a una Chiesa invecchiata, paralizzata dalla routine il compito arduo di annunciare un Dio sempre giovane

è Dio la buona notizia

a proposito dell’ultimo libro di Pagola:

José Antonio Pagola, Annunciare Dio come buona notizia

di Bruno Scapin
in “Settimana-News” – www.settimana.it – del 21 aprile 2017

Abbiamo fra mano l’edizione italiana dell’ultimo libro di José Antonio Pagola, prete basco, già docente di cristologia presso la Facoltà teologica di Vitoria. Queste pagine rispondono all’invito di papa Francesco a dare impulso a un rinnovato annuncio del Vangelo. Tale annuncio deve avere però una connotazione specifica, dev’essere segnato «dalla gioia di Gesù». Tutti i capitoli del libro sono interessanti e offrono un’indagine acuta della situazione attuale connotata da «una crisi senza precedenti». Ma il cuore di tutto è racchiuso nel capitolo quinto. Vedremo perché. La crisi di fede c’è, è innegabile. Il vento della secolarizzazione prima e i tanti mutamenti sopravvenuti negli ultimi tempi (pensiamo solo alle nuove modalità di comunicazione), il disinteresse per il discorso religioso, la crisi dell’autorità, sono solo alcuni aspetti di questa crisi profonda.

Bisogna accogliere Dio «nella notte», avverte Pagola. E bisogna accettare che la ragione incontri il mistero, sia affacci sulla vertigine del nichilismo, avverta il vuoto del “non senso”. Allora si potrà fare la proposta di un Dio che, senza sfoggiare onnipotenza e onniscienza, si fa compagno di strada condividendo ogni sofferenza. Questo Dio è chiamata ad annunciare la Chiesa, ma percorrendo anch’essa le strade degli uomini. «Solo una Chiesa samaritana, vicina ai crocifissi, può pronunciare il nome di questo Dio» (p. 39).
Un Dio amico dell’uomo Le nostre comunità cristiane – dichiara il teologo basco – vivono di Dio «un’esperienza impoverita». «Tutti soffriamo oggi i limiti di una Chiesa invecchiata, paralizzata dalla routine, bloccata da un cristianesimo tradizionale, sotto l’impulso di presbiteri e credenti logorati dall’età» (pag. 67). Si vive di convinzioni, credenze e riti. Una pastorale senza interiorità, destinata a produrre mediocrità spirituale. Occorre invece promuovere e incentivare un’esperienza personale di Dio. Senza di essa – ammonisce Pagola – «in un futuro già prossimo, non vi saranno credenti». Ed eccoci al capitolo quinto. «In un mondo dove si soffre tanto per la mancanza di amore», siamo chiamati ad annunciare «la buona notizia di un Dio amico dell’uomo». «Non sapremo aprire vie che avvicinino gli uomini e le donne di oggi al mistero di Dio se non viviamo e comunichiamo l’esperienza di un Dio percepito come il miglior amico dell’essere umano» (p. 81). Le pagine di questo capitolo sono ritmate dalle parole «amore», «amico», «amicizia», «affetto». Recuperano le tenerezze di Dio e di Gesù suo figlio. Dio è coinvolto fino alla compassione e alle lacrime nella vicenda umana. Questo Dio può vincere l’indifferenza e la sordità del nostro tempo. È davvero una gioia leggere queste pagine: intense, garbate, appassionate, ricche di citazioni gustose e appropriate. E assai utili per impostare un efficace cammino di evangelizzazione. Dopo la lettura non si capisce proprio perché qualcuno abbia portato l’autore davanti alla Congregazione per la dottrina della fede affinché ne fosse verificata l’ortodossia.

José Antonio Pagola, Annunciare Dio come buona notizia, EDB, Bologna 2017, pp. 158, € 14,50

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