“Dio, dove sei” o “Adamo, dove sei”? –

Dio, dove sei? Quella domanda antica davanti alle tragedie

di Alberto Maggi


puntuale a ogni tragedia, credenti e non, si chiedono dove fosse Dio nel momento della disgrazia, quando questa piomba inaspettata e repentina seminando lutti e mietendo vittime

“Dio, dove sei?” È una domanda antica, che risale ai primordi dell’umanità e della religione, una domanda che non attende risposta, perché non è volta a conoscere, ma solo a rimproverare Dio per la sua assenza, per il suo silenzio. Come fece Marta con Gesù, che pur sapendo della gravità della malattia di suo fratello Lazzaro, non si era mosso: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” (Gv 11,21).


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“Se tu fossi stato qui…” invece il Signore non c’era. Dio è sempre lontano e assente nel momento della necessità, e bisogna invocarlo, supplicarlo, implorarlo perché si degni di guardare su questa terra e la salvi dal male: “Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c’è tregua per me” (Sal 22,2).

“Dove sei?” Chiede l’uomo a Dio.  Ma, nella Bibbia, la prima volta che Dio parla all’uomo, è lui che gli chiede: “Dove sei?” (Gen 3,9). Non è l’uomo che deve chiedere a Dio dove è, ma egli che deve interrogarsi dove è, a che cosa è stato chiamato. Il Creatore lo aveva destinato a coltivare e custodire il giardino di Eden (Gen 2,15). Ma gli uomini lo devastano e distruggono, per poi rimproverare a Dio quello che è soltanto opera dell’insensatezza e dell’insaziabile ingordigia umana, radice di ogni ingiustizia e di ogni male.


La fede davanti al terremoto. Il biblista: “Nessun castigo divino. Dio crea, non distrugge” – di Alberto Maggi

Si rimprovera a Dio anche il suo silenzio. Eppure Dio ha parlato e parla, il guaio è che non trova chi lo ascolti. Tutta la Scrittura è attraversata dal rimprovero del Signore a quanti “hanno orecchi per udire e non odono” (Ez 12,2; Ger 5,21; Mc 8,18), ma gli uomini imperterriti, continuano a disapprovare il Signore per il suo silenzio. La Bibbia insegna che per saper ascoltare questo Dio occorre avere coscienza di chi è il Signore, altrimenti lui parla e le persone non se ne accorgono. Chi crede in un Dio potente lo cerca nella potenza, e non riesce a scorgerlo nell’amore, unica espressione di questo Dio.

Nel Primo Libro dei Re, si descrive a questo proposito l’esperienza fondamentale del profeta Elia che, in un momento drammatico della sua vita e del popolo, che ha abbandonato l’alleanza e ucciso i profeti, attende un segno della presenza divina, che crede di percepire nelle manifestazioni di forza, di violenza, quali un vento tempestoso, un terremoto, e nel fuoco. Ma, scrive l’autore sacro, “Il Signore non era nel vento, non era nel terremoto, non era nel fuoco”. Poi, “dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera…” (1 Re 19, 9-13).

E questo tenue sussurro, sottile, come una brezza leggera, era la presenza del Signore (“Sentì una voce che gli diceva: Che fai qui Elia?”,1 Re 19,13). Similmente nel vangelo di Giovanni quando “venne una voce dal cielo”(Gv 12,28), i presenti pensarono fosse stato un tuono, o un angelo, e comunque ritenevano che fosse solo Gesù il destinatario e non loro (“Questa voce non è venuta per me, ma per voi”, Gv 12,30). Quanti pensano a un Dio potente (Tuono, Es 19,16), o distante (Angelo) non riusciranno mai a scoprire la presenza del Dio Amore che dimora tra gli uomini, la sua Parola fatta carne.

“Dio dove sei?”Dio si manifesta nell’amore e non nella potenza. Quando l’uomo entra in questa dimensione, innalzando la soglia della propria capacità d’amare e la mette in sintonia con l’Amore, che è Dio, si accorge stupefatto della sua presenza, come lo sbalordito Giacobbe che esclama: “Certo il Signore è in questo luogo ed io non lo sapevo!”(Gen 28,16).

