi necessari per ammodernare i carri armati T72 di fabbricazione sovietica: gli stessi utilizzati adesso dai lealisti contro civili e ribelli. In pratica, un atteggiamento quantomeno ipocrita, di fronte agli afflati pacifisti degli ultimi tempi. Certo, quando l’Italia stipulò patti per vendere armi in Siria, era ancora il 1998, con il giovane Assad considerato dagli Stati Uniti come il politico che avrebbe riportato il proprio Paese tra i “paesi democratici” ed alleati. E l’Italia approfittò di questa situazione, riuscendo a stringere accordi economici non certo irrilevanti. Basta confrontare la commessa già citata da 400 miliardi con le armi acquistate da Francia (che si fermò a 241 miliardi) e Stati Uniti (poco più di 150). Nel 1998 la quota rilevante delle esportazioni di armamenti italiani si concentrò principalmente verso un solo paese: la Siria di Assad.

QUELLE ARMI VENDUTE AD ASSAD 

Ma a cosa serve il Turms montato sui carri T72? Grignetti ricorda come il sistema permetta all’esercito siriano di sparare in movimento e colpire anche di notte. Ovviamente, sarebbe complicato chiudere una commessa da 500 dispositivi in un’unica tranche: per questo i sistemi furono consegnati nell’arco di tempi più lunghi e consegnati negli anni, fino agli anni più recenti. Tanto da far diventare l’Italia, anche negli anni Duemila, come il maggior fornitore europeo di armi per il paese siriano. Va poi ricordato come le statistiche ufficiali raccontino soltanto il quadro dei contratti registrati. Non sono compresi né il mercato grigio, né quello in nero. Nonostante l’embargo deciso dall’Unione Europea e tutti neghino – ufficialmente – di rifornire i ribelli siriani che combattono Assad, nel Paese martoriato ormai da due anni dalla guerra civile le armi non sembrano essere mai mancate. I sospetti si concentrano soprattutto verso un l’aumento dell’export di armi leggere (pistole, fucili e bombe a mano) verso la Turchia, un Paese che rifornirebbe poi gli stessi ribelli.

Resta soltanto un’ipotesi, ma Wired crede che, considerata la vasta mole dei 500 sistemi Turms, forse troppi anche per l’esercito siriano, parte di queste armi siano finite segretamente tra le mani di Saddam Hussein.

ITALIA A DUE VOLTI 

Se oggi i ministri digiunano, l’Italia faceva al contrario importanti affari, garantendosi introiti importanti fino a poco tempo fa. E in pochi avevano obiettato o ricordato le armi italiane vendute ad Assad. Tutto mentre in Siria da due anni divampa una guerra che ha già fatto migliaia di vittime, con o senza utilizzo di armi chimiche. Secondo i dati forniti da Unimondo.org, che riprende le cifre ufficiali dell’Alto Commissario dell’Onu, 93mila sono già stati i morti, ai quali si aggiungono due milioni di rifugiati nei paesi limitrofi A. Sofia)

finalmente Bertone esce di scena

 

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CON LA CACCIATA DI BERTONE, SIMBOLO DEL MALE VATICANO, COMINCIA IL VERO PAPATO DI FRANCESCO

Inizia il purgatorio vaticano di Bertone: l’ex segretario è, suo malgrado, il simbolo della precedente e disgraziata gestione di oltretevere, quella delle magagne finanziarie e degli intrighi – C’è chi gli consiglia di stabilirsi dentro le mura vaticane perché fuori sarebbe esposto agli “sgarbi”…  (così il sito Dagospia)

invece:

Massimo Franco per “Corriere della Sera”

Con una iperbole significativa, si dice che il papato di Francesco è cominciato davvero solo ieri. È un omaggio al potere ingombrante rappresentato in questi anni dal segretario di Stato di Benedetto XVI, Tarcisio Bertone; e la conferma che senza la sua rimozione lo spartiacque fra passato e presente rimaneva nebuloso, incompiuto.

