i rom ‘usati’ anche per sterminare gli ebrei

nei campi di concentramento i rom suonavano mentre gli ebrei morivano

nel campo di Auschwitz i nazisti facevano suonare canzoni tedesche ai rom, mentre loro ammazzavano gli ebrei. Tenevano in vita gli “zingari” musicisti perché suonassero le canzoni che piacevano a loro

 

Tenevano in vita gli “zingari” musicisti perché suonassero le canzoni che piacevano a loro. Ma poco prima dell’arrivo degli alleati li hanno sterminati tutti, bruciandoli vivi. L’agghiacciante racconto è di Paolo Galliano, italiano di etnia Rom parente di alcuni di quei rom tedeschi che trovarono la morte nel campo di Auschwitz.

Mezzo milione, almeno, i rom e sinti sterminati dai nazisti durante la seconda Guerra mondiale, 2-3.000 i sopravvissuti. Ma tra di loro nessuno dei cugini del padre di Paolo Galliano. Galliano riferisce quanto gli è stato raccontato da sua nonna e da suo padre, il quale a sua volta aveva appreso queste cose da suo padre. Quel ramo tedesco, numeroso, della famiglia si chiamava Lehman. Tutti tedeschi al 100%, ma la loro origine etnica segnava il loro destino. I figli e i nipoti di Antonio Lehman – racconta Galliano – sono stati deportati ad Auschwitz. Ho mandato quest’anno mio figlio in gita ad Auschwitz: dopo 70 anni un parente dei Lehman ha potuto vedere i nomi dei suoi parenti scritti nei campi di sterminio”. “Già prima della guerra i tedeschi usavano i nostri parenti per suonare, nella zona di Berlino li portavano alle loro feste perché erano tutti musicisti e suonavano, chi la chitarra, chi il violino. C’era però anche chi li perseguitava, mandando le bande a picchiarli: perciò a un certo punto Ludovico Lehman ha preso i figli e li ha portati in Italia; i suoi tre fratelli e le due sorelle, invece, sono rimasti in Germania e non ne abbiamo saputo più nulla. Fino a quando mio figlio, che pochi giorni fa era ad Auschwitz, mi ha telefonato e mi ha detto ’ho preso tutti i nomi dei Rom uccisi qui, ci sono tutti i nostri parentì. I primi cugini di mio padre sono quindi tutti deceduti ad Auschwitz”.

“Nel campo i nazisti li facevano suonare mentre ammazzavano gli ebrei. Li tenevano in vita perchè suonavano e perchè capivano e parlavano il tedesco. Gli ordinavano di suonare le canzoni tedesche che piacevano a loro. Alla fine, quando i nazisti hanno saputo che era imminente la liberazione e che stavano arrivando i russi, li hanno uccisi tutti. Hanno scavato un fosso, li hanno messi lì e poi li hanno bruciati vivi. Non volevano lasciare tracce di ciò che avevano fatto. In un’ora hanno ammazzato tremila zingari. Me l’ha raccontato mio padre, al quale l’aveva raccontato suo nonno”. Il tentativo del nazismo di sterminare le etnie romani durante la seconda guerra mondiale va sotto il nome di Porrajmos, termine che può essere tradotto come “grande divoramento” o “devastazione”. Viene commemorato il 2 agosto, dalla data in cui quasi tremila rom e sinti furono massacrati nel “campo zingaro” (come veniva chiamato) di Auschwitz-Birkenau, dove almeno 23 mila furono uccisi con il gas durante la guerra. La “Z” era la lettere tatuata sulle braccia dei rom nei lager e anche per questo la parola zingaro può essere vissuta come un’offesa dagli appartenenti alla comunità. Uno dei principali testimoni di questo sterminio è stato Pietro Terracina, ebreo ed ex deportato del lager di Auschwitz.

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