una società narcisista dalla pericolosa ‘cultura del selfie’

tra Narciso e selfie

la società vista da Michele Serra

di Simone Vazzana

Digitambuli, ego e sindrome dello sguardo basso. Michele Serra, firma di La Repubblica e L’Espresso, ha incontrato gli alunni del liceo classico “Gioberti”, dialogando con loro sui temi trattati nel suo ultimo romanzo, Qualcuno potrebbe (edito da Feltrinelli).

“La società contemporanea – ha sottolineato l’autore – è l’evoluzione del mito di Narciso. La cultura del selfie è pericolosa, perché rimanda alla catena di montaggio. Tutto è ripetitivo e, fondamentalmente, il continuo aggiornare il prossimo sui nostri spostamenti e le nostre attività non è poi così interessante”.

Una condanna ai social network di fronte a decine di adolescenti? Non proprio.

“È impossibile integrarsi senza un pc o uno smartphone – ammette Serra –. Io stesso non saprei come lavorare e come informarmi. Però, devono restare dei mezzi al nostro servizio. Tutto quello che diventa compulsivo è dipendenza: non se ne deve fare un uso autistico. È necessario essere indipendenti, è necessario tenere il timone”.

Ma “Qualcuno potrebbe” non parla solamente dell’abuso della tecnologia. Racconta la vita di Giulio, un trentenne che per lavoro archivia meccanicamente le esultanze dei calciatori. Non ha sbocchi professionali, non ha un’identità. Il suo è un viaggio senza partenza e senza arrivo, che tocca molte delle stazioni di una società in piena crisi. Una società sprofondata in una voragine provocata dall’assenza di tutto, soprattutto dalla morte del lavoro. Giulio, che Serra non descrive mai fisicamente all’interno del romanzo, è un eroe dell’insofferenza che si sente fuori posto e fuori tempo, come tanti suoi coetanei. Vive in un non-luogo, nell’hinterland di una provincia del Nord, nell’attesa che accada qualcosa.

Ai ragazzi del “Gioberti”, Serra ha raccontato anche il suo modo di intendere la scrittura: “Chi scrive ha grandi difficoltà a rimandare al testo. Se Melville fosse vivo, oggi verrebbe invitato a un talk show e gli si chiederebbe il motivo del suo odio per le balene. Sì, la scrittura  ha sicuramente una dimensione intellettuale ed emotiva, ma anche inconscia. Per esempio, il titolo del libro l’ho sognato prima della stesura”. Così come il cinghiale antropomorfizzato, presente nella copertina disegnata da Gipi: “L’ho interpretato come un segno. Nel libro, non ho volutamente mai descritto Giulio. Non ha un volto. Se ci sarà un sequel, vedrò se dargliene uno”.

la bufala del selfie di papa Fracesco

il primo selfie di Papa Francesco?

è una bufala

selfie-fake-papa-francesco.jpg

Sta girando da qualche ora, rilanciato via Twitter a suon di retweet, quello che in tanti hanno definito “il primo selfie di Papa Francesco”. Peccato che non ci sia niente di vero. Se ora sappiamo che un selfie del Santo Padre ha delle altissime potenzialità virali, ci spiace deludere i più creduloni: si tratta di un falso confezionato (quasi) ad arte.

 L’immagine arriva da un videochat di Papa Francesco del settembre dello scorso anno (trovate il video integrale a questo indirizzo), mentre a rilanciare il falso “selfie” ci ha pensato un account fake del Vaticano su Instagram, che si presenta come “the official IG of the Holy See e conta su ben 146 mila seguaci e 604 immagini già caricate.

A crederci sono stati in tanti – 11.600 mi piace in poche ore e migliaia di condivisioni su Twitter – e anche qualche organo di stampa internazionale non ci ha pensato due volte prima di pubblicarlo sui propri profili social.