bussano e occorre saper aprire la nostra porta

bussano alla nostra porta

migranti

di Guillaume Goubert
in “La Croix” del 25 agosto 2015

 “Il problema di sapere come agiamo nei confronti dei migranti ci occuperà molto più della Grecia o della stabilità dell’euro”

Pronunciando questa frase il 16 agosto, Angela Merkel ha molto colpito. Tanto criticata per la sua ossessione del rigore monetario, la cancelliera tedesca, improvvisamente, ha spostato il nostro sguardo, dicendoci che il problema più importante dell’Unione europea e dei suoi Stati membri non è il rispetto di criteri contabili. È il modo di rispondere alla folla crescente di coloro che vogliono trovare qui rifugio contro la guerra o la povertà. È evidente, di fronte ad un flusso di tale ampiezza: lo si può canalizzare, ma non bloccare. A meno di usare la forza armata contro i migranti. A meno di rinchiuderci dietro una nuova cortina di ferro, come alcuni sono tentati di fare. Ad esempio l’Ungheria, il paese che potrebbe coltivare l’orgoglio di aver, nel 1989, aperto la prima breccia nella recinzione che chiudeva i paesi sotto la dominazione sovietica. Al contrario, comincia a costruire una barriera contro i migranti venuti dal Sud. Che, molto probabilmente, non servirà. Le difficoltà che attendono i paesi europei non possono essere sottovalutate. Ma è meglio guardare la realtà in faccia, piuttosto che tergiversare o discutere sulla suddivisione dei carichi. È ora che l’Europa attui una vera politica di accoglienza dei migranti. In particolare, affermando la priorità dei richiedenti asilo provenienti da paesi in guerra e attuando procedure per trattare rapidamente le domande. È importante, anche, dire la verità ai cittadini europei, piuttosto che lasciar credere che ci si possa sottrarre al problema. Certo, si deve agire per la pace in Siria, in Iraq, in Afghanistan, in Eritrea. Ma ci vorrà molto tempo. Intanto, coloro che fuggono dalla violenza sono alle nostre porte. Vediamo di saperle aprire.

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