gli scemi e i furbi – dove porterà la logica del ‘mica siamo scemi!”?

gli scemi del mediterraneo

 Renato Sacco

(coordinatore Nazionale di Pax Christi)

“non siamo gli scemi del Mediterraneo, dobbiamo difendere i nostri interessi in Egitto e anche in Libia, investimenti italiani compresi”

Questi in sintesi i concetti espressi da Alfano, Cicchitto, Casini durante l’audizione dello scorso 4 settembre, davanti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato sul ritorno del nostro Ambasciatore in Egitto, dopo l’uccisione di Giulio Regeni.
Mica siamo scemi, dobbiamo pensare ai nostri interessi. E quindi all’Egitto continuiamo a vendere armi, e con la Libia facciamo accordi anche se sappiamo di fosse comuni con migranti torturati e uccisi, come scrive Nello Scavo sull’Avvenire di oggi.
Ma noi mica siamo gli scemi del Mediterraneo.
E a Regeni, che non era in Egitto per studiare !! (come sostiene il deputato Pini) possiamo dedicare una scuola, dice il ministro Alfano.  
            Mica sono scemo, potrà allora dire tranquillamente il figlio ai genitori che gli fanno le raccomandazioni, adesso che inizia la scuola: io penso ai fatti miei. 
            Mica sono scemo, risponderanno gli alunni agli insegnanti che a scuola cercheranno di educare alla Costituzione, ad alcuni valori fondamentali della vita.
E così potremmo andare avanti: mica sono scemo a pagare le tasse;  mica sono scemo a fare la pace, possono dire Trump, Putin, Assad o il Coreano Kim Jong-un.
            E così la politica, invece di trasmetterci i grandi ideali su cui fondare la convivenza umana, ci trasmette la logica del mica sono scemo.
Dove ci porta questa strada?
Domenica scorsa abbiamo pregato per Giulio, a 19 mesi dalla sua morte, e per lui continuiamo a chiedere verità; non vorremmo aver scoperto un’altra tragica verità su cui si poggia certa politica, quella del mica sono scemo.

no. non ci rassegniamo a questa logica.
a costo di passare per scemi.

 

 

 

il rischio dell’assuefazione di fronte alla guerra

“una grande voglia di piangere”

Sarajevo ’92.. e i Diritti Umani

di Renato Sacco
in “Paxchristi” – www.paxchristi.it

Ventiquattro anni fa la marcia a Sarajevo, promossa dai Beati Costruttori di pace: 500 persone, dal 7 al 13 dicembre 1992, nella città sotto assedio da nove mesi. Per celebrare, con gli abitanti di Sarajevo, la Giornata dei Diritti Umani, 10 dicembre. Don Tonino, Presidente di Pax Christi, c’era nonostante la malattia. Ripensare a quei giorni lascia spazio, inevitabilmente, a tanti ricordi ed emozioni… Nel cinema Radnik di Sarajevo, al lume di candela, la mattina del 12 dicembre ’92, don Tonino pronuciò parole che sono ancora oggi una grande luce per tutti: “Allora io penso che queste forme di utopia, di sogno dobbiamo promuoverle, altrimenti le nostre comunità che cosa sono? sono soltanto le notaie dello status quo e non le sentinelle profetiche che annunciano cieli nuovi, terra nuova, aria nuova, mondi nuovi, tempi nuovi… “ Ma ricordare è anche una scossa per non rassegnarci oggi alle guerre, alla guerra a cui rischiamo di fare l’abitudine, senza più piangere e senza più indignarci! E che dire oggi – giornata dei Diritti Umani – di fronte alle tante guerre? Alla terza guerra mondiale a pezzi… Aleppo, Mosul, Yemen, Congo, Burundi, Ucraina, Libia, Afghanistan… Di fronte ai 23 miliardi per le spese militari del prossimo 2017? Il rischio dell’assuefazione o, peggio ancora, di ritenere che in fondo la guerra, quando è necessaria… Per questo ha ancora più valore l’appuntamento della Marcia per la pace, il 31 dicembre a Bologna, con il messaggio quanto mai significativo voluto da papa Francesco per la 50° Giornata mondiale per la pace: La non violenza: stile di una politica per la pace.