Probabilmente «Arci-Tarci», il nomignolo affettuoso datogli dai familiari ai tempi in cui era arcivescovo di Genova, cominciava a presentirlo. Eppure si è illuso. Non ha voluto, o forse non è stato in grado di capire che la sua stagione era finita: si era conclusa il 28 febbraio scorso, con le dimissioni di Benedetto XVI; ed era stata seppellita con l’elezione di Jorge Mario Bergoglio.

Gli amici lo avevano consigliato di presentare le dimissioni subito dopo l’arrivo del nuovo pontefice: gli stessi che ora suggeriscono al Segretario di Stato uscente di trovarsi un appartamento ben dentro le Sacre mura. Ricerca non semplice: anche in Vaticano, le porte si chiudono verso i potenti caduti in disgrazia. «Ma deve trovarlo. Fuori è in pericolo. Per l’immagine che si è creato, un personaggio come lui potrebbe subire qualche sgarbo…».

«Sgarbo»: il termine è gentile, somiglia a un eufemismo curiale. La verità cruda è che Bertone, alla vigilia dei suoi 80 anni, probabilmente deve prepararsi a un lungo purgatorio. Quel Vaticano dove per oltre sette anni ha dominato come «primo ministro» di Joseph Ratzinger o, per i suoi detrattori, come «vice Papa», si è trasformato in un luogo più che ostile, alieno.
Tarcisio BertoneTarcisio Bertone
Chi lo temeva, aspetta sulle rive dell’altra sponda del Tevere la sua giubilazione definitiva: formalmente il 15 ottobre, per dare tempo al sostituto di lasciare la sede diplomatica di Caracas. Ma le pedine della sua rete di potere sanno che, caduto lui, anche loro sono in bilico. Riviste adesso, le sue immagini rare accanto a papa Francesco nel recente viaggio in Brasile per la Giornata della Gioventù raccontano un rapporto quasi inesistente.
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Bertone pensava di continuare a svolgere un ruolo almeno simile a quello concessogli da Benedetto XVI. Il suo ultimo tentativo è di resistere al vertice della commissione cardinalizia che controlla lo Ior. Lo ha proposto al Papa perché in fondo, ha argomentato, la proroga fu concessa anche al suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano.
PAPA BENEDETTO XVI E TARCISIO BERTONEPAPA BENEDETTO XVI E TARCISIO BERTONE
Può darsi che accada, ma servirà a poco. Il colloquio con Francesco a metà agosto sarebbe stato una sorta di breve, imbarazzante dialogo fra sordi. Anzi, la richiesta di Bertone ha acuito i sospetti di quanti si chiedono se voglia accompagnare la tormentata operazione di trasparenza finanziaria dello Ior solo per il bene della Chiesa, o perché ci sono interessi corposi e ingombranti da difendere.

Quando si parla di «conti di religiosi», scatta una chiusura a riccio. Ma dalla corazza di un mondo spaventato dai propri segreti filtrano voci di somme ingenti che prima o poi richiederanno una spiegazione: sia in Vaticano che con la magistratura italiana. Su questo, Francesco ha dimostrato di non volere indietreggiare di un millimetro.
TARCISIO BERTONE PADRE GEORG PAPA BENEDETTO XVITARCISIO BERTONE PADRE GEORG PAPA BENEDETTO XVI
Il tramonto di Bertone, dunque, non sarà indolore, perché non è solo quello di un alto prelato, ma di un sistema di governo e di una mentalità dei quali, suo malgrado, è diventato da tempo il simbolo e la metafora. Non esistono problemi personali col nuovo pontefice. Ma l’ex arcivescovo gesuita di Buenos Aires è espressione di un Conclave che voleva ed è riuscito a eleggere un Papa chiamato a eliminare quello che l’ormai ex Segretario di Stato ha rappresentato, al di là delle sue vere responsabilità.
TARCISIO BERTONE CON LE CUFFIETARCISIO BERTONE CON LE CUFFIE
La litigiosità e gli intrighi del «partito italiano» ecclesiastico. I rapporti opachi con un sottobosco finanziario che ha prodotto scandali e beghe giudiziari perfino ai Salesiani come lui. La fuga di documenti dall’Appartamento di Benedetto XVI. Nomine che hanno esasperato un italocentrismo curiale avulso dagli equilibri del cattolicesimo mondiale.
luca di montezemolo cardinal bertone a maranelloluca di montezemolo cardinal bertone a maranello
E, alla fine, sono arrivate le dimissioni di Ratzinger. Scorrono come al rallentatore una serie di forzature che solo il rapporto speciale con Benedetto XVI poteva permettere; ma che Bertone si è illuso di poter perpetuare, almeno in parte, col successore. La verità è che l’abbandono del Papa tedesco ha sbriciolato qualunque posizione di rendita. E ha offerto mano libera a Francesco nel ridisegnare il governo della Chiesa. Nel suo papato, la segreteria di Stato non sarà più la stessa.

