una tesina sulle proprie origini rom

Eros si diploma con una tesina sulle origini rom per battere i pregiudizi

a scelta di Eros Osmani per il diploma al Ruzza: i genitori sono fuggiti dal Kosovo. «C’è diffidenza: i miei lavorano, pagano le tasse e hanno un mutuo sulle spalle»

dal quotidiano ‘il Mattino’, a firma di S. Quaranta, il resoconto sulla tesina sulle proprie origini rom di Eros con una tesina sul suo popolo. Per i suoi compagni è stata una rivelazione. «Nessuno lo sapeva» racconta «a loro ho sempre detto solo di avere origini kosovare, per essere accettato. Poi mi sono accorto che, così facendo, ero io per primo a discriminare me stesso». Così ha deciso di dedicare alla questione un intero approfondimento: racconta le peripezie storiche, le usanze e le tradizioni. Non manca di sfatare qualche mito

  

PADOVA. Il suo bel nome suggerisce origini greche, ma il suo cognome, Osmani, è turco. Eros è un rom che “si è fermato italiano”, citando De André. I genitori sono scappati dal Kosovo, a causa della guerra, e lui è nato a Padova, dove ha sempre vissuto «in una casa normale, con una famiglia che lavora, paga le tasse e ha un mutuo da estinguere, come tanti altri» tiene a sottolineare.

Quest’anno si è diplomato al Ruzza, con una tesina sul suo popolo. Per i suoi compagni è stata una rivelazione. «Nessuno lo sapeva» racconta «a loro ho sempre detto solo di avere origini kosovare, per essere accettato. Poi mi sono accorto che, così facendo, ero io per primo a discriminare me stesso». Così ha deciso di dedicare alla questione un intero approfondimento: racconta le peripezie storiche, le usanze e le tradizioni. Non manca di sfatare qualche mito. «Prima di arrivare in Italia i miei genitori non avevano mai sentito la parola “campo nomadi”, in altre parti d’Europa non esistono. Molti di noi vivono normalmente, ma si nascondono, perché la fama di alcuni perseguita tutti gli altri. Anche il nomadismo non ha nessun legame intrinseco con la nostra cultura. I rom ripudiano la guerra: se c’è si spostano. In Kosovo eravamo stanziali da più di 500 anni». Convivere con l’etichetta del rom non è facile, ed Eros se n’è accorto fin dalla tenera età: «in prima elementare» spiega «mi hanno messo con i bambini che avevano bisogno del sostegno, per essere agevolati nell’integrazione. Ma io sono nato qui, ho sempre parlato l’italiano. Non aveva senso».

La famiglia Osmani vive non molto distante dal campo di via Longhin. E anche questo pesa. «È normale» ammette «ma non è giusto fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono delinquenti e persone per bene, ovunque». Il più grande mito da sfatare, secondo Eros, riguarda «i rom che rubano i bambini. Lo sento dire da sempre, ma al contrario, teniamo moltissimo alla famiglia. Perché rubare i figli degli altri?».

Proprio nella famiglia, per Eros, sta il cuore della tradizione rom: «Siamo molto attaccati, e non concepiamo di essere divisi. I miei fratelli sono emigrati per lavoro, ma mia mamma li chiama tutti i giorni, anche più volte al giorno. E almeno una volta l’anno non può mancare la riunione di famiglia, di solito per Natale. Ogni occasione, anche un compleanno o la nascita di un bambino, va festeggiata insieme, con un pranzo o una cena, perché il cibo va condiviso ed è sinonimo di allegria». Per i prossimi due anni Eros sarà in giro per il mondo con i missionari mormoni, poi pensa all’Università: «mi piacerebbe studiare i diritti umani e battermi per quelli del mio popolo».

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