M. Novak durissimo contro papa Francesco

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su ‘il sussidiario.net’ M. Borghesi pubblica queste interessanti note sulle reazioni estremamente negative che il conservatorismo americano, soprattutto il liberista M. Novak, ha avuto nei confronti di papa Francesco per le sue dichiarazioni contro il capitalismo che impoverisce e uccide:

lo  schiaffo di Francesco ai catto-capitalisti

Papa Francesco Si tratta di rilievi al sistema
capitalista che, secondo Novak, non possono essere accolti. «Da Max Weber in
poi, il pensiero sociale cattolico è stato accusato di essere la causa della
povertà in molte nazioni cattoliche. E proprio su questo versante papa Francesco
inavvertitamente rafforza le tesi di Weber».
Il risentimento di Novak è comprensibile. Assunto alla fama come il Weber
cattolico, colui che al posto de L’etica protestante e lo spirito del
capitalismo di Weber poneva l’etica “cattolica” come vero fondamento del
capitalismo “democratico”, si ritrova ora un Pontificato che diffida di quel
sistema che egli, da tempo, ha contribuito a legittimare e a sollevare da ogni
possibile accusa. Un punto, tra molti della Evangelii gaudium, è inaccettabile
per Novak: «la sua superficiale allusione alle teorie della “ricaduta
favorevole”». È la teoria del trickle-down che è al centro del modello
liberista. Come scrive il Papa nella sua Lettera: «In questo contesto, alcuni
ancora difendono le teorie della “ricaduta favorevole”, che presuppongono che
ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per
sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non
è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella
bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati
del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusi continuano ad
aspettare. Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per
potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una
globalizzazione dell’indifferenza» (Evangelii gaudium, 54). Una critica che non
è piaciuta a Novak. Soprattutto l’idea che il modello capitalista non sia
confermato dai fatti come fonte generalizzata di benessere. La risposta,
pungente, data la nazionalità del Papa, risiede nel fatto che in «Argentina e in
altri sistemi statici, privi di ogni meccanismo di mobilità sociale, questo
commento sarebbe comprensibile. Laddove invece, come in America, intere
generazioni dimostrano l’efficacia della mobilità sociale, l’affermazione del
Papa non corrisponde affatto al vero. La mobilità sociale promossa da alcuni
sistemi capitalistici rappresenta la realtà vissuta e sperimentata da una vasta
percentuale della popolazione americana e non già una “fiducia grossolana ed
ingenua”»..
La critica di Novak, cioè del più illustre catto-capitalista negli Usa,
dimostra, nel suo nervosismo, come la Evangelii gaudium abbia colpito nel segno.
Al punto che lo stesso Pontefice, nella intervista ad Andrea Tornielli per La
Stampa (Mai avere paura della tenerezza, 15 dicembre 2013), ha tenuto a
puntualizzare il punto controverso sollevato da Novak: «Nell’esortazione non c’è
nulla che non si ritrovi nella Dottrina sociale della Chiesa. Non ho parlato da
un punto di vista tecnico, ho cercato di presentare una fotografia di quanto
accade. L’unica citazione specifica è stata per le teorie della “ricaduta
favorevole”, secondo le quali ogni crescita economica, favorita dal libero
mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale
nel mondo.

(ilsussidiario.net)

le nuove ideologie denunciate da papa Francesco

 

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papa Francesco è un papa decisamente non visto bene dai settori più conservatori del mondo cattolico e politico nostrani, ma soprattutto americani: lo considerano addirittura ‘marxista’ o ‘neosocialista’ i ‘neo-con’ americani punti di riferimento per i nostri ‘atei devoti’

riflette su questa problematica S. Le Bars su ‘le Monde’:

Il papa denuncia l’abbandono di una “sana economia”

di Stéphanie Le Bars
in “Le Monde” del 12 dicembre 2013)

