il vangelo della domenica

 

“TU LO DICI: IO SONO RE”

commento al vangelo della trentaquattresima domenica del tempo ordinario (22 novembre 2015) di p. Alberto Maggi:

p. Maggi

Gv 18, 33b-37

[In quel tempo] Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Il vangelo di Giovanni ci presenta il primo interrogatorio di Pilato nei confronti d Gesù. Pilato già conosceva Gesù, aveva contribuito al suo arresto mandando le sue guardie. Leggiamo il vangelo. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Sei tu il re dei Giudei?” La domanda di Pilato sembra esprimere tutta la sua sorpresa perché gli hanno detto che questo Gesù è l’atteso messia, il re dei Giudei, colui che mediante una rivolta avrebbe dovuto buttare via tutto il sistema di potere, avrebbe dovuto cacciare via i romani, ma evidentemente la persona di Gesù non dà l’idea di un bellicoso rivoluzionario per cui Pilato esprime tutta la sua sorpresa. Ebbene Gesù non gli risponde. Gesù, l’imputato, fa lui le domande al giudice che lo deve giudicare. Infatti Gesù rispose: “Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?” Gesù non risponde ma invita Pilato a ragionare con la propria testa. Come già ha fatto con la guardia che lo ha schiaffeggiato – Gesù gli ha detto “Se ho fatto del male dimostrami dov’è il male, se non ho fatto del male perché questa violenza?” – così Gesù cerca di convincere Pilato a ragionare con la propria testa. Ma la domanda di Gesù provoca la reazione furibonda di Pilato che reagì dicendo: “Sono forse io Giudeo?” In questa espressione c’è tutto il disprezzo del procuratore verso questo popolo che lui doveva governare.  Ed ecco la denuncia: “La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?” Sono tutti contro Gesù. Giovanni nel su prologo l’aveva scritto: venne tra i suoi ma i suoi non lo hanno accolto. Ma non solo coloro che detengono il potere – i sommi sacerdoti si può capire perché il messaggio di Gesù toglie il potere perché il Dio di Gesù non è un Dio di potere, ma amore che si mette a servizio degli uomini – ma anche la gente perché sono dominati e questo dominio dell’istituzione religiosa dà loro sicurezza. Quindi sono tutti contro Gesù. Ed ecco la domanda: “Che cosa hai fatto?” Pilato già lo sa perché le autorità gli hanno detto: “Se non fosse un malfattore non te lo avremmo consegnato”. Ed ecco che finalmente Gesù risponde alla prima domanda (Sei il re dei Giudei?), rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo”. Gesù non sta contrapponendo il cielo alla terra, non due mondi differenti, sta dicendo che il suo regno non è di questo mondo, cioè non assomiglia ai sistemi di questo mondo. Questo non significa che il suo regno non sia in questo mondo, quindi Gesù non sta contrapponendo il cielo alla terra. E lo dice. “Se io mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di qui”. Gesù non ha servitori in quanto lui è servitore. Il suo regno è quello dal quale è esclusa ogni forma di potere, di dominio, e quindi di violenza e di sopraffazione. Quindi in regno di Gesù non di questo mondo, è in questo mondo, ma è una società alternativa. Pilato, ancora più sconcertato, gli chiede: “Dunque tu sei re?” Ebbene Gesù tronca questo argomento della regalità che non gli interessa e risponde: “Tu lo dici: io sono re”, cioè “questo è il tuo parere”. Poi Gesù tronca perché non è interessato a parlare della regalità, ma riprende a parlare di quella che è la sua missione. “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”. Nel discorso con Nicodemo Gesù aveva contrapposto chi fa la verità con chi fa il male. Quindi essere nella verità, fare la verità, significa fare il bene. Se nella propria vita non si mette come valore assoluto il bene dell’uomo e non si orienta la propria vita per procurare questo bene dell’uomo, la voce del Signore non può essere compresa. Si può ascoltare ma senza comprendere. Quindi Gesù non dice: “Chi ascolta la mia voce si mette poi nella verità” ma il contrario. Per ascoltare la voce del Signore bisogna fare una scelta: orientare la propria vita al bene dell’uomo. Naturalmente tutto questo è incomprensibile per Pilato perché rappresenta il potere. Infatti Pilato, come Gesù non è interessato al discorso della regalità, lui non lo è a quello della verità. E chiude dicendo: “Che cos’è verità?”

 

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