per una chiesa di tutti

 

“tutti, tutti, tutti”

il nuovo arcivescovo di New York indica una Chiesa
di ponti e dialogo

di Camillo Barone
in “www.ncronline.org” del 5 febbraio 2026 (traduzione: www.finesettimana.org)

L’arcivescovo designato Ronald Hicks ha delineato una scelta pastorale radicata nella semplicità,
plasmata dall’evangelizzazione, attenta agli immigrati e ai poveri e incentrato sulla costruzione di
una chiesa missionaria che si apra verso l’esterno.
L’arcivescovo designato Ronald Hicks si è fermato davanti ai murales all’ingresso della Cattedrale
di San Patrizio a New York che raffigurano Santa Francesca Cabrini, Dorothy Day, i primi
soccorritori dell’11 settembre e gli immigrati del passato e del presente, e ha visto in essi un riflesso
sia della sua storia personale che della storia di New York.
“Mi ha ricordato la mia famiglia di immigrati che è venuta qui dalla Germania, dall’Irlanda e dalla
Polonia, e mi ha anche ricordato le persone che ho incontrato durante il mio lavoro missionario in
America Latina”, ha detto Hicks. “Mi ha ricordato che le persone continuano a guardare a quella
porta dorata come fonte di speranza e opportunità qui negli Stati Uniti”.
Il nuovo arcivescovo, che diventerà l’undicesimo leader dell’arcidiocesi di New York, ha
approfittato della conferenza stampa pre-insediamento del 5 febbraio per indicare il tono pastorale
che spera di imprimere: radicato nella semplicità, plasmato dall’evangelizzazione, attento agli
immigrati e ai poveri e incentrato sulla costruzione di una chiesa missionaria che si apra verso
l’esterno.
Il 18 dicembre Papa Leone XIV ha nominato Hicks, 58 anni, successore del cardinale Timothy
Dolan, le cui dimissioni sono state accettate dopo che questi ha raggiunto l’età pensionabile
obbligatoria di 75 anni nel febbraio 2025.
Hicks ha affermato che i giorni che precedono e seguono il suo insediamento sono intesi
innanzitutto come momenti di preghiera non di autopromozione. Stasera (5 febbraio) l’arcidiocesi
celebrerà i vespri e domani (6 febbraio) Hicks sarà ufficialmente insediato come arcivescovo
durante una messa che dovrebbe attirare più di 2.000 persone, tra cui circa 90 vescovi, sette
cardinali e circa 400 preti.
“Stasera non è il momento di fissare un programma o di promuovere la mia visione, ma è il
momento di chiedere la benedizione di Dio nella preghiera e di farlo insieme”, ha detto. Durante la
messa di insediamento, intende sottolineare la gratitudine e la missione della Chiesa, facendo
ripetutamente riferimento a Papa Leone XIV e promettendo di collaborare con la sua visione.
Hicks ha descritto questa missione in termini chiaramente orientati verso l’esterno. “Parlerò
semplicemente di essere una Chiesa composta da discepoli missionari che vogliono andare e fare
discepoli, e anche trasmettere la nostra fede alle generazioni future”, ha affermato. “Parleremo di
una Chiesa che costruisce ponti, va nelle periferie, si impegna nel mondo e vive la sua missione:
una Chiesa missionaria”.
Le liturgie stesse rifletteranno questa visione e includeranno elementi bilingui. Facendo riferimento
a trent’anni di presbiterato in cui la comunità ispanica è stata al centro del suo ministero, Hicks ha
affermato che intenzionalmente predica in parte in spagnolo.
“Voglio comunicare al mondo che la comunità ispanica è molto importante nella vita della Chiesa
cattolica, ed è anche un modo per mostrare il mio rispetto e il mio amore per la comunità latina
riconoscendo la sua dignità”, ha affermato.
La prima lettura alla Messa di insediamento di Hicks sarà proclamata da Samuel Jimenez Correas,
un orfano salvadoregno immigrato a Chicago, che Hicks ha incontrato durante i suoi cinque anni di
lavoro come missionario in El Salvador dal 2005 al 2010.
Hicks ha anche sottolineato la varietà delle persone che saranno presenti alle celebrazioni. Accanto
al clero cattolico e ai laici ci saranno rappresentanti di altre tradizioni religiose, del governo, del
mondo degli affari, del lavoro, dell’istruzione, delle organizzazioni non-profit, dei soccorritori di
pronto intervento e delle arti.
“In altre parole, chi ci sarà? Tutti. Tutti”, ha detto. “Per citare Papa Francesco, quando diceva: chi ci
sarà, todos, todos, todos. Questo è positivo, perché New York è un luogo dove vive e si sente a casa
il mondo intero, e la Chiesa cattolica è universale, riunisce e coinvolge tutti”.
Alla domanda del National Catholic Reporter sul suo messaggio agli immigrati cattolici, le cui voci
faticano a farsi sentire a livello nazionale, Hicks ha inquadrato la sua risposta nella dottrina sociale
cattolica.
“La mia risposta deriva da una chiara comprensione, nella Chiesa cattolica e nella nostra giustizia
sociale, di cosa sia la dignità umana”, ha affermato. “Il mio messaggio è: come ci trattiamo con
rispetto? Come possiamo semplicemente vederci come fratelli e sorelle e usare questo come
fondamento per tutto?”.
Hicks ha anche parlato di colmare il divario tra ricchi e poveri in una città caratterizzata da forti
contrasti.
“Penso che questo sia il potere di Gesù. Egli ama, conosce e si rivolge a tutti, a tutti, e vuole che
tutti siano salvati”, ha affermato.
Proveniente dalla diocesi di Joliet, nell’Illinois, dove vivono poco più di 500.000 cattolici, Hicks ha
riconosciuto la portata e la visibilità globale di New York, definendola di influenza nazionale e
internazionale. Ha affermato di essere consapevole che la sua voce ora arriva ben oltre i confini di
una diocesi, anche attraverso la messa televisiva nazionale delle 10:15 della domenica nella
Cattedrale di San Patrizio.
Secondo il suo sito web, l’arcidiocesi di New York conta circa 2,5 milioni di cattolici in circa 300
parrocchie.
Nonostante la visibilità e le esigenze amministrative del ruolo, Hicks ha affermato di non
considerarsi in primo luogo un dirigente.
“Non voglio essere visto solo come l’amministratore delegato o il presidente di un gruppo”, ha
detto. “Sono stato chiamato qui per essere un pastore e, come pastore, il mio desiderio è quello di
essere un buon pastore”.
Mentre si prepara ad assumere la cattedra e ad iniziare formalmente il suo ministero, Hicks ha
descritto la sua visione in una sola parola: “provvidenza”. Ha affermato di confidare che Dio lo
abbia preparato per questo momento e che il suo compito ora sia quello di arrendersi, fidarsi e
seguire.
“Voglio solo fidarmi di Lui, seguirLo e continuare a farlo”, ha affermato

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