“Mai più la guerra!” lo diciamo con la bocca, ma intanto – afferma papa Francesco in un’intervista al al settimanale cattolico belga “Tertio”, il 7.12.2016 – fabbrichiamo armi e le vendiamo; e le vendiamo agli stessi che si combattono; perché uno stesso fabbricante di armi le vende a questo e a questo, che sono in guerra fra di loro. È vero. C’è una teoria economica che non ho provato a verificare, ma l’ho letta in diversi libri: che nella storia dell’umanità, quando uno Stato vedeva che i suoi bilanci non andavano, faceva una guerra e rimetteva in equilibrio i propri bilanci. Vale a dire, è uno dei modi più facili per produrre ricchezza. Certo, il prezzo è molto alto: il sangue.”
“Poi rimango solo – scrive don Tonino il 13 dicembre ’92 arrivato ad Ancona – e sento per la prima volta una grande voglia di piangere. Tenerezza, rimorso e percezione del poco che si è potuto seminare e della lunga strada che rimane da compiere. Attecchirà davvero la semente della nonviolenza? Sarà davvero questa la strategia di domani? È possibile cambiare il mondo col gesto semplice dei disarmati? (…) Fino a quando questa cultura della nonviolenza rimarrà subalterna? (…) E qual è il tasso delle nostre colpe di esportatori di armi in questa delirante barbarie che si consuma sul popolo della Bosnia? Sono troppo stanco per rispondere stasera. Per ora mi lascio cullare da una incontenibile speranza: le cose cambieranno, se i poveri lo vogliono”.

come si può fare una guerra in buona fede?

In buona fede?

Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, non riesce a crederlo, e con lui tutti noi!

Renato Sacco

Dopo 7 anni la commissione Chilcot arriva a dire che forse per la guerra in Iraq qualche problema c’è stato. Ma l’interessato, Blair, si scusa, come aveva già fatto Bush, e rivendica la propria ‘buona fede’.
Come si può fare una guerra in buona fede?
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Come può un presidente o un primo ministro parlare di una scelta del genere, la guerra, fatta in buona fede?
La buona fede è un’altra cosa: è di chi compie un gesto che magari si rivela sbagliato, ma almeno lo ha fatto senza nessun tornaconto o interesse.
Di fronte a questa scelta di guerra dobbiamo chiederci: quali interessi c’erano in campo? Cosa c’era da guadagnare?
La vita degli iracheni non interessava allora e non interessa oggi.
Quanti sono stati i morti per la guerra in Iraq? Sappiamo il numero esatto dei morti inglesi, italiani, statunitensi, ma non degli iracheni.
Alla faccia della buona fede.
Domenica prossima leggeremo a Messa la parabola del buon Samaritano: Gesù ci indica come modello il Samaritano che si ferma, non il sacerdote e il levita che passano oltre.
Papa Francesco, qualche giorno fa, ha denunciato l’ipocrisia di chi parla di pace e alimenta la guerra: “Mentre il popolo soffre, incredibili quantità di denaro vengono spese per fornire le armi ai combattenti. E alcuni dei paesi fornitori di queste armi, sono anche fra quelli che parlano di pace. Come si può credere a chi con la mano destra ti accarezza e con la sinistra ti colpisce?”
Siamo tutti interpellati sulla nostra buona fede: giornalisti, politici.. ma anche ognuno di noi.
Il rischio di abituarci alla guerra, di credere che vendere armi sia un buon affare, l’esultanza per il progetto degli F-35, la convinzione che le banche siano fatte per guadagnare e non ci interessa sapere dove e come investono e sulla pelle di chi, l’indifferenza di fronte alle tragedie ‘lontane’ è un rischio reale per ognuno di noi.
Ne va della nostra buona fede, quella vera.