Il papa sarà nuovamente trattato da “marxista e da neo-socialista” dai neo-con americani? Dopo il
suo testo programmatico del 26 novembre, che gli è valso quelle accuse, e nel quale Francesco
denunciava “la mano invisibile del mercato” e “la cultura dello scarto”, il papa rinnova il suo
attacco ai misfatti della crisi finanziaria nel suo primo messaggio per la pace, pubblicato giovedì 12
dicembre e che sarà letto in tutte le chiese il 1° gennaio.
per nuovi “stili di vita”
Intitolato La fraternità, fondamento e via per la pace, questo testo denuncia “Le nuove ideologie,
caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, che
indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalità dello “scarto”, che induce al
disprezzo” “Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei
modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita”, esorta quindi, basandosi
molto sui testi dei suoi predecessori e sulla dottrina sociale della Chiesa, senza rottura nei contenuti.
Secondo il papa, “le gravi crisi finanziarie ed economiche contemporanee – che trovano la loro
origine nel progressivo allontanamento dell’uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di
beni materiali”, spingono molte persone “a ricercare la soddisfazione, la felicità e la sicurezza nel
consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia”. Attaccando i redditi
estremamente alti, insiste quindi sulla necessità di attuare “politiche che servano ad attenuare una
eccessiva sperequazione del reddito”.
I beni privati come beni comuni
A sostegno della sua dimostrazione, che rischia di attirargli nuove critiche da parte di certi ambienti
economici, Francesco presenta un rapido richiamo della dottrina sociale della Chiesa. “Non
dobbiamo dimenticare l’insegnamento della Chiesa sulla cosiddetta ipoteca sociale, in base alla
quale se è lecito, come dice san Tommaso d’Aquino, anzi necessario «che l’uomo abbia la
proprietà dei beni», quanto all’uso, li «possiede non solo come propri, ma anche come comuni, nel
senso che possono giovare non unicamente a lui ma anche agli altri».
Ma se, dalla sua elezione in marzo, il papa si fa portavoce dei poveri, denunciando le
disuguaglianze economiche e sociali, questa posizione non fa di lui un “comunista”, come già ha
spiegato. Nella sua esortazione apostolica di fine novembre, Evangelii Gaudium, il papa
confermava certo la sua “opzione preferenziale per i poveri”, ma si distingueva ancora una volta
dai teologi della liberazione, giudicati troppo politici e “marxisteggianti” dalla Chiesa. “I poveri
sono i destinatari privilegiati del Vangelo”, insisteva. Ma questa opzione è “teologica prima di
essere culturale, politica o filosofica”.
Nel suo messaggio per la pace, papa Francesco, sulla scia dei suoi predecessori, fornisce anche un
lungo catalogo dei mali del mondo, che solo “la fraternità” può risolvere. Si preoccupa della
“grave lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto del diritto alla vita e di quello alla libertà
di religione”, del “tragico fenomeno del traffico degli esseri umani”, della “globalizzazione
dell’indifferenza”, del “dramma lacerante della droga, sulla quale si lucra in spregio a leggi
morali e civili”, della “devastazione delle risorse naturali e dell’inquinamento”, della “tragedia
dello sfruttamento del lavoro”, dei “traffici illeciti di denaro come della speculazione finanziaria”,
della “prostituzione che ogni giorno miete vittime innocenti”, dell’ “abominio del traffico di esseri
umani, dei reati e degli abusi contro i minori, della schiavitù, della “tragedia spesso inascoltata dei
migranti sui quali si specula indegnamente nell’illegalità”, delle “condizioni inumane di tante
carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano”, della “persistente vergogna
della fame nel mondo”.
Al di là della dottrina sociale della Chiesa, il papa si basa anche sulla teologia per difendere l’idea
che la “fraternità”, pegno di “pace e di giustizia” si impara “in seno alla famiglia”, sottolineando tra l’altro “i ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e
della madre”. Infine, in un contesto contrassegnato da diversi conflitti che coinvolgono gruppi
religiosi in varie parti del mondo, in particolare nella Repubblica Centrafricana, il papa ripete la
richiesta tradizionale del Vaticano per “la non proliferazione delle armi e per il disarmo da parte di
tutti, cominciando dal disarmo nucleare e chimico”.

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