Il cosiddetto «G8 vaticano», gli otto cardinali del mondo chiamati a consigliare in modo permanente il pontefice, già prefigurano una sorta di governo collegiale della Chiesa che rende il «primo ministro» una figura più tecnica e di servizio. E il ritorno a Roma del «giovane» Pietro Parolin, il diplomatico della scuola di Agostino Casaroli, che non è ancora neanche cardinale, suona come la sconfitta totale del modello precedente. Soprattutto indica la volontà del Vaticano di riprendere a fare politica estera dopo una fase di immobilismo e di improvvisazione.

Sia chiaro. Bertone non è stato la causa dello schianto del cuore del potere vaticano, al massimo l’ha rivelato. Ma certamente la sua figura controversa ne ha segnalato e estremizzato le contraddizioni e l’anacronismo. E le dimissioni di Benedetto XVI sono apparse come un atto d’accusa implicito verso i collaboratori più stretti. A quel punto è stato ancora più chiaro agli episcopati mondiali che il sistema andava riformato radicalmente, per evitare derive e guerre interne devastanti.
TARCISIO BERTONETARCISIO BERTONETREMONTI E BERTONETREMONTI E BERTONE
Quando alla fine di luglio Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente dell’episcopato Usa, ha detto al National Catholic Reporter che si aspettava da Francesco un rinnovamento più rapido, pensava soprattutto a Bertone. E infatti ha aggiunto che se non fosse successo nulla si sarebbe sorpreso.

Da almeno un mese si parlava di sostituzione a inizio settembre. E da qualche settimana si sapeva che il Papa aveva deciso. Il nome di Parolin circolava in Vaticano da giorni. E in alcune ambasciate del Centro e Sud America era arrivata informalmente la notizia della promozione del nunzio in Venezuela, con tanto di data.

Uno dei suoi grandi sostenitori è stato il cardinale honduregno di Tegucigalpa, Óscar Rodríguez Maradiaga, coordinatore del «G8 vaticano»; e dietro di lui si scorge la filiera potente degli episcopati latino-americani. D’altronde, si aveva l’impressione che fino a quando Bertone rimaneva al suo posto, seppure ridimensionato, alla «rivoluzione» di Bergoglio mancasse qualcosa. Ma c’era la necessità di non umiliare Benedetto XVI mandando a casa in modo sbrigativo il suo braccio destro.
BERTONE-BERGOGLIOBERTONE-BERGOGLIOBERTONE VS VIGANOBERTONE VS VIGANO
Il problema è che la resistenza di Bertone impedisce di parlare di avvicendamento fisiologico. La sua uscita di scena suona come la fine di un’epoca. Alle dimissioni volontarie e disperate di Benedetto XVI si aggiungono dopo sei mesi quelle forzate e al rallentatore di Bertone. Il volto del «cardinale del sorriso», titolo di una vecchia, benevola biografia scritta da Bruno Viani, oggi appare segnato da una smorfia di sorpresa: come se all’improvviso gli fosse crollato addosso il suo mondo. Ma l’universo autoreferenziale di Bertone era già pericolante. Francesco e il Conclave ne hanno soltanto preso atto, coi tempi lenti, ma inesorabili di una Chiesa tornata a guardare avanti.

tre ‘s’ come tre stili di vita

 

 

 

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Le 3 esse dei nuovi stili di vita:

  • più salute per se stessi,
  • più salute per l’ambiente 
  • più salute per il proprio portafoglio.