L’AUTORE – Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche Marianum e Gregoriana di Roma e all’École Biblique et Archéologique française di Gerusalemme. Fondatore del Centro Studi Biblici «G. Vannucci» a Montefano (Macerata), cura la divulgazione delle sacre scritture interpretandole sempre al servizio della giustizia, mai del potere. Ha pubblicato, tra gli altri: Roba da preti; Nostra Signora degli eretici; Come leggere il Vangelo (e non perdere la fede); Parabole come pietre; La follia di Dio e Versetti pericolosi. E’ in libreria con Garzanti Chi non muore si rivede – Il mio viaggio di fede e allegria tra il dolore e la vita.

la religiosità integrista e crudele presente anche tra i cattolici reazionari

quel Dio crudele dei cattolici reazionari

di Alberto Mellonimelloni

La volgarità di un frate domenicano — che dai microfoni di Radio Maria ha letto il terremoto come una punizione ed è stato licenziato dopo una presa di posizione vaticana — ha aperto un piccolo squarcio su una religiosità integrista, solitamente invisibile. È un sottosuolo cattolico opaco e apprensivo, fatto di sentimenti reazionari: nell’era-Francesco è spesso antipapale, da sempre è teologicamente approssimativo.

cavalcoli

Riprende il ritornello dell’intransigentismo dell’Otto-Novecento: per cui la modernità produce ribellioni contro le quali un Dio crudele, irriconoscibile alla fede biblica, reagisce mandando flagelli pedagogici. Quel pensiero antimoderno s’è sempre dotato di media “moderni” come i giornali, i movimenti, la radio, la tv. Nel mondo dell’iper-comunicazione questo pulviscolo integrista è diventato più invisibile. Siti e antenne, blog e social, somministrano paure su misura: le paure su quel che si insegna a scuola per i movimenti pro-vita, quelle dei preti tradizionalisti che danno alla xenofobia leghista profumo d’incenso, quelle del radicalismo familista che manifestano verso l’amore omosessuale il risentimento degli irrisolti. Basta ascoltare Radio Maria: che inculca in dosi quotidiane sospetti e inimicizie, con il suo leader, padre Livio Fanzaga che ogni giorno spiega leggendo i giornali dove sono i pericoli, chi sono gli avversari e soprattutto “smaschera” i traditori. Il tutto inframmezzato da momenti spirituali — per chi guida la notte o aspetta l’alba in ospedale, il rosario o l’ufficio divino sono meglio di Isoradio — dietro ai quali traluce la pretesa di essere gli unici battaglieri in una chiesa molle, gli unici fedeli in una chiesa di codardi, gli unici cattolici in una chiesa di apostati. Livio FanzagaLe fantasticherie antibergogliane di Antonio Socci lì non suscitano compassione, ma ammirazione: la tesi del giornalista, nelle ore del terremoto, era che un vero pontefice avrebbe consacrato l’Italia alla Vergine Maria; e che Francesco non l’aveva fatto perché era un gesto “troppo cattolico” per un papa che egli ritiene grosso modo un usurpatore. È un mondo agli antipodi della autentica pietà popolare: essa è il modo in cui una comunità espropriata della liturgia dal protagonismo clericale trova spazi e linguaggi che nascono da quell’intuito credente che la dottrina cristiana chiama “sensus fidei”. In questo mondo di mezzo, invece, la partita è molto politica. Anche se non sono ancora diventati la variante cattolica delle chiese televisive americane — il cui peso elettorale sul voto americano di oggi è stato ben stimato dal Pew Center — i fans dei blog e delle radio integriste esprimono, sono una potenzialità politica perché nel mondo delle disaffezioni politiche rappresentano una fidelizzazione. La minaccia contro Renzi del raduno familista di Adinolfi — che giurava la vendetta della legge sulle unioni nelle urne del referendum — era solo una di queste possibili declinazioni. Che però potrebbero domani trovare inattese convergenze nel grillismo, la cui cultura, tutta e solo di destra, non ignora che c’è sempre un cattolicesimo opportunista, pronto a “dialogare” con ogni potere disposto a farsene patrono. SocciChe ad una voce onestamente minore come quella del padre Cavalcoli abbia reagito la Santa Sede in persona (non è usuale che il regista della politica italiana, il Sostituto, prenda la parola in modo così netto e categorico) dice che la chiesa di Bergoglio non sottovaluta quel che c’era di “politico” in quelle parole. Che il disastro naturale possa dar adito a questioni filosofiche l’Europa lo sa dal 1755, quando il terremoto di Lisbona permise a Voltaire di polemizzare con i virtuosismi della “teodicea”, che giustificava Dio davanti alle catastrofi del mondo: ma onestamente padre Cavalcoli non è in quell’alveo… Appartiene piuttosto alla deriva che agitando temi reazionari ha fatto scivolare le chiese verso posizioni pericolose: come quelle della omonima Radio Maria polacca, che allarmò
perfino Benedetto XVI nel 2006, quando i deliri antisemiti di quella emittente furono sanzionati, anche se senza grande successo. Oggi con la casa natale di san Benedetto patrono d’Europa che si sbriciola mentre si sbriciola l’Europa, la Santa Sede ha dato un segnale molto cristiano e molto politico. Là dove viene meno il buonsenso umano e il buoncuore cattolico, si annida un bisogno di odio: che è l’aria che si respira in questo paese lacerato e vulnerabile. Che ha pensato per molto tempo di potersi scegliere i suoi grandi problemi — la disoccupazione, la denatalità, le migrazioni, il terrorismo, la crisi economica — e l’ordine in cui affrontarli. Anziché chiedersi quanta umiltà e quanta coesione servono per essere pronti quando ciò che incombeva accade, presentando al domani il conto di molti ieri.

