il commento al vangelo della domenica di pentecoste

lo Spirito Santo? È Dio in libertà


il commento di Ermes Ronchi al vangelo della domenica di pentecoste (9 giugno 2019):
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Lo Spirito, il misterioso cuore del mondo, radice di ogni femminilità che è nel cosmo (Davide M. Montagna), vento sugli abissi e respiro al primo Adamo, è descritto in questo vangelo attraverso tre azioni: rimarrà con voi per sempre, vi insegnerà ogni cosa, vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Tre verbi gravidi di bellissimi significati profetici: “rimanere, insegnare e ricordare”.
Rimanere, perché lo Spirito è già dato, è già qui, ha riempito la “camera alta”
di Gerusalemme e la dimora intima del cuore. Nessuno è solo, in nessuno dei giorni. Se anche me ne andassi lontano da lui, lui non se ne andrà mai. Se lo dimenticassi, lui non mi dimenticherà. È un vento che non ci spinge in chiesa, ma ci spinge a diventare chiesa, tempio dove sta tutto Gesù.
Insegnare ogni cosa: nuove sillabe divine e parole mai dette ancora, aprire uno spazio di conquiste e di scoperte. Sarà la memoria accesa di ciò che è accaduto “’in quei giorni irripetibili” quando la carne umana è stata la tenda di Dio, e insieme sarà la tua genialità, per risposte libere e inedite, per oggi e per domani. Letteralmente “in-segnare” significa incidere un segno dentro, nell’intimità di ciascuno, e infatti con ali di fuoco/ ha inciso lo Spirito /come zolla il cuore (Davide M. Montagna).
Ricordare: vuol dire riaccendere la memoria di quando passava e guariva la vita e diceva parole di cui non si vedeva il fondo; riportare al cuore gesti e parole di Gesù, perché siano caldi e fragranti, profumino come allora di passione e di libertà. Lo Spirito ci fa innamorare di un cristianesimo che sia visione, incantamento, fervore, poesia, perché “la fede senza stupore diventa grigia” (papa Francesco).
Un dettaglio prezioso rivela una caratteristica di tutte e tre le azioni dello Spirito: rimarrà sempre con voi; insegnerà ogni cosa, ricorderà tutto.
Sempre, ogni cosa, tutto, un sentore di pienezza, completezza, totalità, assoluto. Lo Spirito avvolge e penetra; nulla sfugge ai suoi raggi di fuoco, ne è riempita la terra (Sal 103), per sempre, per una azione che non cessa e non delude. E non esclude nessuno, non investe soltanto i profeti di un tempo, le gerarchie della Chiesa, o i grandi mistici pellegrini dell’assoluto. Incalza noi tutti, cercatori di tesori, cercatrici di perle, che ci sentiamo toccati al cuore dal fascino di Cristo e non finiamo mai di inseguirne le tracce.
Che cos’è lo Spirito santo? È Dio in libertà. Che inventa, apre, fa cose che non t’aspetti. Che dà a Maria un figlio fuorilegge, a Elisabetta un
figlio profeta. E a noi dona, per sempre, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per diventare, come madri, dentro la vita donatori di vita.

il commento al vangelo della domenica

quel vento di libertà che scuote i nostri schemi
 il commento al vangelo della domenica di Pentecoste (20 maggio 2018) di E. Ronchi:

