le nuove ideologie denunciate da papa Francesco

 

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papa Francesco è un papa decisamente non visto bene dai settori più conservatori del mondo cattolico e politico nostrani, ma soprattutto americani: lo considerano addirittura ‘marxista’ o ‘neosocialista’ i ‘neo-con’ americani punti di riferimento per i nostri ‘atei devoti’

riflette su questa problematica S. Le Bars su ‘le Monde’:

Il papa denuncia l’abbandono di una “sana economia”

di Stéphanie Le Bars
in “Le Monde” del 12 dicembre 2013)

Il papa sarà nuovamente trattato da “marxista e da neo-socialista” dai neo-con americani? Dopo il
suo testo programmatico del 26 novembre, che gli è valso quelle accuse, e nel quale Francesco
denunciava “la mano invisibile del mercato” e “la cultura dello scarto”, il papa rinnova il suo
attacco ai misfatti della crisi finanziaria nel suo primo messaggio per la pace, pubblicato giovedì 12
dicembre e che sarà letto in tutte le chiese il 1° gennaio.
per nuovi “stili di vita”
Intitolato La fraternità, fondamento e via per la pace, questo testo denuncia “Le nuove ideologie,
caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, che
indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalità dello “scarto”, che induce al
disprezzo” “Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei
modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita”, esorta quindi, basandosi
molto sui testi dei suoi predecessori e sulla dottrina sociale della Chiesa, senza rottura nei contenuti.
Secondo il papa, “le gravi crisi finanziarie ed economiche contemporanee – che trovano la loro
origine nel progressivo allontanamento dell’uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di
beni materiali”, spingono molte persone “a ricercare la soddisfazione, la felicità e la sicurezza nel
consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia”. Attaccando i redditi
estremamente alti, insiste quindi sulla necessità di attuare “politiche che servano ad attenuare una
eccessiva sperequazione del reddito”.
I beni privati come beni comuni
A sostegno della sua dimostrazione, che rischia di attirargli nuove critiche da parte di certi ambienti
economici, Francesco presenta un rapido richiamo della dottrina sociale della Chiesa. “Non
dobbiamo dimenticare l’insegnamento della Chiesa sulla cosiddetta ipoteca sociale, in base alla
quale se è lecito, come dice san Tommaso d’Aquino, anzi necessario «che l’uomo abbia la
proprietà dei beni», quanto all’uso, li «possiede non solo come propri, ma anche come comuni, nel
senso che possono giovare non unicamente a lui ma anche agli altri».
Ma se, dalla sua elezione in marzo, il papa si fa portavoce dei poveri, denunciando le
disuguaglianze economiche e sociali, questa posizione non fa di lui un “comunista”, come già ha
spiegato. Nella sua esortazione apostolica di fine novembre, Evangelii Gaudium, il papa
confermava certo la sua “opzione preferenziale per i poveri”, ma si distingueva ancora una volta
dai teologi della liberazione, giudicati troppo politici e “marxisteggianti” dalla Chiesa. “I poveri
sono i destinatari privilegiati del Vangelo”, insisteva. Ma questa opzione è “teologica prima di
essere culturale, politica o filosofica”.
Nel suo messaggio per la pace, papa Francesco, sulla scia dei suoi predecessori, fornisce anche un
lungo catalogo dei mali del mondo, che solo “la fraternità” può risolvere. Si preoccupa della
“grave lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto del diritto alla vita e di quello alla libertà
di religione”, del “tragico fenomeno del traffico degli esseri umani”, della “globalizzazione
dell’indifferenza”, del “dramma lacerante della droga, sulla quale si lucra in spregio a leggi
morali e civili”, della “devastazione delle risorse naturali e dell’inquinamento”, della “tragedia
dello sfruttamento del lavoro”, dei “traffici illeciti di denaro come della speculazione finanziaria”,
della “prostituzione che ogni giorno miete vittime innocenti”, dell’ “abominio del traffico di esseri
umani, dei reati e degli abusi contro i minori, della schiavitù, della “tragedia spesso inascoltata dei
migranti sui quali si specula indegnamente nell’illegalità”, delle “condizioni inumane di tante
carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano”, della “persistente vergogna
della fame nel mondo”.
Al di là della dottrina sociale della Chiesa, il papa si basa anche sulla teologia per difendere l’idea
che la “fraternità”, pegno di “pace e di giustizia” si impara “in seno alla famiglia”, sottolineando tra l’altro “i ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e
della madre”. Infine, in un contesto contrassegnato da diversi conflitti che coinvolgono gruppi
religiosi in varie parti del mondo, in particolare nella Repubblica Centrafricana, il papa ripete la
richiesta tradizionale del Vaticano per “la non proliferazione delle armi e per il disarmo da parte di
tutti, cominciando dal disarmo nucleare e chimico”.

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