sei la nostra cattiva coscienza!

 Omran

Non dimenticheremo gli occhi di Omran

Non dimenticheremo il suo viso bambino impastato di polvere, sangue e terrore. Non dimenticheremo il gesto fragile con cui tenta di pulirsi le mani sporche di dolore sul seggiolino dove i suoi rudi salvatori l’hanno sbattuto, trascinandolo fuori dalle bombardate rovine di Aleppo, la sua città. Una città che dicono la più antica del mondo. L’ultima grande città cosmopolita d’Oriente, eppure divenuta l’Invisibile e l’Insignificante. Solo un immenso campo di battaglia in questo tempo feroce e distratto, che non riesce a vedere ed esecrare l’orrore e non riconosce la tragedia se accade e fa strage lontano dalle vie e dalle piazze delle metropoli d’Occidente.

Non dimenticheremo gli occhi di Omran

Sono forti e implacabili come l’abbandono di morte del piccolo Aylan su una spiaggia di Anatolia. O la dolente saggezza di Kinan, il tredicenne siriano che giusto un anno fa, da una Budapest non ancora blindata dai “muri” di filo spinato, scandì davanti alle telecamere una verità semplice e terribile: «Non ci volete in Europa, volete che restiamo a casa nostra? Fate finire la guerra in Siria». Sono la cattiva coscienza del mondo e, soprattutto, dei potenti del mondo. Sono la ragione della ormai furente ribellione dell’anima al misfatto senza fine che chiamiamo guerra, e guerra di Siria.

Non dimenticheremo gli occhi di Omran

 

Quegli occhi non ci lasceranno un momento

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