le bestemmie di Radio Maria sul terremoto

il Vaticano condanna Radio Maria:

“parole offensive e scandalose, i terremotati ci perdonino”

Il Vaticano ha duramente condannato le dichiarazioni pubbliche di padre Giovanni Cavalcoli, che il 30 ottobre scorso sostenne che il terremoto fosse un castigo divino per punire l’approvazione della legge sulle unioni civili

becciu

 

di Charlotte Matteini

Il Vaticano si dissocia pubblicamente e condanna le dichiarazioni di Padre Giovanni Cavalcoli di Radio Maria, che lo scorso 30 ottobre definì il terremoto del Centro Italia un castigo divino destinato all’Italia per aver approvato la legge sulle unioni civili. “Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede, datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo. I terremotati ci perdonino, a loro va la solidarietà del Papa”, ha dichiarato monsignor Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato e tra i più stretti collaboratori di Papa Francesco. “Cristo ci ha rivelato il volto di Dio amore non di un Dio capriccioso e vendicativo. Questa è una visione pagana, non cristiana”, ha sottolineato il Vaticano, sostenendo che “chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria offende lo stesso nome della Madonna che dai credenti è vista come la Madre misericordiosa che si china sui figli piangenti e terge le loro lacrime soprattutto in momenti terribili come quelli del terremoto”.  faciata

“Radio Maria deve correggere i toni del suo linguaggio e conformarsi di più al Vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà propugnato con passione da papa Francesco specie nell’anno giubilare. Non possiamo non chiedere perdono ai nostri fratelli colpiti dalla tragedia del terremoto per essere stati additati come vittime dell’ira di Dio. Sappiano invece che hanno la simpatia, la solidarietà e il sostegno del Papa, della Chiesa, di chi ha un briciolo di cuore”, ha concluso monsignor Becciu.
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Radio Maria insiste:

“Sisma provocato da unioni civili, il Vaticano ripassi il catechismo”

