la CEI sente l’influenza di papa Francesco

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‘effetto Francesco’

Bagnasco cede al “nuovo corso”

di Giacomo Galeazzi

Dal «J’accuse» per il dilagare della cultura del «gender» al grido d’allarme per la disoccupazione. Dalla battaglia a difesa dei ratzingeriani «principi non negoziabili» (vita, famiglia, scuola cattolica) all’afflato sociale verso gli immigrati. Dal fortino assediato della bioetica alle aperture provocate dal «Vangelo della solidarietà» di Francesco. Nel radicale passaggio da Benedetto XVI a Bergoglio, la prolusione Cei cambia toni e contenuti per sintonizzarsi con il «nuovo corso» d’Oltretevere.
Niente salti nel buio
Il leader dei vescovi, Angelo Bagnasco benedice le larghe intese avvertendo che «ogni atto irresponsabile – da qualunque parte provenga – passerà al giudizio della storia». La priorità numero uno diventa il lavoro. Certo, il porporato mette in guardia dall’approvazione di un provvedimento sull’omofobia, perché «nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno incriminare in alcun modo, chi sostenga ad esempio che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio». Però nei sacri palazzi il clima non è più da crociata. Nel confronto con la modernità, adesso si punta su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide. Senza fare più sconti a quelle istituzioni richiamate domenica da Francesco ad occuparsi realmente del bene comune.
Cambio di stile
Il cardinale apre il Consiglio con un giro d’orizzonte sui temi di attualità del nostro paese. Nell’era Bergoglio, però, il testo della prolusione è più breve, i toni un po’ meno insistiti sulle questioni di bioetica, densi i riferimenti ad interventi del Papa come a Lampedusa, in difesa dei migranti, o domenica a Cagliari, accanto ai lavoratori e ai disoccupati.
Ripresa lontana Nella situazione attuale di crisi «grande impegno viene profuso dai responsabili della cosa pubblica, ma i proclamati segnali di ripresa non sembrano dare, finora, frutti concreti sul piano dell’occupazione che è il primo, urgentissimo obiettivo», evidenzia Bagnasco. Nessun riferimento esplicito al governo Letta o ai malumori di Berlusconi, ma stavolta è chiaro che dalla Chiesa italiana non arriveranno «assoluzioni» per chi anteporrà i propri interessi a quelli generali. «L’ora esige una sempre più intensa e stabile concentrazione di energie, di collaborazioni, di sforzi congiunti senza distrazioni, notte e giorno». Più in generale, «il centro che deve ispirare e muovere il Paese è la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, grembo della vita, cellula sorgiva di relazioni». Sui temi della bioetica, però, Bagnasco non si sofferma oltre. Anche in Parlamento, del resto, l’atmosfera è mutata rispetto agli anni dei Dico e del testamento biologico. La politica è concentrata sulla crisi economica e le riforme istituzionali.
Sulla scia di Bergoglio
Ma soprattutto sul Soglio di Pietro da sei mesi c’ è il Papa del dialogo a tutto campo. Le sue parole a Civiltà Cattoliche hanno segnato la svolta : «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale. Questo non è possibile!». E anche la Cei (unica conferenza episcopale al mondo a non votare né il proprio presidente né il segretario generale e ad utilizzare lo strumento della prolusione in apertura dei lavori) cerca di sintonizzarsi con il Papa che sta rivoluzionando la Chiesa. Tra le riforme allo studio nel «laboratorio Bergoglio» c’è anche l’ipotesi di far eleggere ai vescovi italiani i loro vertici. La gigantesca presenza, sullo sfondo, del Papa
argentino, del resto, attraversa tutta la prolusione. Bagnasco, inoltre, fa riferimento a vari fatti di attualità, dal femminicidio alla necessità che la politica aiuti maggiormente le famiglie introducendo, a livello fiscale, il «fattore famiglia»; dal dilagare dell’individualismo alla persecuzione dei cristiani in vari paesi del mondo.
Meno bioetica, più sociale
Numerose sono le citazioni di Bergoglio, costante l’attenzione ai temi da lui sollevati, dalla povertà all’immigrazione. Nel «parlamentino» Cei siede anche Angelo Scola, arcivescovo di Milano, che verrà ricevuto dal Papa domani pomeriggio. E che ha subito fatto propria la sterzata «social», sintonizzandosi con il «Bergogliostyle». Bagnasco, da parte sua, promette che il consiglio permanente dedicherà fino a giovedì «largo spazio» per il «discernimento» su tre questioni che Francesco ha sollevato nell’incontro di maggio con i presuli.
Cei povera per i poveri
Si tratta in primo luogo del «dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche» che Bergoglio ha confermato essere «compito di noi vescovi» (azzerando le velleità di egemonia della Segreteria di Stato sulla vita pubblica italiana) poi, di come «rendere forti le conferenze regionali perché siano voci delle diverse realtà» e infine del numero delle diocesi, tema sul quale ha lavorato un’apposita commissione, «su richiesta» del dicastero vaticano per i vescovi». Ma sul quale Francesco ha fatto chiaramente capire che il numero di diocesi italiane è eccessivo e che anche la Chiesa italiana è chiamata a divenire «povera e per i poveri». Insomma, i venti di riforma soffiano anche alla Cei. «Il filo diretto di Bergoglio con parecchi vescovi italiani sta dando i suoi frutti», osservano in Curia, dove si prepara la riunione d’ottobre degli 8 cardinali consiglieri che riformeranno l’intera «macchina».

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