lo stereotipo: “gli zingari rubano i bambini”

bambino rom

“Gli zingari rubano i bambini”: uno stereotipo non suffragato da niente

 

Il vecchio stereotipo che chiunque, almeno una volta, avrà sentito dire nella propria infanzia, è tornato di moda negli ultimi giorni, dopo che i media, con grande enfasi, hanno riportato le notizie delle due bimbe bionde “rapite” dai rom in Grecia e in Irlanda. Le news si sono poi rivelate entrambe prive di fondamento, ma titoli di giornale e servizi in primo piano nei telegiornali avevano già contribuito ad alimentare un clima di isteria collettiva nei confronti dell’intera comunità rom.
Per l’Associazione 21 luglio, organizzazione impegnata nella promozione dei diritti delle comunità rom e sinti in Italia, non soltanto questo stereotipo non è supportato da alcun dato scientifico. Ma, anzi, è in atto un fenomeno che va esattamente nella direzione contraria: ad essere “rapiti” dalle proprie famiglie sono proprio i bambini rom, attraverso le segnalazioni al Tribunale per i Minorenni e le conseguenti adozioni da parte delle famiglie non rom.

Adozioni rom nel Lazio

In un rapporto intitolato Mia madre era rom, l’Associazione 21 luglio ha analizzato il fenomeno delle adozioni dei minori rom a Roma e nel Lazio, portando alla luce “un vero e proprio flusso sistematico e istituzionalizzato di minori rom che vengono strappati ai propri genitori in virtù delle condizioni in cui i bambini vivono nei campi”. La ricerca si sofferma sul Lazio perché è in questa regione che è concentrato il più alto tasso di famiglie rom in condizioni di grave emergenza abitativa che, secondo gli autori del rapporto, sono però “la conseguenza delle politiche orientate all’esclusione sociale, messe in atto dagli amministratori locali ormai da molti anni”.

I dati.

Dai dati della ricerca emerge che un minore rom, rispetto ad un suo coetaneo non rom, ha 60 probabilità in più di essere segnalato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni e 50 probabilità in più che per lui venga aperta una procedura di adottabilità. Di conseguenza, è il dato più emblematico, un bambino rom ha 40 probabilità in più di essere adottato rispetto a un bambino non rom. Il rapporto, che ha preso in considerazione i fascicoli relativi a minori rom affrontati dal Tribunale per i Minorenni di Roma tra il 2006 e il 2012, ha messo in evidenza che in questo arco di tempo è stato segnalato allo stesso tribunale 1 minore rom su 17, pari al 6% del totale dei minori rom nel Lazio. Una percentuale che cade a picco invece nel caso di minori non rom: 0,1%, pari a 1 minore su 1000. È stata poi aperta una procedura di adottabilità per 1 minore rom su 20 e per 1 minore non rom su 1000, mentre 1 minore rom su 33 (pari al 3,1% della popolazione minorenne rom nel Lazio) è stato dichiarato adottabile, contro lo 0,08% dei minori non rom (1 su 1250).

La responsabilità delle istituzioni.

“Segregando i rom nei cosiddetti campi nomadi, le istituzioni locali prima condannano le comunità rom a vivere nel degrado e all’esclusione sociale, lavorativa e abitativa. E poi sottraggono loro i propri figli per proteggerli dal rischio di vivere in quel contesto inadeguato alla fruizione dei diritti dell’infanzia che gli stessi amministratori hanno creato”, afferma l’Associazione 21 luglio, che nei giorni scorsi ha lanciato un appello nazionale con raccolta firme on line per chiedere a otto Presidenti di Regione di abrogare le leggi regionali che istituiscono i campi rom.

Reazioni critiche.

Critica nei confronti del rapporto Mia madre era rom si è detta Melita Cavallo, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma: “I bambini rom non possono vivere nelle condizioni in cui vivono oggi. Il Tribunale ha il dovere di intervenire e allontanarli da quei contesti di degrado  vuol dire garantire i diritti dell’infanzia, in particolare il diritto alla salute”.

L’impegno della Regione Lazio.

Per l’assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio Rita Visini, invece, è vergognoso che la regione che ha al suo interno la capitale del Paese permetta ancora oggi l’esistenza dei campi nomadi. “Sono dei veri e propri ghetti, che favoriscono la diffusione di pregiudizi contro i rom e ne compromettono l’inclusione sociale. I ghetti nomadi vanno aboliti e in tal senso ci impegneremo a cambiare l’attuale legge regionale e a renderla capace di mettere al centro il diritto una vita dignitosa  di queste comunità”.

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