la ‘via crucis’ del popolo rom al Colosseo (un bel momento preparato molto male dagli organizzatori non rom)

al Colosseo la Via Crucis dei rom e sinti

 in 5000 al Colosseo

cinquant’anni fa, durante il Concilio, Papa Paolo VI decise di incontrare gruppi di gitani raccolti da tutta Europa a Pomezia, alle porte di Roma. A cinquant’anni da quell’evento il Consiglio pontificio per la pastorale dei migranti, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, la Diocesi di Roma e la Fondazione Migrantes, ha organizzato un grande pellegrinaggio del «popolo dei gitani» a Roma

 

Migliaia i partecipanti alla processione guidata dal cardinale Vallini. Lunedì 26 ottobre l’incontro con Francesco

«Il vostro, un pellegrinaggio di fede»

Sabato sera, 24 ottobre, il Colosseo si è riempito di canti e preghiere delle popolazioni rom e sinti. Una processione di migliaia di persone che ha celebrato la Via Crucis presieduta dal cardinale Agostino Vallini, alla presenza del vescovo Guerino Di Tora, presidente della commissione per le Migrazioni della Cei e presidente della Fondazione Migrantes, e di monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni. “Prega per noi, Notre-Dame de gitan“, canta in francese una donna rom, e ancora “Jesus est la rocher de ma vie” intona spontaneamente un’altra parte della folla battendo le mani. “Voi siete nel cuore della Chiesa” recita il programma della serata, riprendendo le parole dell’incontro di Paolo VI a Pomezia con il mondo dei Caminanti. Parole ripetute sabato, a cinquant’anni di distanza. La croce è stata portata a turno da un rappresentante di una diversa nazionalità: spagnola, portoghese, francese, inglese, americana. Rom e sinti sono arrivati da ogni parte del mondo, in attesa di incontrare oggi, lunedì 26 ottobre, Papa Francesco.

Le preghiere hanno ricordato gli ultimi e i piccoli, i malati e gli immigrati, gli uomini in carcere. «Le preghiere dei sinti sono fatte di parole povere», racconta Davide Gabrieli, un pellegrino proveniente da Bressanone. Le orazioni sono state lette in molte lingue; rom e sinti sono un popolo di viaggiatori, ma legato da un unica cultura: «Abbiamo molte lingue, ma tra di noi parliamo il sinto. Così riusciamo tutti a comunicare», ha raccontato ancora Gabrieli, che ha cantato l’inno dei gitani e oggi canterà per Francesco. Suo padre per primo si esibì per Paolo VI, che gli donò il violino, e la fede, così come la musica, si è tramandata di padre in figlio. La musica per il popolo dei Caminanti è un elemento fondamentale:  domenica 25 ottobre, dopo la Messa al santuario del Divino Amore presieduta dal Cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i migranti, si è tenuto un concerto di musica gitana. Nonostante le difficoltà che spesso devono affrontare le popolazioni rom, questa grande riunione è motivo di gioia:«Questo incontro mondiale è molto bello perché ci incontriamo e parliamo tra di noi grazie alla fede nella Chiesa» conclude Gabrieli.

«Gesù conosce e capisce le sofferenze dei gitani» ha detto a tutti i presenti il cardinale  Vallini. «Siamo in un luogo di sangue, di fede, di paradiso – ha dichiarato -: qui migliaia di uomini e di donne, di giovani e di bambini non hanno avuto paura di dare il loro sangue per dire che Gesù è il signore della vita». I gitani, ha continuato Vallini, percorrono la strada del dolore e spesso sono emarginati e disprezzati: «Questo vostro pellegrinaggio e l’incontro con Papa Francesco è un pellegrinaggio di fede che partendo dalla croce di Gesù vuole confermare il nostro essere cristiani». Quindi un messaggio di speranza: «Un mondo diverso è possibile – ha affermato il porporato – ma lo sarà soltanto quando ciascuno di noi farà vincere la risurrezione, e anche noi saremo capaci di portare la nostra croce sapendo che non saremo sconfitti ma la porteremo con amore per la forza della vita nuova, la vita cristiana». Un messaggio che deve arrivare a tutti: «Ditelo ai vostri figli, nei vostri campi, nelle vostre banlieu, dovunque vivete in mezzo alle città degli uomini. Voi siete la Chiesa di Cristo, popolo santo di Dio che semina amore». Il cardinale ha poi concluso invocando la Vergine Maria: «Ci aiuti ogni giorno a vivere con fierezza la gioia di essere figli di Dio e fratelli del mondo intero».

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