la rivolta ‘liquida’ dei ‘forconi’

‘forconi liquidi’

funerali

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una acuta, arguta e appropriata riflessione di M. Serra (su l ‘amaca’ odierna) sulla protesta confusa, sbriciolata e anche sgangherata rappresentata dai ‘forconi’:

Si rassicurino i tutori dell’ordine repubblicano: nella famosa società liquida, è liquida anche la rivolta. A pochi giorni dalla nascita del movimento i capi dei Forconi (sedicenti o eterodiretti) già temono infiltrazioni, litigano, uno va a Roma l’altro per ripicca resta a Cadoneghe, uno caldeggia un golpe dei Carabinieri l’altro dice che anche i Carabinieri fanno parte della Casta, uno vuole uscire dall’Europa e un paio d’altri vogliono invaderla, uno ha votato Grillo un altro non è mai andato a votare un terzo si è soffiato il naso con la scheda. Uno gli hanno chiuso la fabbrica perché non pagava i contributi, un altro era un operaio che non gli pagavano i contributi. Uno piace al Giornale, l’altro al Fatto.
Uno vuole impiccare i banchieri ebrei, un altro anche i banchieri non ebrei.
Nemmeno l’ultrasinistra degli anni Settanta, divisa in una dozzina di partiti che al primo punto del programma avevano la distruzione degli altri undici, era così impreparata alla rivoluzione. Questo non muta di una virgola il malumore, la paura, la solitudine e la rabbia di qualche milione di italiani. Diciamo, però, che perfino per fare l’antipolitica un poco di politica aiuta.

Da La Repubblica del 17/12/2013.

 

a proposito dei ‘forconi’

 

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la protesta dei ‘forconi’

 

 

 

sono stati annunciati presidi e blocchi stradali a Torino, all’alba del terzo giorno della protesta dei Forconi, quando nel capoluogo piemontese la polizia ha provveduto a sgomberare il presidio di piazza Derna. I manifestanti sono attivi anche in Veneto, dove per il momento il traffico è regolare. Le zone maggiormente interessate della manifestazione sono quelle dei caselli autostradali della A4 di Soave (Verona), Montecchio (Vicenza) e Vicenza Oves 

la situazione è chiaramente delicata, difficile e merita seria riflessione: mi sembra di dover condividere in toto le considerazioni asciutte ed essenziali di M. Serra ne ‘l’amaca’ di oggi su ‘la Repubblica’:

 

“Ceto medio impoverito”: è in quel magma di dolore e risentimento che si giocano i destini del Paese. Fa paura, quel magma, nel quale nuotano come pesci ultras di calcio e fascisti (termini spesso sinonimi), e nel quale si fanno le ossa capi e capetti poco cristallini. Faceva sorridere, in un tigì, questa dichiarazione del capo dei Forconi siculi: “Potrei dire che ci daremo fuoco a migliaia davanti alle Prefetture, ma potrei anche dire che vogliamo ragionare sul da farsi”. Anche i rivoltosi, in Italia, hanno qualcosa di democristiano.
Il vero problema è che quando non ci si sente più rappresentati (dal sindacato, dai partiti) l’animo si avvelena. Aumenta il panico, aumenta la rabbia. E la coperta della rappresentanza politica, in Italia, è sempre più corta. Sinistra e sindacati hanno moltissime domande da farsi, in proposito. La prima è: da quanti anni non siamo più capaci di dare voce ai nuovi ultimi della nostra società, che sono i precari, i disoccupati, gli esodati, i piccolissimi imprenditori? La seconda domanda è: come mai, pur sapendolo, non siamo ancora riusciti a fare, a dire, a pensare niente di nuovo e di utile, sul fronte delle povertà non rappresentate, dunque difese da nessuno, e in balia del primo demagogo o fanatico di passaggio?