Le prassi messe in atto dai nuovi stili di vita conducono a tre grandi benefici e vantaggi:
1.
Più salute per se stessi: i nuovi stili di vita creano un beneficio alla propria vita personale, perché recuperano la lentezza superando la frenesia quotidiana e lo stress che sono le cause di piccoli e grandi malesseri e malattie; arricchiscono la vita di relazioni umane dando gusto e sapore al vivere; aumentano il livello culturale promuovendo lo slancio del pensiero e superando ogni forma di schiavismo e sudditanza, fanno diventare più responsabili e solidali riscattando e valorizzando la propria umanità.

2.
Più salute all’ambiente: i nuovi stili di vita provocano un minore impatto ambientale e generano una maggiore sostenibilità ambientale, perché inquinano meno l’ambiente; valorizzano le piccole e grandi potenzialità di madre terra; recuperano un rapporto amichevole e rispettoso dei ritmi della natura senza violentarli; rendono più pulito il mondo e quindi il nostro habitat; ridanno alla terra la possibilità di produrre in maniera naturale e integrale.

3.
Più salute al portafoglio (alla propria economia): i nuovi stili di vita generano un risparmio a vari livelli permettendo di recuperare risorse economiche invece di sperperarle; tutti questi risparmi possono diventare degli investimenti in settori importanti della vita, come quello di prodotti di qualità, oppure nel settore culturale, ludico, relazionale; permettendo anche di ridurre l’orario lavorativo per poter guadagnare ore libere.

Questi sono i tre grandi frutti dei nuovi stili di vita: le 3 saluti. In conclusione, significa recuperare una vita di qualità e non di quantità, una vita basata non più sul PIL (Prodotto interno lordo) ma sul FIL (Felicità interna lorda), oppure sul BES (Benessere equo e sostenibile) come sostiene il Cnel e l’Istat.

Per dare un volto concreto a queste tre saluti, voglio presentare 4 esempi, uno per ogni nuovo rapporto (con le cose, con le persone, con la natura e con la mondialità), in modo da aiutare a scoprire i tre benefici, prendendo maggiormente coscienza di quanto è importante cambiare stili di vita.

Una alimentazione sostenibile, mediante un consumo responsabile, promuove frutta e verdura di stagione, la filiera corta a km.0, come pure l’autoproduzione. Si tratta di prodotti che sono di qualità e che fanno bene alla salute, mediante l’agricoltura biologica che rispetta la natura, generando più salute all’ambiente e dando un risparmio perché si compera direttamente dal produttore senza tanti passaggi, oppure a spese molto ridotte mediante la propria produzione.


La mobilità sostenibile, che stimola a mettere in moto i piedi, usare la bicicletta e i mezzi pubblici, con un uso intelligente dell’automobile, genera più salute alla persona perché si cammina di più e si usa la bicicletta, altrimenti si è costretti ad andare in palestra e fare la cyclette o il tapis roulant. Inoltre, inquina meno l’ambiente perché l’impatto ambientale è molto ridotto e crea risparmio al portafoglio perché si spende meno al distributore nel consumare meno combustibile.


Una vita ricca di relazioni, a partire dal saluto che è il ponte delle relazione fino al recupero del silenzio che è la profondità della relazione, genera un alto beneficio alla salute perché le relazioni sono l’ossigeno della vita, rinnovando e rafforzando i rapporti con i vicini di casa senza fare tanti chilometri e quindi riducendo l’impatto ambientale, promuovendo lo scambio di saperi e di servizi per saper mettere in atto stili di vita che custodiscano l’ambiente e che generano risparmi sul portafoglio.


La convivialità delle differenze, mediante l’incontro con popoli che hanno usi, costumi e culture differenti, promuovono un mondo di pace, dove i popoli sappiano convivere insieme nelle diversità. La pace è la pienezza della salute per ogni persona umana, ma è anche una dimensione fondamentale per un giusto rapporto con l’ambiente senza più sfruttarlo e inquinarlo. La convivialità delle differenze suscitano scambi culturali a vari livelli, come il turismo solidale dove l’accoglienza avviene nelle case della gente, oppure mediante forme alternative nell’organizzare i viaggi che generano la possibilità di visitare i paesi con costi ridotti.