 

20 aprile: giorno anniversario della morte di don Tonino Bello

caro don Tonino…

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lettera aperta a don Tonino Bello

nel giorno dell’anniversario della sua morte


20 aprile 2016

 Renato Sacco

coordinatore nazionale di Pax Christi

Caro don Tonino,
nell’anniversario della tua nascita al cielo pensavo di scrivere alcune righe per ricordare, anche a chi non ti ha conosciuto, le tante cose belle che hai fatto durante la tua vita. Ma non ci sono riuscito, e allora scrivo direttamente a te, non per imitare la tua grande capacità di scrivere lettere personali un po’ a tutti, non ne sono capace, ma perché così posso dirti liberamente alcuni pensieri, come mi vengono…
Volevo dirti che qui, sulla terra, abbiamo ancora bisogno di te: aiutaci a non perdere il coraggio di essere “in piedi, anzi in marcia, costruttori di pace”. Perché tira un’aria di guerra mica male.
Nel 2015 si sono spesi nel mondo quasi 1700 miliardi di dollari in armamenti.
Ti sarà giunta notizia anche lassù che l’Italia vende armi un po’ a tutti, anche ai Paesi sostenitori dell’Isis: Arabia Saudita, Qatar. Facciamo affari d’oro proprio con le armi! Altro che sogno di Isaia “forgeranno le lance in falci…”! Ma di guerre ce sono un mucchio, più o meno dimenticate. Ovviamente continua il progetto degli aerei F35 e qualcuno ha brindato perché Finmeccanica ha venduto al Kuwait ben 28 aerei da guerra Eurofighter Typhoon. Pensa che qualche autorevole quotidiano titolava mesi fa: “Quelle idee appassite: essere pacifisti in un mondo così bellicoso”.
Come vedi non è cambiato molto dai tuoi tempi, la cultura della guerra ha buone radici e forti sponsor. Insomma, come scrivevi tu, nella tua lettera ad Abramo, c’è ancora “nell’aria odore di zolfo”.

Tonino Bello
A dire il vero c’è papa Francesco (sai che molti vedono grandi somiglianze tra voi due) che continua a denunciare questa follia delle armi e della guerra, è arrivato anche a dire “Maledetti”. Ma per lui tira un’aria un po’ difficile. Molti lo criticano in modo esplicito, altri in modo più sottile. E tu sai bene cosa vuol dire essere criticato, anche pesantemente: lettere inviate a Roma con i tuoi scritti giudicati poco ortodossi, critiche per non aver usato il “pilleolo” durante una celebrazione, critiche per essere andato a Bari, allo stadio, nel luglio 1991 quando arrivarono migliaia di profughi dall’Albania. “A fame peste et bello… libera nos domine”, scrisse qualcuno.
E Francesco viene criticato per le sue aperture che “rovinano” la Chiesa, per essere andato l’altro giorno a Lesbo e aver portato con sé al ritorno 12 profughi. Tu ne sai qualcosa, visto che avevi ospitato in casa tua alcune famiglie sfrattate…
E allora ti chiedo, cerca (cercate un po’ tra tutti voi di lassù) di sostenere questo Papa. Anche noi ci proviamo a non lasciarlo solo, ma un vostro aiutino dall’alto non guasta. E, già che ci sei, dai un occhio anche a tutto il popolo della pace e anche a noi di Pax Christi che ci troviamo in assemblea nei prossimi giorni ad Assisi, (Misericordia è disarmo, giustizia, condivisione) proprio nella città di un altro Francesco, a te molto caro, visto che sulla tua tomba c’è scritto ‘terziario francescano’.
Che dire ancora? Grazie don Tonino!!
d. Renato Sacco,
coordinatore nazionale di Pax Christi

non è vero che noi, di fronte alla crudeltà e violenza dello Stato Islamico, non possiamo farci nulla!