Padre Giovanni Cavalcoli, lo speaker che lo scorso 30 ottobre definì il terremoto un castigo di Dio per le unioni civili, non indietreggia di un passo e ribadisce la sua posizione, nonostante la dura condanna espressa dal Vaticanocavalcoli

http://video.corriere.it/padre-cavalcoli-la-zanzara-confermo-tutto-terremoti-provocati-peccati-dell-uomo/1ae0fcb4-a2c8-11e6-9bbc-76e0a0d7325e

A nulla è servita la dura condanna espressa dal Vaticano, che si è pubblicamente dissociato dalle affermazioni andate in onda lo scorso 30 ottobre, a poche ore dal tremendo sisma che ha colpito il Centro Italia. Nel corso della puntata da lui condotta, padre Giovanni Cavalcoli definì il terremoto un castigo divino voluto dal Signore per punire l’Italia e l’approvazione delle unioni civili. Ovviamente, le parole hanno infiammato la polemica e provocato le reazioni sdegnate di ascoltatori, Vescovi e perfino del Vaticano, che ha definito le affermazioni di Cavalcoli offensive e scandalose e chiesto perdono ai terremotati, sottolineando che quella visione espressa dallo speaker di Radio Maria non è affatto quella della moderna teologia della Chiesa, ma che risale al periodo precristiano e lontana dalla visione offerta da Cristo.

Nonostante la dura condanna del Vaticano, però, come anticipato, l’autore delle tanto conteste affermazioni, contattato dal programma radiofonico di Radio 24 “La Zanzara”, condotto da Giuseppe Cruciani, ha ribadito le sue posizioni, non arretrando di un millimetro: “Confermo tutto, terremoti provocati da peccati dell’uomo come le unioni civili. Il Vaticano? Che ripassi il catechismo”, ha commentato padre Cavalcoli.
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http://video.repubblica.it/dossier/terremoto-30-ottobre/radio-maria-padre-cavalcoli-dopo-il-terremoto-arriveranno-altri-castighi/258081/258362

di fronte a tanta tracotante spietatezza e crudeltà ‘religiosa’ ben si addicono le parole dell”Amaca’ odierna di M. Serra:Serra

NO, il terremoto non è un castigo divino: lo rende noto anche la Santa Sede, invitando quelli di Radio Maria a chiudere il becco. Nel loro piccolo anche geologi e sismologi lo avevano già spiegato piuttosto chiaramente, che si tratta di assestamenti della crosta terrestre e non di rappresaglie celesti. Ma al netto di una verità che non richiedeva ulteriori conferme, un mistero rimane, ed è un mistero di molto superiore alle possibilità di interpretazione della scienza (che infatti, dinnanzi a Radio Maria, arretra): come fa l’essere umano a essere così meschino, e al tempo stesso così cretino, da attribuire un cataclisma naturale ai propri piccoli miserabili conticini con un Bene e un Male comunque relativi, così opinabili da mutare di Paese in Paese, di catechismo in catechismo e di faglia in faglia, così relativi che un terremotato giapponese e uno peruviano e uno marchigiano, anche qualora volessero pentirsi di qualcosa, non si pentirebbero per la stessa cosa. Le morali (e ancora di più i moralismi) sono minutaglie, appena briciole, appena scampoli di fronte alla grandiosità — lei sì religiosa, nel senso che tiene tutto insieme — della natura. Leggere un terremoto con un libriccino di regolette igienico-sessuali tra le mani è come guardare il Sole e chiedersi chi paga la bolletta. C’è una grettezza, nei bigotti, una piccolezza di sguardo, che spaventa perfino più del fanatismo. Esistesse il loro Dio, è a loro che riserverebbe le sue pene

in punta di piedi senza clamore tra i terremotati

papa Francesco in punta di piedi tra le rovine

dopo le inutili passerelle dei politici

macerie

papa Francesco nelle zone devastate dal sisma senza annunciarlo, senza fare della visita un evento mediatico. Una lezione per quegli epifenomeni della politica italiana che a nemmeno un giorno dal disastro già si scannavano

la riflessione di un non credente ma colpito dalla presenza ‘in punta di piedi’, senza clamore, accanto alla sofferenza dei terremotati, scusandosi di non essere venuto prima e motivandolo con la necessità di ‘non disturbare’:

