papa Francesco telefona al giornalista cui non piace questo papa

Francesco ha telefonato a Mario Palmaro

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M. Palmaro è uno dei due giornalisti che su ‘il Foglio’ di G. Ferrara non molto tempo fa hanno pubblicato un articolo in cui esprimevano forti critiche nei confronti del nuovo indirizzo innovativo di papa Francesco:

 

Roberto Beretta
in “VinoNuovo” (www.vinonuovo.it) del 16 novembre 2013

Sono sicuro che nessuno dei due interessati vorrebbe che si sapesse, e per nobili ragioni che rispetto. Epperò io faccio il giornalista… e le notizie – se le ho – le devo pur dare. Soprattutto quando sono notizie che fanno onore ad ambedue i protagonisti. Papa Bergoglio ha telefonato a Mario Palmaro. Si sa che papa Francesco ama fare di queste sorprese telefoniche. Ma stavolta l’evento ha un sapore un po’ diverso, perché Palmaro (insieme al co-autore Alessandro Gnocchi con cui fa coppia fissa) è anche il firmatario dell’articolo «Questo Papa non ci piace» che a partire dalla prima pagina del «Foglio» di qualche settimana fa ha suscitato una ridda di reazioni un po’ dappertutto – Vino Nuovo compreso. Dunque il Papa che telefona a uno dei suoi critici è di per sé una bella cosa, molto evangelica; e alcuni testimoni assicurano che Palmaro – il quale è persona molto retta e devota, al di là dei toni che talvolta usa (come chi scrive, del resto…) – ha accusato il touché. Sono poi certo che né all’un capo del filo né all’altro in quel momento si è pensato di fare o di subire una sorta di atto «mediatico», ed immediatamente è stata scacciata la tentazione di pensare che si trattasse di un tentativo strumentale per rintuzzare la critica subìta ovvero ribaltare l’attacco, e i due interlocutori hanno potuto invece assaporare il gesto per quel che era: un atto paterno e fraterno di affetto, vicinanza, sollecitudine cristiana. Perché Palmaro purtroppo è anche malato: lo si può dire, in quanto egli stesso lo ha rivelato in una recente e lucida intervista rilasciata al periodico dehoniano «Settimana»; malato seriamente. Giovane, con 4 figli piccoli, da sempre difensore della vita in tutte le sue forme, tanto da dedicare proprio alla bioetica gran parte della sua attività di studioso e scrittore: si può dunque ben immaginare quali rovelli passino per la sua mente, al di là della serenità e della fede che – mi dicono – grazie a Dio continuano a presiedere alla sua esistenza. La telefonata del Papa non era dunque l’occasione per tentare un dibattito pur sempre intellettuale tra le ragioni dell’uno e dell’altro. Non era nemmeno soltanto la dimostrazione pratica dell’evangelico «se amate solo quelli che vi amano, che merito ne avrete?» – che pure sarebbe già un bell’esempio. Era anche l’attenzione a una persona in quanto tale, nella sua difficoltà e oltre ogni differenza d’opinione. La distanza è rimasta, perché c’è rispetto delle posizioni altrui; ma ci si è parlati, ci si è scambiata una reciproca stima; siamo sinceri: quante volte vorremmo che la Chiesa fosse così? E il paradosso – molto cattolico – è che Mario Palmaro ha avuto la consolazione di provarne la rara carezza proprio grazie a quell’invettiva. Siamo davvero contenti che sia toccata a lui.

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