nella chiesa di papa Francesco una nuova riflessione sul celibato

 

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la chiesa di papa Francesco sembra aprire nuove prospettive, riaprire alla speranza, offrire possibilità nuove di dialogo e riflessione anche su tematiche su cui fino a pochi mesi fa ci si era irrigiditi e sordamente chiusi ad ogni dialogo o sguardo nuovo

una di queste tematiche riguarda il celibato del clero: per questo si offrono qui quattr0 contributi alla riflessione per un migliore approfondimento del significato di esso in vista anche della risoluzione di problemi concreti e di rimuovere ogni impressione di imposizione autoritaria di uno stile di vita  a chi sente di poter conciliare armonicamente il proprio sacerdozio con una vita affettiva coniugata

(i tre contributi sono presi dal preziosissimo sito ‘fine settimana’ che mai si finirebbe di apprezzare e ringraziare)

“Sono quasi otto anni che padre Patrick Ballan, 63 anni, è stato ordinato prete. E più di trenta che è sposato con Henriette. L’ex pastore della Chiesa calvinista di Ginevra, oggi responsabile di una “unità pastorale” nella diocesi di Malines-Bruxelles, in Belgio, fu nel 205 il primo uomo sposato a diventare prete cattolico in un paese francofono…”
“immaginare il modo in cui questi due modelli di prete possono essere complementari. In questa prospettiva, il teologo Paul Zulehner, professore all’Università di Vienna, distingue i preti che hanno seguito un discorso paolino (termine derivato da san Paolo) e preti che hanno seguito un percorso petrino (da san Pietro). I primi sono celibi. La vocazione dei secondi nasce in una parrocchia, e possono essere sposati”
“I primi ministri della Chiesa erano sposati… poi seguendo san Paolo, si privilegiano i ministri non sposati, perché si crede all’imminenza dell’avvento del Regno… Il prete viene visto spesso come l’uomo del sacro. Ma Gesù Cristo ci rivela che Dio, pur rispondendo alla ricerca di trascendenza, rompe la logica del sacro: Dio viene nella storia e il Vangelo agisce nella realtà del mondo”
Se il nodo da sciogliere non è di genere ma di potere, non deve forse essere rimesso in discussione il sacerdozio? La globalizzazione della indifferenza non dipende anche da una eccessiva spiritualizzazione della fede? La consapevolezza del proprio corpo non è anche consapevolezza del corpo dell’altro?

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