papa Francesco incontra il vescovo mons. Gaillot esiliato da papa Giovanni Paolo secondo

mons. Jacques Gaillot:

“vi auguro di crescere in umanità”Gaillot2

colloquio con Jacques Gaillot,

a cura di Silvana Bassetti
appunti tratti da un intervento a Versoix del 25 marzo 2016 (traduzione: www.finesettimana.org)

C’è un’immagine di Cristo che papa Francesco ama molto: quella di Cristo che bussa alla porta della Chiesa. Si pensa sempre che Cristo venga dall’esterno, invece no, lui è all’interno e bussa alla porta della Chiesa per poter uscire e arrivare alle periferie del mondo. Questa immagine è stata affidata dal Santo Padre a Mons. Jacques Gaillot durante il loro incontro privato a Casa Santa Marta, in Vaticano, nel settembre scorso. Il vescovo francese Jacques Gaillot, invitato dall’Università pastorale del Giura durante il triduo pasquale, ha mostrata questa immagine all’inizio di un bell’incontro con una sessantina di persone venute ad ascoltarlo il 25 marzo, Venerdì santo, nella Chiesa di Saint-Loup a Versoix in occasione di un “café-croissant”: “Mi sono permesso di aggiungere alle parole del papa: «Non rinchiudiamo Colui che è venuto a liberarci». I presenti in sala ascoltano, affascinati.
Quando gli è stato tolto l’incarico di vescovo di Evreux, Mons. Jacques Gaillot è stato nominato vescovo della diocesi di Partenia (Algeria), scomparsa nel V secolo. Non ha perso nulla della sua verve, del suo umorismo e delle sue convinzioni. Riguardo ai suoi 80 anni, confida: “Quello che mi interessa, è aggiungere vita agli anni”. Afferma che le prove “ci aiutano a comprendere meglio coloro che sono provati. Ognuno di noi si rivela nelle difficoltà”, ha detto insistendo sulla scelta di Gesù di rivolgersi prima di tutto ai poveri. “Dio comincia dai poveri, per poi aprirsi a tutti, senza eccezione”, ha esclamato. Con serenità e generosità, ha risposta alle domande, numerose, delle persone presenti in sala, raccontando episodi, aneddoti e parabole.

Gaillot

Come ha fatto per restare in piedi, per non lasciarsi andare?

“Un giorno, nel metrò, a un’ora di punta, ero in piedi e non riuscivo a trovare dove appoggiarmi. A seconda delle scosse del metrò, mi appoggiavo agli uni o agli altri. Un viaggiatore mi aveva identificato e sorrideva della mia situazione precaria. Scendendo insieme alla stessa stazione, non ho potuto impedirmi di dirgli: “Quello che tiene in piedi un vescovo sono le persone!”. Ma c’è anche la preghiera “che è una respirazione, un ‘cuore a cuore’ con Dio. La preghiera ci rende solidali. Quando prendo il metrò di buon mattino, soprattutto il lunedì, guardo i volti di tutte quelle persone che vanno a ricominciare il loro lavoro. Volti stanchi, o addormentati, o preoccupati, o attenti alla musica… Comincio la preghiera del Padre Nostro. È padre di tutti noi, un padre che ama tutte quelle persone del metrò. Rimango su quelle parole, senza andare oltre nella preghiera. È l’amore che ci rende più umani, che ci permette di dare il meglio di noi stessi”. “Ci sono persone che sono capaci di fare gesti di generosità incredibile”, ha detto il vescovo raccontando l’episodio di un educatore ateo che non ha dormito per tutta la notte per poterlo accompagnare a Parigi, poi la straordinaria fiducia in Dio di un uomo accusato di omicidio e poi assolto. “Nel vangelo ci sono molti di questi gesti di sovrabbondanza fatti da Gesù, ma nessun uomo ne ha fatti, solo delle donne! Quella di Betania, o la povera vedova che dà tutto quello che possiede. Vi auguro di crescere in umanità”.

E che cosa pensa del posto dei laici nella nostra Chiesa?

“Ci sono molte risorse nel popolo cristiano: il dono dello Spirito Santo, la Parola di Dio, l’Eucaristia, la presenza di Dio in noi, la preghiera di Gesù, di Maria, dei santi… Siamo ricolmi di doni. Forse siamo noi che non accogliamo a sufficienza i doni di Dio (…). I doni sono tanti, diversi, bisognerà che questa ricchezza serva alla Chiesa”. Ma bisogna permettere ai laici di fare l’omelia?, insiste qualcuno. “So che in certe occasioni, dei laici fanno l’omelia. A mio avviso, non è solo una questione di permesso, ma prima di tutto di formazione e di attitudine a dire la fede in rapporto con la vita. Con parole semplici”.Gaillot3

I laici, le donne, hanno un loro ruolo da svolgere?