di Ciro Pellegrino

Non sono cattolico ma forse proprio per questo mi colpisce ancor di più la presenza di Papa Francesco nei luoghi devastati del terremoto nel centro Italia.  Le popolazioni di Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, Norcia hanno bisogno, per dirla con le parole del presbitero don Gino Rigoldi, di «ricostruire la speranza». Un capo carismatico come il Pontefice argentino può far molto in tal senso. Per un laico tutto ciò ha anche una “utilità”: non è solo fede e presenza di Dio, ma anche forza e sostegno psicologico nonché moral suasion.

papa-terremoto1 Già: il Capo della Chiesa Cattolica in quei luoghi aiuta a tenere accesi i riflettori su quel che sarà, ovvero sulla ricostruzione che in Italia tanto temiamo, viste le ruberie connesse ad altre calamità naturali nel corso degli anni. Qualche giorno fa, celebrando la Messa a un mese dal sisma, il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, ebbe a dire: «Non uccide il sisma ma le opere dell’uomo».papa-terremoto

Ebbene la presenza di Bergoglio è rilevante anche per questo: camminare nella zona rossa di lacrime e rabbia e nera di morte e distruzione tiene altissima l’attenzione su quel disastro. È un dito puntato verso chi ha responsabilità: bisogna ridare una vita normale a questa gente. Subito.

«Sono venuto solo ora, non volevo disturbare» ha detto il Pontefice stamane. Se solo avesse saputo di quegli epifenomeni della politica che a nemmeno un giorno dal disastro già si scannavano sui social network, aspettando il momento per il selfie con l’hashtag giusto sarebbe probabilmente andato ancora più tranquillo.

 

Dio non scaglia fulmini e non manda terremoti

 

la fede davanti al terremoto

“nessun castigo divino. Dio crea, non  distrugge”

di Alberto Maggi Maggi

 

 

“È una bestemmia pensare che Dio, che ha inviato il suo unico Figlio per salvare il mondo, poi lo voglia distruggere a forza di cataclismi. Gesù esclude tassativamente qualunque relazione tra le disgrazie che colpiscono gli uomini e il castigo divino”. Dopo la tragedia del terremoto nel Centro-Italia, su ilLibraio.it la riflessione del biblista Alberto Maggi

il castigo di Dio …

Puntuali, a ogni calamità emergono i tenebrosi necrofori. Sembra che non aspettino altro che le disgrazie, sono il loro abietto alimento. I necrofori sanno che le loro argomentazioni, tremende quanto ridicole, spietate quanto disumane, non hanno alcun fondamento, ma approfittano del momento in cui le persone sono stordite dal dolore e affogate nella disperazione per scagliare le loro inappellabili sentenze, e il verdetto è sempre quello: è il castigo di Dio! E di motivi a Dio per castigare l’umanità non ne mancano, ha solo da scegliere. C’è del sadico piacere in queste persone nell’affondare il coltello sulla piaga del dolore per rivendicare che avevano ragione: l’immoralità della società, la depravazione dei costumi, l’abbandono della pratica religiosa, che cosa altro potevano portare se non terribili castighi divini?

Pur rifacendosi a Dio questi beccamorti mostrano di non conoscerlo minimamente. Dio è Amore (1 Gv 4,8), e nell’amore non c’è alcuna parvenza di castigo. Nel ritratto di Dio che l’apostolo Paolo fa nella Lettera ai Corinti si legge che “l’amore non si adira, non tiene conto del male ricevuto”, che “tutto scusa” (1 Cor 13,5.7), e la buona notizia di Gesù non contiene alcuna minaccia di castighi divini. Il Padre non castiga, perdona, lui è un Dio che nel suo amore arriva a essere “benevolo verso gli ingrati e i malvagi” (Lc 6,35). In nessun brano del vangelo si annunziano castighi per i peccatori, ma si afferma che “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”(Gv 3,17). È una bestemmia pensare che Dio, che ha inviato il suo unico Figlio per salvare il mondo, poi lo voglia distruggere a forza di cataclismi. 

