il severo monito di Bauman

 

“neppure i paesi più ricchi e sviluppati possono davvero credere di sopravvivere a un conflitto globale che li veda opposti alla maggioranza povera e disperata degli abitanti del pianeta”

una essenziale ‘rassegna stampa’ in memoria di Bauman dal prezioso sito ‘finesettimana’:

 

La civiltà nasce dalle paure che oggi il potere trasforma in merce politica di Zygmunt Bauman in Corriere della Sera del 10 gennaio 2017

La quantità e l’intensità della paura nelle società umane non rispecchiano più la gravità oggettiva o l’imminenza del pericolo, ma l’abbondanza di offerte sul mercato e l’intensità della promozione (o propaganda) commerciale.
Sono assai rare le star della cultura. Ma Zygmunt Bauman, scomparso ieri all’età di 91 anni, ha goduto di un’immensa popolarità grazie alla sua capacità di parlare alla gente con un linguaggio semplice e comprensibile, mai riduttivo. Lascia un vuoto incolmabile: aumenterà la «solitudine del cittadino globale», privo della sua voce indignata e rassicurante.
La destinazione prescelta potrebbe essere irraggiungibile. La sua visione, però, ci sprona, ci induce a metterci in cammino e a continuare a camminare.
il populismo, di destra e di pseudo-sinistra: «Alcuni acchiappavoti, che si presentano come outsider non toccati dalla corruzione fino al momento, riescono a lucrare sulla frustrazione dell’elettorato facendo promesse che sanno benissimo non potranno mantenere una volta eletti»
Era la voce narrante di una modernità privata delle sue “solide” basi economiche, l’analista di un mondo orfano della grande industria di massa, ma ancora combattivo e desideroso di riscossa dalle iniquità estreme e da un consumismo cieco
«Ma io, a dispetto di tutto, sono ottimista. Per un motivo molto semplice: neppure i paesi più ricchi e sviluppati possono davvero credere di sopravvivere a un conflitto globale che li veda opposti alla maggioranza povera e disperata degli abitanti del pianeta».
La crisi economica ha scompaginato in maniera irrimediabile il quadro, generando diseguaglianze e distruggendo larghe fasce di classi medie.., mentre i flussi migratori li spaventavano facendoli diventare sensibili ai messaggi politici dei populisti in Europa e negli Usa, con la crescita dell’instabilità istituzionale e della radicalizzazione dello scontro con chiunque viene percepito come diverso o non assimilabile. In politica si proclamava con orgoglio socialista.
E’ stato capace di trasmettere a molti di noi, anche per merito di un linguaggio immaginifico ma semplice, il senso delle sue riflessioni critiche. Che non è un merito da poco
un serio sforzo di definizione filosofica della morale e di proposta di un’etica che contrasti la barbarie. Centrale è la categoria l’Amore che è «accettazione incondizionata della diversità dell’altro e del suo diritto alla propria diversità (…). L’amore consiste nell’abbracciare l’Altro come valore in sé».
Francesco è oggi la guida una chiesa dove – almeno nelle intenzioni del suo pontefice – la verità non è più dogmatica, ma è la partecipazione caritatevole di molti. La caritas prima di tutto. Non per nulla quella di Francesco è la sola voce radicalmente a favore dell’accoglienza in tema di migrazioni. Un tema che a Bauman stava molto a cuore.
“Un dialogo necessario tra laici e credenti per la costruzione della pace e di una società più inclusiva, perché il dio dell’altro non è più dall’altra parte del confine, ma è qui”. Anche perché Zygmunt Bauman non ammetteva alternative: “Il dialogo è una questione di vita o di morte: o ci capiamo, o toccheremo il fondo insieme”. Dialogo messo in pratica da lui stesso, incontrando Papa Francesco.
… fra le cose che mi ha insegnato c’è anche la consapevolezza che la vita che abitiamo è qualcosa che ci trascende, che è più grande delle nostre piccole o grandi individualità, e che quando ci pensiamo nel mondo dobbiamo andare al di là di noi stessi e dei nostri affetti, e finanche delle altre persone, che dobbiamo riuscire a scioglierci dai laccioli umanistici che ci fanno sentire i padroni del mondo visto che dovremmo piuttosto sentirci al servizio di questo mondo, e onorarlo, e accettare l’inesorabilità che altri prendano il nostro posto. Senza tristezza. Serename
Negli anni Novanta, il filosofo e sociologo orientò i suoi testi verso una comunicazione veloce. E pur parlando di globalizzazione, lavoro, incertezza e amore, diventò un autore di successo, amato dal grande pubblico
È molto amato dai teorici cattolici per il suo richiamo all’ethos, mentre la sinistra lo considera troppo poco attento alle condizioni materiali per apprezzarlo. Eppure le ultime navigazioni di Bauman nel web restituiscono un autore che mette a fuoco come la dimensione della precarietà, della paura siano forti dispositivi di gestione del potere costituito
«Tutte le culture umane possono essere decodificate come ingegnosi congegni che rendono la vita vivibile, nonostante la consapevolezza della morte».
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