Con altre parole, le tre saluti generano una vita che ha come paradigma il Ben Vivere per tutti, e non più il vivere meglio di alcuni che genera l’altra faccia del vivere peggio di molti.

Padova 27 giugno 2013

Adriano Sella

(discepolo e missionario dei nuovi stili di vita)

Cristina Simonelli al Convegno di Assisi

 

 

 

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L’intervento di Cristina Simonelli al Convegno di Assisi:
“COMUNITA’ – TRAUMA E SOGNO NEL MONDO PLURALE”

Non ha disatteso o frustrato le attese, ancorché tante, Cristina, nel suo intervento al Convegno.

Le è stato affidato il compito, per così dire, della sentinella che, quasi al termine della notte, è sollecitata a rispondere alla domanda: “che cosa vedi?”, per sostenere, così, una rinnovata speranza al termine (?) di un lungo percorso di individualismi, ‘desertificazione delle comunità’ (E. Bianchi), ’affanno della comunità’, … nel rinascere di una ‘voglia di comunità’.
Il Convegno sentiva il bisogno di gettare un’occhiata al di là della notte, dopo riflessioni anche impegnate su temi come questo: “se l’individualismo giunge al capolinea”. E poi?
Fin da subito e con chiarezza Cristina ha affermato che non è affatto ingenuità parlare di ‘germogli’ di novità (il titolo preciso della sua riflessione era infatti: “germogli di futuro e responsabilità”), anche se non immediatamente visibili, perché seminati e cresciuti in ‘luoghi liminari’, di ‘non massa’, fuori dal ‘grande gruppo’, fuori dalle ‘forme oceaniche’, ma pur già presenti e attendono di esprimersi in forme più chiare in tempi che non necessariamente sono i nostri, in un ‘altrove’ non immediatamente individuabile e fruibile.
Cristina tiene a precisare che riflette con speranza su questo, a partire non da elucubrazioni teorico-astratte o leggendo come in una palla di vetro indisponibile ma, per così dire, a partire ‘dai suoi piedi’, dalle sue esperienze vitali, dai ‘luoghi teologici plurali’ (la ‘grazia’ di aver potuto partecipare di un’esperienza di vita tra i rom nel contesto pastorale dell’u.n.p.r.e s., e la ‘grazia’ dello studio teologico di liberazione della donna) che sono stati in grado di esprimere piccoli germi, virgulti, germogli di ‘novità evangelica’, fuori dall’ossessione del risultato immediato.
Punto centrale della sua riflessione è stato il domandarsi “cosa vuol dire oggi, tra individualismo e massificazione, tra globalizzazione e localismi, pensare la ‘comunità come grazia non scontata’ (il riferimento è a Bohnoeffer e al suo ‘la vita comune’ del 1939). Quali ‘luoghi’ individuare per avere cura, cioè ‘responsabilità’ rispetto a tali germogli nell’impegno e nel rispetto?”
Così, sinteticamente, Cristina individua alcuni di questi ‘luoghi’:
• ‘abitare il tempo ‘ : cfr. il proverbio afghano che dà il titolo al fortunato libro di Rampini: “voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo”
• ‘stimare le differenze ‘ purificandole dalle discriminazioni: questione di genere improcrastinabile; il rispetto delle minoranze …
• ‘la giustizia sia di questo mondo’: la finanza, i migranti …
“Come suggerisce il testo profetico inserito nel discorso di Pentecoste – “effonderò il mio Spirito su ogni carne e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani sogneranno sogni, i vostri giovani avranno visioni”- perché i giovani abbiano visioni ci sono quanto meno alcune condizioni: che i vecchi non smettano di sognare, che continuino ad aggiustare gli aratri anche quando non li utilizzano (Antonella Fucecchi in ‘Missione oggi’), che imparino o conservino lo sguardo che scruta i germogli. Infine che facciano spazio senza risentimento: dando piuttosto fiducia, come porto sicuro in cui si può tornare ma da cui si deve partire”

(una noticina a margine: presentazione brillante, esposizione vivace, migliaia di intelligenti e dotte allusioni e riferimenti: talora un vero fuoco d’artificio, il tutto sfociato in una convinta e generale approvazione con un grosso e meritato battito di mani)