un diritto negato
di Gian Carlo Perego
in “Vita Pastorale” del febbrai2026
Purtroppo, a fronte della crescita delle persone in fuga, il diritto alla protezione internazionale ha
subìto un indebolimento grave, fino anche alla negazione nei Paesi dell’Occidente che ne erano
finora i garanti: Stati Uniti ed Europa
Il Rapporto Migrantes 2025 sul “Diritto d’asilo” è aperto dalle parole di papa Leone in un videomessaggio
agli abitanti di Lampedusa: «Davanti all’ingiustizia e al dolore innocente siamo più consapevoli, ma
rischiamo di stare fermi, silenziosi e tristi, vinti dalla sensazione che non ci sia niente da fare. Invece no: la
storia è devastata dai prepotenti, ma è salvata dagli umili, dai giusti e dai martiri». Ingiustizia, dolore,
prepotenza, accompagnate da «crisi permanenti e responsabilità rimosse» sulla tutela del diritto d’asilo e
dalla riduzione di aiuti sembrano camminare insieme ai richiedenti asilo, ai profughi, ai rifugiati che, l’anno
scorso, sono cresciuti ancora: oltre 123 milioni di persone in fuga, in maggioranza sfollati interni (73,5
milioni), 8 milioni e mezzo di richiedenti asilo, 43 milioni di rifugiati (cresciuti di quasi 12 milioni per le
vicende palestinesi). Venezuela, Siria e Afghanistan sono i Paesi con il maggior numero di rifugiati, a cui si
aggiungono l’Ucraina con oltre 5 milioni di rifugiati e il Sud Sudan con 2 milioni e mezzo.
Cosa alimenta il cammino di chi chiede la protezione internazionale? Guerre, violenze diffuse, cre
scente numero di morti (+27%) e situazioni di crisi restano la causa principale della fuga dalle
proprie case. Sono 31 le guerre in corso e 23 le crisi sparse in tutto il mondo, che interessano in
particolare l’Africa, l’Asia e il Medio Oriente. La guerra è tornata a essere presente nell’area europea
con il conflitto tra Ucraina e Russia e le tensioni in Kosovo, a Cipro e in Georgia.
Oltre che dalle guerre si fugge anche da persecuzioni, violazioni dei diritti umani, sfruttamento e
schiavitù in 91 Paesi con regimi autoritari, che superano come numero i Paesi democratici (88). Le
donne in Afghanistan continuano a essere escluse dalla vita pubblica e in Iran subiscono continue
violenze, come in alcuni Paesi le leggi criminalizzano le persone di diverso orientamento sessuale
(Ghana, Malawi, Uganda… e anche in Bulgaria). Anche la libertà religiosa è sistematicamente
negata in vari Paesi, con gravi violazioni in Afghanistan, Cina, Eritrea, India, Nigeria, Pakistan,
Russia. Crisi climatiche crescenti (siccità, desertificazione…) e disastri ambientali mettono in fuga
45 milioni di persone soprattutto negli Usa, nelle Filippine, in India, in Cina, in Bangladesh.
Purtroppo, a fronte della crescita delle persone in fuga, il diritto alla protezione internazionale ha
subìto un indebolimento grave, fmo anche alla negazione nei Paesi dell’Occidente che ne erano
fmora i garanti: Stati Uniti ed Europa.
Il Rapporto analizza gli effetti al confine con il Messico e negli Stati Uniti delle politiche di Trump sulla
popolazione in cerca o in attesa di asilo, oltre che sui lavoratori temporanei latinoamericani. A metà set
tembre 2025, l’amministrazione Trump — che in campagna elettorale aveva promesso di chiudere il confine
meridionale con un muro di confine e fare la più grande espulsione di stranieri dagli Usa — ha emanato
almeno dodici ordini esecutivi collegati alla migrazione, con un ingente investimento di risorse, quattro volte
superiori alla spesa annuale per l’immigrazione. I provvedimenti mirano a limitare le tutele alle frontiere e in
materia di asilo, a ridurre i programmi umanitari, a diminuire i finanziamenti destinati al sistema di
rifugiati e richiedenti asilo: quasi uno smantellamento del sistema asilo.
Si è assistito nei mesi scorsi a retate, alla moltiplicazione di centri di detenzione per migranti, a
divieti di viaggio (con la cancellazione di visti), a espulsioni verso Paesi terzi. Una vera e propria
caccia al migrante, che ha generato paura e fermi di persone migranti che non avevano fatto
violazioni o infrazioni minime, generando anche gravi ripercussioni sulle famiglie, sul lavoro, sulla
realtà sociale, sull’economia, sul sistema educativo, sulla partecipazione alla vita pubblica, anche
religiosa, dei migranti, ma anche sul benessere pubblico dei cittadini.
Le azioni contro i migranti si sono sommate a un linguaggio e a una retorica disumanizzante,
condita da falsità, che hanno alimentato la loro criminalizzazione, creando una divisione sociale.
Azioni accompagnate dalla diminuzione degli aiuti per la cooperazione allo sviluppo e all’aumento
delle spese militari.
La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha reagito ricordando che occorre trovare un equilibrio tra i
diritti degli individui alla sicurezza e alla dignità, il dovere degli Stati a proteggere il bene comune e la sicu
rezza, e l’obbligo di garantire che le leggi e le politiche siano umane e promuovano la solidarietà. Principi,
questi, che valgono anche per le leggi e le pratiche in materia di migrazione. Al tempo stesso, le comunità
cristiane, i gruppi religiosi, preti e vescovi hanno iniziato una testimonianza alternativa, che consiste nell’ac
compagnare le persone ai tribunali dell’immigrazione, a visitare gli immigrati nei centri di detenzione e a
opporsi alle azioni di contrasto che violano la dignità umana. La Chiesa negli Stati Uniti ha sviluppato,
inoltre, risposte pastorali all’incertezza e alla paura che molte comunità di immigrati stanno vivendo. Papa
Francesco, in una sua lettera, ha sostenuto l’atteggiamento e le ho. scelte della Chiesa americana.
La politica di Trump ha condizionato la politica europea. Anche l’Europa considera una priorità la
difesa e la competitività che ha un riflesso nella politica migratoria con la tendenza ad accrescere
l’esternalizzazione del controllo delle migrazioni e i rimpatri, guardando anche al modello Albania (in
realtà fallimentare), promosso dall’Italia. Anche in Europa si tende a ridurre la spesa umanitaria, la
protezione umanitaria, con l’escamotage dei cosiddetti “Paesi sicuri”, l’accelerazione dell’esame delle
domande d’asilo e la crescita dei rigetti, mediamente del 50% rispetto al numero delle domande (in Italia è al
64%).
Il Patto sulla migrazione e sull’asilo, che entrerà in vigore nel giugno di quest’anno — pesanti le
critiche di Caritas europea, degli Organismi ecclesiali impegnati nell’accompagnamento dei
migranti e richiedenti asilo, del Tavolo asilo in Italia… — sarà, purtroppo, un grave segnale di un
“indebolimento democratico” nella politica migratoria europea