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

La Bibbia è un libro pieno di vento e di strade. E così sono i racconti della Pentecoste, pieni di strade che partono da Gerusalemme e di vento, leggero come un respiro e impetuoso come un uragano. Un vento che scuote la casa, la riempie e passa oltre; che porta pollini di primavera e disperde la polvere; che porta fecondità e dinamismo dentro le cose immobili, «quel vento che fa nascere i cercatori d’oro» (G. Vannucci).
Riempì la casa dove i discepoli erano insieme. Lo Spirito non si lascia sequestrare in certi luoghi che noi diciamo sacri. Ora sacra diventa la casa. La mia, la tua, e tutte le case sono il cielo di Dio. Venne d’improvviso, e sono colti di sorpresa, non erano preparati, non era programmato. Lo Spirito non sopporta schemi, è un vento di libertà, fonte di libere vite.
Apparvero lingue di fuoco che si posavano su ciascuno. Su ciascuno, nessuno escluso, nessuna distinzione da fare. Lo Spirito tocca ogni vita, le diversifica tutte, fa nascere creatori. Le lingue di fuoco si dividono e ognuna illumina una persona diversa, una interiorità irriducibile. Ognuna sposa una libertà, afferma una vocazione, rinnova una esistenza unica. Abbiamo bisogno dello Spirito, ne ha bisogno questo nostro piccolo mondo stagnante, senza slanci. Per una Chiesa che sia custode di libertà e di speranza. Lo Spirito con i suoi doni dà a ogni cristiano una genialità che gli è propria. E abbiamo bisogno estremo di discepoli geniali. Abbiamo bisogno cioè che ciascuno creda al proprio dono, alla propria unicità e che metta a servizio della vita la propria creatività e il proprio coraggio. La Chiesa come Pentecoste continua vuole il rischio, l’invenzione, la poesia creatrice, la battaglia della coscienza.
Dopo aver creato ogni uomo, Dio ne spezza la forma e la butta via. Lo Spirito ti fa unico nel tuo modo di amare, nel tuo modo di dare speranza. Unico, nel modo di consolare e di incontrare; unico, nel modo di gustare la dolcezza delle cose e la bellezza delle persone. Nessuno sa voler bene come lo sai fare tu; nessuno ha quella gioia di vivere che hai tu; e nessuno ha il dono di capire i fatti come li comprendi tu. Questa è proprio l’opera dello Spirito: quando verrà lo Spirito vi guiderà a tutta la verità. Gesù che non ha la pretesa di dire tutto, come invece troppe volte l’abbiamo noi, che ha l’umiltà di affermare: la verità è avanti, è un percorso da fare, un divenire. Ecco allora la gioia di sentire che i discepoli dello Spirito appartengono a un progetto aperto, non a un sistema chiuso, dove tutto è già prestabilito e definito. Che in Dio si scoprono nuovi mari quanto più si naviga. E che non mancherà mai il vento al mio veliero.

il commento al vangelo della domenica

 

LO SPIRITO SANTO VI INSEGNERA’ OGNI COSA 

commento al vangelo della domenica di Pentecoste (15 maggio 2016) di p. Alberto Maggi 

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Gv 14,15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