“L’avvenire è aperto”, ha detto Mons. Gaillot citando il titolo di un seminario. “Partiamo dalle risorse del popolo cristiano. Andiamo avanti insieme. Prendiamo iniziative (…) Non dimentichiamoci che il prete è un battezzato in mezzo a dei battezzati”. Un’altra domanda, un altro tema: la tradizione dell’accoglienza della Chiesa e la situazione dell’asilo in Occidente. Si tratta di una tradizione “viva e positiva che continua. Dopo l’appello del papa, molti si sono mostrati sensibili all’accoglienza. Nella nostra comunità (la Congregazione dello Spirito Santo a Parigi) abbiamo accolto diversi migranti. Due afghani e un curdo iracheno di Mossul. Tutti e tre musulmani. L’accoglienza degli stranieri è una benedizione per coloro che li ricevono. La comunità dove vivo è stata trasformata dalla presenza di questi migranti: la loro umanità, la loro disponibilità, il loro senso del servizio e anche il loro coraggio! Quello che mi rattrista è vedere che oggi nell’Unione Europea abbiamo più rispetto per le frontiere che per gli stranieri. Si innalzano muri, fili spinati, eppure non è vero che siamo invasi”, ha osservato esprimendo la sua ammirazione per la cancelliera tedesca Angela Merkel e per quello che fanno i greci. Interrogato sulla misericordia, ha risposto con un’immagine: “Se dovessi disegnare la misericordia, disegnerei qualcuno con le braccia spalancate che si avvicina all’altro per accoglierlo. La misericordia esprime un eccesso, la gratuità dell’amore, il perdono. È una provocazione, ci fa uscire dalla logica del do ut des. Il ‘dopo tutto quello che ho fatto per loro, vedi che scarsa ricompensa’, non ha nulla a che fare con la misericordia, che non conosce questa delusione, che precede la richiesta. Ma è una grazia da domandare. Oggi, allora, per rimanere nella speranza, seminiamo la solidarietà, la fraternità, la pace, la misericordia… ‘Non fatevi rubare la speranza’, dice papa Francesco”. Lo stesso messaggio lo ha rivolto ai genitori: “Ciò che è importante per i figli, è il modo di vivere dei genitori, la loro scelta di vita, il loro impegno nei confronti dei migranti. Nella sua vita, Gesù va fino in fondo. Fino in fondo nel servizio, fino in fondo nell’amore. Talvolta, ci si dice: ‘ho dato abbastanza, adesso basta’.” Racconta l’aneddoto di una donna che va regolarmente a messa e che un giorno, alla fine della celebrazione, va in sacrestia per fare una domanda al prete: “Padre – dice – alla fine della messa, lei dice sempre ‘Andate in pace’, ma non dice mai dove andare!’ Un po’ sorpreso, il prete riflette qualche istante e le dice in maniera in po’ solenne: ‘Signora, vada fino in fondo’. È una risposta su cui riflettere!”.

Parlando più tardi al Courrier pastoral, Mons. Gaillot ha detto di sé: “Sono un uomo in cammino e in ricerca. È un cammino che non avevo previsto. Anche oggi non so cosa mi aspetta. Rendo grazie per ciò che vivo e che mi è donato ogni giorno”.Gaillot1

Dopo la sua scelta di diventare prete, maturata in lui per il fascino che esercitava su di lui la bellezza della liturgia e il rispetto dell’Eucaristia, ha viaggiato molto e esercitato molti incarichi. In Algeria, prima di tutto, durante la guerra. “Dopo la guerra d’Algeria, sono diventato non-violento, e mi sono posto la domanda: perché i religiosi non fanno voto di non-violenza?”. Di fronte ai terrorismi che ritengono di agire in nome di Dio, il vescovo ritiene che, soprattutto, bisogna evitare di “rispondere con l’odio, la violenza, il razzismo. La violenza porta sempre con sé altra violenza”. Se dei giovani scelgono la via del terrorismo “lo fanno forse perché manca loro l’avventura, un senso, un ideale… Sono dei giovani che vorrebbero donarsi, fare qualcosa della loro vita, ma non hanno orizzonti, né avventura. La società appare loro piatta”.
Monsignor Gaillot continua ad essere molto attivo, soprattutto con le persone più emarginate. È presidente dell’associazione Droit devant! per le persone senza permesso di soggiorno, presidente onorario di Relais logement per i senzatetto e continua a visitare i detenuti: “per testimoniare il Vangelo, abbiamo bisogno che l’altro ci riconosca come un fratello per lui. La Chiesa è una speranza per i poveri?”. Nel passato, osserva, “la Chiesa in Francia ha avuto una posizione forte, vicina al potere.
Abitavamo in un castello ed ora viviamo in una casa popolare. Abbiamo perduto il piedistallo che avevamo e con la globalizzazione ci sono altre religioni presenti. Siamo diventati più umili accettando di essere aiutati dalle altre religioni, dai non credenti. Il ruolo della Chiesa non è di dominare, ma di essere umilmente a servizio dei più poveri”.

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