la diocesi che vuole superare i tabu sulle coppie gay

famiglia in crisi

la Diocesi studia le coppie gay

duomo di Treviso

di Silvia Madiotto
in “Corriere del Veneto” del 11 settembre 2015

La società trevigiana è cambiata, e con essa anche la famiglia. Quarant’anni fa si interrogava su divorzio e interruzione di gravidanza, oggi su coppie omosessuali, libri gender e crisi di valori. E anche la Diocesi guarda con curiosità e interesse scientifico alle nuove coppie e alle relazioni che compongono la comunità odierna.

«C’è una trasformazione culturale di cui la Chiesa deve prendere atto e a cui deve trovare un senso profondo, mi piacerebbe capire e studiare scientificamente le dinamiche delle coppie gay, altrimenti continuiamo a ragionare per ideologia e non per realtà effettiva».

Parole di Mario Cusinato, per quasi quarant’anni docente all’Università di Padova di psicologia della famiglia e oggi direttore del Centro della Famiglia di Treviso. Di famiglie in senso lato ce ne sono sempre meno, è questo il primo cambiamento della società. Le coppie che scelgono la fede al dito nella Marca sono in continuo calo: il rito civile è in leggera ripresa ma quello religioso viene scelto sempre meno. Di contro, dicono le rilevazioni Istat, sono in diminuzione i divorzi, principalmente per motivi economici e processuali. Un insolito boom di separazioni si registra tuttavia a Vittorio Veneto, mentre è Treviso ad avere il più alto numero assoluto di coppie che si lasciano. In provincia meno di un trevigiano su quattro è sposato (il 24%), sono celibi il 22% degli uomini e il 19% delle donne, divorziati l’1% degli uomini e l’1,4% delle donne. Un dato preoccupante è la natalità in forte calo: nella Marca il dato è di 1,09 figlio per donna, sulla media italiana di 1,2 (fra le più basse in Europa). «E gli stranieri si sono adeguati al Veneto, fanno meno figli anche loro» dice Adriano Bordignon, direttore del Centro. La Fondazione diocesana festeggia domenica al seminario vescovile i suoi 40 anni di attività, con oltre 18 mila corsi di formazione al matrimonio (sia religioso che civile), 4 mila consulenze, 100 gruppi di mutuo aiuto. «Le famiglie sono più fragili, le difficoltà sono maggiori di quelle che c’erano dopo il 1968, ma sono più forti le risorse per rispondere all’emergenza» dice Cusinato. Il Centro della Famiglia discute al suo interno anche sulle nuove famiglie, in particolare dopo l’apertura del governo Renzi alle unioni civili e alle coppie di fatto. Non solo: anche marito e moglie che scelgono il rito civile partecipano ai gruppi del Centro, e collaborano nelle attività di formazione dando il loro contributo: «Il matrimonio civile è il sacramento antico, distinguiamo i livelli umano e di fede non per importanza ma per specificità – chiude Cusinato -. Rispetto le coppie di fatto e il valore che hanno, non so prevedere cosa succederà con le coppie omosessuali, a me interessa capire le relazioni fra loro e i valori che condividono, non per apparire ma per essere». Coppie e «persone in relazione», precisa, non famiglie. Su questo la Chiesa è ancora molto ferma. Ma Cusinato si stupisce anche di alcuni matrimoni religiosi «che spesso sono solo apparenza e poca sostanza».

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