Gesù esclude tassativamente qualunque relazione tra le disgrazie che colpiscono gli uomini e il castigo divino. Nel vangelo di Luca il Signore, commentando il crollo della torre di Siloe sotto le cui rovine morirono diciotto individui, e nel quale le persone religiose erano certe di aver visto il giudizio di Dio, afferma: “Credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?” (Lc 13,4). Ugualmente nell’episodio del cieco nato, Gesù esclude qualunque relazione tra la cecità e il peccato dell’individuo (Gv 9,3). A quanti vedono una relazione tra peccato e castigo, Gesù annuncia che l’azione di Dio con i peccatori non è punitiva, ma vivificante, e in polemica con Giovanni Battista che aveva annunciato sicuro che “ogni albero che non porta buon frutto, sarà tagliato e buttato nel fuoco” (Lc 3,9), Gesù risponde che lui presta tutte le cure all’albero sterile, e zappa attorno per far prendere ossigeno alle radici, lo concima.

Dio crea, non distrugge …

Nel mondo primitivo ogni cataclisma era considerato sicuramente un castigo da parte della divinità offesa, e ogni dio aveva la sua specializzazione, c’era il dio dei fulmini (Zeus) e quello delle tempeste (Baal), il dio dei vulcani (Vulcano) e quello dei terremoti (Poseidone). Ma già nel Libro della Genesi viene smentita l’idea del castigo divino. Con la narrazione del diluvio, infatti,l’autore vuole correggere la credenza che metteva in relazione fenomeni atmosferici con l’ira divina, e il Signore stesso assicura che “Non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”(Gen 9,12). A riprova della verità della sua dichiarazione, il Signore depone le armi: l’arco di guerra, lo strumento che serviva a Dio per lanciare le saette e punire gli uomini, viene definitivamente deposto. L’arco del Signore non solo non servirà più per punire le persone, ma diventerà il segno dell’alleanza tra Dio e l’umanità: “Pongo il mio arco sulle nubi ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra”(Gen 9,13).

Pertanto non c’è da temere alcun castigo da parte di Dio, ma collaborare con la sua azione creatrice per rendere il creato sempre più espressione del suo amore, ponendo il bene dell’uomo come unico valore supremo.

l’autore– Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche Marianum e Gregoriana di Roma e all’École Biblique et Archéologique française di Gerusalemme. Fondatore del Centro Studi Biblici «G. Vannucci» (www.studibiblici.it) a Montefano (Macerata), cura la divulgazione delle sacre scritture interpretandole sempre al servizio della giustizia, mai del potere. Ha pubblicato, tra gli altri: Roba da preti; Nostra Signora degli eretici; Come leggere il Vangelo (e non perdere la fede); Parabole come pietre; La follia di Dio e Versetti pericolosi. E’ in libreria con Garzanti Chi non muore si rivede – Il mio viaggio di fede e allegria tra il dolore e la vita.

cosa c’entra Dio con i terremoti? ma allora che fa?

il Dio “onnidebole” dei terremotati

Vitaliano Della Sala

Tratto da: Adista Notizie n° 30 del 10/09/2016

Vitaliano

Il teologo Karl Rahner giustamente affermava che la più grande eresia del nostro tempo è quella di riconoscere Dio solo in quei casi in cui ci aiuta.

Perciò, non so voi, ma io provo sempre un senso di disagio quando ascolto certe prediche e certe frasi demagogiche e di circostanza che, vescovi e preti, pronunciano con leggerezza dopo catastrofi come il sisma che ultimamente ha colpito alcune zone dell’Italia centrale. Più che al Vangelo, assomigliano alle parole che potrebbe pronunciare qualsiasi antico stregone o moderno mago.