La festa della Pentecoste segna il passaggio dall’antica alleanza. Infatti del giorno in cui la comunità giudaica celebrava il dono della legge sul monte Sinai a Mosè, proprio in quel giorno irrompe sulla comunità dei credenti in Gesù l’azione dello Spirito. Inizia un rapporto nuovo con Dio. Con Gesù, e con l’azione di questo Spirito, il credente non è più colui che obbedisce a Dio osservando le sue leggi, quelle date da Mosè, ma colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo. Ecco il dono dello Spirito. In questo giorno di Pentecoste la liturgia ci presenta il vangelo di Giovanni, capitolo 14, dal versetto 15 e ci sono altri versetti che poi vengono più o meno come aggiustati per dare un testo unitario. Dopo avere reso i discepoli capaci di amare nell’ultima cena attraverso il lavaggio dei piedi, Gesù chiede il loro amore. Scrive l’evangelista: “Se mi amate”… è la prima volta in cui Gesù chiede amore, ma lo fa soltanto dopo aver reso i suoi discepoli capaci di amare. “… osserverete i miei comandamenti”. Gesù nell’ultima cena ha lasciato un unico comandamento. Ha detto: “Vi lascio un comandamento nuovo”,  nuovo non significa aggiunto agli altri, ma di una qualità migliore che sostituisce tutti gli altri. E qual è il comandamento? Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Quindi c’è un unico comandamento. Come mai ora Gesù dice: “Osserverete i miei comandamenti”? Quindi sono i suoi comandamenti, non quelli di Mosè. C’è un unico comandamento, che è quello dell’amore, la sua manifestazione esterna in tutte le occasioni in cui si esprime, questi sono i comandamenti. Pertanto non sono dei precetti esterni all’uomo, ma manifestazioni esteriori di una profonda realtà interiore. “E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito”. Questo è un termine greco che è intraducibile nella nostra lingua. Nella precedente edizione della CEI si era tentato di tradurlo in maniera errata, inesatta, con “consolatore”, che proprio non rende. Infatti si ritorna al termine greco “Vi darà un altro Paràclito”. Che cos’è il paraclito? Il paraclito è una persona che viene chiamata in aiuto. Allora si può tradurre in vari modi, ma ognuno di questi non rende in pienezza il termine greco. Si può tradurre forse con “soccorritore”, è quello che più si avvicina. Sarebbe il patrocinatore in tribunale, cioè l’avvocato difensore, l’intercessore. E comunque paraclito non è un nome, ma una funzione, che è l’azione dello Spirito. Quindi traduciamo in maniera comprensibile con “soccorritore”, colui che viene in soccorso. Ma con una differenza. Mentre paraclito è colui che viene chiamato in soccorso, questa azione del paraclito, dello Spirito nella comunità cristiana avviene affinché “rimanga per sempre”. Cioè la presenza dello Spirito non è dovuta a situazioni di pericolo, ma è costante. Questa la garanzia che ha la comunità di Gesù, che Dio non viene incontro nei momenti di bisogno o di necessità, nei momenti di sofferenza della comunità, ma Dio è sempre presente e anticipa la sua azione. Quindi l’azione del soccorritore non si realizza soltanto quando viene invocato, quando viene chiamato, ma è costante e presente nella comunità. E continua Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. L’evangelista nel Prologo aveva scritto che il Verbo aveva messo la sua tenda fra noi. Ora Gesù lo realizza. Quando c’è questa comunità d’amore, quando questo amore ricevuto da Dio si comunica in amore ai fratelli, dice Gesù “Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. L’uomo diventa l’unico vero santuario dal quale si irradia e si manifesta l’amore, la compassione, la misericordia del Padre. Il Dio di Gesù non è un Dio che chiede offerte, ma è lui che si offre all’uomo, chiede di essere accolto nella sua vita, per dilatare la sua capacità d’amare, e renderlo l’unico vero santuario. E’ importante questa dichiarazione di Gesù. Dio non si trova più nel tempio, un tempio dove le persone dovevano andare sottoponendosi a determinati riti di purificazione, un tempio dove alcune persone non potevano mettere piede perché si ritenevano escluse, ebbene questa funzione del nuovo tempio che è la persona, la comunità dei credenti in Gesù, avrà proprio come orientamento di andare verso gli esclusi, verso gli emarginati, verso i rifiutati. Quelli che non hanno potuto avere accesso al tempio ora saranno il tempio di Dio che andrà verso di loro. E continua Gesù: “Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.”

 La parola del Padre è una parola che ha un’energia e una forza creatrice. Quindi è l’accoglienza di questa parola che fa fiorire la vita nella comunità. E conclude Gesù: “Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.” Siamo verso la fine, fra poco Gesù sarà arrestato, ma ecco che torna di nuovo questo termine Paraclito. “Ma il Paràclito, lo Spirito Santo”. Per la prima volta Gesù lo chiama “santo”, che non indica soltanto la qualità eccelsa di questo Spirito, ma l’attività, quella di santificare, cioè di separare chi lo accoglie dalla sfera del male per attrarlo e condurlo alla sfera del bene. “Che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Non è un nuovo messaggio, ma una più ampia comprensione del messaggio di Gesù. L’azione e la presenza dello Spirito Santo nella comunità le darà la capacità di offrire sempre nuove risposte di fronte ai nuovi bisogni delle persone.

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