dopo un terremoto catastrofico possiamo ancora sperare?

dov’era Dio quando tutto crollavaAmatrice

di Luigi Sandri
in “Trentino” del 29 agosto 2016

Sandri

Anche il credente, di ogni religione, fatica a dire parole di senso di fronte ad un evento catastrofico come il terremoto che pochi giorni fa ha colpito l’ Italia centrale. Il cristiano stesso non sa dire “perché?” rispetto al terribile accadimento – e il grido senza risposta, “Dov’era Dio?”, è stato ripetuto in questi giorni; sa, però, dov’ era, e dov’ è l’uomo e, in proposito, alcune parole dette da Gesù, pur in altro contesto, ci appaiono illuminanti. Il capitolo XXV dell’Evangelo di Matteo anticipa le domande che il Signore farà nell’ultimo giudizio. Ai giusti dirà: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere”. “Quando mai – risponderanno costoro – ti abbiamo visto affamato, assetato?”. “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me. Venite, benedetti”. Poi dirà ai malvagi: “Avevo fame e non mi avete dato da mangiare, sete e non mi avete dato da bere”. “Quando mai?”. “Quello che non avete fatto al più piccolo dei miei fratelli non lo avete fatto a me. Andate via, maledetti”.

amatrice2Di fronte ai recenti disastri, è facile immaginare a chi il Signore dirà “maledetti”, e a chi “benedetti”. Dirà “maledetti” a quanti – impresari e tecnici – avessero violato (il se, il quando e il come sarà la magistratura ad accertare) le normative anti-sisma e, “mettendo in sicurezza” ad Amatrice una scuola lesionata da un precedente terremoto, per guadagnare sul sangue della gente avessero risparmiato il necessario cemento e abbondato con la sabbia. E, invece, il Signore dirà “benedetti” a quanti – volontari, pompieri, carabinieri e uomini e donne di tutte le forze dell’ordine – si sono prodigati con generosità esemplare, e con competenza, per salvare persone sepolte dalle macerie. Non è necessario essere cristiani, o seguaci di una qualsiasi altra religione, per avere il coraggio di rischiare perfino la propria vita per salvare chi è in pericolo di perdere la sua. Del resto, i cristiani sanno che tra le domande del Signore nell’ultimo giorno, non ve ne è nemmeno una riguardante il culto (“Sei andato al tempio?”).

amatrice1Essi, giustamente, ritengono importante partecipare alla messa – o Santa Cena, o divina liturgia – per nutrire la loro fede, ma tale scelta dovrebbe spingerli ad aprire il cuore ai bastonati dalla vita; sarebbe, infatti, una radicale distorsione dell’Evangelo, e un sacrilegio, celebrare l’Eucaristia e poi non farsi samaritani verso persone incappate nei ladroni o straziate dalla terribilità della natura. Al di là delle comprensioni del divino, e del rapporto Dio-mondo, questioni sulle quali i/le seguaci delle varie religioni spesso si contrappongono in modo invalicabile, e al di là delle diverse visioni filosofiche proprie di persone diversamente credenti, o agnostiche, o atee, l’esperienza mostra che quando, per amore dell’uomo, ci si unisce solidali con le vittime di eventi infausti, il mondo (non solo l’Italia, perché accade ovunque) offre il meglio di sé. Dunque, possiamo ancora sperare.

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