La frase peggiore che si sente dire in queste tragiche circostanze è “Dio lo ha permesso”. Come se Dio fosse un burattinaio che si diverte a vederci soffrire e, anzi, ci mette alla prova, con dolori atroci, per saggiare la nostra fede in lui: gioca a mandarci le disgrazie per vedere come reagiamo noi poveri esseri umani; un dio sadico, prigioniero della sua onnipotenza, impotente perché onnipotente; un dio vampiro che vuole ancora sacrifici umani per placare un’ira provocata da non si sa bene cosa, sempre arrabbiato per causa nostra e non sappiamo perché, visto che è stato lui ad averci creati così.Amatrice

Uno degli interpreti di questo dio disincarnato e lontano è stato mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno e personaggio noto al grande pubblico per aver calcato le scene di alcuni programmi televisivi, finito al centro di inchieste giornalistiche sulla gestione dei fondi per la ricostruzione in un altro terremoto, quello dell’Aquila, dove ha svolto il proprio ministero pastorale prima di essere trasferito. Nell’omelia ai funerali delle vittime marchigiane, il monsignore ci ha proposto la domanda antica quanto l’essere umano, con quel pizzico di demagogia che non guasta mai – come insegnano i peggiori politici – «Signore, c’è chi ha perso tutto…. Dove stai? Apparentemente nessuna risposta, ma se guardate oltre scorgerete qualcosa di più profondo. Potete testimoniare che il terremoto può togliere tutto, tranne il coraggio della fede». Insomma una grande “supercazzola”, se non fosse per la tragicità del contesto in cui l’ha posta.Vitaliano della Sala

In alcuni momenti è consigliabile il silenzio. Ma se non si può fare a meno di parlare, noi cristiani dovremmo avere il coraggio di testimoniare evangelicamente il Padre, il Dio di Gesù e quindi dei “perdenti”; il Dio dei crocifissi e delle vittime; un Dio che ci “scandalizza” perché mentre noi ci ostiniamo a volerlo vedere e invocare come l’Onnipotente, lui ci disobbedisce e si presenta come l’“onnidebole”. Il Padre che Gesù ci svela disobbedisce all’idea tutta umana di Dio e, caparbiamente, continua a immedesimarsi nella nostra vita, testardamente si incarna nella storia reale, nelle storie piccole, quotidiane e concrete, tra le pieghe, nei frammenti e negli scarti della Storia.

Invece noi abbiamo addolcito e smussato la provocazione, lo “scandalo” del nostro Dio. Abbiamo tentato una conciliazione impossibile tra il Padre e la nostra idea di un dio magico. Abbiamo nascosto la provocazione evangelica del Dio incarnato e crocifisso, sotto le prediche fervorose e le elemosine di circostanza che spacciamo per condivisione. Che Gesù, figlio di straccioni, sia anche il figlio di Dio urta contro la nostra sensibilità pelosa e contro la nostra troppo unilaterale idea di Dio. In fondo è più comodo considerarci a “immagine e somiglianza” di un dio potente che del Dio Straccione e Terremotato, e forse proprio per questo facciamo tanta fatica a vedere Dio nel povero, nell’emarginato, nel sofferente, nell’escluso.amatrice1

Senza ipocrisia dovremmo ammettere che ci manca il coraggio di restituire il Padre alla gente, a quella gente povera, vittima del terremoto e delle speculazioni, senza casa, senza futuro, senza speranza; dobbiamo restituire il Padre a quelle persone che non sanno più o non sanno ancora che Dio appartiene soprattutto a loro, che sta dalla loro parte, terremotato come loro, schiacciato dalle tIl Dio “onnidebole” dei terremotati

Vitaliano Della Sala 02/09/2016

Tratto da: Adista Notizie n° 30 del 10/09/2016

dopo un terremoto catastrofico possiamo ancora sperare?

