e alla fine fu arruolato anche Dio
di Tonio Dell’Olio
in “www.mosaicodipace.it” del 24 giugno 2025
“Ci tengo a ringraziare tutti e, in particolare, Dio. Ci tengo a dire che ti amiamo, Dio, e che amiamo
il nostro fantastico esercito. Proteggili. Che Dio benedica il Medio Oriente. Che Dio benedica
Israele e che Dio benedica l’America”. Queste sono le parole che concludono il discorso con cui
Donald Trump ha annunciato l’entrata in guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Ma perché arruolare
anche Dio in questa guerra assurda e sanguinosa? È un Dio – quello invocato e “convocato” da
Trump – ridotto a immagine di se stesso e della propria politica. Un Dio modellato come argilla sui
propri disegni, esattamente il contrario del Dio che chiede di ascoltare qual è la sua volontà e di
metterla in pratica. È un Dio che serve da copertura e giustificazione. Lo stesso Dio che con uguale
granitica convinzione viene invocato anche in Iran. Un Dio di parte che – nella convinzione dei suoi
devoti – sta con chi lo invoca e con i suoi amici e per questo li protegge: lì risiede il bene che va
difeso con la guerra. E quindi Dio diventa un Dio della guerra. Naturalmente quella giusta, quella
che viene presentata come dovere morale, bene assoluto. In realtà l’immagine del Dio di Trump è la
negazione del Dio delle scritture e di tutte le fedi. Un Dio che, ad esempio ci ha insegnato a “non
fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.


