migranti vittime di un’enorme opera di deportazione

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pedine del gioco dell’oca

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Leonardo Cavaliere

Decine di migliaia di richiedenti asilo saranno rispediti in Afghanistan dopo la firma dell’accordo tra Unione Europea e Afghanistan. Quest’ultima si è impegnata a riprendersi un numero illimitato di suoi cittadini emigrati, meglio fuggiti da violenze e guerra, da parte sua l’UE si è impegnata a versare 1 miliardo di euro all’anno a sostegno di questa enorme opera di deportazione.

L’accordo prevede anche la nascita di un Terminal dedicato presso l’aeroporto di Kabul che dovrà gestire almeno 80.000 persone che inizieranno ad essere deportate nell’immediato.

Questa notizia è passata in questi giorni un pò in secondo piano. Quest’accordo è un pericoloso precedente, un apripista dei prossimi accordi con altri stati considerati “Sicuri sulla carta”. Infatti, dietro corrispettivo s’impegneranno a riprendersi i propri cittadini o migranti transitati o forse transitati nel loro territorio, vedi il costituente accordo con l’Etiopia e il Niger.

Questo nuovo modus operandi mutuato dal “gioco dell’oca” è quando di più preoccupante si stia assistendo negli ultimi tempi.

Dove vogliamo inviarli? Afghanistan.   Si sconsigliano vivamente viaggi a qualsiasi titolo in Afghanistan, in considerazione della gravità della situazione di sicurezza interna nel Paese, dell’elevato rischio di sequestri e attentati a danno di stranieri in tutto il territorio nazionale, compreso Kabul e del ripetersi di gravi attentati in tutti i principali centri urbani ed anche nel centro della capitale. Le condizioni di sicurezza hanno subito un sensibile deterioramento in tutto il Paese, incluse le principali città (Kabul, Herat, Mazar-e-Sharif, Jalalabad, Kandahar, Kunduz). Restano critiche le aree meridionali e sud-orientali e sono peggiorate le condizioni di sicurezza anche nel nord e nell’ovest del Paese. (tratto dal sito Viaggiare sicuri della Farnesina) Niger. Alla luce del quadro generale d’insicurezza nell’intera area saheliana, interessata anche da fenomeni di matrice terroristica, si sconsigliano viaggi a qualsiasi titolo nel Paese. Nelle zone settentrionali è stata segnalata la presenza di mine. (tratto dal sito Viaggiare sicuri della Farnesina) Etiopia. Si registrano situazioni di violenza diffusa, soprattutto nelle zone in cui vivono gli Oromo.

Secondo l’accordo, anche donne e bambini potranno essere deportati, per i minori non accompagnati, si dovranno prima individuare i familiari e poi potranno essere reinviati a patto che vi siano dei programmi di accoglienza. Infine, sono previste misure di sensibilizzazione verso la popolazione “sul pericolo della migrazione irregolare”.

“Dopo di questo non ci sono più limiti”, afferma Cristhopher Hein, consigliere strategico del Consiglio italiano rifugiato ed esperto di diritto internazionale. Tra le prime voci critiche in Italia contro l’accordo, c’è quella di padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli che a Redattore Sociale rileva che “Si tratta dell’ennesimo colpo inferto dall’Ue alla dignità della vita umana, aggravato da uno spreco sproporzionato di risorse economiche che potrebbe essere destinato alla creazione di canali umanitari sicuri e ad un’accoglienza programmata e progettuale che impegni tutti gli Stati europei”.

Hein aggiunge che con l’abbandono dei principi guida della dottrina dei rimpatri si “abbandona la dottrina tradizionale sui rimpatri: essi dovrebbero avvenire in condizioni di sicurezza e dignità – spiega Hein – L’ultimo rapporto Easo di gennaio 2016 analizza la situazione afgana, provincia per provincia, e rileva come essa sia ancora molto critica. Inoltre, in un documento di maggio non pubblico, si dice che situazione deteriorata ulteriormente. Come si posso rimandare indietro richiedenti asilo in zone di conflitto armato?”.

 

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