dov’era Dio quando tutto crollavaAmatrice

di Luigi Sandri
in “Trentino” del 29 agosto 2016

Sandri

Anche il credente, di ogni religione, fatica a dire parole di senso di fronte ad un evento catastrofico come il terremoto che pochi giorni fa ha colpito l’ Italia centrale. Il cristiano stesso non sa dire “perché?” rispetto al terribile accadimento – e il grido senza risposta, “Dov’era Dio?”, è stato ripetuto in questi giorni; sa, però, dov’ era, e dov’ è l’uomo e, in proposito, alcune parole dette da Gesù, pur in altro contesto, ci appaiono illuminanti. Il capitolo XXV dell’Evangelo di Matteo anticipa le domande che il Signore farà nell’ultimo giudizio. Ai giusti dirà: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere”. “Quando mai – risponderanno costoro – ti abbiamo visto affamato, assetato?”. “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me. Venite, benedetti”. Poi dirà ai malvagi: “Avevo fame e non mi avete dato da mangiare, sete e non mi avete dato da bere”. “Quando mai?”. “Quello che non avete fatto al più piccolo dei miei fratelli non lo avete fatto a me. Andate via, maledetti”.

amatrice2Di fronte ai recenti disastri, è facile immaginare a chi il Signore dirà “maledetti”, e a chi “benedetti”. Dirà “maledetti” a quanti – impresari e tecnici – avessero violato (il se, il quando e il come sarà la magistratura ad accertare) le normative anti-sisma e, “mettendo in sicurezza” ad Amatrice una scuola lesionata da un precedente terremoto, per guadagnare sul sangue della gente avessero risparmiato il necessario cemento e abbondato con la sabbia. E, invece, il Signore dirà “benedetti” a quanti – volontari, pompieri, carabinieri e uomini e donne di tutte le forze dell’ordine – si sono prodigati con generosità esemplare, e con competenza, per salvare persone sepolte dalle macerie. Non è necessario essere cristiani, o seguaci di una qualsiasi altra religione, per avere il coraggio di rischiare perfino la propria vita per salvare chi è in pericolo di perdere la sua. Del resto, i cristiani sanno che tra le domande del Signore nell’ultimo giorno, non ve ne è nemmeno una riguardante il culto (“Sei andato al tempio?”).

amatrice1Essi, giustamente, ritengono importante partecipare alla messa – o Santa Cena, o divina liturgia – per nutrire la loro fede, ma tale scelta dovrebbe spingerli ad aprire il cuore ai bastonati dalla vita; sarebbe, infatti, una radicale distorsione dell’Evangelo, e un sacrilegio, celebrare l’Eucaristia e poi non farsi samaritani verso persone incappate nei ladroni o straziate dalla terribilità della natura. Al di là delle comprensioni del divino, e del rapporto Dio-mondo, questioni sulle quali i/le seguaci delle varie religioni spesso si contrappongono in modo invalicabile, e al di là delle diverse visioni filosofiche proprie di persone diversamente credenti, o agnostiche, o atee, l’esperienza mostra che quando, per amore dell’uomo, ci si unisce solidali con le vittime di eventi infausti, il mondo (non solo l’Italia, perché accade ovunque) offre il meglio di sé. Dunque, possiamo ancora sperare.

Nuova scossa di terremoto in Lunigiana

ancora una scossa di terremoto

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Ingv, ha registrato alle 18:59 un terremoto di magnitudo 2.2 localizzato nel distretto sismico delle Alpi Apuane. L’evento si è verificato a una profondità di 8.7 km. L’epicentro è stato localizzato in un raggio di 10 km dai comuni di Casola in Lunigiana e Fivizzano (MS) e Giuncugnano e Minucciano (LU). in alta Lunigiana alle ore 18.59

 

Ore 16,40: scossa di terremoto 4.4 con epicentro a Minucciano. L’Istituto Nazionale di Geofisica: “E’ la replica del sisma del 21 giugno”. Crolli e frane sul territorio, Coc aperto a Castelnuovo :: LoSchermo.it

ancora scosse, ancora paura, ancora sofferenza

(vedi link qui sotto)

Ore 16,40: scossa di terremoto 4.4 con epicentro a Minucciano. L’Istituto Nazionale di Geofisica: “E’ la replica del sisma del 21 giugno”. Crolli e frane sul territorio, Coc aperto a Castelnuovo :: LoSchermo.it.

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