il commento al vangelo della domenica

 

 PRESE A MANDARLI

commento al Vangelo della quindicesima domenica del tempo ordinario (12 luglio 2015) di p. Alberto Maggi

p. Maggi

Mc 6, 7-13

 

 

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo  non  vi  accogliessero  e  non  vi  ascoltassero,  andatevene  e  scuotete  la  polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Dopo l’insuccesso di Gesù durante la predicazione nella sinagoga, dove è stato accolto da scetticismo e Gesù stesso si meravigliava per la loro incredulità, Gesù associa alla sua attività i dodici. I dodici sono i discepoli che rappresentano il nuovo Israele che era appunto composto dalle dodici tribù.
“Gesù prende a mandarli”, scrive Marco, “a due a due”, perché sono una comunità, non si presentano come leader  o portatori di un messaggio, ma deve essere una comunità che vive questo messaggio. E “Da loro il potere sugli spiriti impuri”. Spirito significa energia, forza; quando questa forza proviene da Dio si chiama Santa, non soltanto per la qualità, ma per l’attività che separa l’uomo dalla sfera del male e del peccato e lo attrae in quella del bene. Quando queste energie vengono da realtà diverse da Dio, o addirittura contrarie, si chiamano impure perché trattengono e lo mantengono nella sfera dell’impurità, cioè dell’impossibilità della comunicazione con Dio – secondo la cultura dell’epoca.
“E ordinò” – è l’unica volta che ordina qualcosa in questo Vangelo, quindi deve essere qualcosa di molto importante, che dobbiamo prendere seriamente. Cos’è che Gesù ordina? Gesù ordina “di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura”.
Perché questo? Perché la vita dei discepoli deve mostrare la verità dell’annuncio. Non si può andare ad annunciare la buona notizia di Gesù, che è una notizia in cui l’uomo si fida pienamente di Dio e si fida pienamente degli altri, un messaggio che è di rinuncia all’ambizione, se poi il proprio comportamento, il proprio  abbigliamento,  il  proprio  stile  di  vita  lo  contraddicono.  Quindi  la  vita  dell’annunciatore  del messaggio deve dimostrare la verità.
Quindi Gesù, che normalmente è parco di descrizioni, qui fa una descrizione molto dettagliata, addirittura di come deve essere l’abbigliamento di questi discepoli; dice di “calzare i sandali” – i sandali  
sì perché devono camminare molto – ma di “non portare due tuniche”, avere due tuniche era un lusso dei ricchi. Quindi i discepoli non devono smentire con il proprio comportamento l’annunzio di questo amore universale di un Dio che si mette a servizio degli altri.
Poi  Gesù  invita  questi  discepoli  ad  essere  liberi  dall’affanno  economico,  ad  affidarsi  completamente; dice  che  devono  essere  liberi  anche  interiormente,  e  infatti  dice  “dovunque  entriate  in  una  casa rimanetevi finché non sarete partiti di lì”. Perché quest’indicazione? Perché gli ebrei quando erano in viaggio  cercavano  spesso  ospitalità  soltanto  in  caso  di  altri  ebrei,  non  andavano  in  casa  di  pagani. Perché?  Perché  la  casa  di  un  pagano  era  impura.  Oppure  non  andavano  a  casa  di  ebrei  che  non sapevano  essere  pienamente  osservanti  delle  regole  della  purezza  o  della  impurità  riguardo  ai  generi alimentari.
Ebbene, Gesù chiede di essere liberi; nella casa dove entrate, che siano osservanti o meno, lì rimanete. Quindi bisogna essere liberi per poter liberare. “Ma”, avvisa Gesù, “se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andandovene, scuotete la polvere sotto i vostri piedi”. Questo era un gesto simbolico che facevano gli ebrei, quando ritornavano dalla terra pagana, prima di entrare in Israele,  scuotevano  la  polvere  dei  sandali  per  non  portare  neanche  un  briciolo  di  terra  pagana,  terra impura, nella terra santa. Quindi l’evangelista indica che quanti non accolgono questi annunciatori del messaggio, vanno trattati come i pagani.
Pagano allora non è chi non crede o chi crede in un’altra religione, ma chi non accoglie, chi non presta aiuto.  Chi  non  riflette  nella  sua  condotta  l’amore  universale  di  Dio  è  un  pagano.  Quindi  Gesù  invia  i discepoli ad annunziare questo messaggio della buona notizia, e quanti non lo accolgono vanno trattati come i pagani; quindi ‘pagano’ non dipende dal Dio in cui credi, ma dall’atteggiamento di accoglienza e di ospitalità.
“Ed essi partiti” – ecco qui c’è da chiedersi ‘ma hanno fatto quello che Gesù aveva detto loro di fare o no?’  Perché  Gesù  non  aveva  invitato  i  discepoli  a  predicare  la  conversione,  ed  eventualmente  la conversione era per il regno dei cieli, non li aveva invitati a scacciare i demoni, aveva dato il potere sugli spiriti impuri, che è un’altra cosa, e di ungere i malati con olio, ecc.
I  discepoli  non  hanno  fatto  quello  che  Gesù  ha  indicato  loro.  E  infatti  vedremo  nel  seguito  di  questo Vangelo  che  Gesù  li  chiamerà  in  disparte  e  impedirà  loro  di  annunziare  un  messaggio  che  lui  non  ha autorizzato.

 

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