 

isis“tanto… non ci posso fare niente!”??

di Renato Sacco (coordinatore nazionale di Pax Christi)

“E io? E noi? Cosa possiamo fare? Niente!”. Davanti alle atrocità, uccisioni e violenze anche di questi giorni in Siria, Iraq, Libia, Ucraina… ci si sente impotenti. Ma non è vero che non possiamo fare niente!
Possiamo non essere complici della vendita di armi!

 

Oltre alla preghiera, al digiuno e alla carità, in questa quaresima possiamo:

–       Accogliere e tradurre in scelte concrete l’appello di mons Warduni, amico da tanto tempo, vescovo di Baghdad, (intervista ad Avvenire del 24 febbraio scorso): “Purtroppo quanto sta accadendo in Siria, nei villaggi cristiani assiri nella regione del Khabour non mi sorprende. Tutto il mondo sa chi è l’Is, lo Stato islamico, che compie cose orribili, impensabili, contro la giustizia e l’umanità. Allora chiedo: dov’è la comunità internazionale?”… “Quanto accade è perché – continua – Usa e Europa continuano ad armare questi barbari. Basta vendere armi a questi terroristi. È il modo migliore per disinnescare la violenza e sconfiggerli. Basta con il commercio di armi. Occupiamoci dell’emergenza umanitaria e dei milioni di persone che hanno perso tutto”.

–       Accogliere e tradurre in scelte concrete le parole di papa Francesco a S. Marta, lo scorso 17 febbraio: “Abbiamo questa possibilità di distruzione, questo è il problema. Poi, nelle guerre, nel traffico delle armi… ‘Ma, siamo imprenditori!’ Sì, di che? Di morte? E ci sono i Paesi che vendono le armi a questo, che è in guerra con questo, e le vendono anche a questo, perché così continui la guerra”.

–       La Quaresima – si legge nel comunicato (www.banchearmate.it) – “è fin dalle sue origini tempo di revisione della propria esistenza e di conversione dei cuori. Un tempo propizio, dunque, anche per ripensare alle proprie scelte, sia individuali che comunitarie, in campo economico a cominciare dalla scelta della banca in cui teniamo i nostri risparmi”.

Pax Christi, che fin dagli inizi nel 2000 ha promosso la Campagna di pressione alle ‘banche armate’ con la rivista Mosaico di Pace  insieme a Nigrizia e Missione Oggi, rilancia l’appello in occasione della Quaresima: «Chiediamo alle diocesi, alle parrocchie, alle comunità religiose e ai singoli credenti, e anche i non credenti, di accogliere il nostro invito a verificare se la banca di cui si servono ha emanato direttive sufficienti per un’effettiva limitazione delle operazioni di finanziamento e d’appoggio alle esportazioni di armi».

Sui siti www.banchearmate.it, www.paxchristi.it, www.mosaicodipace.it è possibile trovare tutte le informazioni e anche il fac-simile della lettera da spedire alla propria banca. Inoltre, è in distribuzione anche un depliant che riassume bene e in modo documentato tutta la questione del coinvolgimento delle banche nell’export di armi.

Quindi ognuno, personalmente o con la propria comunità può fare qualcosa che va proprio a toccare i meccanismi profondi della guerra: scrivere alla propria banca. Sono gesti magari piccoli ma importanti.

Come la firma per una Difesa civile non armata e nonviolenta: www.difesacivilenonviolenta.org. Come la pressione perché anche L’Italia riconosca lo Stato di Palestina e il ricordare anche con momenti di preghiera, il 1° marzo, l’anniversario dell’inizio della costruzione del muro: www.bocchescucite.org.

Come il viaggio che il Presidente di Pax Christi, mons. Giovanni Ricchiuti, farà a Gaza nei primi giorni della prossima settimana.

Gesti concreti per vivere la Quaresima, per non assuefarsi alla’ globalizzazione dell’indifferenza’.

Buona Quaresima!

Firenze, 26 febbraio 2015

d. Renato Sacco