occorre deventare capaci di pentirci sinceramente del male fatto alla terra, al mare, all’aria, agli animali

papa Francesco capovolge il mondo

di Ritanna Armeni
in “Rocca” n 23 del 20 novembre 2019

A un certo punto, più o meno agli inizi degli anni ottanta, in Europa nacquero i Verdi. Si chiamavano così i partiti ambientalisti che portarono per la prima volta sulla scena politica il problema ecologico. Il punto più importante – secondo gran parte dei nuovi partiti e movimenti – non era, come la sinistra fino allora aveva sostenuto, la questione sociale, la condizione dei poveri e degli sfruttati ma quella ambientale, la rovina del pianeta conseguenza dell’industrializzazione e dello sviluppo. I Verdi ebbero un certo seguito in molti paesi europei e conquistarono soprattutto una parte consistente della borghesia. Nel nord Europa, ma anche in Italia, dopo anni d’ideali «estremi» dei movimenti studenteschi e operai, portarono in politica un volto moderato capace di coinvolgere parti della società non interessate al cambiamento sociale e, tuttavia, preoccupate che l’inquinamento, la disattenzione alle biodiversità, le emissioni nocive potessero danneggiare la vita, la salute, la sicurezza il benessere. In un certo senso – anche se non sempre nello stesso modo – la questione ambientale si collocò «contro» la questione sociale. O perlomeno, separata e distante da questa.

Ho ripensato a quegli anni leggendo il libro di Francesco Nostra madre terra. Edito dalla «Libreria editrice vaticana», raccoglie gli scritti ecologici, i discorsi, le omelie del pontefice e anche parti dell’enciclica «Laudato si’». Ha una prefazione del patriarca ecumenico Bartolomeo. Ho avuto l’impressione, come spesso capita con Francesco, che le sue parole capovolgessero il mondo, o meglio lo rimettessero sulle gambe, dando allo sguardo la giusta prospettiva. Francesco ci dice che le parole a difesa dell’ambiente non mettono al riparo dalle grandi e dolorose questioni sociali che travagliano il pianeta, non nascondono le contraddizioni. La rovina dell’ambiente e lo sfruttamento dell’essere umano sono due facce della stessa brutta medaglia, non si può risolvere la prima senza affrontare e risolvere anche la seconda. «Uno dei pericoli del nostro tempo, di fronte alla grave minaccia per la vita sul pianeta causata dalla crisi ecologica è quella di non leggere questo fenomeno come l’aspetto di una crisi globale, ma di limitarci a cercare delle pur necessarie e indispensabili soluzioni puramente ambientali », dice il pontefice. Il punto, insomma, non è l’abolizione della caccia, la raccolta differenziata o il traffico metropolitano. E tante altre singole misure. O meglio non è solo questo. L’ambiente non si salva cercando soluzioni limitate, ma cercando di cambiarlo e quindi di cambiare il rapporto fra gli uomini e noi stessi e il nostro sguardo sul mondo. Con una rivoluzione, si sarebbe detto in altri tempi. In effetti, quello che Francesco propone non è niente di meno. L’inquinamento, i cambiamenti climatici, la desertificazione, le migrazioni ambientali, il consumo insostenibile delle risorse del pianeta, l’acidificazione degli oceani, la riduzione della biodiversità scrive «sono aspetti inseparabili della equità sociale: della crescente concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochissimi e delle cosiddette società del benessere, delle folli spese militari, della cultura dello scarto…». Combatterli, salvare l’ambiente, e con esso gli uomini e le donne che lo abitano, significa innanzitutto cambiare la cultura dominante «quella che respiriamo, le letture, gli incontri, lo svago, i media» che è «fondata sul possesso: di cose, di successo, di visibilità, di potere». Francesco, citando Giovanni Paolo II, parla di «strutture di peccato» che dominano, dirigono le nostre menti e portano al disprezzo per il creato, alla noncuranza per i doni che ci sono stati elargiti, allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Nostra madre terra è un volume agile, svelto, moderno, senza la solennità del testo sacro, e la pesantezza del libro teorico ma pervaso da una spiritualità radicale, generosa e ottimista. Francesco non fa parte dei predicatori di disastri, tragedie e calamità. La speranza, il buonumore, la fiducia permangono comunque in un volume che pure accusa e denuncia.
Perché – dice il pontefice – proprio quanto sta avvenendo, proprio i segnali del disastro umano e ambientale possono fornirci l’opportunità di scoprirci «davvero una sola famiglia, la famiglia umana». È possibile? È possibile credere alle parole del papa mentre ogni giorno si assiste allo scempio di «madre terra», al dolore di tanti uomini e di tante donne, alla noncuranza colpevole dei potenti? Non sappiamo. Per Francesco è possibile. È ancora possibile la consapevolezza, quindi il pentimento e il perdono. «Sarebbe bello, dice, che diventassimo capaci di chiedere perdono agli esclusi; allora diventeremo capaci di pentirci sinceramente anche del male fatto alla terra, al mare, all’aria, agli animali…». Sì sarebbe bello. La speranza del pontefice diventa condivisibile quando si osserva la consapevolezza piena e priva di compromessi di tanti giovani che vedono in pericolo il loro futuro insieme a quello del pianeta e che non sono più disponibili e lasciarsi irretire dalle sirene del consumo. Anche per loro la lotta per l’ambiente non è disgiunta da quella contro lo sfruttamento. In questi ultimi anni hanno molto seminato. Hanno costretto il mondo degli adulti a porsi delle domande e fare più di un esame di coscienza. «Ce n’est qu’un debut» si diceva in anni ormai lontani. Le parole del papa ci dicono che si può continuare sulla giusta strada. Il cammino, dice, «consiste nel ripensare il nostro futuro a partire dalle relazioni: gli uomini e le donne del nostro tempo hanno tanta sete di autenticità, di rivedere sinceramente i criteri di vita, di ripuntare su ciò che vale, ristrutturando l’esistenza e la cultura»

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